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Recensione

Driver: San Francisco

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Avatar di musehead

a cura di musehead

Pubblicato il 18/10/2011 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

8.5

San Francisco conta oltre sette milioni di abitanti ed occupa un’area di 600 chilometri quadrati. Il nome ispanico deriva dai primi colonizzatori della zona, dei francescani, appunto, spagnoli che costruirono piccoli villaggi unitisi nel tempo. L’Oceano Pacifico bagna la costa della città che pullula di turisti attratti dal mito della California. Non ci sono soltanto donne e mare: San Francisco vanta numerose attrazioni sia commerciali, con strade alla stregua di paradisi dello shopping, sia culturali, grazie all’offerta di musei di primissimo livello. Ai visitatori, però, si sconsiglia di girare per la città in auto: lo spirito di John Tanner potrebbe reincarnarsi in voi e devastare la vettura noleggiata. Per il bene della città, s’intende. 

Fuga dal limbo (in derapata) 
Quando il primo Driver arrivò nel 1999 sembrava avere un futuro radioso avanti a sé e le sedici milioni di copie vendute dal brand testimoniano un palese successo commerciale. Non critico, purtroppo, perché agli elogi del debutto sono seguite opinioni fortemente contrastanti, talvolta sfociate in bocciature, soprattutto dopo che GTA ha riscritto buona parte delle regole del free roaming. Finché il titolo sviluppato dai prodigiosi Reflections (attivi dal tempo dell’Amiga, sul quale svilupparono il leggendario Shadow of the Beast) è rimasto in scia a quello di Rockstar, è stato considerato spesso una seconda scelta, smarrendo parte dello spirito originale ed attrattiva, al punto che il declino della serie si è profilato in una progressiva flessione delle vendite.Al publisher Ubisoft rimanevano poche scelte: tenere in sospeso la serie come negli ultimi cinque anni, finanziare un episodio sulla falsariga dei precedenti senza investirci troppo, oppure tentare una rivoluzione. Hanno preferito la terza possibilità, scommettendo su un game design di rottura. 
La trasmigrazione dell’anima secondo John Tanner
Il detective Tanner (che ritorna dopo la pausa di Parallel Lines) è un uomo di strada, non è nato con la vocazione dell’ufficio e sarebbe stato anche un peccato rinchiudere fra quattro mura il suo naturale talento al volante, che in passato gli è valso grandi soddisfazioni nelle fila della polizia. Anche qualche proiettile nella schiena, purtroppo, come quelli gentilmente piantati da Jericho, nemesi in Driv3r, il quale apre le danze in questa nuova avventura che parte con la sua fuga dalla prigione. Le vicissitudini costate care a Tanner spingono quest’ultimo a precipitarsi con la sua muscle car sulle tracce del criminale, con i primi spettacolari inseguimenti che hanno un epilogo inatteso: Jericho tende una trappola all’agente che, nel tentativo di fuggire, impatta violentemente contro un autocarro. Lì accade l’imprevedibile: dopo le prime strane sensazioni, lo spirito di Tanner schizza fuori dal corpo e fluttua incredulo sulla città. Ci sono tante persone laggiù, tutte le auto, il traffico, la vita comune, il panico seminato dal suo incidente. E poi di nuovo giù nella carne.Esterrefatto, Tanner ci riprova e si rende conto, senza comprenderne le ragioni, di avere acquisito la capacità di passare dal suo guscio corporeo a quello di un altro guidatore in una qualsiasi zona di San Francisco. Quando prova a discuterne con Jones, suo compagno di pattuglia, viene anche preso in giro (sarà divertente convincerlo, tuttavia!) ma realizza che questa volta potrà lottare contro Jericho contando sui suoi nuovi poteri mistici! 
Sconvolti? 
