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Recensione

Extreme Exorcism

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Avatar di Aeffe87

a cura di Aeffe87

Pubblicato il 19/11/2015 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7

L’estrema malleabilità della produzione videoludica è un aspetto del medium che sa ancora e sempre affascinarci, nonostante i tanti anni trascorsi attraverso i suoi molteplici mondi simulati. Se infatti il mezzo non si trattiene di certo in termini d’evoluzione narrativa, tecnica e lessicologica, è ugualmente vero che, nel contempo, non chiude mai del tutto le porte al proprio passato, quando bastavano una grafica spartana e un set di regole semplici a donare all’avventore digitale momenti di divertimento senza pari. La propensione a uno spirito ricreativo duro e puro, che prospera tutt’oggi soprattutto grazie alla scena indie, è esattamente la base su cui si fonda Extreme Exorcism, gioco di piattaforme arcade a tema ectoplasmatico sviluppato dal piccolo team newyorkese Golden Ruby Games, che ha da poco raggiunto i mercati console e PC con il suo carico d’immediatezza e umorismo goliardico. Un titolo che ad alcuni potrebbe -lecitamente- mettere la pulce nell’orecchio, giacché di esperienze che puntano esclusivamente al fattore nostalgia per occultare pecche contenutistiche l’industria ne è ormai davvero traboccante. Una prova approfondita su PS4 ci permette infine d’affermare che non sia questo il caso, ed anzi che il prodotto, nel suo genere, sappia tutto sommato difendersi. Al netto, però, di determinate condizioni.

Venimmo, vedemmo, e senza indugio…Extreme Exorcism ruota attorno a poche meccaniche davvero intuitive. Dopo aver selezionato uno tra i cinque esorcisti in pixel quadrati che il software mette a disposizione, il giocatore viene scaraventato in uno stage in 2D a inquadratura fissa con lo scopo d’annientare l’unico mostriciattolo che in quel momento invade l’ambiente. Svolta questa pratica semplice scatta la vera sfida, la quale si articola in un numero progressivo di round dove il protagonista, ogni volta respawnato randomicamente dall’alto, deve impossessarsi quanto prima di un massimo di tre armi tra quelle sparse nello scenario e con queste uccidere il re dei fantasmi, ben riconoscibile grazie alla vistosa corona che porta in capo. Basta un solo colpo per mettere l’avversario a tappeto: regola che, ovviamente, interessa l’avatar di chi gioca in egual misura. Le vittorie accumulate cresceranno di pari passo col numero di spettri spawnati sullo schermo, benché l’attenzione del videogiocatore debba sempre rivolgersi soprattutto al loro sovrano, esclusivo lasciapassare per lo step di gioco successivo. Non ci sarebbe nulla di realmente interessante in tutto questo, se non fosse che ciascun ectoplasma ha la peculiarità di replicare i medesimi spostamenti compiuti dall’utente in uno dei round precedenti, ed è inoltre capace di offendere con gli stessi strumenti sfruttati poco prima. Il gameplay di Extreme Exorcism, a conti fatti, deve la sua efficacia soprattutto a questo piccolo stratagemma. Trovandosi dinanzi a nemici che ne ricalcano i pattern d’attacco, il gamer è di fatto spronato a modificare il proprio usuale modus operandi, tentando, nel contempo, di chiudere la partita con azioni rapide e precise per non rimanere vittima del letale effetto déjà vu.

