RemiLore Recensione, quando Diablo incontra Atelier

Cute'n'slash, se così vogliamo chiamarlo

By |11/03/2019|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Tra i publisher di piccole dimensioni, con un occhio al talento e all’innovazione, Nicalis si è sempre distinta, e non da questa generazione di console, per essere una delle più attive, soprattutto su Nintendo Switch, già graziato con titoli del calibro di The Binding of Isaac, Cave Story + e Blade Strangers.
Ci siamo presi qualche giorno per valutare la loro ultima fatica, allora, intitolata RemiLore, un bizzarro ibrido tra un hack’n’slash alla Diablo e un roguelite, in uscita proprio in questi giorni anche tanto sulla console Nintendo (versione recensita) quanto sulle ammiraglie Sony e Microsoft, nonché su PC.
Remilore

I rischi delle pulizie

Remi è una liceale giapponese volenterosa ma un po’ maldestra, di cui facciamo la conoscenza all’interno di una biblioteca polverosa, mentre è intenta, ramazza alla mano, a disfarsi delle tonnellate di polvere che hanno preso residenza tra gli scaffali.
Tutto ad un tratto, la sua ramazza incoccia in uno strano grimorio, il quale, per tutta risposta, si sveglia da un lungo sonno ed inizia a blaterare, trasportandola in un reame incantato in un battibaleno, senza alcuna spiegazione.
Il nome del libro, più lungo di quello di un misconosciuto calciatore brasiliano, viene abbreviato dalla ragazza in Lore, ed ecco quindi spiegato il titolo dell’ultima fatica Pixellore: i due si ritrovano quindi a Ragnoah, reame di provenienza del libro magico, alla ricerca del maestro di quest’ultimo, scomparso in circostanze misteriose, costretti a muoversi tra orde di mostri meccanici che li attaccano a vista senza apparente motivo.
Se l’intreccio vi sembra fuori di testa, è perché lo è davvero: puntando tutto sull’ironia, sui meta-riferimenti videoludici e sui buffi scambi di battute tra Remi e Lore, che continueranno a punzecchiarsi continuamente durante l’azione di gioco, RemiLore riuscirà a strappare più di un sorriso, mascherando abilmente una scrittura tutto sommato prevedibile ed una trama poco più che accessoria.
Quantomeno, i fondi risparmiati nella sezione sceneggiatura sono stati reinvestiti in quella del doppiaggio, visto che la recitazione giapponese dei due protagonisti, cui presto se ne aggiungerà una terza, è di primo livello, risultando più spiritosa e gradevole del consueto sottofondo di urla di battaglia e gridolini di dolore dei protagonisti dei Diablo-like attualmente sul mercato.
Considerando il sottogenere di appartenenza e la natura semiprocedurale del prodotto, tuttavia, un intreccio elaborato e dialoghi pregnanti sarebbero stati un plus inatteso piuttosto che il minimo sindacale, e di certo non è la sceneggiatura blanda il principale problema di RemiLore.

