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Pro
- Il mondo di gioco rimane vastissimo e vario.
- Le musiche dei Blind Guardian.
- Ha anche i contenuti dell'espansione.
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Contro
- Migliorie poco evidenti.
- A livello ludico non è invecchiato benissimo.
Il Verdetto di SpazioGames
Ormai lo sappiamo, i remaster sono delle operazioni che vivono sul filo sottile della nostalgia, un patto non scritto con il giocatore che promette di restaurare un caro ricordo, spesso cercando di levigare gli spigoli più acuti e riadattandole alla sensibilità moderna. A volte, questo patto viene onorato con riverenza, come fu per Diablo 2: Resurrected. Altre volte, ci si presenta con un'operazione come Sacred 2 Remaster.
Dopo diciassette lunghi anni, Sacred 2: Fallen Angel torna sui nostri monitor, portando con sé la sua espansione Ice & Blood, texture riviste, combattimento migliorato, interfaccia migliore e il supporto per le risoluzioni moderne. E la prima, domanda che echeggia nella vasta e (spesso) vuota terra di Ancaria è: perché?
Non fraintendetemi. Sacred 2 non è stato un gioco da dimenticare. All'epoca della sua uscita, nel lontano 2008, fu un titolo di un'ambizione notevole, seguito di quella grande sorpresa che fu Sacred: La Leggenda dell'Arma Sacra. All'epoca gli Action-RPG erano divisi in atti e mappe chiuse, Ascaron (gli sviluppatori originali, ormai un fantasma del passato) promise un mondo davvero aperto.
Un continente senza caricamenti, esplorabile da cima a fondo, pieno di migliaia di missioni, segreti e un umorismo bizzarro che divenne il marchio di fabbrica della serie.
Non tutto funzionò, ma in generale ricordiamo il secondo capitolo come un buon episodio. Questa Remaster, onestamente, la ho trovata più come un tentativo pigro di sondare il terreno per il futuro che un vero e proprio omaggio al gioco. Ma andiamo per ordine.
Un'operazione commerciale che fa pensare
Il franchise di Sacred è, a tutti gli effetti, dormiente. Dopo il disastroso Sacred 3 (un brawler arcade che tradì ogni singolo fan) e il dimenticabile Sacred Citadel, il nome è stato riposto in un cassetto. Questo remaster non ha avuto il grande richiamo pubblicitario di un grande ritorno. È apparsa quasi in sordina, a un prezzo contenuto, anche in virtù dei miglioramenti promessi (per lo più integrati grazie alla community).
La sensazione personale è che questa sia un'operazione a bassissimo costo, forse per valutare un papabile interesse verso il franchise. Un modo per dire: "Ehi, vi ricordate di Sacred? Ci spendereste ancora dei soldi?". Insomma, una specie di pallone di sonda, lanciato per vedere se c'è ancora ossigeno a quella quota, prima di investire (forse) in un Sacred 4 o quantomeno in un reboot.
Il problema è che il pallone sonda è stato gonfiato con il minimo indispensabile. L'inclusione dell'espansione Ice & Blood è il minimo sindacale, dato che ormai rappresenta la versione "definitiva" del gioco. Ma il resto del pacchetto è di una pigrizia quasi sconcertante.
E sì, ovviamente mi riferisco al "restauro". Sì, il gioco gira a risoluzioni più alte. Ma il 4K, su un gioco del 2008, agisce spesso come una lente d'ingrandimento impietosa. Le "texture riviste" sembrano, nella migliore delle ipotesi, il risultato di un buon algoritmo di upscaling, non un lavoro di rifacimento manuale.
Il risultato è che i modelli poligonali, angolari e datati, ora appaiono semplicemente più nitidi nella loro vecchiaia. I personaggi sembrano manichini spigolosi, le animazioni sono legnose e l'illuminazione, sebbene "migliorata", fa poco per mascherare la piattezza generale degli ambienti.
