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Recensione

The Mark of Kri

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Avatar di Fabfab

a cura di Fabfab

Pubblicato il 22/03/2003 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

8.5

The story so far…Da non crederci! Pare che nell’antichità una cricca di maghi, dediti allo studio degli incantesimi arcani, abbia avuto la bella pensata di creare un incantesimo in grado di evocare creature demoniache incontrollabili e capace di devastare tutto il mondo conosciuto! Spaventati da una simile prospettiva, gli stregoni pensarono bene di dividere l’incantesimo in sei parti e di affidarle ad altrettante famiglie, con lo scopo di custodirle senza mai rivelarne il segreto: pare che l’idea di distruggere la magia e prevenire così ogni problema fosse stata scartata perché altrimenti i futuri eroi non avrebbero avuto nulla da fare…Ma se per i demoni il tempo è un concetto molto relativo, lo stesso non può dirsi per gli uomini: col trascorrere delle ere conoscenze che non si sarebbero dovute dimenticare andarono perdute, ed oggi, migliaia di anni dopo, persino gli stessi custodi classificano come oscure leggende le storie relative ai frammenti di incantesimo in loro possesso.Il mondo, attualmente, viene da un lungo periodo di pace e prosperità, anche se un indefinito senso di inquietudine comincia a farsi largo tra le genti: è in questa epoca che nasce ed opera Rau, un enorme e possente guerriero, destinato dal fato ad intralciare i piani di coloro che vorrebbero ricomporre l’antico incantesimo (Il “Marchio di Kri”, appunto).Rau ricorda molto, nell’aspetto, i guerrieri maori: oltre che dall’aspetto imponente, egli è caratterizzato da numerosi tatuaggi che gli ricoprono il corpo e dalla presenza, sulla sua spalla, di Kuzo, il corvo con cui condivide uno speciale legame empatico e che rivestirà un ruolo di primaria importanza nelle avventure del nostro eroe.

Il gameplayE’ difficile trovare una categoria in cui classificare questo The Mark of Kri: la prima cosa che colpisce sono i combattimenti, strutturati come in un picchiaduro a scorrimento, con orde di nemici da fronteggiare e massacrare. Ma “The Mark of Kri” non è solo questo: la costruzione dei livelli ricorda da vicino i più classici action/adventures, “Tomb Raider” in primis, senza contare la massiccia presenza di elementi stealth non semplicemente accessori.Per cercare di rendere l’esperienza di gioco la più varia possibile, senza fossilizzarsi ripetendo sempre le stesse azioni, i programmatori hanno impostato ogni livello in maniera differente dal precedente: se, ad esempio, in uno ci troveremo a dover semplicemente avanzare massacrando tutti, in quello successivo dovremo muoverci con cautela ed eliminare gli avversari con mosse stealth oppure utilizzando arco e frecce e così via.Il gameplay tende, comunque, a privilegiare sempre una tattica di gioco accorta piuttosto che il cieco avanzare confidando unicamente sulla forza bruta.I livelli si presentano molto lineari e piuttosto lunghi da portare a compimento: disseminati lungo gli stessi troverete alcuni bonus e le essenziali “pergamene di salvataggio” che, una volta usate, vi permetteranno di ripartire da quel determinato punto, sia in caso di morte che di uscita dal gioco.Le ambientazioni sono caratterizzate da uno stile architettonico che mescola elementi della cultura polinesiana con altri del sud-est asiatico e del Sudamerica: una scelta originale e molto d’atmosfera, che rende un piacere “visitare” i vari stagesIl sistema di gioco, pur essendo abbastanza complesso, viene progressivamente presentato di missione in missione attraverso una sorta di in-game tutorial che rende automatico l’apprendimento delle molte abilità messe a disposizione di Raul: solitamente ad ogni nuova abilità è dedicato l’intero livello, per superare il quale è necessario farvi costantemente ricorso fino a padroneggiarla completamente!Purtroppo la presenza di pochi livelli inficia la longevità del titolo che, per quanto tenda a diventare, progressivamente, sempre più difficile, non vi impegnerà per più di una decina di ore; per cercare di rendere più duratura l’esperienza di gioco, i programmatori hanno anche inserito alcune sottosfide da completarsi all’interno dei livelli percorsi (eseguire una data combinazione d’attacco, abbattere un certo numero di nemici, recuperare un artefatto e così via…) che, se completate, sbloccheranno nuovi costumi e particolari arene (che sono una sorta di time trial, in cui uccidere più avversari possibile entro un tempo limite), in cui combattere contro orde di avversari, ed altri piccoli segreti che aumentano un poco la longevità del prodotto.

