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Recensione

Valhalla Hills

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Avatar di Forla

a cura di Forla

Pubblicato il 14/01/2016 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7

Quando si pensa ai vichinghi le prime immagini che affiorano alla mente sono quelle di selvaggi guerrieri con il viso coperto da una barba irsuta e il capo sovrastato da elmi cornuti. Guerre, saccheggi e brutali combattimenti erano attività che interrompevano solo per tracannare fiumi di birra. Lo stereotipo del massiccio combattente viene però completamente sbriciolato dai ragazzi di Funatics Software, i quali hanno deciso di prendere questi bellicosi energumeni e trasformarli nei piccoli e teneri protagonisti di Valhalla Hills. Quello che ci troviamo di fronte è un god game ad ambientazione norrena, scopriamo dunque insieme come se la cavano i vichinghi quando, invece dell’ascia, brandiscono il martello… da carpentiere eh, non uno di quelli da guerra che si usa per spappolare il cranio delle persone!
Leko, divinità ufficiale Ikea
Immagino che Odino, nerboruto dio della guerra, debba essere piuttosto esigente in merito alle prestazioni belliche dei propri figli. Se Thor è un picchiatore coi fiocchi infatti, lo stesso non si può dire di Leko, figlio minore e del tutto inetto per quanto concerne le battaglie, ma estremamente abile nel campo edilizio. A causa della sua scarsa propensione alla violenza egli viene esiliato sulla terra dal padre, che decide inoltre di chiudere le porte del Valhalla impedendo ai vichinghi di ascendere all’agognato regno celeste, foriero di calici schiumanti e biondissime figliole. Leko, quindi, si mette all’opera per dimostrare il proprio valore, sfruttando il suo talento di costruttore e aiutando i piccoli vichinghi a raggiungere e varcare le porte del paradiso.
Noi ovviamente siamo chiamati a vestire i panni della divinità caduta, facendo fiorire villaggi di dimensioni sempre più maestose. Chi ha giocato a Populous (vecchiacci!), Black and White, o il recente quanto sfortunato Godus, dovrebbe già aver capito di che genere di prodotto stiamo parlando. In Valhalla Hills infatti non è possibile controllare direttamente i vichinghi, ma solo disporre i vari edifici che vanno a comporre il villaggio con cognizione di causa, creando un agglomerato urbano organico e funzionante. A differenza di altri god game qui non si può modificare la morfologia del terreno e il costo di costruzione delle strutture varia in base alla qualità del punto scelto per edificarle. La disposizione degli edifici deve quindi essere ben studiata ed è bene posizionarli in luoghi idonei alla loro funzione, ma che non richiedano un dispendio eccessivo di risorse per costruire fondamenta solide. Il gioco prevede una crescita stratificata del villaggio, con strutture base, come le cave di pietra o le segherie, che ne compongono l’ossatura iniziale, e altre più avanzate che andranno a soddisfare necessità più peculiari, tipo lo studio del geologo o l’orefice. Ovviamente gli edifici vengono resi disponibili gradualmente, ciò consente al giocatore di apprendere le meccaniche base e aggiungere ad esse qualche tassello ad ogni nuova mappa, senza venire sommerso da troppe strutture dalla funzionalità ambigua. Lo scopo ad ogni partita è di raggiungere un portale, protetto da aggressive guardie di ghiaccio, ed aprirlo. Una volta schiuso, dal suo interno emergeranno altri nemici che possiamo decidere di affrontare a viso aperto costruendo il nostro esercito, oppure ammansire offrendo loro un ammontare specifico di beni prodotti nel nostro villaggio. In entrambi i casi, una volta avuta ragione dei guerrieri ghiacciati, ci viene concesso di attraversare il portale e accedere alla missione successiva.
Vichinghi: stupidi e teneri guerrieri
