Paranoia: Happiness is Mandatory – Recensione

Il solito GDR nel solito futuro distopico.

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 31 Dicembre 2019 - 11:49

Paranoia: Happiness is Mandatory è un RPG isometrico ambientato in un futuro distopico, dove tutta l’umanità vive sotto la costante sorveglianza di una onnisciente AI chiamata Friend Computer. Spoiler: la CPU non è affatto amichevole. Il titolo, creato in collaborazione da Black Shamrock e Cynade Studio, è la trasposizione digitale del quasi omonimo gioco di ruolo, del quale riprende in modo fedele i temi, l’atmosfera e un sinistro senso dell’umorismo che contrasta con la dittatura 2.0 in cui è piombato il genere umano. C’è solo un problema: la prima edizione del manuale cartaceo è del 1984 e Paranoia: Happiness is Mandatory è fermo alla stessa data.

Nulla di nuovo all’orizzonte

Da qualsiasi punto di vista lo si guardi, il titolo ha infatti un marcato sapore reazionario e quando va bene non inventa nulla, ma quando va male si rivela proprio un insieme di idee confuse e non finite. Pubblicato agli inizi degli anni ‘80, il gioco di ruolo originale era un’opera derivativa essa stessa e ricalcava molte delle situazioni descritte da Nolan e Johnson nel romanzo La Fuga di Logan, dal quale venne poi creata anche una versione cinematografica. Paranoia: Happiness is Mandatory, forse per un eccesso di fedeltà, forse per la mancanza di coraggio, non si discosta in nessun modo dai propri genitori, non semplici fonti di ispirazioni ma dei veri monoliti da ricopiare senza uscire dai bordi.

Paranoia: Happiness is Mandatory – Recensione

Costretta a vivere dentro una cupola tutta ferraglia e ingranaggi, l’umanità abita in un apparente paradiso, un limbo sospeso fatto di felicità artificiali e compiti da eseguire senza porsi alcuna domanda. Mondi differenti ma tematiche simili: da Huxley ad Orwell, passando per Bradbury, il futuro oppressivo che ci attende è già stato sviscerato in numerose forme e Paranoia, soprattutto nella sua nuova incarnazione, aggiunge ben poco. Se non altro, l’universo narrativo è stato rispettato fino in fondo e nei corridoi dell’Alpha Center – la prigione dorata in cui vive il genere umano – rimbomba costante il motto: “La felicità è obbligatoria”.

Troubleshooter amico delle guardie

In questo mondo distopico, il giocatore veste i panni di un Risolutore – Troubleshooter nel gioco, interamente in inglese e senza traduzione in italiano per ora – un clone impiegato in un corpo di polizia sempre attenta a sorvegliare in modo opprimente qualsiasi comportamento deviante. Paranoia non è infatti solo il nome del gioco, ma è anche la sensazione che si prova attraversando la stazione e conversando con le decine di NPC. Non si sa mai di chi ci si può fidare e proprio il costante sospetto è sicuramente la parte migliore dell’opera, un dubbio che attanaglia ogni dialogo e che impreziosisce la componente ruolistica.

Paranoia: Happiness is Mandatory – Recensione

In base alle risposte date e alle azioni compiute, anche noi stessi veniamo giudicati dall’AI e, se ritenuti colpevoli di troppe azioni eversive, il Friend Computer non ci penserà due volte a terminarci, costringendo così ad assumere il ruolo di un nuovo clone. Fra presunte sette, improbabili mutanti o semplici colleghi dalla lingua lunga, il filo rosso che tiene unito ogni istante di gioco è questa sottile linea di diffidenza non superare per non finire sulla lista nera della CPU. Fra gag meno riuscite e un cinismo estremo, Paranoia: Happiness is Mandatory ha una comicità tutta sua – che non sempre funziona, ma almeno è qualcosa che lo differenzia dai suoi simili.

Tutto scorre piatto

Gli spunti interessanti purtroppo finiscono qui. Ora è tutta una lunga sequela di idee appena abbozzate e dejà-vù, a partire dalla stesso tutorial, una serie di spiegoni senz’anima e senza alcun valore diegetico: queste sono le tue abilità, questi sono i punti esperienza, premi “I” per aprire l’inventario o la “C” per accedere alla scheda del personaggio. Tutto è già visto e, ammettiamolo, arrivare sul mercato a così poca distanza da quel capolavoro di Disco Elysium non ha di certo aiutato.

