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Niente a Natale, tutto a febbraio: la miopia dell’industria mieterà altre illustri vittime

Ci si aspetta davvero che le cose cambino ripetendo continuamente lo stesso errore?

Non avendo di certo la memoria corta, non possiamo meravigliarci di fronte a reiterate scelte miopi che finiranno ancora una volta per distruggere sul nascere alcune produzioni. Ciò che accadrà il prossimo febbraio non è un episodio raro: nella storia ci sono sempre stati dei mesi in cui si concentrava una quantità importante di uscite, mentre in altri, com’è noto a tutti, ad attenderci c’era semplicemente il nulla cosmico.

Sono i classici mesi in cui solitamente si recupera ciò che si è lasciato indietro, ma le aziende non sono mai troppo contente quando non si spende subito e al massimo del prezzo previsto. Simili squilibri legati alle folli finestre di lancio sono stati pagati a caro prezzo proprio da chi i giochi li faceva, con software house finite a gambe all’aria per motivi non direttamente imputabili alla qualità media del prodotto.

Almeno per una volta vogliamo evitare di tirare in mezzo la pandemia e i conseguenti ritardi nella tabella di marcia, i rinvii e tutti quegli imprevisti che ci possono essere durante fasi di gestazione che si rivelano complesse già in situazioni di relativa quiete e stabilità.

La storia non insegna proprio nulla

Il motivo è quasi sempre e solo uno: la chiusura dell’anno fiscale che coincide con la fine del primo trimestre dell’anno. Ci si affolla dunque nella coda di questo periodo per tentare di far quadrare i conti e di finire sempre in positivo, magari con uno dei pesi massimi che possa far registrare vendite da capogiro e mettere d’accordo alti dirigenti d’azienda, piccoli e grandi investitori. Ma cosa succede quando in un breve lasso di tempo ci sono sin troppi giochi? Non si rischia – per molte delle aziende – di ottenere esattamente l’effetto contrario?

Bandai Namco si aspetta di vendere 4 milioni di copie di Elden Ring già entro il primo mese.

Uno dei casi più eclatanti della storia recente è stato quello che ha visto Rise of the Tomb Raider e Fallout 4 uscire sostanzialmente a ridosso uno dell’altro, con la convinzione che la loro netta diversità potesse evitare danneggiamenti reciproci in termini di vendite. Correva l’anno 2015, era novembre e due titoli di grande richiamo arrivavano sul mercato a distanza di soli tre giorni l’uno dall’altro. Dopo poco tempo, inevitabilmente, emerse il fatto che la nuova avventura di miss Croft stava vendendo meno di quanto Square Enix avesse stimato.

Un dirigente cadde letteralmente dal pero, spiegando di non capire come fosse possibile che Tomb Raider potesse subire un contraccolpo economico a causa di un gioco così diverso. Sono due generi differenti, non possono contrastarsi – spiegava. In termini assoluti questo è senz’altro vero, ma non prendere in considerazione tutto ciò che ruota attorno all’industria significa semplicemente essere distaccati dalla realtà del mercato, un po’ come certa politica che pontifica dai palazzi e non ha la minima idea di come si viva davvero nelle periferie.

Titanfall 2 ebbe inevitabilmente la peggio pur essendo un ottimo gioco.

Ecco, non sapere che il potere d’acquisto medio del popolo rimane identico anche all’uscita di più giochi vuol dire sopravvalutare il videogioco stesso, che rimane e rimarrà sempre un bene di lusso – o quantomeno accessorio rispetto a quelli primari. Se una famiglia può permettersi di spendere sessanta euro (o ottanta, come sappiamo) per un videogioco, non si sognerà mai di spenderne il triplo in un mese, privandosi per giunta di ciò che serve davvero poiché ritiene tutte le opere indispensabili.

Magari le recupererà in un secondo momento, certamente in forte sconto e dunque anche dopo qualche mese dall’uscita, ossia ben oltre la chiusura dell’anno fiscale a cui guardano appunto le aziende. Questo significa sostanzialmente una cosa: i produttori si concentrano principalmente sulla coda corta delle vendite, per poi magari prendersela coi clienti che non hanno supportato abbastanza l’azienda. Il caso di Days Gone (ecco la recensione), il tal senso, è piuttosto emblematico.

La polemica legata a Days Gone testimoniò quanto fosse distorta la percezione del mercato.

Un inizio 2022 da panico

Il vero capolavoro lo fece però EA quando decise di far uscire praticamente insieme Battlefield 1 e Titanfall 2, andando addirittura contro se stessa. Respawn, giustamente, s’imbufalì per una scelta così insensata e autolesionista, che di fatto penalizzò in modo importante un gioco che di qualità ne aveva tanta. In sostanza è la stessa cosa che accadrà a una sequela di giochi tutti in arrivo a febbraio, che verranno fagocitati dai grandi e faranno subire ai lavoratori un durissimo contraccolpo.

