Un esperimento hardware ha trasformato uno smartphone Android in una macchina capace di eseguire The Witcher 3: Wild Hunt con impostazioni grafiche molto elevate. L'autore della modifica, noto online come ntsow, non si è limitato a un test sintetico: ha inserito il telefono in una configurazione da scrivania, verificando se la potenza disponibile potesse sostenere anche vere sessioni di gioco.
Il punto di partenza è un Nubia Z70 Ultra, montato all'interno di un case acrilico realizzato su misura. Per contenere le temperature sono stati impiegati due dissipatori per CPU, mentre un power bank completa l'allestimento. Il doppio raffreddamento attivo impedisce al calore di ridurre le prestazioni durante i carichi prolungati, uno dei limiti più evidenti quando un telefono viene spinto come un PC.
Il dispositivo usa lo Snapdragon 8 Elite, un chip octa-core capace di raggiungere 4,32 GHz, affiancato da 24 GB di RAM. Lo stesso esemplare era già stato sottoposto al 3DMark Wild Life Extreme Stress Test, ottenendo una stabilità superiore grazie alla modifica termica. L'obiettivo, però, non era inseguire soltanto un record nei benchmark, bensì sfruttare quella costanza in un ambiente utilizzabile.
Sul versante software, ntsow è riuscito ad avviare Termux e XFCE4 direttamente sul sistema Android. Questa combinazione ha fornito un ambiente Linux dotato di interfaccia grafica, eseguito sul telefono e inserito nella configurazione personalizzata. Il modder ha poi svolto anche sessioni di gioco in ambiente Windows, mettendo alla prova il dispositivo con un carico ben diverso dai test sintetici.
Durante la prova, il gioco ha raggiunto la risoluzione 1080p con il preset grafico Ultra. Il frame rate oscillava tra 20 e 30 fotogrammi al secondo, mentre la GPU Adreno lavorava al 99% di utilizzo. I dati descrivono quindi un carico quasi totale sul comparto grafico e prestazioni variabili, sufficienti comunque a mantenere in esecuzione la versione Windows sul telefono.
La configurazione non si fermava allo schermo integrato. Il telefono è stato collegato a un monitor esterno e ha riconosciuto tastiera e mouse, offrendo un'interfaccia più vicina a quella di un desktop. Case, alimentazione separata e periferiche compongono una postazione compatta, nella quale lo smartphone resta il cuore del sistema e gestisce sia l'ambiente Linux sia le sessioni Windows.
Il software richiede ancora qualche rifinitura, ma la prova ha completato il passaggio dai benchmark a un utilizzo concreto. Il Nubia non ha eseguito soltanto un sistema operativo alternativo: ha gestito un titolo complesso, periferiche da scrivania e un display separato nella stessa configurazione. L'esperimento resta legato a precise modifiche artigianali, soprattutto sul fronte termico, e non alla dotazione standard dello smartphone.