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Immagine di Dynasty Warriors Origins | Recensione - La nuova bussola dei musou

Recensione

Dynasty Warriors Origins | Recensione - La nuova bussola dei musou

Dynasty Warriors Origins è pronto a rilanciare i musou, ma il team sarà riuscito a bilanciare le varie novità introdotte? Scopriamolo nella recensione.

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Avatar di Marino Puntorieri

a cura di Marino Puntorieri

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 20/01/2025 alle 11:30
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In sintesi

  • Il ritorno in grande stile di una saga ricca di fascino.
  • Tantissime novità sul piano del gameplay che rinfrescano la formula musou.
  • Finalmente adatto anche ai neofiti.
  • Pro
    • La narrazione valorizza con astuzia gli eventi della Cina dei Tre Regni.
    • Il combat system rende i combattimenti molto divertenti.
    • Gli scontri tra grandi eserciti sono epici all'inverosimile.
    • Elementi tattici ben implementati durante le missioni...
  • Contro
    • ... ma dimenticatevi i corposi roster di personaggi da impersonare come in passato.
    • Un po' di confusione durante le battaglie rimane.

Il Verdetto di SpazioGames

8.5
Dynasty Warriors Origins rappresenta tutto ciò che i fan del genere musou hanno sempre desiderato per la loro serie preferita. Un capitolo che alza l’asticella qualitativa e segna, sotto molti aspetti, un nuovo standard nel genere di riferimento, strizzando l’occhio anche ai neofiti e gettando delle basi solide per il futuro dell’intera serie. Dalla storia e fino alla nuova concezione dei combattimenti, quasi ogni tassello sembra essere al proprio posto e, al netto di alcuni singhiozzi e qualche angolo che rimane da smussare,  non si può non essere felici del lavoro svolto dai ragazzi di Omega Force.

Disponibile su: PC, XSX, PS5, SWITCH2

Informazioni sul prodotto

In un contesto videoludico come quello odierno, dove il genere dei musou continua timidamente a mantenere un proprio pubblico tra capitoli dal valore altalenante, lo sviluppo di Dynasty Warriors Origins ci è sembrato fin da subito capace di cambiare le regole del gioco.

Il rinnovato focus sulla trama esibito fin dai primi trailer, così come le promesse legate alla stratificazione del combat system, sono solo alcuni degli aspetti che sono stati in grado di attirare l'attenzione di critica e pubblico, alzando inevitabilmente anche le aspettative.

Dopo una fase di anteprima che era riuscita a catturarci in positivo e a metterci l’acquolina in bocca, siamo potuti tornare nel mondo della Cina dei Tre Regni plasmata da Omega Force. L’obiettivo era quello dedicarci a un’analisi ben più ampia della versione completa di Dynasty Warriors Origins di recente uscita; un lavoro che – lo anticipiamo fin da subito senza giri di parole – è riuscito a sorprenderci e a convincerci in larga parte.

Plasmare la Storia

Dal punto di vista narrativo non possiamo che confermare tutte le buone impressioni vissute nel precedente provato. Dal taglio registico di moltissime scene d'intermezzo, passando per la caratterizzazione dei vari guerrieri, la Cina dei Tre Regni viene raccontata e spiegata in modo molto chiaro e con tantissime sfumature per nulla banali: caratteristica che rende il gioco tanto intrigante per i fan di vecchia data, quanto per i neofiti.

Impersonando un misterioso guerriero che ha perso la memoria veniamo catapultati nel bel mezzo del periodo più instabile per la Cina feudale, con un impero (la Dinastia Han) che non riesce più a mantenere il controllo delle proprie terre e in balia di signori della guerra, tutti pronti a emergere per il proprio tornaconto personale.

Guarda su

Ci ritroveremo a conoscere e combattere insieme alle principali casate presenti e tanto care ai fan della saga, ovvero Wei, Wu e Shu, vivendo in prima persona nascita, ascesa, espansione e crollo di alcuni dei più famosi signori della guerra del periodo.

