Multe, Facebook e intelligenze artificiali – Le novità tech e social

Sono soprattutto le polemiche a essere al centro della settimana dei mondi tech e social, dalla multa di Facebook in Italia alle risposte chiuse di Twitter

SPAZIO TECH
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 14 Gennaio 2020 - 9:50

Non mancano le polemiche e gli argomenti social spinosi, nell’appuntamento di questa settimana con SpazioTech, la rubrica in cui discutiamo con voi dei temi social e tech più caldi di questi giorni. Messe alle spalle le novità dal CES 2020, di cui vi abbiamo riferito gli highlight nella nostra sezione tech dedicata, sono soprattutto i social network (e le nuove tecnologie, ma non classicamente intese) a far parlare di sé: si parla così di multa a Facebook, della nuova proposta “privata” di Twitter e dell’avvento di iPod, ma non solo.

Vediamo tutti gli argomenti da vicino.

È sempre tempo di storie su Instagram

Apriamo con una notizia leggera: in settimana, infatti, vi abbiamo riferito l’annuncio di nuovi effetti Boomerang per le vostre storie su Instagram. In attesa che diventino disponibili per tutti, questi effetti vi consentiranno, tra le altre cose, di ricreare in post-produzione l’effetto slow-motion, di applicare una speciale tracciatura visiva ai soggetti in movimento nel vostro video e anche di riavvolgerne i contenuti.

instagram down logo

L’intento, appare chiaro, è quello di mettere sempre più mezzi nelle mani degli utenti del social network, in maniera tale che sia solo la creatività a limitare le Storie che potreste voler condividere con i vostri amici virtuali (e non).

iPod e la filosofia del detto-fatto

Vi ricorderete tutti di Apple iPod, il primo lettore multimediale della casa di Cupertino che, dopo il suo esordio nel 2001, è diventato vero e proprio sinonimo della sua intera categoria. Ebbene, il successo di questo prodotto è la dimostrazione che fidarsi delle buone idee, senza stare troppo a crogiolarsi su come portarle avanti, potrebbe essere la scelta migliore. Perché lo sosteniamo? Perché Patrick Collison, ex SVP di casa Apple, ha rivelato che dall’idea dell’iPod alla sua commercializzazione non è passato nemmeno un anno.

In particolare, Collison rivela di aver incontrato per la prima volta Apple la terza settimana di gennaio 2001. A marzo ha avuto un pitch di presentazione con Steve Jobs, finendo con l’essere assunto full-time nella seconda settimana di Aprile. Di lì in poi, lo sviluppo è andato avanti spedito: la seconda settimana di maggio, il team ha cominciato a estendersi e, a fine ottobre, c’è stato infine il lancio ufficiale del lettore multimediale.

apple ipod

Si tratta senza ombra di dubbio di un cammino peculiare, se pensiamo quanto tempo ha richiesto – rispetto a quanto è fruttato alla compagnia, dopo il lancio del prodotto sul mercato.

Ma ‘ndo vai se l’IA non ce l’hai?

Se doveste provare a contare quante opere distopiche hanno immaginato un futuro fantascientifico in cui le intelligenze artificiali sconvolgono la convivenza tra umani e macchine, probabilmente le dita che avete in corpo non vi basterebbero. Ecco perché la notizia che Warner Bros. abbia deciso di affidarsi a un sistema mosso da IA, per snellire il processo di approvazione e produzione di pellicole da far arrivare al cinema, ha un ché di curioso.

In sintesi, la notizia è che WB si servirà del sistema Cinelyct per fare in modo che il software calcoli alcune statistiche fondamentali per decidere se portare avanti o no una possibile idea – considerando quanto bisognerebbe investire per farlo. Si tratta di operazioni di project management, spiega Warner Bros., con l’IA che non potrà prendere decisioni di per sé, ma potrà calcolare «in secondi» dati che prima richiedevano giorni agli umani. Si potranno così avere rapidamente dati numeri sicuri su cui basarsi per prendere le proprie decisioni con maggior cognizione di causa, senza che l’IA sia colei che dice apertamente sì o no all’idea di un film.