L’uomo con il corvoUn primo elemento di novità è rappresentato dal corvo Kuzo: questi è la “guida spirituale” di Rau ed i due sono uniti da un profondo legame empatico: il nostro possente guerriero ha, quindi, la possibilità di far volare il corvo ovunque desideri e vedere attraverso i suoi occhi. Kuzo, in realtà, non può svolazzarsene liberamente ovunque voglia, ma solo dove appaia un’apposita icona (tali posti sono, comunque, quelli che offrono la migliore visuale sui dintorni); mandando il volatile in avanscoperta del tratto di strada ancora da percorrere potremo così vedere la disposizione dei nemici ed elaborare le strategie per affrontarli al meglio. In determinate locazioni, inoltre, potremo avanzare solo con l’aiuto di Kuzo: è il caso, ad esempio, di quando la leva di apertura della porta che ci ostruisce la via si trova al di là della stessa. L’unico modo per proseguire è quello di mandare il nostro fedele compagno a posarsi sulla stessa, in modo da abbassarla e aprire la porta.Sempre il nostro volatile risulterà essenziale per il recupero di oggetti “sopraelevati” altrimenti irraggiungibili.

Combattimenti all’ultimo sangue (nemico)Un altro importante elemento di novità è ravvisabile nel peculiare sistema di combattimento implementato nel gioco: il nostro Rau si trova, perlopiù, ad affrontare più nemici contemporaneamente e questo avrebbe potuto rappresentare un serio problema con dei controlli standars, anche in considerazione del fatto che questi tendono a circondare il nostro eroe e ad attaccarlo contemporaneamente da ogni direzione. Per ovviare a questo possibile problema i programmatori hanno escogitato un inedito sistema di battaglia che si rivela molto funzionale anche se un pò ostico da padroneggiare.Quando veniamo attaccati dovremo muovere il tasto analogico destro in direzione dei nemici per “agganciarli” col nostro lock-on (fino a tre contemporaneamente con la prima arma, la spada, mentre con quelle che troveremo più avanti nel gioco il numero potrà aumentare): a questo punti gli avversari verranno automaticamente assegnati ai tasti X, Quadrato e Cerchio.Una volta effettuato l’agganciamento potremo scegliere chi colpire semplicemente premendo il relativo bottone e Rau attaccherà l’avversario prescelto, si trovi esso di fronte o dietro le spalle: purtroppo la scelta dell’analogico destro per questa operazione fa si che il nostro pollice non possa, contemporaneamente, pigiare sugli altri tasti, e questo inibisce le nostre azioni fino a quando non avremo lockato i nemici. E’ importante, durante le battaglie più “affollate”, azzeccare il giusto timing dei nostri attacchi perchè mentre ci concentriamo su di un avversario rimaniamo esposti ai colpi degli altri; Rau può comunque temporeggiare parando i colpi (tasto R1), da qualsiasi parte essi arrivino, ed aggirare a sua volta il nemico fino ad individuare il momento più favorevole per l’affondo.Nel caso i nemici lockati siano meno di tre, potrete utilizzare i tasti rimasti liberi per produrvi in spettacolari, letali combo, assai più dannose e sanguinarie dei colpi normali.Da segnalare, infine, la cruenza che caratterizza i combattimenti: sia sul nostro corpo che su quello degli avversari i segni delle ferite sono evidenti, il sangue abbonda, le teste e gli arti mozzati volano, i guerrieri moribondi rantolano agonizzanti ed infine crollano esanimi, sempre che voi non vi ci avventiate contro prima, per finirli con un ultimo, crudele, fendente.

