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Immagine di Enotria: The Last Song | Recensione - L'Italia s'è desta

Recensione

Enotria: The Last Song | Recensione - L'Italia s'è desta

Abbiamo giocato Enotria: The Last Song, il soulslike tutto italiano che porta la sua "luce" nel genere di appartenenza: leggi la recensione!

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Avatar di Marcello Paolillo

a cura di Marcello Paolillo

Editor-In-Chief @SpazioGames

Pubblicato il 13/09/2024 alle 16:01
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In sintesi

  • Un soulslike tutto italiano.
  • Il sistema delle Maschere è affascinante.
  • Qualche cliché e bug di troppo.
  • Pro
    • Esteticamente affascinante.
    • Il sistema legato alle Maschere funziona.
    • Gameplay rodato...
  • Contro
    • ... ma estremamente derivativo.
    • Bug e glitch come se piovesse.
    • Qualche problema di bilanciamento.

Il Verdetto di SpazioGames

7.7
Prendendo come fonte di ispirazione i grandi classici di From, Enotria si distingue per la sua forte ispirazione al folklore italiano, celebrando le meraviglie naturali del nostro territorio e la ricca tradizione culturale, attoriale e musicale. Racchiudere il gioco a queste sole caratteristiche sarebbe riduttivo, visto che il titolo Jyamma Games tenta il tutto per tutto unendo meccaniche rodate ad altre totalmente originali (vedi le Maschere), per un risultato finale comunque godibile, nonostante qualche déjà-vu di troppo (e senza contare la mole di bug che verranno corretti in corsa). C'è passione, c'è arte, ma manca quel qualcosa che avrebbe reso Enotria davvero indimenticabile.

Disponibile su: PC, PS5, XSX

Informazioni sul prodotto

Nel mondo dei videogiochi, ci sono titoli che tentano di inseguire i padri ispiratori, cercando di andare oltre le proprie possibilità. Enotria: The Last Song è uno di questi.

Realizzato da Jyamma Games, un team di sviluppo italiano che ha deciso di mettersi in gioco con un progetto decisamente ambizioso e in grado di strizzare l'occhio a grandi classici come Dark Souls (che trovate su Amazon), Enotria tenta di portare un po' di "luminosità" nel genere dei soulslike, storicamente dominato da atmosfere cupe e oppressive, come i titoli di From insegnano. 

Con luci e ombre in un mondo tutto italiano, Enotria è infatti un omaggio dichiarato alla nostra penisola, ma non si limita a rappresentarla superficialmente, come del resto vi avevamo raccontato anche nella nostra anteprima del gioco a cura di Domenico, bensì la plasma a nostra immagine e somiglianza, quasi fosse un vero e proprio tour in un'Italia immaginaria molto simile a quella che fu.

Il viaggio nelle terre di Enotria sarà quindi valso il prezzo del biglietto? Ve lo spiego subito.

Terra italica

Il Canovaccio è una forza che tiene il mondo in una stasi, dove tutti i presenti interpretano un ruolo, una maschera, sia questa Pulcinella, Arlecchino, Colombina o Pantalone. I giocatori saranno chiamati a vestire i panni del Senza Maschera, ovvero colui che non ha un proprio ruolo da interpretare nel Canovaccio, e di conseguenza l’unico che potrà decidere il proprio destino.

Guarda su

L'obiettivo sarà quindi quello di mettere a tacere gli Autori che hanno creato il Canovaccio, smascherando gli altri attori di questa "commedia", sfruttando il potere dell’Ardore.

I mondi di gioco sono quindi un incrocio tra le Cinque Terre, la costa toscana e i paesaggi campani, trasfigurati in un mondo che mescola realismo e fantasia. I colori vivaci, i vicoli stretti e le architetture richiamano l'immaginario italiano in modo quasi poetico, ma senza mai cadere nell'oleografia.

Nonostante l'ispirazione mediterranea, Jyamma Games non rinuncia a punte di parodia e ironia, giocando con gli stereotipi culturali e offrendoci un mondo che è tanto familiare quanto straniante. La scelta di ambientare un soulslike in un contesto solare è un atto di ribellione contro le convenzioni del genere.

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Visivamente il gioco ha il suo perché.

Dove la maggior parte dei giochi di questo tipo si tinge di oscurità, Enotria brilla di luce – una luce che, tuttavia, non nasconde l'oscurità sotto la superficie. Questa dualità è il cuore pulsante del gioco: un viaggio attraverso un'Italia immaginaria che, per quanto bella e radiosa, nasconde pericoli mortali dietro ogni angolo.

Il cuore di ogni soulslike è il sistema di combattimento, ed Enotria, con un gameplay all'attacco tra innovazione e tradizione, non fa eccezione.

Jyamma Games ha creato un’esperienza che, richiamando le meccaniche classiche del genere, non riesce però a introdurre novità significative. Il combattimento è focalizzato sull'offensiva, un approccio che costringe il giocatore a mantenere la pressione sui nemici, alternando attacchi e parate con una precisione chirurgica.

