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Peaky Blinders: Mastermind | Recensione – Non come la serie TV

La gang criminale del quartiere di Small Heath fa il suo debutto nel mondo dei videogiochi. Thomas Shelby e compagni saranno astuti come nella serie TV omonima?

Per i divoratori di serie TV, Peaky Blinders è un nome che non può non risultare particolarmente familiare a un gran numero di appassionati. Creato da Steven Knight e ambientato a Birmingham dopo la prima guerra mondiale, si tratta infatti di uno show televisivo di gran successo arrivato ormai alla quinta stagione e disponibile in Italia sul catalogo Netflix, con un cast di gran prestigio (tra cui anche Cillian Murphy e Tom Hardy).

Peaky Blinders Mastermind

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
avventura, puzzle-game
Data di uscita:
20 Agosto 2020
Sviluppatore:
FuturLab
Distributore:

La storia principale ha luogo nel 1919. La popolazione della città inglese sta attraversando un momento economico e sociale a dir poco terribile. Nel quartiere di Small Heath, il secondogenito della famiglia Shelby – Thomas, reduce decorato della prima guerra mondiale – diventa ben presto il capo di una gang chiamata (appunto) “Peaky Blinders”, nata dall’usanza di nascondere le lamette nel risvolto dei cappelli, per poterle poi utilizzare come arma in caso di necessità.

Si tratta in ogni caso di una storia vera: i Peaky Blinders furono realmente una gang criminale attiva a Birmingham, nata a seguito delle difficoltà classe operaia britannica nel dopoguerra e composta da ragazzi piuttosto giovani e con il vizio delle rapine, della violenza e – perché no – del gioco d’azzardo. Giacche su misura, gilet, stivali e i caratteristici cappelli piatti con visiera, erano i tratti distintivi di questa banda criminale davvero unica nel suo genere.

Ora, in attesa che le riprese della sesta stagione possano riprendere in tutta sicurezza a seguito dello stop per via dell’emergenza sanitaria mondiale (che ha purtroppo costretto l’interruzione dei lavori di un gran numero di produzioni televisive e cinematografiche), i fan di Thomas & Co. possono mettere le mani sul videogame ufficiale della serie targata BBC, dal titolo Peaky Blinders: Mastermind, prodotto da Curve Digital e sviluppato dal team FuturLab (autori anche del discreto Velocity) e disponibile su PC, PlayStation 4 (versione da noi testata), Xbox One e Nintendo Switch dal 20 agosto 2020.

Lo stile non manca di certo.

Il passato non è un mio problema…

Realizzato in collaborazione con Knight in persona, Mastermind è ambientato in un periodo di poco precedente agli eventi raccontati nella prima stagione dello show, uscita nell’ormai lontano 2013. La location che farà da sfondo alle vicende è ovviamente lo stesso borgo metropolitano situato nella contea delle West Midlands nel dopoguerra visto nella serie omonima, così come i personaggi che andremo a incontrare durante l’avventura altri non sono che la gang dei Peaky al gran completo. Attenzione, però: FuturLab ha scelto la strada del prodotto realizzato solo ed esclusivamente per il fan duri e puri della serie TV, ragion per cui è richiesta (come minimo) un’accurata conoscenza della prima stagione dello show per cogliere le decine di riferimenti e strizzatine d’occhio presenti nel videogioco.

Le prime missioni, utili a farci prendere confidenza con il sistema di controllo, ci illustreranno infatti gli esordi della celebre banda di criminali del quartiere di Small Heath: Tommy, Ada, Arthur, Finn e gli altri membri dei Peaky Blinders saranno presenti ma avranno un aspetto decisamente più giovane rispetto a quanto visto nelle ultime stagioni dello show, sempre alle prese con un gran numero di situazioni realmente problematiche ispirate a quanto visto sul piccolo schermo. Mastermind si pone infatti come un’avventura dinamica, in cui la cooperazione tra personaggi, il concetto di “tempo” e la conseguente risoluzione di un gran numero di puzzle ambientali la farà da padrone per tutta la durata.

 

Le meccaniche di gioco

Ogni membro della famiglia Shelby disporrà di varie abilità, che andranno utilizzate in combinazione tra loro per completare ogni rompicapo, spesso e volentieri basato sul concetto del cosiddetto “istante del soldato” spiegato da Tom Shelby. Il game director James Marsden, in occasione del reveal del gioco, aveva reso noto che il gioco è stato concepito proprio attorno all’idea dello scorrere delle ore, permettendo ai giocatori di pianificare – e coordinare – le azioni in avanti e indietro nel tempo, un concetto che viene sottolineato con fermezza in questo tie-in. Perché, a conti fatti, l’importante non è il passato o il futuro, ma il momento cruciale nel quale avvengono le cose. Ciò si tramuta in una meccanica di gameplay realmente particolare, che è anche il punto di forza di Peaky Blinders: Mastermind: il giocatore è infatti in grado di fare dei piccoli salti temporali per risolvere gli enigmi e consentire quindi agli Shelby di uscire indenni da situazioni tese o particolarmente problematiche.