L’assassino silenziosoI livelli, comunque, non si risolvono in un’interminabile sequenza di scontri, tutt’altro: in questo The Mark of Kri la componente stealth risulta addirittura predominante in molti delle situazioni che ci troveremo ad affrontare!I livelli sono infatti disseminati di sentinelle che, col loro corno d’allarme, possono farvi piombare addosso orde di nemici: è essenziale individuarle e neutralizzarle prima che possano nuocere. La localizzazione spetta al vostro fedele Kuzo, come già spiegato, che può volare sopra le loro teste senza destare sospetti; a quel punto potrete sorprendere le sentinelle strisciando loro silenziosamente alle spalle, appiattendovi contro un muro oppure abbattendole col vostro fido arco.Gli attacchi stealth sono curati e numerosi quasi quanto quelli normali: complice la vostra notevole mole potrete afferrare le sfortunate sentinelle e spezzare loro l’osso del collo, fargli volare via la testa, appenderle al muro con la spada conficcata nella gola oppure, letteralmente, prenderli e sballottarli contro la parete fino a maciullargli il cranio…indubbiamente Rau è una spietata macchina di morte!

Grafica e sonoroAltro aspetto peculiare di questo titolo è la scelta, da parte dei programmatori, di adottare uno stile grafico che molto si avvicina alle produzioni Disney di questi ultimi anni, una scelta che, almeno inizialmente, stride con l’alto tasso di violenza presente nel gioco. Non è stata comunque adottata nessuna tecnica in cel-shading, quindi, in realtà, la cosa si nota soprattutto nelle sezioni non interattive; per il resto il lato tecnico di The Mark of Kri appare ottimamente realizzato, da qualunque punto di vista.I personaggi risultano incredibilmente animati e dettagliati (amerete subito Raul), tutte le armi sono presenti (e visibili) sulla schiena del protagonista rendendo il tutto molto realistico, mentre i paesaggi sono molto evocativi e “vivi” (gli uccelli volano via al vostro passaggio).A voler essere pignoli qualche problemino lo si riscontra per quanto concerne il posizionamento automatico della telecamera che, nelle situazioni più concitate, tende a scegliere la prospettiva peggiore: per fortuna il “lock-on” automatico di Rau ci permette di tenere sempre sotto controllo gli avversari, mentre col tasto L1 possiamo riposizionare la visuale alle spalle del nostro eroe.Buono anche il comparto sonoro: le musiche e gli effetti sonori sono sempre in tema con il look selvaggio del gioco, il parlato è stato, una volta tanto, ottimamente doppiato italiano e ben recitato: l’energia trasmessa dal narratore o dalle grida “barbariche” di Rau riescono a trasmettere un’energia unica!

– Violenza gratuita alle stelle

– Grande varietà nelle missioni

– Ottimi grafica e sonoro

– Sistema di combattimento un pò macchinoso

– Non troppo longevo

8.5

Questo The Mark of Kri ha tutto quel che serve per piacere: un’ottima realizzazione tecnica, un grande doppiaggio, un protagonista carismatico, un’atmosfera epica, una modalità di gioco varia e che non stanca mai ed una notevole dose di violenza.

Non si tratta di un titolo facile o poco profondo, tutt’altro, il giocatore deve rimanere costantemente concentrato per riuscire a giungere in fondo ad ogni livello: sebbene impegnativo (il sistema di controllo non è troppo intuitivo da apprendere) il gioco però non diventa mai frustrante. Peccato che, nonostante questo, le locazioni da esplorare siano relativamente poche e che, quindi, la longevità del gioco in parte ne risenta, ma si tratta, comunque, di un difetto relativo e non posso fare a meno di consigliarvi senza riserve questo piccolo gioiello targato Sony!

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