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Recensione

Winning Eleven 5

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Avatar di Sem

a cura di Sem

Pubblicato il 21/04/2001 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

9

Molti non ricordano i primi titoli che supportavano la nostra amata Playstation nei primi anni di vita. Vi erano esponenti di tutti i generi, alcuni dei quali capolavori fin da subito come Ridge Racer o Tekken. Nell’ambito delle simulazioni sportive la situazione era leggermente peggiore. Una delle prime simulazioni sportive a giungere sulla console Sony fu un titolo calcistico svilluppato da una nota Software House, la Konami. Il nome del gioco? Ma naturalmente Winning Eleven…Quel gioco rappresentava uno dei primissimi esperimenti nell’ambito delle simulazioni di calcio interamente in grafica poligonale ma anche se non privo di difetti, la struttura (semplice ma intuitiva) dava adito a più di un elogio. Tutto questo però non bastava a farlo entrare nell’olimpo dei capolavori.Fortunatamente le successive incarnazioni di Winning Eleven apportarono le dovute modifiche e già al suo terzo seguito questo gioco incominciò il suo processo di smottamento della comunità videoludica e della stampa specializzata. Un entusiasmo che esplose definitivamente con l’arrivo della quarta edizione del capolavoro calcistico(ora meritevole di questo appellativo) di casa Konami.Nel corso di questi anni la Konami o meglio i Kcet (sviluppatori del titolo) hanno gradualmente apportato lievi ma sostanziali modifiche alla meccanica di gioco della sua saga calcistica ora giunta sulla Ps2 con Winning Eleven 5.La trasposizione ha beneficiato ovviamente della potenza hardware della ps2 e di questo ci si rende conto fin dai primi attimi di gioco. Ad esempio una delle prime cose che lasciano davvero di stucco è la relizzazione degli stadi, vedere con quale maniacale precisione è stato ricostruito lo stadio Meazza di San Siro fa davvero impressione. Ma questo è solo il preludio al resto dello stupefacente comparto grafico. La maniacalità precedentemente descritta è presente anche nella creazione dei giocatori virtuali che possiamo tranquillamente distinguere gli uni dagli altri. Possiamo riconoscere, attraverso la sua pelata il francese Zinedine Zidane oppure Davids e i suoi inconfondibili occhialini. L’orgia grafica è altresì amplificata dalla cura nelle animazioni ora costantemente ferma sui 60 Fps. Legato a questo aspetto è stata migliorata anche la fisica che gestisce i movimenti della palla e dei giocatori, ora ancora più realisici e verosimili alla realtà. Tale aspetto ha inevitabilmente modificato la giocabilità del gioco stesso che ha subito un impennata ancora maggiore verso la componente simulativa. Ora la costruzione delle manovre di attacco e di difesa sono ancora più complesse e laboriose che in passato e tutto questo dipende anche dalle caratteristiche intrinseche che differenziano ogni calciatore, ad esempio con un giocatore come Bierhoff sarà più semplice relizzare un gol di testa piuttosto che utilizzarlo per tentare di far gol con un azione alla Ronaldo attraverso dribbling ubriacanti. Inoltre anche la gestione degli stessi dovrà essere ancora più accurata, quindi se farete correre come un forsennato il vostro giocatore per tutto il primo tempo del match, non aspettatevi che nella ripresa sia fresco come una rosa, anzi, farà fatica a correre anche senza palla. Inoltre la gestione della manovra di gioco permetterà di pianificare le più fini e complesse strategie. Un esempio concreto in tal senso è la costruzione degli uno due dove ora, una volta attivata questa giocata con i classici comandi L1+X , il giocatore che riceve la palla dal compagno non la rispedirà subito allo stesso un attimo dopo ma potrà decidere anche di spezzare la triangolazione con un altro compagno. Anche i passaggi sono stati migliorati e attraverso lo stick analogico potremo indirizzare il tiro nella direzione desiderata con una precisione millimetrica. Altra caretteristica di rilievo e l’ implementazione del tasto R3 attraverso la pressione dello stick analogico destro con il quale ci sarà data la possibilità di saltare palla al piede la scivolate degli avversari. Modifiche di tale portata rendono quindi giustificata la commercializzazione del gioco che non rappresenta una semplice trasposizione con miglioramenti grafici del precedente episodio su Psone ma un vero e proprio seguito. Certo in molti rimarranno spiazzati dall’aggiornamento strutturale ma i sostenitori e i conoscitori delle precedenti edizioni non potranno che rimanerne soddisfatti.L’altra faccia della medaglia è rappresentata da quella fascia di giocatori che alle complesse caratteristiche delle simulazioni preferiscono le componenti di immediatezza dei più comuni arcade game.Un ultima nota, la versione del gioco recensita è quella giapponese. Per chi volesse acquistare una copia del titolo, un suggerimento è quello di attendere la release della versione europea che oltre ad avere i menù completamente tradotti godrà di ulteriori miglioramenti grafici e affinerà le lievi imperfezioni che vi sono in questa versione.

9

Winning Eleven 5 rappresenta lo stato dell’arte delle simulazioni calcistiche. Il Team di programmatori dei KCET di Konami hanno coraggiosamente reso ancora più simulativa la struttura di gioco, ora di più difficile gestione. Tuttavia le lunghe sessioni di gioco e la necessaria pratica renderanno l’esperienza coinvolgente ed altamente appagante.

Questo aspetto è giusto sottolinearlo anche per i risvolti negativi che possono scaturire da un gioco che per la sua alta dose simulativa può risultare poco immediato per i giocatori meno pazienti e smaliziati.

Questo è un giudizio che non scalza il suddeto titolo dal suo podio ma è opportuno rendersi conto che la serie di Winning Eleven con i suoi continui aggiornamenti in termini di struttura e giocabilità rischia di diventarè un prodotto di nicchia destinato a quella fascia di utenza amante delle simulazioni più esasperate.

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