In caso di risultati deludenti (e molti ce ne saranno), alcuni studi hanno le spalle abbastanza larghe e possono ancora avere la forza per riprendersi; considerati però gli enormi costi di produzione e marketing che le aziende devono sostenere, talvolta basta anche un solo gioco sbagliato per vedere società costrette a ridimensionarsi o addirittura a chiudere. Constatato tutto ciò, non è poi così difficile fare previsioni e analizzare quali saranno i giochi che verranno letteralmente schiacciati da quelli di più grande richiamo.

Halo Infinite ha sostanzialmente la strada spianata.

Appurato che questo Natale avremo ad allietarci il solo Halo Infinite, pensare a cosa ci attenderà tra febbraio e inizio marzo manderebbe in crisi anche il più ottimista degli analisti. Di seguito, anche per fissare i punti visivamente, vi mostriamo nel dettaglio alcune delle uscite più di rilievo:

  • 4 febbraio – Dying Light 2: Stay Human
  • 8 febbraio – Sifu
  • 15 febbraio – Dynasty Warriors 9 Empires
  • 17 febbraio – Total War: Warhammer III
  • 17 febbraio – The King of Fighters XV
  • 18 febbraio – Horizon: Forbidden West
  • 22 febbraio – Destiny 2: La Regina dei Sussurri
  • 22 febbraio – Monark
  • 24 febbraio – Martha is Dead
  • 25 febbraio – Elden Ring
  • 4 marzo – Gran Turismo 7
  • 4 marzo – Triangle Strategy
Il rinvio di Dying Light 2 a febbraio potrebbe avere tragiche conseguenze, in termini di vendite.

Al di là di giochi che al pubblico di massa sappiamo bene non facciano né caldo e né freddo, e pur considerando che al alcuni tra essi abbiano certamente meno pretese di vendita rispetto ad altri, è innegabile che saremo di fronte a una situazione davvero assai caotica. A colpire (in negativo, s’intende) è la strategia di certe aziende che sono andate volutamente a riposizionarsi proprio in questa finestra di lancio. Non sappiamo se si tratti di manifesta incapacità o se si sentano davvero così sicuri di poter sbaragliare tutti gli altri: in ogni caso sono calcoli sbagliati che aumentano in modo netto la percentuale di rischio e sfavore di un beneficio che avrebbero potuto avere distanziandosi a sufficienza.

Appare subito chiaro che la parte del leone la faranno Horizon: Forbidden West e l’atteso Elden Ring, di cui Bandai Namco si aspetta di vendere quattro milioni già nel primo mese (e dunque entro la chiusura dell’anno fiscale). Sono appunto i calcoli di cui parlavamo prima, quelli utili a far chiudere i conti con la felicità di tutti. Il distributore ha tutte le ragioni per puntare in alto sin da subito, e personalmente credo che la nuova opera di Miyazaki possa essere quella con un maggior volume di vendita globale anche nel lungo periodo.

Bisogna però fare i conti col calendario, perché se in situazioni di normalità questo traguardo sarebbe apparso ragionevole, non risulta invece così scontato se si guarda alla ressa e alla diversificazione dei prodotti in così breve tempo. Se un giocatore medio potrà ad esempio spendere il proprio denaro solo per due giochi, non è affatto detto che questi siano proprio i big a cui si guarda. D’altra parte, prima e soprattutto dopo (guardate il 4 marzo) ci sono altri giochi che potrebbero di fatto rosicchiare le vendite che i produttori si aspettano.

Il nuovo Horizon è tra i giochi più attesi di febbraio e sarà con ogni probabilità tra i più venduti.

In conclusione

Resta praticamente segnato il destino degli altri giochi, medi e piccoli, che si sono andati a infilare letteralmente in un buco nero. Se già opere del genere faticano a emergere o quanto meno a ottenere risultati di alto livello (e non per la loro qualità, sia chiaro), in simili condizioni appaiono già in cattive acque. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo e non è da sottovalutare il comportamento dell’acquirente che può optare per un big affiancato da un gioco più piccolo, magari recuperando il resto quando la quiete arriverà.

Tuttavia fatichiamo a comprendere le ragioni (o per lo meno la logica) che hanno spinto ad anticipare Sifu di qualche giorno pensando che potesse essere una buona strategia, o la volontà di mettere il nostrano Martha is DeadMonark tra due fuochi. Persino Dying Light 2: Stay Human appare in grande pericolo. Se è vero che la moda dei titoli a tema zombie è già da un pezzo fuori tempo massimo, è altrettanto vero che il prezzo pieno a cui giustamente è venduto non spingerà facilmente gli utenti a privarsi di ciò a cui anelano da molto tempo.

Forse si tratta di una previsione assai pessimistica, ma riteniamo che ci siano basi piuttosto solide per affermare che ci sarà un’ecatombe. La regressione economica e la conseguente perdita del potere d’acquisto, assieme a contingenze di cui tutti ormai conoscono l’origine, farà diminuire ulteriormente la possibilità che certi giochi hanno di farcela: non solo ad avere ragionevoli margini di guadagno, ma anche a puntare alla copertura minima dei costi.

Potete pre-ordinare qui la launch Edition di Elden Ring, oppure Horizon: Forbidden West, ma se volete il bene dell’industria vi consigliamo di valutare anche l’acquisto di altri titoli minori in uscita nello stesso periodo.