Recensione

Assassin's Creed: Origins, recensione del nuovo capitolo della saga Ubisoft

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a cura di YP

Fra le dune del deserto si aggira una minaccia subdola, velenosa, quasi impalpabile ma terribilmente reale. Il Medjay Bayek percorrerà una lunga strada, guidato dalla sete di sangue e vendetta, accecato dall’irrefrenabile desiderio di infliggere una dolorosa pena a colui che tesse le fila della ragnatela; un terribile nemico che sembra non porsi alcun limite. Assassin’s Creed: Origins rappresenta un punto importante per la storia del brand, forse il più importante: dopo essersi presa un anno sabbatico la saga torna per raccontarci le origini di una mitologia appassionante, che nonostante gli alti e i bassi dei capitoli precedenti non ha mai abbandonato il cuore dei giocatori. Una storia di origini, come dice il titolo, orchestrata in modo quasi perfetto e arricchita da un game design che valorizza un’esperienza più che piacevole, tra le migliori della serie. Siamo stati una settimana a Parigi per vivere nel modo più intenso l’epica avventura di Bayek: ecco le nostre impressioni.

Onore, vendetta, Credo.

Per raccontare le origini del Credo, Ubisoft ha deciso di ambientare il suo Origins nell’antico Egitto, durante il periodo tolemaico, finestra temporale ricca di spunti interessanti e in grado di intrecciarsi, come al solito, con la vera storia dell’umanità. In un periodo difficile per il popolo egiziano, Bayek si ritroverà all’interno di un intreccio socio-politico che lo porterà a scoprire fatti sconcertanti, spronandolo così a prendere decisioni importanti. Ve lo diciamo subito: la storia di questo nuovo Assassin’s Creed è bella, nel vero senso della parola. Un’autentica discesa agli inferi per il Medjay, che sarà affiancato dalla carismatica e riuscitissima Aya, moglie del protagonista e personaggio in grado di rubare la scena più e più volte. Aya è certamente meglio caratterizzata di Bayek, che nonostante uno spunto interessante sul finale rimane piuttosto piatto e motivato da un solo, singolo sentimento: la vendetta. La narrativa ripercorrerà la lotta del popolo contro i poteri forti, rappresentati da una cabala che precede la formazione dei veri Templari. La struttura narrativa si divide in quattro atti più un epilogo, che in totale vi terranno incollati allo schermo per non meno di 30 ore di durata complessiva. Al netto di una parte centrale un po’ frustrante (ne parleremo nel prossimo paragrafo), la storia di Origins è costruita in modo tale da arrivare a un climax finale d’impatto e innegabilmente emozionante. Ci sono poi momenti davvero incredibili, che ricorderete a lungo e che vi lasceranno voglia di riviverli più e più volte. Questo perché il sentiero creato dal team di sviluppo è lungo e tortuoso, circondato però da un’ambientazione che lascia semplicemente a bocca aperta. L’open world di Origins è ammagliante, soprattutto nel colpo d’occhio: Alessandria, Menfi e tutte le altre città d’Egitto sono realizzate con una cura tale da lasciare a bocca aperta. Abbiamo giocato sulla versione Xbox One X e vi racconteremo in un articolo a parte come si comporta la nuova console Microsoft, nel frattempo però vogliamo assicurarvi che dal punto di vista tecnico Origins eccelle: dalle case più piccole alle costruzioni più imponenti, tutto è realizzato con cura e amore verso un territorio che in età antica offriva davvero uno spettacolo quasi senza eguali, qui riproposto in un’incarnazione digitale certamente credibile e immortalabile grazie a un photomode più che gradito e sorprendentemente malleabile. La gente che popola l’Egitto poi è viva, ve ne accorgerete camminando per le varie località: lavorano, discutono, interagiscono fra di loro e riconosceranno Bayek, accogliendolo come un salvatore. Uscire dagli agglomerati urbani vi porterà nel deserto, che lascia senza fiato per la sua immensità: chilometri e chilometri di dune, intervallati da misteriose strutture o dalle imponenti piramidi di Giza. L’esplorazione del territorio sarà fondamentale,  per scoprire tutti i segreti della Prima Civilizzazione: tombe, piramidi, grotte e altre piccole chicche che contribuiscono a creare un mondo di gioco quasi perfetto, per estetica e capacità di immergere il giocatore al suo interno. Attenzione poi a vagare per troppo tempo sotto il caldo opprimente del sole: Bayek potrebbe avere delle allucinazioni… Si perde qualcosa invece nelle inquadrature strette, che non sono così maniacali e perfette come il paesaggio: animazioni facciali non sempre impeccabili e più di un asset riciclato per creare gli abitanti d’Egitto, eccezion fatta per tutti i vari comprimari che godono di una rifinitura migliore e per questo saranno ben riconoscibili. A conti fatti però non esisteva scelta migliore per la rinascita di Assassin’s Creed: l’egitto di Origins è tra i migliori contesti storici meglio realizzati dell’intera saga. 