In un mondo dove abbiamo visto remake veri e propri, o remaster che hanno ricostruito l'engine grafico (come Age of Empires II: Definitive Edition), Sacred 2 Remastered sembra il compitino svogliato di uno studente che voleva solo la sufficienza.
Gli effetti particellari delle magie sono leggermente più puliti, ma non c'è nulla, assolutamente nulla, che faccia gridare al miracolo. Anzi, a tratti, sembra semplicemente un gioco PC del 2008 con i settaggi sparati al massimo.
Capisco che il tutto sia piuttosto comprensibile se si considera che il titolo si limita a prendere il lavoro della community, renderlo ufficiale e lanciarlo sul mercato. Ma è innegabile che mi sarei aspettato un lavoro più curato, anche in virtù della voglia di far ripartire il franchise in qualche modo.
Un gameplay anacronistico
Il vero problema, però, non è nemmeno la componente visiva. Il problema è che Sacred 2, già ai tempi, non era un capolavoro indiscusso. Era un gioco profondamente imperfetto che si faceva amare per la sua ambizione smodata, non per la sua pulizia generale.Q
Il sistema di "Arti di Combattimento" (le abilità) e la loro personalizzazione era profondo, forse fin troppo, ma l'atto pratico di cliccare su un nemico e vederne scendere la barra della vita è privo di quella gratificazione viscerale che definisce il genere oggi.
E poi c'è il mondo e Ancaria è gigantesca, ma è anche terribilmente vuota. Sacred 2 è il padre spirituale di molte "fetch quest" moderne. La mappa è costellata di punti interrogativi, ma la stragrande maggioranza di essi si traduce in: "Vai al punto A, uccidi 5 lupi, torna al punto B". La vastità dello spazio serve solo ad allungare i tempi di percorrenza, costringendoci a cavalcate interminabili in aree spoglie, popolate da gruppi di nemici sparpagliati senza troppa logica.
Certo, il fascino bizzarro rimane. Le lapidi con gli epitaffi comici, le quest assurde, la missione dedicata alla band power metal Blind Guardian (con la canzone Sacred Worlds, che si è ancora lì). Sacred 2 aveva un'anima ironica e scanzonata che lo distingueva dall'epica cupa di Diablo. E questo, va detto, è ancora godibile. Ma può una manciata di battute e un sistema di build decente reggere il peso di un gameplay così datato?
Ed eccoci al punto cruciale. A parte l'effetto nostalgia, per chi è questo gioco nel 2025? L'argomento "mancanza di ARPG" non regge più. Viviamo in un'epoca d'oro per il genere, dopo tutto se voglio un'esperienza moderna, cupa e ad alto budget, c'è Diablo 4. Se cerco una profondità di personalizzazione quasi patologica e una community sconfinata, ho Path of Exile 2. Se desidero un'ambientazione mitologica e un sistema di classi ibride geniale, Titan Quest 2 è perfetto. E se cerco alternative indie solide, comunque ottime esperienze come Last Epoch o Grim Dawn.
Ognuno di questi giochi fa tutto meglio di Sacred 2. Il combattimento è più reattivo, la progressione è più gratificante, l'endgame è strutturato e la qualità della vita (gestione inventario, interfaccia utente) è su un altro pianeta.
Giocare a Sacred 2 Remastered oggi significa combattere costantemente con un'interfaccia utente rivista ma comunque vetusta, un sistema di telecamere poco soddisfacente e una mappa piuttosto confusionaria. In breve, significa accettare una lentezza di fondo che il mercato moderno ha completamente eradicato e che decidiamo di approcciare unicamente per nostalgia.
Infatti, penso che l'unico pubblico a cui questo prodotto può realisticamente rivolgersi è quello che, diciassette anni fa, si perse nelle lande di Ancaria e ha voglia di un tuffo nel passato.
Ma la nostalgia è un'arma a doppio taglio: spesso, tornando indietro, scopriamo che i nostri ricordi erano molto più rosei della realtà. E questo remaster pigro non fa nulla per addolcire la pillola, anzi, ce la presenta in tutta la sua spigolosa realtà.