Multe, Facebook e intelligenze artificiali – Le novità tech e social

Certo, la cosa suona abbastanza fredda: sarà anche vero che non è la macchina a dare risposta a chi ha proposto un’idea, ma è altrettanto vero che basare la realizzabilità di possibili idee creative sulla purezza e freddezza dei soli numeri suona decisamente poco… romantico? Il che è effettivamente calzante, perché è legittimo aspettarsi che, ad alti livelli di budget e investimento, rimanga ben poco di romantico con cui avere a che fare. Anche gli autori di Cinelytic, comunque, confermano: «ora come ora, un’IA non può prendere nessuna decisione. Per quelle, si ha ancora bisogno della pancia e dell’esperienza delle persone.»

Cinguettii un po’ più privati su Twitter

Un’altra notizia molto chiacchierata in questi giorni è quella che vede il social network Twitter pronto a introdurre nuovi filtri per i propri post. Se, attualmente, potete decidere di mostrare i vostri tweet a tutti o solamente a chi vi segue, in futuro potrete decidere chi avrà la possibilità di rispondere ai vostri singoli tweet.

Potrete così scegliere se lasciare la discussione aperta a tutti, se limitarla solo a chi vi segue, se coinvolgere solo le persone che avete eventualmente taggato o se, al contrario, chiudere del tutto la possibilità dei commenti. Il che, come immaginerete, è proprio ciò che ha creato maggiori polemiche.

twitter smartphone

Se, da un lato, questa misura potrebbe evitare flame indesiderati, considerando che i maleducati possono essere sempre dietro l’angolo, dall’altro è anche vero che le fake news potrebbero così diffondersi senza contraddittorio, se il loro fautore semplicemente decidesse di tenere chiusi i commenti.

A questo rischio, che terrà d’occhio, Twitter ha replicato che sarà sempre possibile fare un quote per smentire il tweet che viene citato, ma va da sé che rispondere sotto il tweet di una persona con tanti follower per fare notare un’inesattezza non ha il medesimo impatto del commentare la cosa sul proprio profilo – condiviso con i vostri follower, e non con quelli della persona che state citando.

Vedremo comunque quando queste feature saranno integrate e quale sarà la reazione della community.

Facebook e la causa in Italia sul caso privacy

Nei giorni scorsi, i quotidiani italiani hanno parlato anche della questione della privacy di Facebook, con il social network di Facebook Inc. finito nelle aule di tribunale proprio per la diffusione a terzi dei dati carpiti agli utenti. Il social, in particolare, era stato accusato di non essere stato chiaro con gli utenti in sede di iscrizione, e di aver poi diffuso in modo non autorizzato e non precedentemente chiarito i loro dati. Per entrambe le accuse, veniva chiesto un ammontare di 5 milioni di euro (l’una).

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Se, in prima sede, l’accusa aveva così chiesto 10 milioni di euro verso l’Antitrust, il ricorso al Tar del Lazio ha invece dimezzato la sanzione. Così, le opinioni si sono divise tra chi ritiene che, perlomeno, la multa si traduca nel riconoscimento di un’avvenuta violazione e chi, invece, ha interpretato questa misura come un vero e proprio “cartellino del prezzo” sui dati privati degli utenti, che possono essere presi e commercializzati a terzi, purché si sia disposti a pagare la multa prevista per farlo.

Ci sono sicuramente diverse questioni spinose, tra gli argomenti che abbiamo affrontato questa settimana. Se, da un lato, il problema della gestione della privacy su Facebook è sempre all’ordine del giorno, dall’altro l’idea di Twitter di poter rendere i propri profili un po’ più intimi, magari tenendo lontani i cyber-bulli sempre pronti a battute sgradevoli, potrebbe rivelarsi invece un’arma a doppio taglio, in merito al ruolo di piattaforme per la diffusione di notizie che i social network ormai rivestono.

Il modo in cui comunichiamo non ha insomma subito rivoluzioni, in questo 2020, ma il prossimo futuro potrebbe portare nuove discussioni.




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