NBA Live 19, la recensione del titolo cestistico di EA Sports

Recensione
A cura di Mastelli Speed - 25 Settembre 2018 - 8:59

Nella recensione di NBA 2K19 parlavamo del fatto che il titolo Visual Concepts, sebbene eccellente sotto molti punti di vista, sia ormai insidiato da un competitor che, pazientemente, ha saputo rimettere in sesto i cocci di una serie che sembrava destinata all’oblio. Quella serie, senza tante sorprese, è NBA Live, che dopo anni passati nell’ombra assoluta di 2K è tornata ad avere un prodotto con una sua dignità. Per usare un termine caro agli appassionati di NBA, l’opera di rebuilding della saga cestistica di EA Sports sembra aver portato finalmente i suoi frutti nell’edizione dello scorso anno, e mai come ora “trust the process”, ovvero la frase simbolo del testimonial Joel Embiid, sembra calare alla perfezione anche all’intera serie. Vediamo a che punto è, allora, questo percorso di rinascita con NBA Live 19.

Tante cose da fare

Iniziamo parlando delle tante modalità di gioco di NBA Live 19: l’esperienza più veloce riguarda le sessioni di allenamento e quelle in cui è possibile imparare i vari trick. Seguono poi le partite estemporanee di NBA e WNBA, così come i match classificati online. Parlando delle opzioni più sostanziose, ecco la modalità Franchise, che ci consente di prendere il comando di una squadra di NBA e di portarla al successo. Diciamo subito che l’esperienza, in questo ambito, appare ancora piuttosto acerba. Il fatto che non esista una infrastruttura narrativa come quella di NBA 2K19 non è per nulla un male, ma la sensazione è che la profondità raggiunta anche da altri titoli EA Sports, come quelli della serie Madden, non sia stata ancora raggiunta.

L’introduzione di nuove dinamiche di squadra, magari anche della cura dei dettagli economici, potrebbe differenziare maggiormente l’esperienza da quella del competitor targato Visual Concepts. Passiamo poi alla modalità Ultimate Team: anche in questo caso, il discorso è simile a quello fatto per l’opzione Franchise. L’intera offerta appare piuttosto piatta e, almeno in questo specifico caso, legata alle microtransazioni. Non siamo ai livelli di NBA 2K19 ma, in questa specifica modalità, è pur vero che per progredire velocemente è spesso consigliabile spendere denaro; completare le cosiddette Fantasfide, ovvero prove in single player, garantisce infatti l’acquisizione di bonus e giocatori vari, ma è altrettanto giusto dire che il fulcro di una modalità del genere è lo scontro con altri giocatori, e anche in questo campo abbiamo avuto qualche problema. Durante le nostre prove, infatti, Ultimate Team è stata l’unica modalità di gioco dove abbiamo faticato a trovare altri utenti disposti a giocare con noi in multiplayer.

Abbiamo lasciato per ultima la modalità più articolata e convincente, ovvero la The One. È qui che dovremo creare il nostro (o la nostra) alter ego e lanciarci nelle sfide che ci porteranno a dominare i campi da basket di tutto il mondo. In maniera originale, la modalità The One non si concentra solo sulla possibile carriera NBA del nostro giocatore, che pure passerà dalla trafila del Draft, ma anche su esperienze in altri tipi di competizioni. Molto brevemente, dunque, con la modalità Court Battles potremo creare un nostro campo e andare all’assalto degli altri parquet dei giocatori online. Con la Live Run, invece, entreremo a far parte di un team composto da altri due o quattro utenti e sfideremo le squadre degli altri giocatori. Le modalità Live Events e Streets World Tour, infine, ci vedranno protagonisti di eventi nei campi di tutto il mondo, da Parigi fino a Toronto.

