PlayStation Classic | Il prezzo della nostalgia

La nostalgia è un’arma formidabile. I ricordi, quando sono belli, ci portano a uniformare attorno a una sensazione positiva l’intera memoria di un evento passato. Film, libri e giochi di un tempo passano dall’essere soggetti al filtro della critica, al diventare veri e propri simboli di uno stato d’animo. Il tempo, però, a volte non è benevolo con i ricordi e rievocare in maniera troppo fedele il passato rischia di compromettere non solo la valutazione che si ha di esso, ma anche la memoria della sua esperienza. Insomma, remastered, remake e reboot, per tornare al mondo dei videogiochi, sono strumenti eccezionali per cavalcare quest’emotività (e le vendite lo confermano), ma talvolta un lavoro non svolto alla perfezione trasforma la loro natura classica, facendola percepire come vecchia.

Operazioni come Nintendo Classic Mini NES, o SNES, sono state le apripista di un fenomeno che ha trasportato questo concetto dal mondo del software a quello dell’hardware. Console mignon con una lista di giochi preinstallati, nessuna possibilità di aggiornamento, e velleità collezionistiche, più che di utilizzo vero e proprio, sono la chiave di un successo che sembra lungi dall’arrestarsi e che ci ha condotto oggi a parlare di Sony e della sua PlayStation Classic.
Un prodotto che, per i motivi sopra citati, è sempre in bilico tra classico e vecchio, ma che in qualche modo per natura, parla con la lingua della nostalgia dritto al cuore di chi quelle consola le ha avute, le ha consumate e ad oggi ne mantiene un vivido ricordo.

Le criticità più grosse in questo caso derivano dall’essenza stessa della mini console. La prima PlayStation è stata la rappresentante più autorevole della prima maniera di fare giochi in 3D, che è stata vissuta in maniera tanto entusiasmante quanto importante è stato l’invecchiamento che ha subito nella maggioranza dei casi. A ciò dobbiamo aggiungere che con la scelta di includere 20 giochi, vista l’immensità dell’intera lineup PlayStation, si correva l’altissimo rischio di escludere fin da subito tanti capolavori che magari hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza dell’uno piuttosto che dell’altro, facendo partire la console con un inevitabile handicap.

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Con queste considerazioni ampiamente comprese e assimilate dall’annuncio alla prova abbiamo finalmente utilizzato PlayStation Classic e questa è la nostra esperienza.

Unboxing e contenuto della confezione

La confezione in cartone protegge ampiamente la mini console, che è la prima cosa che vedremo una volta aperte le due protezioni esterne. Fin da subito si dimostra piccolissima, rispetto alla console originale, oltre che rispetto alle previsioni. Estraendo PlayStation Classic dall’involucro ci siamo messi alla ricerca di istruzioni e altri pezzi.

Al di sotto del primo supporto di cartone troviamo gli elementi rimanenti:

  • 2x controller replica PSOne, cavo 1,5mt e connettore USB
  • Cavo HDMI 2mt
  • Cavo USB-microUSB 1,5mt

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I controller sono esattamente in scala 1:1 rispetto agli originali e come anticipato sono nella versione senza analogici. Il fatto che siano due consente fin da subito di accedere ai giochi multigiocatore, ma ovviamente questo va anche a ridefinire il prezzo che supera quello delle proposte concorrenti, toccando i €99,99. Il cavo da 1,5mt è giusto sufficiente a un utilizzo da “salottino”, e spesso rimpiangerete l’assenza di un mezzo metro in più o di una prolunga, ma se ricordate quelli di un tempo erano ancora meno generosi. Il cavo HDMI non ha bisogno di presentazioni, così come per il corto cavo microUSB. Non è presente un trasformatore, che però, vi anticipiamo, è consigliato.

Realizzazione e considerazioni varie 

PlayStation Classic a prima vista appare ben più piccola di quanto ci aspettavamo. E a nostro parere la forma piatta e schiacciata della console originale non si addice tantissimo al formato mignon. Sul mobile TV o sulla libreria dovrete trovare un modo furbo per metterla in vista, altrimenti scompare facilmente di fronte ad altre suppellettili. Pur molto leggera, è costruita con attenzione e dettagliata nelle rifiniture, nonché fedele nella scelta dei colori. Il posizionamento frontale delle USB viene nascosto dalla estremità dei controller, qualora collegati, che hanno la forma stessa del connettore originale, e contribuiscono al fattore “back to 90s”. Il retro è invece caratterizzato dai due ingressi, di alimentazione e video.
Al di sopra ci sono tre tasti, il tasto RESET, il tasto POWER e il tasto OPEN, ognuno ha una funzione precisa nelle meccaniche del sistema operativo, ma per ovvi motivi differenti da quelle originali.

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Funzionamento

Prima di tutto, collegate alimentazione e terminale video. Per l’alimentazione fate affidamento a trasformatori in vostro possesso o powerbank sopra l’ampere. La console richiede ufficialmente 1A di corrente per funzionare. In realtà, collegandola a un’uscita da 1A del PC e a uno simile del televisore, la corrente non è bastata per tenere accesa la console, per cui il suggerimento è quello di affidarvi a sorgenti di carica un po’ più potenti.