In tutto questo, la storia personale del protagonista e del suo tentativo di recuperare la memoria ben si incastonata con gli eventi bellici e politici più rilevanti, senza però mai rubare la scena allo scenario feudale menzionato.

D’altronde, lo stesso producer di Omega Force Tomohiko Sho ha confessato, nella nostra recente intervista, quanto sia stato intenso il lavoro per arrivare ad un equilibrio tra la caratterizzazione del protagonista e le incredibili personalità degli eroi più blasonati presenti in Dynasty Warriors Origins. Un elemento che pone il giocatore – in senso positivo – nella condizione di avere delle simpatie e preferenze fin dai primi capitoli.

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In ogni missione dobbiamo decidere saggiamente come supportare i gruppi alleati.

Come se non bastasse, verso metà gioco bisognerà anche scegliere concretamente quale delle tre fazioni supportare e portare alla vittoria finale. Una scelta da non prendere a cuor leggero, in Dynasty Warriors Origins, perché va ad alterare sensibilmente gli eventi e le tipologie di missioni affrontate da quel momento in avanti.

Questo aspetto, ovviamente, va poi a valorizzare la rigiocabilitá generale; considerando che si impiegano circa 30 ore per raggiungere i titoli di coda con una delle fazioni presenti, si è riusciti ad ottenere un ottimo risultato nel rapporto quantità-qualità.

Le missioni offrono una buona varietà, tra battaglie principali e schermaglie opzionali che hanno in comune il fatto di essere molto coinvolgenti.
Ad alternare le varie battaglie abbiamo una mappa interattiva della Cina feudale esplorabile e fedelmente riproposta, con numerosi elementi estetici di nota nei quali perdersi – tra città da visitare per i negozi, indicatori delle missioni o personaggi con i quali interagire per instaurare un vero e proprio legame.

A proposito delle missioni di Dynasty Warriors Origins, queste presentano una buona varietà d’insieme, tra battaglie principali e schermaglie opzionali estremamente coinvolgenti.

Abbiamo assedi, scontri frontali, agguati, inseguimenti rocamboleschi e missioni che possono presentare una o più di queste situazioni insieme a seconda dell’andamento dello scontro. Solo le fasi dedicate alla scorta e difesa di un obiettivo, durante un determinato tragitto prestabilito, ci sono sembrate un po' meno ispirate.

Ma, come andremo a scoprire nei prossimi paragrafi, il gameplay rivisto per questo nuovo capitolo riesce anche parzialmente a sistemare tutte quelle sessioni delle missioni, seppur rare, che appaiono più forzate e meno convincenti.

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Dalla mappa di gioco gli indicatori nei quali soffermarsi, tra missioni e semplici chiacchiere, non mancano di certo.

Un nuovo modo di vivere le battaglie

Per cercare di riassumere il tutto in breve, Dynasty Warriors Origins sistema e migliora tutti (o quasi) quegli elementi che, anche se caratteristici, non riuscivano in passato ad affermarsi con decisione sul piano del gameplay.

Il genere musou ha sempre cercato di dedicarsi al coinvolgimento del giocatore ponendolo al centro di battaglie immense, dove con pochi colpi si potevano sconfiggere centinaia di nemici in simultanea e cambiare le sorti di un intero conflitto.

Solo in questo capitolo, però, si riesce ad avere quel senso di coinvolgimento e immedesimazione su schermo con una certa consapevolezza e in modo particolarmente riuscito.

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Non manca un sistema di abilità e potenziamenti discretamente ramificato.

Merito in primis di un’IA, sia per alleati sia per nemici, che agisce con astuzia e non aspetta passivamente a seconda delle nostre mosse sul campo di battaglia. Proprio per questo motivo non possiamo sottovalutare alcun avversario, dai semplici battaglioni di fanteria ordinaria, passando per i generali o luogotenenti – e fino ad alcuni condottieri considerabili dei temibili boss per resistenza e varietà dei pattern d’attacco.