L’NBA può aspettare

Possiamo dire con una certa tranquillità che le modalità in cui NBA Live 19 brilla non sono quelle legate alla NBA vera e propria, ma quelle da affrontare in giro per il mondo con il proprio avatar virtuale nella modalità The One. Le sfide di Court Battles, ad esempio, risultano molto gradevoli perché ogni partita sarà basata su regole differenti; in alcune, ad esempio, le schiacciate daranno più punti dei tiri da tre, mentre in altre sarà necessario arrivare al canestro in meno secondi possibile. Le possibilità di personalizzazione dei campi da gioco, inoltre, sono numerose, per cui ogni partita si svolge in campi sempre diversi.

Le Live Run, invece, danno modo di giocare con altri utenti anche se, come vedremo meglio in seguito, le performance online del gioco non ci hanno sempre convinto. Il sistema di progressione del nostro personaggio è piuttosto articolato e si basa sul concetto di Hype, diviso in Hype di Campo, Hype Live Run e Hype Carriera. Si tratta, in sostanza, del medesimo meccanismo di progressione del proprio atleta replicato in ogni modalità.

Riuscire a piazzare giocate decisive durante le partite di queste tre opzioni di gioco, infatti, permetterà da un lato di aumentare la propria reputazione in ognuna delle discipline coinvolte, ma anche di far “livellare” le abilità generali del nostro cestita. A tutto ciò si affiancano i Tratti, ovvero specifiche abilità che danno al nostro giocatore determinati vantaggi in alcune situazioni di gioco (maggiore efficacia dei tiri uscendo dal blocco, passaggi più precisi e così via). I tratti sono potenziabili e posizionabili in veri e propri set, intercambiabili da partita a partita.

Va ribadito che l’unico modo per far migliorare il proprio cestista è quello di giocare il più possibile, senza possibilità di barare con le microtransazioni come in NBA 2K19. Allo stesso modo, le personalizzazioni estetiche sono ottenibili con la valuta del titolo, ottenibile giocando, così come con le loot box. Queste, a loro volta acquistabili o sbloccabili quando si raggiunge un nuovo livello di hype, includono una varietà di elementi, da nuovi capi di vestiario a giocatori da inserire nella propria lineup nella modalità Court Battles.

Un gioco dantoniano

Una volta scesi in campo, NBA Live 19 si conferma un titolo veloce, accessibile, quasi dantoniano, se vogliamo usare un termine cestistico. Molte volte, sia giocando online che contro la IA, ci è sembrato che la tattica migliore da utilizzare fosse proprio quella degli Houston Rockets guidati da Mike D’Antoni, ovvero puntare alla penetrazione a canestro o ai tiri da tre. Il gioco dalla media distanza, un po’ come avviene nella realtà, sembra essere un po’ sacrificato. L’azione di tiro è delegata alla ormai classica presenza di un indicatore che va fermato al momento opportuno; c’è da dire che anche il rilascio perfetto non garantisce sempre un canestro, visto che bisognerà tenere conto anche degli attributi del giocatore che si sta utilizzando. Non abbiamo notato grandi differenze, poi, tra il basket femminile e quello maschile: probabilmente, la scelta è dettata anche dal fatto che nelle varie modalità online è possibile giocare con squadre miste. Alcune giocatrici, in effetti, ci sono sembrate spesso impossibili da fermare: più che la nota Elena Delle Donne, ci ha impressionata la guardia Diana Taurasi, specie quando guidata dalla IA.

Le partite, tornando alle impressioni sul gameplay, sono quindi molto veloci e spesso godibili, e tutto ciò ci fa tornare al concetto espresso in precedenza: NBA Live 19 sembra dare il meglio di sé in partite rapide, da pochi minuti, proprio come quelle delle opzioni online nella modalità The One. Se, infatti, si va a indagare a fondo nelle dinamiche di gioco delle partite di NBA, si possono vedere ancora evidenti imperfezioni. I passaggi, specie quelli in lob e soprattutto quelli schiacciati a terra, seguono a volta traiettorie un po’ creative prima di arrivare nelle mani del ricevitore; i movimenti in post sono ancora troppo legnosi, specie se si vuole provare una pump fake ma anche un tiro in sospensione con leggero movimento laterale (movimento tipico del gioco mid-range, che come dicevamo prima pare un po’ sacrificato). Rispetto a NBA 2K19, inoltre, abbiamo notato che la tendenza dei giocatori a rimanere fermi nelle proprie posizioni è più accentuata.

