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Recensione

Life is Strange: Episode 4 - Dark Room

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Avatar di LoreSka

a cura di LoreSka

Pubblicato il 21/11/2015 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7.5

Rimesse le idee a posto dopo l’agghiacciante cliffhanger del terzo episodio, Dark Room – penultimo capitolo di Life is Strange – si presenta come un capitolo di transizione. Come avviene in ogni storia ben scritta, siamo nell’arco discendente della parabola del personaggio, quel momento in cui il conflitto creatosi nella parte precedente manda il nostro eroe nello sconforto.
Così, dopo un inizio roboante in cui la nostra Max si trova di fronte ad una delle richieste più difficili della sua vita, eccoci ritornare sui nostri passi, nel tentativo di mettere le cose a posto e di portare a una conclusione i misteri del gioco. Come in un contemporaneo Stand By Me, le nostre due amiche sono questa volta determinate a risolvere una volta per tutte il mistero di Rachel Amber, e la loro determinazione le porterà ad affrontare una vera e propria investigazione e, forse, a mettere in gioco la propria vita e quella degli altri. Il tutto mentre il mondo sembra davvero giungere a una fine.
Gli ingredienti di Dark Room sono perfetti: c’è il mistero, c’è il dramma, c’è il conflitto. I misteri che prima sembravano porci di fronte a grandi dubbi sembrano giungere a una soluzione. Insomma: questo quarto capitolo sembrava poterci portare a quella svolta nella vicenda introdotta in maniera così pesante dall’arrivo dei nuovi poteri di Max nel terzo episodio.
Sfortunatamente, non è andata così. Gli sceneggiatori, infatti, dopo il prologo che ci mette di fronte alle conseguenze della teoria del caos, ci permette di utilizzare il nostro potere per tornare indietro e rimettere tutto com’era prima del cliffhanger dell’episodio precedente, dimenticandosi poi di trovare altre occasioni per usare i nostri poteri in maniera così incisiva. Max sembra determinata a non abusare della propria capacità di riavvolgere il tempo, e la prima conseguenza di ciò è una limitazione nelle occasioni in cui il nostro intervento ha realmente un peso – o almeno dà l’illusione di avere peso – sulla vicenda nel suo complesso. Come nel secondo episodio, non mancano i momenti che mettono a rischio l’esistenza di un personaggio comprimario, con tutte le ricadute che ne conseguono sugli altri personaggi, ma negli istanti in cui avremmo davvero voluto riavvolgere il tempo e cercare di intervenire, ecco comparire un’icona che ci indica l’impossibilità di utilizzare i nostri poteri. 
Persino quell’accenno di meccaniche stealth del terzo episodio è stato completamente ignorato in questo quarto capitolo, e nell’unico momento in cui il giocatore si sarebbe dovuto muovere realmente con cautela, ecco giungere – come un fulmine a ciel sereno – un finale senza alcuna possibilità di intervento. Un finale destinato a cambiare l’ecosistema delle relazioni fra i personaggi e, forse, a distruggere alcune certezze di Max.
Dunque Dark Room è un pessimo episodio? Assolutamente no. Come scritto, Dark Room ha la sfortuna di trovarsi in quel momento della storia dove le cose ricominciano, dove il giocatore è costretto a rivedere quanto costruito precedentemente, ed è lecito che subentri un po’ di noia e che il ritmo emozionale del terzo capitolo sia pressoché impossibile da replicare.
I dialoghi continuano ad essere scritti straordinariamente bene, e il gioco si prende del tempo per introdurre delle meccaniche molto più vicine alle avventure grafiche di tipo tradizionale, fatte di raccolta degli oggetti, combinazione degli indizi e soluzioni a cui si arriva anche consultando il proprio inventario – o, nel caso di Max, il proprio diario. Elementi che, almeno in parte, allontanano il gioco dalla reiterazione delle stesse meccaniche di gioco indotta dai poteri di Max – sovrasfruttati nei capitoli precedenti – ma che, allo stesso tempo, non brillano per originalità.
Per contro, vi sono momenti in cui il gioco è davvero in grado di emozionare, e di fare salire nel giocatore emozioni contrastanti che si spingono oltre i confini della rabbia. La compassione, la gioia, la tristezza, la paura degli altri episodi culminano qui in un istinto ancora più primordiale, in una sete di sangue che porterà le due amiche a compiere scelte irrazionali. La Max un po’ più Chloe del terzo capitolo sembra essere diventata succube della propria amica, e nelle ultime sequenze non fa altro che seguirla senza preoccuparsi delle conseguenze. Una caratteristica che, tuttavia, i giocatori troveranno perfettamente razionale, poiché gli sceneggiatori sono riusciti a creare un’empatia così forte tra noi e il personaggio che la sua rabbia diventa istantaneamente la nostra rabbia, e la sua voglia di vendetta diventa la nostra voglia di vendetta. Da questo punto di vista, non possiamo che rimarcare quanto questo gioco sia stato scritto bene.

– La solita altissima qualità nei dialoghi

– Qualche mistero da risolvere…

– Il finale lascia con il fiato sospeso per il quinto episodio

– Il gioco soffre dell’arco narrativo discendente

– …ma non particolarmente originale

– Il gioco si dimentica dei nuovi poteri di Max

7.5

Il penultimo capitolo di Life is Strange, Dark Room, soffre i momenti di distensione della storia, che non sono certamente risollevati dalle indagini sul mistero di Rachel Amber, tradotti in gioco con sequenze punta-e-clicca che compromettono in parte il buon ritmo narrativo dei precedenti episodi. Quando le cose sembrano giungere a una soluzione, ecco arrivare l’ennesimo cliffhanger, questa volta in maniera abbastanza telefonata e meno scioccante del previsto. Per nostra fortuna, anche in Dark Room questo straordinario gioco resta un’opera di alto livello, che ci prepara a quello che – incrociando le dita – sarà un gran finale.

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