Per la prima volta, in sostanza, durante i combattimenti si ha la sensazione di far parte di un esercito che va supportato nell’avanzata (o difesa) verso determinati obiettivi comuni, muovendosi e gestendosi così sul campo di battaglia per il bene dei propri compagni.

Per raggiungere la vittoria in ogni scontro, pad alla mano, possiamo far riferimento a diverse opzioni tra attacchi pesanti, leggeri e intermedi, oltre a schivate e parate che conferiscono una certa frenesia e rapidità d’azione. Parliamo di pulsanti che non vanno insomma premuti casualmente, ma da combinare con una buona dose di astuzia per evitare di incappare in spiacevoli game over fin dalla difficoltà intermedia, soprattutto durante le boss-fight.

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Le battaglie tra grandi eserciti, in tutto il loro splendore.

Il comando più importante nei combattimenti di Dynasty Warriors Origins, però, è quello adibito a spezzare la guardia avversaria, che permette di passare al contrattacco se utilizzato con le giuste tempistiche: una opzione che ci piace e che aggiunge una certa strategia durante i combattimenti.

Origins propone un rinnovato aspetto tattico per le battaglie, che dà maggior spessore alla giocabilità.
Tali elementi, ovviamente, sono valorizzati dal tipo di arma impugnata, che si distingue in diverse classi per range d’attacco e tecniche uniche – dando così una certa stratificazione alla personalizzazione del nostro protagonista.

Ci siamo divertiti particolarmente a variare il nostro approccio di missione in missione, a seconda anche dei potenziamenti e progressi ottenuti, alternando classiche spade a lance o bastoni, fino a guanti dotati di artigli, senza alcun limite alla voglia di sperimentare.

Oltre a ciò, i combattimenti di Dynasty Warriors Origins presentano un rinnovato aspetto tattico, che va oltre la configurazione dei consigli e dei preparativi che anticipano la battaglia. 

Tra la scelta di essere accompagnati da alcuni generali più famosi per concatenare gli attacchi speciali nei momenti di maggior intensità, o la possibilità di avere dei tasti adibiti allo schieramento di alcune truppe, da noi comandate attivamente sul campo di battaglia, le variabili che danno spessore ai combattimenti – sfruttando un minimo l’intuito e l’astuzia – non mancano di certo.

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Non sarà difficile affezionarsi a un'arma specifica. Il nostro consiglio è di provarle comunque tutte, di missione in missione, dando priorità alla potenza effettiva.

La grande novità dei combattimenti, però, è rappresentata dagli gli scontri tra grandi eserciti. Non solo per la resa cinematografica su schermo, ma per la quantità di variabili che ne possono influenzare l’andamento, come obiettivi a tempo per abbassare il morale nemico o duelli con determinati generali in un apposito layout 1vs1.

Ammettiamo che in alcuni casi si soffre una certa confusione su schermo, con la telecamera che non viene in nostro aiutato se incalzati da più direzioni nel bel mezzo dello scontro, ma il risultato d’insieme è decisamente soddisfacente e al di sopra di ogni nostra aspettativa.

Bello da vedere

Ultimo, ma non per importanza, spendiamo due parole d’apprezzamento anche per il comparto grafico di Dynasty Warriors Origins, che conferma quanto di buono avevamo già osservato in sede di anteprima.

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Il nuovo focus sulla narrazione è riuscito oltre ogni aspettativa.

Abbiamo tantissimi i dettagli per armi ed eroi principali, anche se forse qualche texture delle ambientazioni e delle costruzioni poteva essere rifinita ulteriormente (abbiamo giocato su Xbox Series X), ma il colpo d’occhio generale convince e regala scorci estremamente soddisfacenti.

Siamo rimasti sorpresi soprattutto dalle scene d’intermezzo, capaci di regalare momenti estremamente ricchi di enfasi ed emotività, a conferma della bontà del lavoro svolto dal team di sviluppo anche sotto questo aspetto, per confezionare un capitolo all'altezza delle aspettative e che potesse essere la nuova bussola dei musou.

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