Cosa rischia l'ESA per il leak dei dati personali dei giornalisti all'E3 2019

Il portale VGC ha chiesto ad un avvocato, Shaq Kalaka di Morrison Rothman, quali potrebbero essere le conseguenze per l'associazione di settore americana

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a cura di Paolo Sirio

Abbiamo riportato nelle scorse ore del caso del leak dei dati personali dei giornalisti partecipanti all’E3 2019
, che potrebbe avere serie ripercussioni legali per gli organizzatori dell’ESA.

Il portale VGC ha chiesto ad un avvocato, Shaq Kalaka di Morrison Rothman, quali potrebbero essere le conseguenze per l’associazione di settore americana.

Kalaka ha sottolineato che si tratta di “uno dei casi più forti” in materia di data breach degli ultimi anni, aggiungendo che – mentre di solito class action sull’argomento cadono perché è difficile dimostrare le conseguenze di queste brecce – stavolta la situazione potrebbe essere diversa.

“Con l’E3, il fallimento nella salvaguardia di indirizzi di casa prevedibilmente ha comportato minacce di morte per i giornalisti, che hanno dovuto prendere misure per proteggere la loro sicurezza fisica”, e questo costituirebbe una differenza sostanziale.

Ciò non toglie, ribadisce l’avvocato, che “è ancora molto difficile portare avanti questi casi per un numero di ragioni procedurali e vincerli”,  e il fatto che solo duemila persone siano coinvolte fa diminuire ulteriormente le probabilità.

Infine, è vero che ci sono giornalisti europei (e italiani) coinvolti nella vicenda e dunque coperti dalla controversa legge sulla privacy GDPR – che comporta multe fino a 20 milioni di euro o al 4% delle entrate nette – ma l’ESA dovrebbe essere coperta in tal senso.

L’Unione Europea non è stata infatti molto chiara riguardo alle sanzioni previste, o semplicemente al modus operandi, contro un’entità che non abbia, come l’Entertainment Software Association, divisioni nel Vecchio Continente.

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