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Recensione

Albert and Otto: The Adventure Begins

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Avatar di Aeffe87

a cura di Aeffe87

Pubblicato il 26/11/2015 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7

Otto è un coniglietto dalla pelle purpurea, tenero nei lineamenti ma vagamente inquietante a causa dei suoi grandi occhi bianchi sbarrati. È il peluche preferito di una strana ragazzina, che con lui condivide il medesimo sguardo fisso e vacuo. I due si trovano sulla soglia di casa quando, d’improvviso, una minacciosa scia di fumo nero li avvolge, facendoli sparire nel nulla. Dal cielo, poi, un giovane senza volto piomba di schiena sul luogo del misfatto, munito soltanto di borsa a tracolla e di una pistola a colpo singolo intrisa di strani poteri magnetici. Avventuratosi alla ricerca della bambina, Albert -questo il suo nome- non impiegherà troppo tempo a recuperare il piccolo Otto, scoprendo come il pupazzo, nonostante il suo essere inanimato, sia in grado di sprigionare un potere davvero utile e particolare. È nel silenzio perpetuo che si accende e poi divampa la storia di Albert and Otto, puzzle-platform a episodi ad opera dello sviluppatore unico Nikola Kostic, di cui The Adventure Begins, già disponibile su Steam a € 4,99, costituisce soltanto la prima parte. Non dubitiamo che queste poche righe, magari accompagnate da una fugace sbirciata agli screenshot, possano far pensare a una sorta di LIMBO-like, e in effetti, per alcune trovate narrative e generale atmosfera, tale considerazione non sarebbe del tutto campata per aria. Per fortuna la scelta di una coppia di protagonisti, la cui finalità è tutt’altro che relegata a soli fini diegetici, sa imporsi anche nel gameplay con una certa dose di freschezza, scansando l’equivoco di un banale prodotto-fotocopia ed anzi donando all’insieme un tocco davvero personale.

Eroi in carne e stoffaE proprio dal gameplay vogliamo iniziare l’analisi di quello che, a colpo d’occhio, potrebbe appunto ricordare in tutto e per tutto un cinematic platformer, benché in realtà si dimostri molto più vicino alle meccaniche classiche dei sidescroller in due dimensioni. Oltre allo spostamento laterale, Albert è in grado di compiere un salto singolo o doppio per passare da una superficie alla successiva, evitando buche, spuntoni acuminati e quant’altro di letale sia posto in primo piano rispetto al background. Riferendoci all’utilizzo di un controller, a nostro giudizio fondamentale per una fruizione più agevole, è inoltre possibile prender la mira con la succitata pistola tramite analogico destro, azione utile non soltanto ad anticipare velocemente gli attacchi dei pochi nemici in agguato lungo il cammino. L’impiego dell’arma è altresì decisivo in termini di puzzle solving, per cui, ad esempio, capiterà di dover colpire funi legate a casse da spostare successivamente su specifici interruttori, ma anche di sfruttare il suo magnetismo per attrarre a sé o far levitare piccoli oggetti da riposizionare sulla scena. Se i primi rompicapi ambientali sono in verità piuttosto intuitivi e canonici, il puzzle design non ci mette molto a sprigionare tutto il suo estro nel corso della pur breve esperienza di gioco. Difficile non apprezzare l’umorismo macabro che pervade alcune situazioni ludiche, la più ricorrente delle quali prevede l’impiego di docili pecorelle per superare gli intralci in modo sadicamente creativo, dando loro fuoco per poi illuminare le zone buie o sacrificandole a un branco di piranha affamati al fine di attraversare pozze d’acqua altrimenti intransitabili.