È dunque da questa comprensibile equazione che si biforca l’offerta dell’opera Golden Ruby, composta di due modalità rivolte al singleplayer ed un classico multiplayer competitivo da fruire spalla contro spalla. La campagna, qui denominata Arcade, pone la ricetta descritta poc’anzi al servizio di dieci mondi di gioco -le stanze di una tipica magione da racconto dell’orrore-, ognuno suddiviso a sua volta in cinque livelli sbloccabili all’ottenimento di un certo punteggio richiesto. Qui il protagonista può fare affidamento su tre vite per stage, e i round, potenzialmente infiniti, si susseguono fino al sopraggiungere del terzo fallimento, che infine sancisce lo score. Oltre a un arsenale ricchissimo, fatto di arnesi per la breve distanza e decine di bocche da fuoco più o meno convenzionali, il protagonista potrà alle volte ricorrere all’esorcismo che dà il nome alla produzione. Si tratta di un power-up che, allorché scatenato, risucchia definitivamente tutti i fantasmi nelle vicinanze dell’avatar -liberandoli, di conseguenza, dal vincolo delle routine acquisite-, donando quindi respiro al giocatore e nuova linfa ai round seguenti. È in Arcade che il titolo evidenzia i propri principali limiti, laddove la formula di gameplay prende le sembianze di una prova di resistenza forzata che, impugnato il pad, rischia d’annoiare nel giro di poche partite. Il senso di ripetitività viene inoltre acuito da un lavoro artistico sostanzialmente anonimo, fatto di ambienti molto simili tra loro –cesellati, peraltro, in una pixel art davvero poco accattivante- e una colonna sonora povera e monotona, alla lunga quasi alienante.

Esorcismo di gruppoPer fortuna Extreme Exorcism sa rifarsi nei restanti due terzi della sua proposta. La modalità Sfide, ancora pensata per utente singolo, è infinitamente più tesa e coinvolgente rispetto alla sua consimile, incentrata com’è su gare circoscritte a obiettivi molto specifici, oltre che completabili in una manciata di round veloci. Qui chi gioca dovrà ad esempio totalizzare un tot d’uccisioni ectoplasmatiche entro un certo numero di round o usando tassativamente tre armi in maniera congiunta, o ancora verrà chiamato a far fuori il re fantasma solo e soltanto dopo aver eliminato i suoi sgherri. Le prove confezionate dagli sviluppatori sono tante e variegate, e in più accompagnate da denominazioni che ci hanno strappato più d’un sorriso: citiamo, per esempio, “M-arpione” e “Ascia o raddoppia”, incentrate sull’obbligo di utilizzare i due attrezzi che danno nome alle rispettive sfide.Nulla di quanto fin qui menzionato, comunque, ha l’energia ludica della modalità Deathmatch, terreno fertile per un po’ di sana caciara collettiva. Da due a quattro contendenti possono qui affrontarsi localmente in match competitivi serrati e divertentissimi, dove gli spettri si schierano man mano con i vincitori fino a rendere lo schermo un irrefrenabile -e irresistibile- viavai di personaggi giocanti e non. È questo il vero cuore pulsante della piccola produzione Ripstone che non soltanto, infine, riesce a renderla assolutamente legittima, ma ha in più il merito di restituire un tipo di rivalità domestica da cui i videogiochi, dall’avvento dell’online, paiono rifuggire sempre più spesso. Per un progetto di questo genere, non è cosa da poco.

– Un’idea semplice ma originale nel contempo

– Godibile anche in sessioni brevi

– Arsenale offensivo fuorimisura

– Multiplayer locale esilarante

– Campagna principale fin troppo ripetitiva

– Giocato da soli rischia di stancare in breve tempo

– Artisticamente sciatto

7.0

C’è una regola non scritta in Extreme Exorcism, ed è che l’esperienza, per rendere al meglio, ha il bisogno quasi fisiologico di una fruizione multigiocatore. Da questo punto di vista il titolo Golden Ruby è una bellissima ode al casino (in)controllato, un divertente party game sui generis che sa sfruttare al meglio una formula platform tanto semplice a livello concettuale quanto originale pad alla mano. Esperito in solitaria, invece, il prodotto perde parecchio mordente, specie per colpa di una campagna priva di spunti realmente stuzzicanti e ripetitiva fin nel breve periodo. Poter contare su qualche compagno ben disposto a un po’ di goliardia condivisa è insomma una variabile decisiva, che consigliamo di tenere bene a mente prima dell’eventuale acquisto. Nel caso in cui la si ritenesse condizione sufficiente, Extreme Exorcism saprà poi fare il resto.

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