Predator: Hunting Grounds, il predatore diventa preda – Recensione PS4

Ci siamo catapultati nella giungla profonda di Predator: Hunting Grounds, dove una squadra di marine affronta un incubo proveniente dallo spazio.

Recensione
A cura di Pasquale Fusco - 1 Maggio 2020 - 10:30

Nell’ormai lontano 1987, il regista John McTieman dirigeva Arnold Schwarzenegger in uno dei più celebri cult dell’horror fantascientifico. Con un budget di “appena” 15 milioni di dollari e un incasso complessivo di 98 milioni, Predator si rivelò un grande successo, al punto da inaugurare una longeva saga cinematografica che avrebbe spinto il possente Yautja a scontrarsi con il più famoso xenomorfo di Ridley Scott (Alien vs. Predator).

Lo scontro che il buon Predator non poteva prevedere, invece, era quello con il recente adattamento videoludico che lo ritrae protagonista.

Predator: Hunting Grounds è l’ultima fatica di IllFonic, un titolo che trova diversi punti di contatto con il precedente lavoro dello studio americano (Friday 13th: The Game) soprattutto per quanto concerne il livello qualitativo. Il gioco è appena approdato su PC e PlayStation 4 con la pubblicazione di Sony Interactive Entertainment. Noi lo abbiamo testato su console, imbracciando le armi e il DualShock: ecco com’è andata la nostra battuta di caccia.

Predator: Hunting Grounds, inseguimento nella giungla

L’esperienza action proposta con Predator: Hunting Grounds si focalizza su una modalità multiplayer asimmetrica PvP/PvE ambientata interamente nella giungla, in cui quattro giocatori controlleranno altrettanti marine in attesa del temuto scontro con l’alieno, impersonato da un quinto, famelico sfidante.

predator hunting grounds ps4 pc

I match 4 vs. 1 seguono uno schema tanto essenziale quanto banale: il team militare dovrà portare a termine una serie di incarichi, come la raccolta di intel sul campo o l’eliminazione di un bersaglio specifico, quale un signore della droga; dall’altro lato del ring troviamo il Predator, il cui unico obiettivo è far fuori quanti più nemici possibili, mettendo i bastoni – o meglio, le lame – tra le ruote dei marine. I quattro giocatori potranno facilmente vincere la partita completando i compiti assegnati, mentre sarà lo Yautja a darsi da fare nel tentativo di sterminare il team avversario; un tentativo che non si rivelerà affatto semplice, a causa di alcuni problemi di bilanciamento che minano l’intera struttura di gioco.

Il Predator vagherà per le (tutto sommato) vaste mappe alla disperata ricerca delle “prede”, finché queste non rientreranno nel suo campo visivo. A quel punto il nostro cacciatore potrà ingaggiare i bersagli con il suo formidabile arsenale, utilizzando il cannone montato sulla sua spalla o le spaventose lame da polso durante i duelli ravvicinati.

In una situazione ideale, il giocatore che controllerà l’alieno dovrà restare nascosto e sfruttare la fauna circostante per muoversi rapidamente da un punto all’altro dell’arena. Peccato solo che i movimenti del Predator si dimostreranno alquanto limitati e, per certi versi, macchinosi, generando non poche difficoltà nei momenti più concitati della partita – e regalando agli avversari una ghiotta occasione per sbarazzarsi dell’alieno.

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D’altro canto anche i cari marine sono armati fino ai denti. Questi faranno affidamento su due bocche da fuoco, tre diversi gadget tattici e un pool di perk che forniranno vantaggi più o meno percettibili nel corso della missione. Agli occhi dello Yautja i marine saranno carne da macello, ma basterà la minima coordinazione per abbattere il predatore più sconsiderato, concentrando il fuoco sul nemico e ignorando il “solletico” inferto dai mercenari, controllati da un’Intelligenza Artificiale a dir poco disastrosa. L’infimo livello di sfida incarnato dai soldati IA è controbilanciato da un gunplay piatto, privo di qualsivoglia feedback, capace di ostacolare il giocatore stesso con movimenti fastidiosamente legnosi.

