L'industria globale dei videogiochi sta assistendo a una trasformazione demografica che potrebbe sorprendere molti osservatori: le donne rappresentano quasi la metà di tutti i giocatori nel mondo, con alcuni paesi che mostrano addirittura una predominanza femminile.
Questo dato emerge dal rapporto "2025 Global Power of Play" pubblicato dall'Entertainment Software Association, uno studio che ha coinvolto oltre 24.000 giocatori attivi in 21 nazioni diverse. La ricerca, condotta in collaborazione con associazioni di categoria di sei continenti, offre uno spaccato inedito di come il gaming si stia evolvendo ben oltre i tradizionali stereotipi.
I numeri parlano chiaro e sfidano le convinzioni più radicate sul mondo dei videogiochi. Stanley Pierre-Louis, presidente dell'ESA, rivela che le giocatrici superano numericamente i giocatori maschi in dieci dei ventuno paesi analizzati, mentre altri due mostrano una perfetta parità di genere. Il Brasile guida questa classifica con il 57% di giocatrici contro il 43% di uomini, seguito dal Sudafrica dove la percentuale femminile raggiunge il 58% contro il 41% maschile.
La ricerca, realizzata dalla società AudienceNet, ha coinvolto giocatori settimanali di età superiore ai 16 anni, fornendo un campione rappresentativo che estende significativamente lo studio precedente del 2023, limitato allora a soli dodici paesi. L'ampliamento geografico era necessario, spiega Pierre-Louis, per "raccontare una storia accurata e completa" dei giocatori mondiali, includendo "voci da ogni continente".
Il dispositivo mobile emerge come la piattaforma preferita dal 55% dei giocatori globali, con un interessante pattern di genere che merita attenzione. Mentre il 64% delle donne predilige il gaming mobile, quasi la metà degli uomini utilizza anch'essa questi dispositivi come piattaforma principale, riducendo il divario di genere più di quanto si potrebbe immaginare.
PC, laptop, console e dispositivi portatili si spartiscono equamente il restante 21% delle preferenze, mostrando come l'ecosistema videoludico si sia diversificato ben oltre le tradizionali console da salotto che dominavano il mercato negli anni passati.
Le motivazioni che spingono miliardi di persone a giocare rivelano un quadro complesso che va ben oltre il semplice intrattenimento. Il divertimento rimane il driver principale per il 66% degli intervistati, ma subito dopo troviamo la ricerca di sollievo dallo stress (58%) e la stimolazione mentale (45%), indicatori di come il gaming stia assumendo un ruolo quasi terapeutico nella vita quotidiana.
Ancora più significativi sono i benefici percepiti dai giocatori stessi riguardo allo sviluppo delle competenze personali. La creatività guida la classifica con il 77% dei consensi, seguita dalle capacità di problem solving (76%) e dalle abilità di teamwork e collaborazione (74%). Adattabilità, pensiero critico e comunicazione completano il quadro delle soft skills che i videogiochi contribuiscono a sviluppare secondo chi li pratica regolarmente.
La metà dei giocatori globali riconosce che l'esperienza videoludica ha direttamente rafforzato le proprie competenze professionali ed educative, sia dal punto di vista tecnico che comportamentale. Una percentuale leggermente inferiore ammette che il gaming abbia influenzato le proprie scelte di carriera o il percorso formativo, evidenziando come questa forma di intrattenimento stia diventando un vero e proprio strumento di crescita personale.
L'obiettivo dichiarato è quello di "dissipare alcuni stereotipi obsoleti su chi gioca" e illuminare "gli enormi benefici disponibili per i giocatori".