Si suppone di sì. Intendiamoci, neppure gli inseguimenti urbani dei precedenti episodi erano particolarmente verosimili, ma sempre di esseri umani si trattava, stavolta ci ritroviamo con peculiarità che fra i videogiochi hanno trovato spazio in titoli come Messiah o Psi-Ops, che appartenevano al genere action fantascientifico. E’ difficile crederlo, a questo punto, ma alla chiusura dei giochi (o prima, in relazione al vostro intuito) si giungerà ad un finale coerente e, almeno in parte, credibile.Questa capacità di Tanner, nel frattempo, denominata Shift, ha permesso ai designer di sbizzarrirsi con trovate inedite nonostante gli obiettivi delle missioni rimangano talvolta quelli classici. Immaginate di essere alle calcagna di un malvivente con una vettura irrimediabilmente più veloce della vostra: non potreste acciuffarlo in condizioni normali, ma impossessandovi del conducente di un autocarro più avanti potreste mettervi di traverso per la strada e bloccare il passaggio, naturalmente scatenando una quantità ingente di danni collaterali a semplici passanti. Gustosissimo. E se proprio non riuscite a vincere una corsa cittadina? Abbattete gli avversari con qualsiasi automobile nei paraggi!Il bello è che oltre all’azzeccatissimo filone narrativo principale, Driver: San Francisco propone decine e decine di missioni secondarie, costruite come storie parallele, con tutti i crismi: si spazia dal regista in cerca di incidenti spettacolari da filmare ai ragazzini col vizio delle corse clandestine, dal ricco che tenta di conquistare la sua donna con piroette in Lamborghini ai poliziotti licenziati che si divertono ancora a fare i vigilanti. A catalizzare la godibilità del tutto ci pensano dei dialoghi molto ben scritti che intessano una sceneggiatura frizzante e divertente fatta di mille ed improbabili siparietti. La moltitudine di situazioni parallele contribuisce inoltre ad estendere significativamente la longevità del gioco, non molto generosa seguendo la sola vicenda portante, ma abbondantemente prolungabile completando le tante side-quest, le quali, per forza di cose, tendono a ripetersi dopo un po’ negli obiettivi. 
Destruction is the way 
Vien da pensare che a San Francisco tutto sia lecito per la polizia. I pedoni, per fortuna, vantano uno script che permette loro di evitare qualunque mezzo (proprio come in Midtown Madness) mentre tutte le cose inanimate sono destinate ad una fine misera, dato che durante gli inseguimenti assisteremo ad una distruzione su larga scala di oggetti e veicoli, ma senza mai turbare il resto della scena urbana, come una cascata di eventi deliranti ma circoscritti ad una bolla di caos. Fa piacere notare come il modello del danneggiamento delle auto sia ben sviluppato e derivi con tutta probabilità dalla lunga esperienza maturata dal team Reflections già dai tempi dell’apprezzato Destruction Derby sulla prima Playstation. Curata anche la fisica, la quale non ha la pretesa di apparire realistica e si ritaglia un profilo che privilegia il divertimento, con mezzi che risentono molto relativamente delle botte ricevute e che tendono a rimbalzare piuttosto che piantarsi.A seconda dell’obiettivo da archiviare, ci capiterà di preferire una vettura ad un’altra anche per il suo potenziale distruttivo, ma sono tutte le auto a vantare una manovrabilità peculiare: vi sono davvero moltissimi modelli da pilotare e collezionare che richiederanno un approccio differente nel controllo, pur non perdendosi nella ricercatezza tipica delle produzioni più simulative. 
Galeotto fu il poligono 