Senza troppe sorprese, l’esperienza di gioco raggiunge le sue vette nel momento in cui ci caliamo nei panni del Predator. Passando dalla visuale in soggettiva dei soldati a quella in terza persona, ci accorgiamo di quanto possa essere divertente controllare il colosso extraterrestre, ma anche di quanto sia impegnativo. Un giocatore alle prime armi perderà quasi certamente gli scontri iniziali con i più avvantaggiati marine, ma un veterano potrà dare filo da torcere anche ai giocatori più organizzati, magari sfruttando le armi e i gadget sbloccabili nelle fasi avanzate del gioco.

In ogni caso, è giocando con i propri amici che potremo trarre il massimo intrattenimento da Predator: Hunting Grounds. Abbiamo dunque improvvisato qualche battuta di caccia nelle partite private, stuzzicando i nostri compagni negli ansiogeni inseguimenti nella giungla e sorprendendoli con i feroci attacchi del Predator: nei primi match l’esperienza risulta persino esilarante, ma alla fine ci toccherà fare i conti con la ripetitività del gameplay e la scarsa mole di contenuti, che difficilmente motiveranno i giocatori a trascorrere più di qualche ora all’interno del multiplayer.

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A tal proposito, nella nostra prova il matchmaking ci ha trattenuti con lunghe attese e vere e proprie code – un problema che sembra presentarsi anche in queste ore. Per giunta, il sistema di abbinamento non sembra tenere conto dei diversi gradi affibbiati a ogni giocatore, portando alla creazione di partite in cui il dislivello tra gli sfidanti appare evidente.

Unreal Engine 4: bersaglio mancato

All’avvio del gioco, la presentazione di Predator: Hunting Grounds non appare affatto malvagia, almeno finché non ci si scontra con i menù di navigazione e con la confusionaria interfaccia dedicata alla personalizzazione. Eppure questa è solo la cornice del quadro malfatto rappresentato dal comparto tecnico, frutto di un lavoro semplicemente deludente.

Per il suo action multigiocatore, IllFonic ha scelto il versatile Unreal Engine 4 con il probabile intento di regalarci visuali realistiche e scenari immersivi. Il risultato, almeno su PlayStation 4, è tuttavia insufficiente: mentre alcuni elementi – come, in particolare, la vegetazione – spiccano per la mole di dettagli, l’aspetto generale appare talmente grezzo da riuscire addirittura a distrarre il giocatore con i suoi eclatanti difetti. Un pessimo lavoro di ottimizzazione ha portato a vistosi cali di frame rate in qualsiasi tipo di situazione, dagli scontri più caotici alle mere sessioni esplorative, compromettendo l’intero flow delle partite.

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Un vero peccato vista la cura risposta nel design dell’iconico Predator, che ci ha conquistati con un arsenale futuristico e con le maschere che ricoprono il suo terrificante volto alieno. Meno originale la realizzazione dei marine, con skin asettiche e una scarsa varietà di volti che limitano ulteriormente un sistema di personalizzazione che, di per sé, non grida al miracolo.

La suddetta scarsità di contenuti, così come la presenza di una sola modalità di gioco, non giustificano i 39,99 euro necessari per portarsi a casa una copia di Predator: Hunting Grounds. Anche qui, il duo IllFonic-Sony sembra aver mancato del tutto il bersaglio.

+ Molto divertente se giocato con i propri amici
+ Il Predator è un nemico davvero temibile...
- Gameplay piatto e tutt'altro che coinvolgente
- ...ma resta svantaggiato nei confronti degli avversari
- Troppi problemi sul fronte tecnico
- Prezzo elevato per la mole di contenuti

5.0

IllFonic avrebbe potuto regalarci la migliore esperienza di gioco dedicata al cacciatore alieno, ma il team ha sprecato la sua occasione. Predator: Hunting Grounds è un gioco costellato di problemi, non solo sul fronte tecnico, ma anche – e soprattutto – per quanto concerne le scelte di design alla base di questo multiplayer asimmetrico. Evidenti problemi di bilanciamento e un gameplay mediocre rischiano di scoraggiare i giocatori meno esperti e di allontanare coloro che, nonostante tutto, hanno trovato nel Predator un divertente compagno di giochi. Chissà, magari ci penserà il buon Schwarzenegger a salvare la missione, un giorno.




TAG: Illfonic, Predator Hunting Grounds, sony interactive entertainment