Per ultimo, qualche considerazione sull’esperienza online: abbiamo notato un fastidioso input lag nell’indicatore di tiro durante le nostre partite. Il problema, che si presenta in maniera più fastidiosa che in NBA 2K19, ci ha portato a sbagliare diversi tiri anche con specialisti come Klay Thompson; i nostri avversari, invece, non sembravano esserne affetti, tanto è vero che nella maggior parte delle partite giocate abbiamo assistito a un diluvio di triple da lunga distanza quasi sempre andate a segno.

Un veterano con una carriera di un anno

L’analisi del comparto tecnico di NBA Live 19 si apre con una riflessione che esprimiamo con un po’ di rammarico: il titolo EA Sports, infatti, può contare sulla fortissima licenza della grafica in-game originale ESPN, che però non viene accompagnata da un contorno all’altezza. Sentire la tipica musica di apertura dell’emittente americana a inizio partita regala sempre forti sensazioni, che però vengono affievolite da una telecronaca in inglese che non è per nulla all’altezza. Al posto di Jeff Van Gundy e Mike Breen, storici commentatori delle partite ESPN insieme a Mark Jackson, sono stati scelti Ed Cohen e Jay Williams.

La telecronaca manca di fluidità, si ripete dopo poco ed essendo troppo generica propone errori spesso evidenti. Durante una partita abbiamo sentito un commento a un canestro di Embiid in cui si diceva che per un giocatore della sua esperienza era normale prodursi in quel tipo di giocata; peccato che Embiid abbia solo una stagione piena di NBA alle sue spalle, e non possa certo definirsi un veterano. In generale, il mood dato all’intero gioco è molto social: durante le varie partite della modalità The One, infatti, si potranno vedere all’opera youtuber noti al pubblico americano parlare delle nostre performance, così come alcuni cronisti ESPN.

Anche questa, tutto sommato, appare una precisa scelta di posizionamento rispetto a NBA 2K19. Capitolo animazioni: nonostante l’implementazione del Real Player Motion abbia portato con sé numerosi movimenti aggiuntivi, rimangono alcune criticità in questo ambito, con alcuni movimenti ancora troppo legnosi, soprattutto in post. La grafica, complessivamente, è più che buona, sebbene la corporatura di alcuni giocatori sia errata: Jokic, dei Denver Nuggets, ci è apparso ad esempio un po’ troppo snello, mentre in certi casi le dimensioni di testa e corpo sembrano leggermente sproporzionate. In alcune occasioni, inoltre, si fa fatica a riconoscere al primo colpo gli atleti in campo, cosa che in NBA 2K19 non avviene quasi mai.

- Le nuove modalità di gioco online e offline divertono
- Sistema di progressione del proprio atleta ben realizzato
- Gameplay ideale per partite veloci, intuitivo e rapido…
- …ma ancora con spigolosità e imprecisioni
- Le modalità Franchise e Ultimate Team appaiono ancora acerbe
- Sul fronte tecnico e della presentazione è ancora indietro a NBA 2K

7.5

NBA Live 19 è l’ultimo esponente di una serie che sta assumendo un’identità precisa e, probabilmente, funzionale al ruolo di competitor di NBA 2K. Invece di proporre opzioni speculari al gioco Visual Concepts, EA Sports ha scelto di puntare su tante piccole modalità online e offline che spesso si fanno preferire non solo alle partite NBA della sezione The One, ma anche alle opzioni Franchigia e Ultimate Team. È proprio nelle esperienze di gioco rapidi e brevi che il gameplay veloce e semplice si esalta, nascondendo quei difetti che invece sono ancora marcati nelle partite classiche. Insomma, sembra giusto avere fiducia nel processo di ricostruzione della saga, anche se NBA 2K rimane ancora con un paio possessi di vantaggio.




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