Il 13 ottobre 2009 arrivava in Nord America Uncharted 2: Il covo dei ladri. Sono passati 17 anni, eppure basta ripensare a quella straordinaria avventura per ricordare perché Nathan Drake sia diventato uno dei volti più rappresentativi della storia PlayStation.
Naughty Dog aveva già dimostrato con il primo Uncharted di avere tra le mani qualcosa di speciale. Con il secondo capitolo, però, lo studio californiano alzò decisamente l'asticella, trasformando una buona avventura d'azione in uno dei punti di riferimento della generazione PS3. La sequenza iniziale del treno, con Nathan ferito che cerca di risalire lungo una carrozza sospesa nel vuoto, rimane ancora oggi un esempio straordinario di come si possa catturare immediatamente l'attenzione del giocatore.
Non servivano ore di spiegazioni o tutorial interminabili: bastavano pochi minuti per capire che ci aspettava qualcosa di enorme. Ma ridurre Uncharted 2 alle sue sequenze spettacolari sarebbe ingiusto. Il gioco funzionava perché dietro le esplosioni, gli inseguimenti e le sparatorie c'erano un ritmo praticamente impeccabile, ambientazioni memorabili e personaggi capaci di dare personalità a ogni situazione.
Nathan Drake, Elena Fisher, Victor Sullivan e Chloe Frazer non erano semplici pedine al servizio dello spettacolo: erano il cuore di un'avventura che riusciva a essere divertente, emozionante e ironica senza prendersi troppo sul serio. E poi c'era quella capacità di passare dall'esplorazione alla tensione, dall'umorismo al dramma, mantenendo sempre il controllo del racconto. Un equilibrio che molti blockbuster contemporanei continuano a inseguire, spesso dimenticando che non basta aumentare il budget per ottenere un risultato memorabile.
Uncharted 2: Il covo dei ladri rappresentava anche una dimostrazione di forza per PlayStation 3, una console che in quegli anni aveva bisogno di produzioni capaci di mostrare concretamente il valore delle sue esclusive. Naughty Dog ci riuscì, costruendo un'esperienza che avrebbe influenzato profondamente il modo di concepire gli action-adventure cinematografici.
Oggi ricordiamo Nathan Drake con inevitabile nostalgia, ma sarebbe riduttivo liquidare tutto come un semplice ricordo dei bei tempi andati. Ci sono giochi che appartengono a una generazione precisa e altri che riescono a lasciare un segno ben oltre i limiti tecnici del proprio hardware. Uncharted 2 è uno di questi. Perché certe avventure non si misurano soltanto in poligoni, risoluzione o fotogrammi al secondo.
Si misurano nelle emozioni che ci hanno lasciato, nei personaggi che abbiamo imparato ad amare e in quei momenti che, anche dopo tanti anni, siamo ancora capaci di ricordare scena per scena. E Nathan Drake, con la sua ironia e la sua irresistibile tendenza a cacciarsi nei guai, merita ancora oggi un posto tra i grandi protagonisti della storia dei videogiochi.