Hub

Armi improprie

Imbracciata la ramazza, o una serie di altre armi divise per categoria, l’una più improbabile dell’altra, Remi dovrà farsi largo tra orde di nemici tutte molto simili tra loro, lungo livelli altrettanto simili tra loro, la cui generazione casuale rappresenta l’unico, vero elemento di diversificazione tra una run e quella seguente.
La visuale e i ritmi di gioco sono identici a decine di altri prodotti simili, qui con una maggiore enfasi sul tempismo e sulla capacità di tirarsi fuori alla svelta dalle situazioni più complicate grazie ad una tripla schivata, legata ad un tempo di cooldown abbastanza breve (e comunque ulteriormente accorciabile spendendo dolci nell’apposita sezione).
Sì, dolci, avete capito bene: la valuta di gioco, con cui acquistare oggetti dai vendor e, soprattutto, potenziare il personaggio in maniera definitiva, è rappresentata dai dolci raccolti automaticamente da Remi al termine di ogni combattimento, così come distruggendo ogni elemento d’arredo degli stage, dai barili alle fioriere, come avrebbe fatto un hooligan inglese nei primi anni ’90.
L’assenza della parata, la presenza di sole sei classi di armi differenti, con solo un paio di queste che modificano realmente l’approccio agli scontri, e la banalità dei pattern di attaco di boss e mini boss non depongono a favore della produzione, e da essi traspare la natura molto leggera del titolo, assai più simile a quella di prodotto mobile, sviluppato con in mente i tempi e i modi di fruizione degli smartphone.
Se, nello svolgimento delle meccaniche di base, RemiLore si rivela divertente già da subito, con un alto livello di coinvolgimento durante il primo paio di ore, la sua curva scende in ripida picchiata già all’alba della terza, soprattutto in caso di fruizione in sessioni di lunghezza medio/elevata.
Il loot, uno degli elementi fondamentali per creare il loop infinito che ha fatto la fortuna dei titoli della genia di Diablo, si deve accontentare di un ruolo quasi secondario nella produzione Pixellore, tanto da limitare ad uno gli slot per l’armamento per buona parte dell’avventura.
Appare evidente, allora che chi adora spulciare le statistiche e passare diversi minuti nei menu per customizzare ed ottimizzare al meglio il loadout del proprio personaggio non troverà pane per i suoi denti dalle parti di Ragnoah.
Nondimeno, preso per quello che è, ovvero una versione lite di un hack’n’slash in cui lo stile ed il ritmo contano decisamente di più della profondità e della personalizzazione, RemiLore sa essere godibile, e si candida al ruolo di alternativa decente a sua maestà Diablo III, sebbene da queste parti tenderemmo a consigliare più prodotti come Victor Vran o la versione Afterbirth di The Binding of Isaac, che pure poggia su dinamiche di gioco leggermente differenti.
Nota di merito, invece, per la cooperativa a due giocatori sulla medesima console, ottenibile utilizzando un singolo Joy-Con per giocatore: il limitato moveset si adatta benissimo alla scarsità di tasti cui costringe questa soluzione, e la modalità a due giocatori aggiunge un’alternativa godibile all’avanzamento in singolo.

Kawaii

Kawaii

Come per tutto il resto della produzione, anche il comparto tecnico vive di alti e bassi, e, pur riuscendo a superare ampiamente la sufficienza, non convince a pieno.
Se è difficile non promuovere il character design, che sfoggia modelli poligonali convincenti e ben animati, soprattutto per quanto concerne i protagonisti, e le performance generali del gioco, che rimangono fisse sui trenta frame per secondo tanto in modalità fissa quanto in portatile, si storce il naso sugli effetti sonori, che sembrano provenire da un gioco mobile (e nemmeno dei migliori…) e dalla scarsissima varietà dei nemici, che fanno abbondante uso di reskin e ricolorazioni.
La risoluzione passa dai 1080p della modalità docked ai 720 di quella portatile, e, se abbiamo già avuto modo di lodare il doppiaggio, spiritoso e convincente tanto nella scelta delle voci quanto nelle interpretazioni dei doppiatori, siamo rimasti meno soddisfatti dalle musiche, che raramente infastidiscono ma che altrettanto raramente lasciano il segno.
Come molti prodotti indipendenti del catalogo Switch, RemiLore rende meglio se giocato in sessioni di gioco mediamente brevi e in modalità portatile, per sua stessa natura: grindare come fatto per decine di ore con Diablo III, o rigiocare uno stage per migliorare le proprie performance sono attività perfette per uno spostamento in treno, ad esempio, e rendono la versione per la console ibrida Nintendo la più consigliata del lotto.
Se la longevità complessiva della prima run non è altissima, l’elevato valore di rigiocabilità del prodotto, che genera in maniera procedurale le sue mappe, la collocazione dei nemici ed il loot ottenuto, rende il prodotto potenzialmente infinito, cosa che comunque non giustifica gli oltre quaranta euro richiesti per il download.

+ Gameplay semplice e assuefacente...
+ Rigiocabile all'infinito
+ Se avete finito Diablo, su Switch non c'è molto altro
- ...ma già visto centinaia di volte
- Prezzo troppo alto
- Scarsa varietà nemica
- Generale mancanza di profondità

6.8

Non c’è nulla di particolarmente sbagliato in RemiLore, nonostante il voto assegnato al gioco si limiti ad una sufficienza ampia, figlia perlopiù della natura stessa del prodotto, più vicino alle produzioni mobile che al gioco su console. La mancanza di profondità è evidente, così come lo sono il risicato budget a disposizione, che si riflette sulla scarsa varietà nemica, e la totale mancanza di originalità, che, in ordine di gravità, rappresenta, comunque, l’ultimo dei problemi del prodotto. Di contro, il gameplay loop può essere molto piacevole in sessioni di gioco brevi, e la rigiocabilità è assicurata dalla generazione procedurale delle mappe. Se, quindi, le ore passate sulla versione Switch di Diablo III vi sembrano abbastanza, al primo calo di prezzo potreste farlo vostro, a patto di non aspettarsi fuochi d’artificio.