Paranoia: Happiness is Mandatory – Recensione

Paranoia: Happiness is Mandatory non si impegna però molto per rendere più equilibrato il confronto. I dialoghi, a esclusione delle poche battute legate alle abilità o quelle più subdole, si concludono tutte in estenuanti botta e risposta senza possibilità di scelta, con l’unica opzione racchiusa in quel tasto “Continua”.

Anche il sistema di missioni ci mette del suo per rendere ancora meno interessante l’avventura e, in un crescendo di situazioni alquanto fuori dal comune e incontri ravvicinati oltre il terzo, quarto e quinto tipo, ci si ritrova sempre all’interno di loop dallo scarso appeal e slegati fra loro: accetta l’incarico dell’AI, perlustra i meandri dell’Alpha Center in cerca di indizi e di possibili sospettati, elimina i pericoli e infine riporta i risultati al cervellone robotico. Ancora una volta l’unico elemento degno di nota è la burocrazia arbitraria che detta le regole, un delirio ossessivo che porta il Friend Computer a eliminare qualche Risolutore per un sospetto privo di fondamento.

Paranoia: Happiness is Mandatory – Recensione

Il duro lavoro di un Risolutore

Fra una progressione confusa, obiettivi spesso ripetitivi, una caratterizzazione dei personaggi del tutto assente e un’interazione col mondo limitata a pochissimi punti – soprattutto distributori automatici – Paranoia: Happiness is Mandatory potrebbe fin qui essere inserito nei GDR dimenticabili. Quando ci si addentra nelle missioni ed entra in gioco il combat system, il titolo scivola però in una pericolosissima zona rossa. Gli approcci più concilianti lasciano il tempo che trovano e, anche quando ci si affida ai dialoghi, l’incarico viene spesso portato a termine a fucili spianati e qui non si sa davvero da dove iniziare.

I combattimenti avvengono in tempo reale e, nonostante la pausa tattica, la gestione del party – composto di base da quattro Risolutori – è davvero tragica: il pathfinding crea svariati problemi, le coperture sono avvolte in un alone di mistero, dare delle indicazioni precise e da eseguire in ordine è pressoché impossibile e, se non fosse per una buona autogestione dei comprimari, si finirebbe vittima del fuoco nemico in men che non si dica. Oltre alle fasi action, le missioni sono intervallate da momenti di hacking difficili da giustificare, sezioni affidate a una meccanica simile a quella vista in Guitar Hero. Le lettere scendono dall’alto verso il basso e vanno premute con un tempismo al millisecondo, mentre un counter corre veloce verso lo zero. Divertente? No. Frustrante? Molto.

Un futuro che sa di passato

La ciliegina sulla torta è infine un comparto tecnico risalente davvero alla data di pubblicazione del GDR cartaceo. Paranoia: Happiness is Mandatory stupisce, in negativo, ancora prima di iniziare la partita. Andando nelle opzioni grafiche si scopre infatti che le uniche risoluzione supportate sono 1080p e 720p. Avete uno schermo in 2k o 4k? Non lo sfrutterete in nessun modo. Le pochissime impostazioni presenti per i dettagli grafici sono il preambolo della pochezza visiva di Paranoia: Happiness is Mandatory. Non che ci si aspettasse molto, ma qua i modelli poligonali degli NPC sono davvero tutti uguali, le stanze sono spoglie, le animazioni legnose, i ritratti dei personaggi non hanno nulla da dire e molte texture sono in bassa definizione.

+ Fedele alla sua fonte di ispirazione
+ La paranoia si sente e ha i suoi risvolti sul gioco
+ Senso dell'umorismo diciamo peculiare
- Combat system pessimo e infarcito di errori
- Quest banali
- Tecnicamente arretrato
- Dialoghi senza diramazioni

4.5

Di Paranoia: Happiness is Mandatory si salva ben poco. Il GDR di Black Shamrock e Cynade Studio si presenta male sin dalla sua veste grafica e peggiora attraverso una serie di quest di cui ci si scorda in fretta, un combat system difficile da leggere e meccaniche da GDR oramai superate. L’unico elemento a suo favore è il contesto preso in prestito dal gioco di ruolo cartaceo da cui deriva. Non si tratta di nulla di nuovo o di mai visto, ma ha comunque con un suo perché ed è sfruttato in modo sapiente per generare quella costante ansia di esser osservati da tutto e da tutti.




TAG: paranoia happiness is mandatory