Il settore videoludico globale sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia recente, e i numeri lo confermano senza margini di dubbio.
Il rapporto annuale Salary & Satisfaction Survey di Skillsearch, la nota agenzia di recruiting specializzata nell'industria dei videogiochi, ha raccolto le risposte di 1.000 professionisti provenienti da Regno Unito, Europa, Nord America, area APAC e MENA tra novembre 2025 e febbraio 2026, delineando uno scenario che dovrebbe preoccupare chiunque lavori o voglia lavorare nel gaming.
I dati emergono in un contesto in cui i licenziamenti di massa hanno colpito studi di ogni dimensione, da piccoli team indipendenti fino a colossi come EA, Xbox Game Studios e molti altri che hanno annunciato tagli significativi negli ultimi anni.
Il dato più allarmante riguarda la fuga di talenti: il 44% dei professionisti intervistati ha preso in considerazione l'idea di abbandonare l'industria gaming a causa delle continue ondate di licenziamenti. Nel solo Regno Unito, che rappresenta il 43% del campione totale, la situazione è ancora più critica: il 76% dei professionisti britannici ha dichiarato di star valutando o che valuterà attivamente opportunità lavorative fuori dall'industria nel corso del 2026.
Sul fronte dei licenziamenti diretti, il 22% degli intervistati ha perso il lavoro negli ultimi 12 mesi, mentre un ulteriore 12% aveva già subito un licenziamento in precedenza.
Le cause principali identificate dai rispondenti sono tre: riduzione dei finanziamenti da parte degli investitori, tagli ai budget interni e mancanza di nuovi progetti su cui allocare i team.
Solo il 35% degli intervistati ha dichiarato di essere rimasto completamente immune da questi processi, mentre il 28% lavora in studi che hanno effettuato tagli, pur non essendo stati personalmente coinvolti.
Per chi ha perso il lavoro, il reintegro nel mercato non è affatto semplice. Tra coloro che sono stati licenziati, il 45% ha trovato un nuovo impiego, ma un dato inquietante emerge subito dopo: solo il 27% di loro si sente realmente al sicuro nella nuova posizione.
I tempi di ricollocamento variano sensibilmente: il 21% ha trovato lavoro in meno di un mese, il 33% tra uno e tre mesi, mentre il 19% ha impiegato tra sette e dodici mesi e l'8% ha aspettato oltre un anno.
Sul fronte delle aree più colpite dai licenziamenti, il reparto Art risulta tra i più penalizzati, insieme ai ruoli senior, alle aziende con più di 250 dipendenti e ai veterani con oltre dieci anni di esperienza.
Il Regno Unito si conferma il paese con il maggiore impatto, un dato che stride con le ambizioni del settore UK di posizionarsi come hub creativo europeo di riferimento.
Il tema dell'intelligenza artificiale si intreccia inevitabilmente con questa crisi occupazionale. Quasi la metà dei professionisti si dice preoccupata dall'espansione dell'AI, con i timori principali legati alla sicurezza lavorativa, alla perdita di autenticità creativa e all'utilizzo etico degli strumenti.
Tuttavia, oltre la metà degli intervistati dichiara di aver già adottato tool basati su AI nel proprio workflow quotidiano, riconoscendone i vantaggi in termini di efficienza e produttività per team più piccoli. Solo il 29% delle aziende rappresentate dispone però di policy etiche formali sull'utilizzo dell'AI.
La mobilità geografica rappresenta una variabile sempre più rilevante nelle strategie di carriera dei professionisti gaming: il 53% si dichiara disposto a trasferirsi per un nuovo ruolo se accompagnato da stipendio competitivo e pacchetto di relocation adeguato, ma il 38% ha già rifiutato offerte giudicate insufficienti su questo fronte.
Il costo della vita rimane un freno significativo, specialmente per chi lavora nel Regno Unito o in altri mercati ad alto costo.
Le retribuzioni nel mercato UK mostrano una forbice molto ampia: i ruoli C-suite raggiungono una media di £199.833 annui, i director si attestano su £110.442, mentre le posizioni junior partono da £30.357.
I profili più remunerati a livello direttoriale sono quelli in programming (£130.963) e business operations (£112.495), a testimonianza di come le competenze tecniche e gestionali mantengano il loro valore anche in un mercato sotto pressione.
Dal punto di vista demografico, il settore rimane prevalentemente maschile con il 74% di lavoratori uomini, e la fascia d'età dominante è quella tra i 25 e i 44 anni (39% nella fascia 25-34, 37% nella fascia 35-44). Il 66% è in rapporto di lavoro dipendente permanente, e quasi la metà vanta più di dieci anni di esperienza nell'industria, il che rende ancora più grave il fatto che proprio i veterani figurino tra le categorie più esposte ai tagli.