Figli d’Egitto

La più grande rivoluzione di Origins rispetto al passato è sicuramente quella del combat system: abbandonata la vecchia versione dinamica, il nuovo progetto include un sistema di combattimento molto più tattico e basato su attacchi leggeri, pesanti, parate, schivate e utilizzo dell’arco. La struttura ricorda quella dei Souls: possiamo agganciare un bersaglio premendo lo stick destro per poi gestire tutta la fase d’attacco e difesa. Abbiamo sperimentato a lungo questa nuova features mettendola sotto stress, il risultato è positivo, ma con qualche riserva. Andando in profondità e analizzando al meglio le meccaniche, il combat system di Origins diventa molto più semplice di quanto pensavamo: potrete infatti quasi fare a meno di agganciare il bersaglio, buttandovi nella mischia e agendo come meglio volete. Molto dipenderà anche dalle armi che utilizzerete (possiamo equipaggiare due armi principali e due archi) che a seconda dell’archetipo (spada, lancia, mazza, bastone ecc) cambieranno completamente moveset e rapidità d’attacco. Questo aspetto è molto positivo e offre un certo grado di qualità e varietà, oltre che la necessità di assimilare al meglio tutte le mosse per padroneggiare perfettamente tutte le armi (potrete acquistarne di nuove, oppure ottenerle dalle varie quest) per cavarvela in ogni situazione, ma vi renderete presto conto che oltre alla facilità di utilizzarne alcune decisamente sbilanciate, l’accoppiata migliore sarà quasi sempre arma leggera e arma pesante, intervallata dall’utilizzo dell’arco per indebolire o sfoltire la quantità di nemici. Saremo aiutati anche da un’intelligenza artificiale non particolarmente sveglia; poco reattiva e talvolta totalmente sbadata: Assassin’s Creed propone come al solito due varianti d’approccio, stealth e action. Nonostante sia possibile giocare e svolgere molte missioni utilizzando tecniche evasive, alla fine il gioco vi spingerà in qualche modo a combattere. Qui emergono i problemi, da ambedue i lati: nelle fasi stealth potrete uccidere non curandovi della distanza fra una guardia e l’altra (praticamente non sentono i rumori) ma facendo attenzione solo al cono visivo e programmando efficaci strategie tramite l’utilizzo di Senu, la fidata aquila di Bayek, utile non solo nel combattimento ma anche nell’esplorazione, per via della sua capacità d’individuare luoghi e tesori; nelle fasi action invece i nemici eviteranno di attaccarvi in massa, o comunque gestiranno la situazione. Questo crea scontri contro massimo quattro/cinque avversarsi con il resto della truppa che resta a guardare prima di intervenire. Avrete a disposizione anche una super abilità che si ottiene caricando al massimo la barra dell’adrenalina: a seconda delle armi entrerete in una fase di super potenza/agilità, oppure effettuerete una mossa quasi letale, utilissima contro i nemici di alto rango. Alcune di queste scelte hanno come motivazione principale quella del bilanciamento della difficoltà, in modo tale da venire incontro alle esigenze di qualsiasi tipologia di giocatore. Purtroppo però svalutano leggermente un combat system che risulta interessante, riuscito sulle prime per poi prestare il fianco ad alcuni difetti che lo rendono comunque buono, ma imperfetto; una buonissima base di (ri)partenza che poteva essere decisamente migliorata, per esempio, dall’inserimento di una barra della stamina che limitasse i nostri colpi e schivate a disposizione. Certamente quest’aspetto avrebbe reso il gameplay più frustrante, ma anche migliore, almeno sotto un certo punto di vista.