Di certo nessuno si sarebbe aspettato una conversione indolore da macchine da guerra assetate di sangue a laboriosi e instancabili membri di una comunità perfetta; infatti i piccoli vichinghi ogni tanto perdono un po’ la bussola. L’IA che controlla i nostri teneri lavoratori non è certo perfetta e capita spesso che un falegname vada a far legna in una foresta lontana, rischiando peraltro di farsi sbranare da qualche lupo, piuttosto che dall’albero a due metri dalla segheria appositamente costruita. Inoltre a volte i guerrieri snobbano le armi forgiate in armeria, preferendo combattere a pugni piuttosto che fare quattro passi ed equipaggiarsi degnamente. Insomma, per quel che si può bisogna cercare di stargli dietro e controllarli, anche se il non poter interagire direttamente con loro a volte ci farà sentire come spettatori di uno spettacolo organizzato in un modo ma che si sta svolgendo in un altro; ironicamente, deve essere proprio così che si sente un Dio.
Il titolo propone mappe che crescono in dimensioni e complessità di pari passo con la nostra esperienza. Esse vengono generate proceduralmente, ma dopo averne iniziata una questa rimane invariata anche nel caso in cui decidessimo di ripartire da zero, risorse, animali selvaggi e nemici compresi. Per questo motivo, ad una prima sconfitta, seguirà una partita in cui già sapremo dove trovare una determinata risorsa o dove sarà meglio recarsi solo quando si è in possesso di un bel drappello di soldati per fare da apripista. Per chi desidera una sfida più ardua rimane comunque la possibilità di andare nel menu e generare un nuovo livello, impostando le dimensioni dello scenario e la tipologia dei nemici a piacimento. Lo sviluppo del villaggio inoltre, soprattutto nelle fasi iniziali dello schema, prevede sempre i medesimi passaggi, il che rende la formula un po’ ripetitiva – in particolar modo se affrontato in lunghe sessioni.
Per quanto riguarda il versante tecnico possiamo dire che, anche se il numero dei poligoni rimane contenuto, artisticamente parlando c’è assolutamente del buono. I modelli super deformed dei vichinghi sono simpatici e personalizzabili attraverso oggetti che sbloccheremo al completamento delle sfide. Il ciclo giorno notte inoltre regala scorci di indubbia bellezza: vedere il proprio villaggio illuminato dalle torce durante le ore notturne ha un che magico. Il titolo non può vantare una colonna sonora variegata, ma ha giusto quel paio di brani che si inchiodano di prepotenza nelle orecchie e che ti ritrovi a fischiettare senza nemmeno accorgertene. Da segnalare che l’intera produzione dispone di testi completamente in italiano ed è disponibile ad un prezzo secondo noi leggermente troppo alto, pari a 29,99€.
Configurazione di test:
MSI GS70 2QE Stealth Pro
Nvidia GTX 970M
Processore i7 5950HQ

HARDWARE

MINIMI: Processore: Dual-core Intel o AMD, 2.5 GHz o suuperioreRam: 4 GB Scheda video: NVIDIA GeForce 8800 GT o superiori

CONSIGLIATI: Processore: Quad-core Intel o AMD, 2.5 GHz o superiori RAM: 8 GB Scheda video: NVIDIA GeForce 470 GTX o superiori

– Atmosfera ispirata

– Curva di apprendimento bilanciata

– IA dei vichinghi debole

– Prezzo poco competitivo

– Afflitto dalla ripetitivià insita nel genere

7.0

Valhalla Hills è un buon god game, accessibile a chi non ne ha mai giocato uno ma comunque con un livello di sfida stimolante. Una IA imperfetta e la ripetitività delle fasi iniziali della partita, tipica di questo tipo di giochi, ne intaccano parzialmente la struttura, che rimane comunque gradevole a tutti i livelli. Se siete amanti del genere o se volete approcciarvi ad esso senza il dubbio di acquistare un titolo troppo complesso e pesante, questo gioco fa per voi. Se invece siete squattrinati o cercate qualcosa di più profondo ed articolato, forse vi conviene volgere lo sguardo a produzioni di diversa caratura.

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