Non c'è spazio per la difesa passiva: l'assenza di scudi obbliga il giocatore a padroneggiare il parry e a combinare fendenti per riempire l’indicatore di Unraveling del nemico. 

Una volta raggiunto il massimo, questo indicatore permette di infliggere colpi critici devastanti, che possono ribaltare l'esito di uno scontro. Le Lines, attacchi magici che si attivano dopo aver accumulato abbastanza Ardore, aggiungono un livello ulteriore di strategia, fondendo il combattimento corpo a corpo con elementi magici. Questo mix ricorda, per certi versi, le meccaniche di Lies of P, ma riesce a mantenere una propria identità, al netto di tutte le somiglianze del caso.

Nonostante la solidità delle meccaniche fondamentali, Enotria non è privo di difetti. Alcuni problemi tecnici emergono, come arene di combattimento troppo piccole per ospitare nemici di grandi dimensioni, e una hit-box che in alcuni momenti lascia a desiderare.

Questi problemi, se non risolti con le patch di rito, minano l’esperienza complessiva, specialmente durante gli scontri con i boss, che richiedono una precisione e una reattività assolute.

Jyamma ha portato alla ribalta un’Italia che non è solo un’ambientazione, ma una protagonista a tutti gli effetti.
Dove Enotria si distingue è nelle sue
meccaniche da gioco di ruolo. Le Maschere, che il protagonista può rubare ai nemici e indossare, rappresentano una trovata interessante. Queste non solo alterano l'aspetto estetico del personaggio, ma influenzano direttamente le sue abilità e il suo stile di gioco. 

Ricorda il sistema dei gusci di Mortal Shell, ma con una flessibilità maggiore. Le Maschere, infatti, possono essere personalizzate con gli Aspect, oggetti che modificano le statistiche e permettono di utilizzare determinate armi senza dover necessariamente investire punti di esperienza. 

I perk, sbloccabili attraverso un vasto albero delle abilità noto come Path of Innovators, offrono bonus passivi che possono alterare significativamente il gameplay. Questi perk si sbloccano esplorando la lore del gioco e completando il Compendio, una raccolta di conoscenze che arricchisce l'esperienza narrativa e offre al giocatore incentivi tangibili per immergersi nel mondo di Enotria.

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Il combat system è tanto funzionale quanto derivativo.

L'introduzione dei loadout, che consentono di cambiare in tempo reale tra diverse configurazioni di equipaggiamento, rappresenta un'altra caratteristica interessante. Questa meccanica permette di adattarsi rapidamente alle diverse situazioni di combattimento, senza dover ricorrere a lunghe sessioni di gestione dell'inventario. E la varietà effettiva del gameplay giustifica questa scelta.

Purtroppo, però, la sensazione di stare giocando a un titolo profondamente derivativo perdurerà durante tutta la durata dell'avventura. I cliché del genere sono fin troppi e chi mastica soulslike da sempre non potrà fare finta di niente, specie dal punto di vista prettamente ludico.

Tante maschere e pochi volti

Enotria: The Last Song non è solo un videogioco, ma un "esperimento culturale". Jyamma Games ha avuto il coraggio di sfidare le convenzioni di un genere che sembra aver detto tutto, portando alla ribalta un’Italia che non è solo un’ambientazione, ma una protagonista a tutti gli effetti.

Il rischio di scadere in una cartolina stereotipata era alto, ma il team è riuscito a evitarlo, offrendo un mondo che, pur rifacendosi a immagini conosciute, è capace di sorprendere e affascinare.

Certo, non tutto è perfetto. I problemi tecnici e alcune scelte discutibili limitano il potenziale del gioco: i bug e glitch riscontrati durante l'avventura sono infatti stati fin troppi, sebbene il team di sviluppo ci abbia assicurato di essere al lavoro attivamente su questi problemi e che tutte le correzioni dovrebbero essere implementate a ridosso del lancio. Così com'è, Enotria: The Last Song rappresenta "solo" un'alternativa godibile ai big di FromSoftware.

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Ciascuno di noi indossa una Maschera, no?

Quindi, in un panorama videoludico spesso dominato da titoli che preferiscono seguire la corrente piuttosto che creare qualcosa di nuovo, Enotria: The Last Song si distingue come un "figlio illegittimo" bello ma non perfetto, anche se questa imperfezione è parte del suo fascino.

Sotto la sua superficie si nascondono infatti sfide che metteranno alla prova anche i veterani del genere. Se siete appassionati di soulslike e cercate quindi qualcosa di classico ma che allo stesso tempo esteticamente fuori dagli schemi, il titolo di Jyamma merita di essere giocato.

Sì, è altrettanto difficile che Enotria riesca a trovare il suo posto nel pantheon dei soulslike. Ma come un'ode alla bellezza e alla complessità dell’Italia, il canto del titolo di Jyamma risuona forte e chiaro, fino alla fine. E questo, tutto sommato, basta e avanza.

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