La visuale a volo d'uccello è sicuramente funzionale al contesto.

Sulla carta, il sistema sembra piuttosto intrigante: ma come si traduce tutto ciò a schermo? Andiamo per gradi: il gioco prende il via nella casa degli Shelby, vero e proprio “campo base” per i traffici illegali e le attività criminose della famiglia del quartiere di Small Heath. La prima missione ha luogo subito dopo il ritorno dei fratelli Shelby dal fronte, in concomitanza con la fine della Prima Guerra Mondiale.

Usando una visuale isometrica saremo chiamati controllare i Peaky Blinders per portare a termine la manciata di missioni di cui sarà composto Mastermind, un puzzle game all’interno del quale ci spetta il compito di controllare le azioni dei vari personaggi sfruttando a dovere le loro caratteristiche peculiari. Tommy sarà in grado di essere molto persuasivo, corrompendo con estrema facilità gli abitanti di Small Heath, mentre sua sorella Ada potrà sfoggiare il suo irresistibile fascino per distrarre le guardie che troverà sul suo cammino. Nel mentre, il giovane Finn – di statura decisamente minuta – potrà usare il suo esile corpo per attraversare aperture o passaggi inaccessibili agli altri componenti della gang.

La possibilità di riavvolgere il tempo in qualsiasi momento è però la caratteristica cardine del titolo FutureLab: nei panni di un personaggio specifico, saremo chiamati a farlo interagire con lo scenario in cerca di indizi e informazioni. Ad un tratto, capiremo che per proseguire avremo necessariamente bisogno che un secondo membro della banda compia delle azioni contemporaneamente a quelle eseguite dal primo personaggio. Per farlo, basterà riavvolgere il tempo e passare al secondo Peaky Blinder, facendogli eseguire l’azione necessaria (che sia aprire una porta, eliminare una guardia e altro ancora). Le azioni che abbiamo compiuto vestendo i panni del primo personaggio si svolgeranno in contemporanea mentre muoviamo il secondo, tanto che nel momento in cui avremo a che fare con tre, quattro o addirittura cinque membri della gang in contemporanea sarà chiaro che l’elemento corale è in assoluto il perno del gameplay di Mastermind.

La coordinazione tra i vari membri della gang sarà fondamentale.

La grafica e altri problemi

Bene così, quindi? Non esattamente. Se in principio la meccanica affascina per la sua complessità, col passare dei livelli l’effetto sorpresa svanirà, lasciando spazio anche a una certa ripetitività di fondo. A ciò va sommata una brevità delle missioni alquanto fastidiosa – considerando anche il numero decisamente esiguo delle stesse – cosa questa che si tradurrà in una longevità generale rivolta verso il basso. Ed è un vero peccato.

Altra nota stonata, il comparto tecnico: pur essendo lontani dallo sconfortante risultato ottenuto da Narcos: Rise Of The Cartels (ovvero il dimenticabile tie-in ispirato alla serie Netflix su Pablo Escobar e soci), dal punto di vista grafico Peaky Blinders: Mastermind tradisce le sue origini da gioco indie, essendo stato realizzato con un budget decisamente limitato e che mostra il fianco, in parte, alle sue umili origini. Texture piuttosto slavate, animazioni a tratti imperfette e più in generale un look che si addice maggiormente a un titolo mobile, non rendono di certo il titolo FutuLab il nuovo Commandos.

Ripercorrere alcuni luoghi iconici visti nella serie TV, come Garrison Tavern, Charlie Strong’s Yard e Shelby Parlour, risolleverà in parte la situazione, così come la presenza di un buon doppiaggio in lingua inglese e della vibrante colonna sonora a cura della rock band Feverist, autori anche della OST della prima stagione di Peaky Blinders.

Se vi sentite un po’ dei Peaky Blinders anche voi, che ne pensate di dare un’occhiata alle sorprendenti t-shirt a tema?

6,7

Peaky Blinders Mastermind

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
Peaky Blinders: Mastermind è un gioco pensato e sviluppato solo ed esclusivamente per i fan irriducibili della serie TV omonima, non guardando in faccia al giocatore casuale incuriosito dalla gang criminale del quartiere di Small Heath. Si tratta infatti di uno strategico che punta gran parte del suo fascino sulle meccaniche legate al tempo e alla coordinazione tra i vari personaggi, citazionista fino all'osso dello show da cui trae ispirazioni. Peccato solo che FuturLab si sia accontentata di dare alla luce un prodotto poco sopra la sufficienza incapace di andare oltre le buone idee di partenza, tradite da una realizzazione generale che evidenzia tutti i limiti di una produzione minore. Inutile dire che i fan di Thomas Shelby e soci non devono pensarci due volte all'acquisto.

Pro

  • L'atmosfera della serie TV è replicata alla perfezione.
  • La meccanica legata al fattore temporale è ottima...

Contro

  • ... se non diventasse ripetitiva in così poco tempo.
  • Tecnicamente tradisce il suo essere un videogioco di nicchia.
6,7