Passiamo all’aspetto più dolente di questa produzione: la grafica, un bel problema per gli esigenti giocatori moderni. Detto senza mezzi termini, Driver: San Francisco sembra uno dei titoli di debutto dell’attuale generazione. Le panoramiche della città nella fase extra-corporea sono spettacolari e per nulla avare di poligoni, ma nelle fasi di guida bisogna assistere a scenari poco esaltanti. La sensazione è che questa pecca sia giustificata dal massiccio traffico che costringe l’hardware a muovere decine di automobili contemporaneamente e, soprattutto, a calcolare le traiettorie di ognuna, tant’è che il programma soffre di rallentamenti proprio nei momenti più concitati delle corse clandestine o degli inseguimenti con molteplici pattuglie di polizia. Una maggiore ottimizzazione avrebbe forse portato a risultati migliori, ma su PC, dove alcune macchine hanno una riserva di potenza considerevolmente superiore a quella delle console, sarebbe stata gradita un’opzione per settare un livello di dettaglio più gratificante. Per fortuna, l’azione è talmente frenetica che manca il tempo pratico per disperarsi. Stilisticamente si può esultare in virtù di una regia estremamente competente nelle cut scene (tanto in quelle realizzate con l’engine del gioco che in quelle precalcolate, nonostrante soffrano di un rendering di qualità altalenante) e in alcuni frangenti dell’azione, principalmente nelle fasi avanzate.Valido l’accompagnamento musicale, che preferisce affidarsi ad una colonna sonora costituita soprattutto da brani più o meno celebri invece che di temi originali e vanta nel suo carnet artisti del calibro di Jamiroquai, The Cure, Flaming Lips o Queens of the Stone Age, ma quel che conta davvero è che ogni pezzo sia dannatamente calzante allo spirito di questa folle road adventure. 
Orgoglio e pregiudizio 
Anzi, pregiudizio e orgoglio. Il nemico principale del divertimento è proprio la convinzione che questa storia della reincarnazione sia una trovata da ultima spiaggia. Meglio sforzarsi di comprendere la filosofia di publisher e sviluppatore, che hanno preferito correre questo rischio per divincolarsi dalla scia o, peggio, dall’ombra di GTA: questo Driver: San Francisco senza lo Shift sarebbe stato dozzinale o quantomeno poco sorprendente, invece stupisce quando all’ultima missione ci si ritrova meravigliati per quello che ancora si sono inventati i game designer. La creatività corre sfrenata per la città con la complicità di situazioni mai vissute in precedenza e di una moltitudine di possibilità per risolverle, da quelle più scontate ad altre decisamente fuori di testa. E’ l’impeto di orgoglio di una Ubisoft Reflections che riscatta la propria creatura da trascorsi pallidi tramite la formula della sorpresa, tanto spiazzante quanto vincente. L’unico serio ostacolo al godimento può essere costituito dai controlli, che tramite l’input da tastiera soffrono la mancanza del controllo analogico: fortemente raccomandato il pad. 
Multiplayer 
Come già ampiamente ribadito, questo episodio di Driver sfrutta molto bene i presupposti della sceneggiatura per realizzare un gameplay fresco e frenetico. Sebbene la narrazione non costituisca normalmente un punto di interesse nel multiplayer, è bello scoprire quanto funzioni bene lo Shift anche nelle sfide di gruppo. Sarà possibile attuare tutte le peculiarità scoperte nella campagna single-player, col notevole fattore di imprevedibilità derivante dalla possibilità concessa ad ogni giocatore, e non più solo a noi, di cambiare in ogni istante vettura. Sono disponibili inseguimenti di massa, fughe di massa ed una sana distruzione di massa, ma per i più tradizionalisti ci sono anche corse in stile classico.

HARDWARE

Requisiti minimi:

Sistema operativo: Windows XPCPU: Intel Pentium D 3.0 Ghz o Athlon64 X2 4400+ 2.2 GhzRAM: 1 GB con Windows XP, 2 GB con Windows 7Scheda video: 256 MB compatibile Shader 4.0Spazio su disco: 10 GB

– Lo Shift funziona divinamente

– Gameplay frenetico ed esaltante

– Multiplayer spassoso

– La trama può non piacere

– Missioni secondarie simili tra loro

– Dettaglio grafico poco elevato

8.5

Driver come non lo avete mai giocato, indisponente nell’idea di partenza e travolgente nella pratica. La sceneggiatura è audace ma ben congegnata, il mission design capace di garantire varietà e sorprese letteralmente fino all’ultimo, generando un fiume di adrenalina. Non è più un’alternativa a GTA: Driver torna a brillare di luce propria.

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