Un mare di sabbia, un mare d’opportunità

Ad affiancare il nuovo combat system, ci pensa il sistema di progressione di Bayek, concepito sulle traccie di un gioco di ruolo ma sviluppato poi per essere perfettamente integrato ad un action open world come Assassin’s Creed: Origins. Oltre alle armi, dovremo prestare molta attenzione all’equipaggiamento e alle abilità. Per quanto riguarda il primo, non sarà possibile ottenerne di nuovo (eccezion fatta, chiaramente, per le armi), ma solo potenziare quello esistente, aumentando quindi danno corpo a corpo, danno da distanza, salute, capienza delle frecce, efficacia della lama celata e altre piccole features. Per fare ciò sarà necessario recuperare vari materiali sparsi per il mondo di gioco, cacciando, depredando dei trasporto merci o talvolta comprandoli dai vari vendor. Una costruzione semplice e per nulla frustrante, che nonostante richieda un po’ di farming non sarà mai tediosa e imprescindibile: lo sviluppo “canonico” di Bayek basta e avanza per completare il gioco; potenziare l’equipaggiamento sarà una cosa in più che certamente potrà aiutarvi, ma non è fondamentale. Lo skill tree invece si divide in tre rami che s’intersecano fra loro: Guerriero, Cacciatore e Veggente. Non bisogna fare molta fatica per capire che si riferiscono alle capacità d’utilizzo di armi, arco e dinamiche stealth. Come al solito dovrete decidere quale parte sviluppare maggiormente, scelta che dovrà ricadere sullo stile di gioco che preferite. Piccolo consiglio: vista la forte componente action del gioco, avere un occhio di riguardo per il Guerriero potrà tornarvi molto utile. Le statistiche principali di Bayek sono solo tre: salute, danno corpo a corpo e danno da distanza. Per accrescerle sarà necessario (oltre alle dinamiche spiegate prima) salire di livello ottenendo punti esperienza: qui entra in funzione il cuore dell’open world di Origins, costituito da quest e sotto quest. La mappa di gioco (ampia e disegnata in modo congeniale) è divisa in aree con livello consigliato (il level cap è 40) e per poterle esplorare sarà imprescindibile essere di livello pari oppure inferiore di massimo due unità. Nonostante la libertà d’esplorazione e azione, Origins mette in pratica un sistema di gestione delle attività e del livellamento efficace, ma con qualche difetto, che emerge soprattutto nell’atto due. Dal menù principale potremmo gestire tutte le missioni attualmente attive, vedendo anche il livello consigliato per ciascuna. Solitamente lo svolgimento è questo: si fanno due/tre missioni principali, per poi arrivare a uno sbarramento creato proprio dal gioco, che ci proporrà quest primarie di livello molto superiore al nostro. Ecco quindi che saremo spronati a nuotare nel mare di attività secondarie, che saranno per l’appunto moltissime e con un livello qualitativo che si attesta sul medio/alto. Nell’atto due quest’aspetto viene fuori in modo invadente, costringendo il giocatore a dedicare tre/quattro ore al farming puro. In questo modo potrete perdere l’entusiasmo e annoiarvi un po’, per via di un fattore di ripetitività che verrà piano piano a galla. Superata quella fase, il gioco torna sui giusti binari e nonostante ritroveremo questa dinamica anche nel resto dell’avventura, sarà molto meno oppressiva e al contrario piacevole. Una buona tattica per evitare l’inconveniente è fare quante più side quest possibili nelle nuove città: in questo modo non vi ritroverete mai di un livello troppo inferiore a quello consigliato per avanzare. Origins mette a disposizione anche delle piccole attività secondarie carine: l’arena, la corsa con la bighe e la lotta con gli elefanti. Elementi non troppo approfonditi ma gradevoli, capaci di ricompensarci con una buona dose di esperienza e regalarci anche qualche chicca. Insomma l’aspetto “ruolistico” del nuovo Assassin’s Creed è indubbiamente una buona intuizione: molteplici le opportunità e ognuna di esse arricchisce sia l’esperienza del giocatore sia il mondo di gioco, che gode di sotto trame molto interessanti che vi aiuteranno ad avere un quadro generale ancor più delineato. La fusione del combat system e del livello di crescita, con annessa struttura delle quest è riuscito: ci sono degli alti e bassi e pensando al futuro tutto è migliorabile, ma l’esperienza è molto piacevole e appassionante, rappresentando così -anche in questo caso- un ottimo punto di (ri)partenza.

Ambientazione fantastica

Trama avvincente

Le nuove features funzionano, senza eccellere

Uno dei migliori Assassin’s Creed di sempre

Il combat system alla lunga diventa scontato

La parte centrale del secondo atto non funziona benissimo

IA imprecisa

Aya è scritta decisamente meglio di Bayek

8.5

Assassin’s Creed: Origins porta a termine un arduo compito: rilancia il brand, gettando le basi per un futuro davvero roseo. La storia d’origini raccontata tramite gli occhi di Bayek è avvincente, senza particolari colpi di scena ma impreziosita da un climax finale che farà saltare sulla sedia gli amanti della saga. L’offerta proposta dai ragazzi di Ubisoft Montreal è a conti fatti più che buona, infarcita da elementi nuovi per la serie che contribuiscono a tratteggiare un quadro intrigante e stimolante, infarcito delle atmosfere tipiche della saga degli Assassini inserite in un contesto storico mozzafiato e realizzato a regola d’arte.

Voto Recensione di Assassin's Creed: Origins, recensione del nuovo capitolo della saga Ubisoft - Recensione


8.5

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