Days Gone recensione | L’Oregon morente di Bend Studio

Days Gone è l'opera più ambiziosa e importante di Bend Studio. Ve la raccontiamo nella nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 25 Aprile 2019 - 14:01

Days Gone è la più grande prova di forza e maturità di Bend Studio. È la dimostrazione che la software house ha tutta la volontà di essere annoverata tra i più grandi studi di sviluppo della scuderia Sony, senza più rimanere indietro rispetto agli altri. Per riuscire ad elevare il proprio status, Bend Studio ha pensato a un grande open world in linea con le produzioni moderne; ha puntato in alto, senza paure o ritrosie, accettando anche qualche compromesso tecnico che, in fin dei conti, scalfisce appena la solida corazza di un’opera appassionante e con una gran mole di contenuti.

On the Road

Days Gone non si inventa nulla di nuovo e pesca a piene mani da cinema, serie tv e altri videogiochi di genere, dimostrando un’evidente carenza di idee inedite. Ciò nonostante, riesce a creare un amalgama dannatamente ben riuscito, convincente e in grado di coinvolgere per un quantitativo di ore impressionante, che va ben oltre le trentacinque che impiegherete per la storia principale. Days Gone è infatti ricco di sottotrame, un nutrito gruppo di missioni secondarie che indagano le vicende di personaggi ben scritti e di impatto, e numerose attività legate allo sterminio delle orde di infetti e delle bande di predoni disseminate lungo le regioni che compongono l’Oregon decadente immaginato da Bend Studio.

days gone

Days Gone è soprattutto una storia di speranza che non si affievolisce mai, anche quando il mondo non ha più nulla da offrire e si è trasformato in una sconfinata landa di morte, disastri e ricordi perduti. È anche un racconto che narra di un’amicizia inossidabile vicina alla fratellanza, di un amore incondizionato, di un incrollabile forza d’animo. Comincerete dopo due anni dall’inizio della misteriosa pandemia, proprio quando Deacon St. John deciderà di salvare sua moglie Sarah, scegliendo di farla salire su un elicottero e separarsi da lei per restare assieme all’amico ferito. Non saprete se un giorno la rivedrete, né se il vostro atto d’amore si è tramutato in un dramma di proporzioni incalcolabili. La mancanza di certezze sarà un tarlo nella mente di Deacon, che non perderà mai occasione per proseguire la sua ossessiva ricerca, anche a costo di sporcarsi le mani ed entrare in contatto con la NERO, un’organizzazione di emergenza avvolta nel mistero, con presidi abbandonati che vi aiuteranno a ricostruire solo in parte l’origine dell’infezione.

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Deacon St. John è un motociclista scapestrato che viveva ai confini della legalità, un randagio, un anarchico e non di certo uno stinco di santo. Lo capirete durante alcuni passaggi fondamentali della trama, quando riuscirete a tracciare la sua psicologia, il suo modo d’essere, il suo adattamento a un mondo che per lui, allora come oggi, non ha servi né padroni. E sono anche altri i personaggi che bucheranno lo schermo, che conoscerete nel momento in cui vi sposterete tra accampamenti che fungono da zone franche e aree di riorganizzazione. Al loro interno potrete consegnare le taglie come prova delle uccisioni di umani e infetti, per aumentare il livello di fiducia e accedere a potenziamenti per la moto e armi migliori. Qui, potrete anche consegnare selvaggina e piante, rifornirvi di munizioni e cambiare l’estetica del vostro veicolo, il cui serbatoio non sarà mai capiente abbastanza per lasciarvi scorrazzare liberi per più di pochi chilometri.

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I Diari del Randagio

Se la trama regala pochi colpi di scena, tutti piuttosto telefonati e facilmente prevedibili, il sistema di gioco risulta essere un mix di elementi riuscitissimi, benché tutti mutuati da altre produzioni. La struttura è quella di un open world moderno à la Red Dead Redemption 2, ma senza i suoi tempi morti; ci sono i nidi degli infetti da distruggere esattamente come in State of Decay, che è un’evidente fonte d’ispirazione; il sistema di crafting è intuitivo e non è mai invasivo: avviene in tempo reale attraverso un menù a raggiera da cui è possibile costruire bombe, molotov, trappole, attrattori, medicine, rinvigorenti e selezionare le diverse armi. Risulta tuttavia importante scegliere come impiegare le risorse trovate lungo gli scenari, poiché la loro utilità è duplice e nel momento del bisogno potreste ritrovarvi senza medikit o senza sufficiente potenza di fuoco per avere la meglio. L’esempio più lampante è durante le orde, che sono persistenti e richiedono un discreto impegno. L’estinzione degli infetti è una pratica facoltativa, ma è anche la più divertente e avvincente di Days Gone, che fa il paio con le sezioni di scoperta degli accampamenti nemici, da sgominare per avere dei nuovi punti di appoggio da cui ripartire. Portare a compimento i compiti fornisce punti abilità da spendere nell’apposito menù, suddiviso in tre categorie che migliorano le capacità di Deacon.

