Dark Souls avrebbe potuto seguire una strada molto diversa e diventare un'esclusiva PlayStation. A raccontare questo scenario è stato Shuhei Yoshida, che durante il keynote della CEDEC 2026 ha ripercorso alcune delle decisioni prese quando lavorava ai vertici della divisione videoludica di Sony.
Il punto di partenza del racconto è Demon's Souls, pubblicato direttamente da Sony in Giappone ma non sostenuto dalla compagnia in Nord America. La distribuzione giapponese iniziale si fermò ad appena 20.000 copie e le aspettative interne erano talmente contenute che il progetto non avrebbe dovuto recuperare neppure i costi di sviluppo.
Yoshida ha ammesso di aver provato personalmente il gioco nel 2008, un anno prima del lancio. Dopo due ore era riuscito a compiere ben pochi progressi, arrivando a definirlo un titolo particolarmente poco amichevole. Il passaparola e le vendite ottenute in Giappone ribaltarono però quella prima impressione, attirando l'attenzione di altri editori.
La pubblicazione nelle altre regioni fu quindi gestita da Atlus e Bandai Namco. Quando divenne evidente che lo studio aveva realizzato qualcosa di speciale, Sony tentò di recuperare il rapporto proponendosi come editore del progetto successivo, quello che sarebbe poi diventato Dark Souls.
L'offerta arrivò però troppo tardi. FromSoftware motivò il proprio rifiuto ricordando la mancanza di sostegno ricevuta per l'opera precedente fuori dal Giappone. La possibilità di trasformare la nuova proprietà intellettuale in un'esclusiva PlayStation svanì così prima che la serie assumesse la forma conosciuta dal pubblico.
A beneficiarne fu Bandai Namco, che pubblicò non soltanto la serie Dark Souls, ma anche Elden Ring e Armored Core. I giochi dello studio poterono così raggiungere più piattaforme e un pubblico molto più ampio, anziché rimanere legati all'ecosistema Sony come sarebbe potuto accadere con un accordo esclusivo.
Yoshida ritiene che la separazione abbia probabilmente prodotto un risultato migliore sia per l'industria sia per i giocatori, pur definendo questa lettura anche un possibile desiderio personale. Sony tornò comunque a collaborare con lo studio per Bloodborne nel 2015, titolo rimasto legato a PlayStation 4 e diventato uno dei capitoli più celebrati della produzione della software house.