My Friend Pedro: Blood Bullets Bananas | Recensione

Se qualcuno vi chiedesse perché ascoltate così diligentemente una banana. L'unica risposta giusta è: "perchè no"!

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 20 Giugno 2019 - 16:00

Durante la nostra prova di My Friend Pedro (lo chiameremo così, in versione abbreviata per comodità) nel corso della gamescom 2018, lo sviluppatore (l’unico membro di Deadtoast Entertainment) prima di iniziare la prova ci ha descritto il titolo in questo modo: “My Friend Pedro è un gioco dove quando ti farai una domanda, la risposta è ‘perché no?’”. Effettivamente, già l’incipit del titolo distribuito da Devolver Digital non può che far suscitare un paio di domande.

Storditi, rinchiusi in uno sgabuzzino, una banana fluttuante di nome Pedro ci sveglia dicendoci che dobbiamo uscire di lì lasciando una scia di cadaveri, perché chiunque là fuori ci vuole morti. Nonsense? Nonsense eccome, e per tutto il resto del gioco la trama non sarà mai così importante in My Friend Pedro. Questo non significa che non ci sia, perché verso il finale (che a difficoltà normale impiegherete circa 7 ore a raggiungere) si inizia a capire qualcosa del senso di tutto ciò, ma è una soluzione talmente improbabile e delirante che risulta quasi superflua.

My Friend Pedro in compenso sfoggia un gran gameplay, che prende nota di Hotline Miami, pur in tutt’altra chiave di lettura, ed introduce due dinamiche fondamentali che lo rendono unico: lo slow motion, e la possibilità di sparare con due armi in due direzioni diverse.

Se la vita ti offre banane, facci una sparatoria

Una volta risolto l’incipit narrativo, My Friend Pedro ci butta direttamente nel gameplay senza troppi preamboli. L’idea è quella di un twin stick shooter in 2D con visuale dal fianco, con i nemici che arrivano in gran quantità (ma in posizioni fisse, perfetto per gli speedrunner) e che vanno massacrati nel modo più stiloso ed acrobatico possibile.

Infatti, giocando My Friend Pedro in modalità normale non farete una fatica estrema a completare il gioco, ma per ottenere dei punteggi anche sotto il decente ci vorrà tanto impegno. Ogni stage propone sezioni di vari tipi con nemici e sfide abbastanza diversi. Avversari nascosti dietro ad un ostacolo, oppure in quantità esorbitanti, o ancora posizionati strategicamente per costringervi a scegliere chi colpire per primo per evitare troppi danni.

Il nostro psicolabile assassino ha a disposizione varie armi (oltre alla possibilità di tirare un calcio ben assestato), alcune delle quali doppie come le pistole e gli uzi che, come accennato poco sopra, si possono direzionare per colpire due bersagli contemporaneamente. Quello che può sembrare un vezzo diventa una vera e propria necessità quando il level design ci si mette di mezzo, proponendo nemici ai lati opposti, oppure interruttori da attivare o superfici adibite a far rimbalzare i colpi per uccidere mercenari altrimenti irraggiungibili. Sebbene non ci sia una vera e propria estrema libertà di approccio, perché gli avversari sono posizionati in maniera fissa ed i livelli non sono procedurali (fortunatamente), ci sono modi migliori e peggiori di fare strage di cadaveri.

In questo aiuta lo slow motion e la possibilità di schivare i proiettili. Nel primo caso in maniera del tutto classica il tempo rallenta, nella misura in cui il personaggio è leggermente più veloce del contesto che lo circonda, un’idea che viene sfruttata anche negli sparuti puzzle ambientali durante le sequenze puramente platform che My Friend Pedro ha in serbo. Sequenze che a volte sono molto semplici, a volte incredibilmente ispirate, ma che in generale sono un ottimo modo per variare l’azione di gioco, tirare un po’ il fiato, ed in generale scongiurare il pericolo noia della ripetitività. Nel secondo caso con la pressione del dorsale sinistro si inizia a piroettare, a terra ed in aria, schivando ogni tipo di piombo che ci viene vomitato addosso. Si può anche sparare nel frattempo, ma la precisione è prossima allo zero e si riesce a colpire un bersaglio solo standogli molto vicino.

When life goes bananas

C’è quindi una certa libertà di approccio, ma la soluzione più cinica è quella che fa guadagnare meno punti solitamente, mentre sfruttando i salti a parete, le uccisioni in più direzioni, lo slow motion e gli ambienti (tra le varie cose si possono lanciare padelle in aria, o sfruttare oggetti di metallo per far rimbalzare i colpi), si alza il punteggio considerevolmente ma si rischia di venire crivellati di colpi per eccesso di fantasia. È tutto qui il fulcro di My Friend Pedro, che in questo è molto simile (oltre che nella colonna sonora fatta di musica elettronica incalzante, sebbene le vette musicali del titolo di Dennaton non si raggiungano mai) alla danza macabra che era necessario mettere in piedi nei livelli più furiosi degli Hotline Miami, dove ogni passo, colpo e movimento andava calcolato al millimetro.

Come detto, con il livello di sfida base si riesce ad arrivare alla fine dell’avventura facilmente (sebbene la parte finale abbia un interessante picco di difficoltà), forse un po’ troppo, mentre per gli appassionati delle vere sfide la modalità difficile e “Bananas” (ovviamente) sono incredibilmente impegnative, e si potrebbe considerare di cominciare proprio da quei livelli di difficoltà. I nemici fanno più danni e sono più reattivi, la schivata non viene suggerita quando si ha poca vita, lo slow motion dura di meno, e tutta una serie di altre caratteristiche che faranno la gioia degli amanti dei Joy-Con (o tastiere e mouse) infranti contro il muro per la rabbia, e delle leaderboard online, che in My Friend Pedro sono divise livello per livello.

Partita dopo partita scoprirete sempre più modi per affrontare i livelli, vi accorgerete di percorsi ed acrobazie che alla prima run non avrete neanche potuto pensare, uno di quei videgiochi che, appena finiti, vi verrà voglia di riprendere subito da capo per scoprire se potete fare una cosa che vi siete appena immaginati, oppure per provare nuove acrobazie, gestire meglio lo slow motion, ed in generale giocare nel vero senso della parola con le possibilità offerte dal gameplay. Se siete orfani di Hotline Miami, potete consolarvi con il vostro nuovo amico Pedro.

+ Trama delirante
+ Gameplay ispirato ad altri esponenti del genere, ma impreziosito con nuove idee
+ Difficoltà ben bilanciata tra tutti i livelli di sfida
- Trama delirante
- Longevità migliorabili
- Tracce musicali a volte un po’ sottotono

7.9

È un peccato che il fattore rigiocabilità di My Friend Pedro risieda solamente nel migliorare i propri punteggi e/o provare delle sfide più impegnative, perché il titolo si lascia giocare con la stessa scioltezza ed adrenalina con cui si potrebbe bere un bicchiere d’acqua su una macchina che viaggia a centoventi all’ora. Certo, per qualche videogiocatore questa sarà una spinta piacevole, ma di fatto siamo di fronte ad un titolo solo un po’ più breve di quanto avremmo sperato (circa 6-7 ore il nostro playthrough). Però, al di là di un comparto narrativo completamente delirante e quasi ininfluente, My Friend Pedro offre un gameplay ottimo ed assuefacente, che si ispira chiaramente ad Hotline Miami e lo personalizza rendendolo clamorosamente unico. Il che, per un videogioco sviluppato da una sola persona, è un traguardo degno di nota.




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