I puzzle più curiosi, comunque, richiedono l’impiego del bizzarro coniglietto posto sotto la tutela di Albert, quest’ultimo costretto a portarselo in spalla per la maggior parte del tempo -d’altro canto si tratta pur sempre di un peluche, quindi impossibilitato al movimento. Ciò detto, Otto sa compensare il suo esser statico con la possibilità d’innescare a comando una lieve scossa voltaica, indispensabile in più di un’occasione per ripristinare particolari meccanismi che abbisognano di corrente elettrica. Ecco dunque che l’utente può lasciare temporaneamente a terra il suo compagno di viaggio per usarlo come peso o “stimolarlo” dalla distanza, alle condizioni, però, di non abbandonarlo né sacrificarlo per risolvere il problema di turno, pena l’obbligo di ripartire dall’ultimo check point espugnato. Più del platforming fine a se stesso, quindi, è la vena enigmistica di Albert and Otto ad emergere dal mucchio dei molti prodotti di simile risma. Racchiuse in specifiche zone del setting o strutturate in più step a scorrimento laterale, le prove si dimostrano varie e ben congegnate per mettere sotto torchio mente e polpastrelli del videogiocatore. Va detto, per la verità, che in determinati frangenti lo sviluppatore ha ricreato situazioni al limite del machiavellico, per cui al genuino senso di sfida tendono a sostituirsi attimi di frustrazione abbastanza palpabili. L’apice, in questo senso, viene raggiunto durante l’ultima boss fight con un enorme serpente meccanico, dove il concatenarsi di balzi “semi-pixel perfect” e l’obbligo a una reattività non comune rischiano di prendere le sembianze di un trial & error indigesto. Non è sempre così, per fortuna, ed anzi la competizione è in generale impegnativa e al contempo stimolante, sorretta da una curva di difficoltà che cresce in modo sufficientemente omogeneo.

Bianco su neroQuel che di Albert and Otto prima di ogni altra cosa attira l’attenzione è, neanche a dirlo, la sua particolare cifra stilistica, che s’ispira manifestamente al già citato capolavoro targato Playdead. Seppur con tutte le limitazioni del caso, il lavoro artistico svolto da Kostic pare infatti motivato a rappresentarne il negativo; qui a risaltare sono le candide silhouette di tutto ciò che scorre in primo piano, dalla corporatura esile e un po’ spigolosa di Albert a tutti gli altri oggetti di scena, laddove è soprattutto il nero cinereo a tinteggiare sfondi tetri e fortemente minimalisti. Il manto in scala di grigi dell’opera viene qua e là chiazzato solamente dal colore rosso, iniettato in Otto e nei cartelli atti a spiegare il control system, quasi a voler enfatizzare ulteriormente l’importanza che questi pochi elementi avranno nel corso dell’avventura. Una colonna sonora che echeggia in lontananza come il canto di una sirena chiude il cerchio attorno a un’atmosfera davvero suadente e sospesa, della quale il giocatore può purtroppo beneficiare per un tempo davvero risicato. Il gioco non impegna per più d’un paio d’ore, che peraltro culminano, in termini di racconto, in un cliffhanger pressoché indecifrabile, volutamente criptico poiché assoggettato all’intenzione episodica del progetto. Se e quando potremo approfondire le sorti di questo stravagante duo di personaggi, ad oggi, non è dato saperlo. Sta di fatto che The Adventure Begins, pur preso a se stante, ha parecchio di buono da offrire, e supportare l’operazione in vista del suo insieme ipotetico, partendo da tali, solide basi, potrebbe essere un azzardo tutto sommato sostenibile.

– Atmosfera cupa e penetrante

– Puzzle design ricco di trovate interessanti

– Impegnativo e stimolante

– Trial & error talvolta accentuato e tedioso

– La longevità lascia molto a desiderare

7.0

Al di là di quale sarà il futuro di questa nascitura serie, Albert and Otto: The Adventure Begins, oltre che un discreto prologo, resta un piccolo gioco di piattaforme assolutamente rispettabile, a tratti fin sorprendente per essere il parto di un singolo developer. Merito di un art design etereo e avvolgente, ma anche di un’anima puzzle alquanto personale, capace di rendere l’utente fiero ad ogni prova portata correttamente -e talvolta faticosamente- a compimento. Specifichiamo, tuttavia, che la competizione sa farsi qua e là particolarmente impietosa, il che potrebbe scoraggiare chi poco avvezzo a perseverare dinanzi a una morte che inevitabilmente sopraggiunge violenta e a più riprese. Breve ma intensa, insomma, l’esperienza merita di certo quel po’ di considerazione da parte di chi è solito apprezzare il genere, per di più a fronte di un prezzo di vendita davvero adeguato.

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