Sia le missioni legate alle storie, sia le missioni secondarie hanno un buon livello di scrittura, e non capiterà mai di avere a che fare con le classiche fetch quest che risultano essere dei blandi riempitivi. Potreste anche sfondare il tetto delle sessanta ore senza nemmeno rendervene conto, perché Days Gone ha l’ammirevole capacità di risucchiarvi nel suo mondo post-pandemico con un’efficacia incredibile, spingendovi a svelare tutte le sottotrame e disinfestare il mondo da una minaccia che sembra inizialmente inestirpabile.
L’alternanza tra azione pura e momenti stealth trova un equilibrio pressoché perfetto, lasciando una grande libertà di approccio a seconda dello stile di gioco adottato: più calmo, attento e compassato oppure estremamente aggressivo. In quest’ultimo caso, però, è necessario fare i conti con un numero impressionante di nemici da affrontare, poiché sono tutti sensibili al rumore e agiscono in concerto fino a travolgere in pochi attimi il giocatore.

Days Gone recensione | L’Oregon morente di Bend Studio

La scelta sta davvero a voi e anche le armi a disposizione confermano la volontà di lasciare decidere l’utente: armi da mischia, balestre e uccisioni col silenziatore faranno la fortuna dei più pazienti, mentre tutto il resto è pensato per chi in preda alla furia cieca vuole fare fuori qualunque cosa si muova su schermo.
Seguire la storia di Days Gone, poi, è davvero un piacere: Bend Studio ha fatto un balzo in avanti anche nello storytelling, malgrado sia mancato il coraggio di proporre qualcosa che non risulti essere fortemente derivativo. Eppure non avrete mai l’impressione che la scrittura sia approssimativa, che i personaggi e le loro storie siano sottotono, o che gli argomenti più delicati siano trattati con superficialità. La coesione tra visione artistica del mondo di gioco e narrazione è molto forte e viene marcata con una decisa impronta autoriale, che lascia pochi dubbi sull’impressionante mole di lavoro del team di sviluppo.

Days Gone recensione | L’Oregon morente di Bend Studio

Set the Wold on Fire

Creare un open world vivo, denso e credibile non è mai semplice: può avere delle criticità e si può facilmente incappare in alcune grane non da poco. Sin dall’annuncio di Days Gone, la preoccupazione più grande era legata alla gestione delle orde su PS4 e sull’impatto che avrebbero avuto sul frame rate. Ebbene, su PS4 la situazione non è esattamente delle più idilliache, e non per le orde, che sono in realtà ottimamente gestite. Sulla versione standard della console il frame rate è piuttosto instabile e, soprattutto durante le sezioni di guida, i rallentamenti sono sin troppo evidenti, causando fenomeni di stuttering continui, con qualche blocco di pochi istanti nelle fasi di caricamento di strutture e accampamenti. Due corpose patch hanno arginato solo in parte il problema, ma siamo convinti che dopo il lancio molti problemi diminuiranno drasticamente, perché la solidità di base è evidente e non c’è nulla di davvero drammatico.

A ciò, vanno aggiunti molti bug e glitch che ci hanno accompagnato durante l’avventura, taluni di entità piuttosto importante. Inoltre, l’Unreal Engine ha portato con sé alcune criticità tipiche come il caricamento ritardato degli strati di texture, assieme a dei pop-up improvvisi quando si sopraggiunge anzitempo nelle zone popolate dagli NPC. Sono segnalazioni tecniche doverose, che sottolineano la mancanza di un’approfondita fase di polishing necessaria per un titolo di questa ambizione e portata, che impediscono a Days Gone di sfondare il tetto dell’eccellenza.

A scanso di equivoci, si tratta di un gioco davvero ben realizzato, che testimonia una crescita decisiva per Bend Studio; è un titolo che saprà stupirvi, che vi rapirà dall’inizio alla fine, che vi entrerà nel cuore. Days Gone supera ogni più rosea aspettativa e si prepara – vendite permettendo – a diventare un franchise in piena regola. Il suo seducente mondo in decadenza ha ancora molto da dire, molto da svelare, e una montagna di segreti e rivelazioni che accenderanno all’istante la vostra curiosità. Quello di Bend Studio è davvero un lavoro mastodontico, che lancia di diritto i suoi creatori tra i grandi dell’industria.

+ Open world realistico e credibile, con un ricco endgame e tantissimi contenuti
+ Longevità degna di nota, con missioni primarie e secondarie ben scritte e articolate
+ Ottima varietà, diversi personaggi riusciti e mai banali, nonostante la semplicità del racconto...
- ... Gli sviluppatori non si sono inventati davvero nulla di nuovo
- Frame rate instabile
- Diversi bug e glitch

8.8

Nonostante sia fortemente derivativo e abbia qualche défaillance tecnica, Days Gone è un open world accattivante, convincente e denso di attività. La cura delle storie, delle missioni e dei dettagli è evidente, così come forte è stata la volontà di fare le cose in grande stile, senza risparmiarsi. Non inventa nulla di nuovo, ma ciò che propone è davvero ben riuscito ed è in grado di intrattenervi per un gran quantitativo di ore. Bend Studio ce l’ha fatta: adesso è davvero diventata grande.




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