Il segnale video in uscita dalla console è di 1280×720. La schermata principale e l’hub di inizio sfruttano i 16:9, mentre una volta entrati in-game il gioco riempie la porzione centrale con il classico rapporto 4:3. E’ evidente una forma piuttosto semplice di upscaling, ma i giochi sono comunque riprodotti nativamente, come giravano su PsOne: non ci sono trucchi di sorta o miglioramenti visivi aggiuntivi. La memory card viene gestita in maniera totalmente virtuale e non avrete di che preoccuparvi, e nei giochi in cui è richiesto il cambio disco, basterà premere il tasto OPEN al momento opportuno, niente di più semplice. C’è una funzionalità aggiuntiva davvero interessante da segnalare, alla pressione del tasto RESET si torna al menù, ma contemporaneamente si salva l’istantanea della partita in quel momento e basta ricliccarla per riprenderla al volo.
Tutte le azioni sono svolte in tempi rapidi e l’interfaccia è talmente chiara da non aver bisogno di ulteriori spiegazioni.
Qua sotto trovate l’immagine con tutte le impostazioni:

 

Offerta Ludica

La versione europea di PlayStation Classic contiene i seguenti giochi e la lista non potrà essere in alcun modo ampliata in futuro. Ve li proponiamo in ordine alfabetico:

  • Battle Arena Toshiden PAL
  • Coolboarders 2 PAL
  • Destruction Derby PAL 
  • Final Fantasy VII NTSC
  • Grand Theft Auto PAL
  • Intelligent Qube NTSC
  • Jumping Flash PAL
  • Metal Gear Solid NTSC
  • Mr Driller NTSC
  • Oddworld Abe’s Oddyssey PAL
  • Revelations: Persona NTSC
  • Rayman NTSC
  • Resident Evil Director’s Cut PAL
  • R4 Ridge Racer NTSC
  • Super Puzzle Fighter Turbo NTSC
  • Syphon Filter NTSC
  • Tekken 3 PAL
  • Tom Clancy’s Rainbow Six PAL
  • Twisted Metal NTSC
  • Wild Arms NTSC

Come anticipato in apertura l’offerta non poteva accontentare tutti, partendo dal presupposto che Sony ha scelto di tenere 20 titoli come numero di riferimento per il pacchetto finale. Considerate le mancanze più o meno imperdonabili, ci sono comunque titoli che hanno fatto la storia della prima PlayStation, più tre/quattro decisamente sostituibili. Sicuramente l’offerta è molto variegata e indicativa di tanti generi, con notevoli rappresentanti per ciascuno di essi. Avremmo comunque apprezzato qualche arrivo inedito di titoli che sono rimasti per anni relegati all’universo US, ma non è stato così. Anche perchè ci sono solo nove titoli in versione PAL, gli altri sono in versione NTSC, per cui la pratica era assolutamente fattibile. Tra l’altro per completezza ricordiamo che i titoli NTSC sono ovviamente in lingua inglese. 

Come tutte le altre mini console però, anche PlayStation Classic è vittima del fatto che molti di questi giochi li conoscerete come le vostre tasche e magari ne avete ancora la versione originale, rendendoli tutto sommato superflui nella bacheca personale. Nel caso in cui invece non aveste avuto l’occasione di giocarli, il fatto che siano presenti in versione vanilla, come ai tempi dell’uscita, li rende non particolarmente vicini a chi si approccia al ritorno alle origini del videogioco 3D che, onestamente non è invecchiato benissimo, pur mantenendo comunque il suo fascino su una buona fetta di giocatori amanti del retrogaming.
Alcuni poi, e come esempio prendiamo Destruction Derby e Ridge Racer 4, mantengono alcuni problemi con la leggibilità dei testi, difficoltosa a causa della scarsa risoluzione dei font.

+ Qualità costruttiva
+ Semplicità di utilizzo e chiarezza dell'interfaccia
+ La prima PlayStation ha un acchiappo nostalgico incredibile
+ Ci sono molti titoli storici...
- La generazione di titoli PSOne non è invecchiata benissimo
- ... che in una lista di venti titoli non possono accontentare tutti
- Non c'è trasformatore per USB e la console non funziona con sorgenti da 1A integrate in TV e PC

Senza girarci attorno e senza troppi giri di parole, la proposta di PlayStation Classic è perfettamente in linea con quella dei suoi simili. Il grande plus del fattore nostalgia, compatibile con la modernità, porta con sè uno scontro con il passato che a tratti ha quel retrogusto di vecchio. Chi ama il formato e ricorda con piacere l’epoca del primo, e un po’ acerbo tecnicamente, videogioco 3D su PlayStation, avrà di che gioire per un prodotto solido e a suo modo ricco come PlayStation Classic. Si emozionerà di fronte alle schermate di caricamento originali e rigiocherà probabilmente per la decima volta il suo titolo preferito e, noi tempo permettendo, non possiamo negare di sentirci tra questi. Chi invece spera sempre che l’esperimento nostalgia sia qualcosa di più per far tornare a giocare nuove e vecchie leve ai titoli di un tempo senza compromessi, dovrà fare i conti con le criticità che oramai ben conosciamo con questa formula. Con il Natale alle porte, però, il pacchetto completo offerto da Sony si addice perfettamente a chiunque voglia regalare un viaggio nostalgico sicuro, ai propri amici e parenti, a patto che €99, che non sono pochi, siano abbordabili con il vostro budget.