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MLB The Show 20, torna il grande baseball – Recensione

Per il “passatempo nazionale” il tempo non passa. E questa è una cosa tendenzialmente buona.

MLB The Show 20 arriva su PlayStation 4 in un momento che definire particolare per gli sport americani è dire poco, per motivi che spesso esulano il solo aspetto agonistico. La NFL deve ancora riprendersi dalla scossa tellurica provocata dal passaggio di Tom Brady ai Tamba Bay Buccaneers. L’NBA, purtroppo, conta diversi contagiati dal Coronavirus, ai quali si è aggiunto negli scorsi giorni quel campione mastodontico che corrisponde al nome di Kevin Durant (anche l’NFL è stata raggiunta dal virus, con la notizia recente del contagio dell’head coach dei New Orleans Saints, Sean Payton).

MLB The Show 20

Piattaforma:
PS4
Genere:
sportivo
Data di uscita:
17 Marzo 2020
Sviluppatore:
SIE San Diego Studio
Distributore:
Sony

E la MLB? Anche nel mondo del baseball, non si è rimasti di certo a guardare. E se l’annullamento dello spring training a causa del COVID-19 è un fatto più che dovuto, lo scandalo che ha coinvolto a vario titolo Houston Astros e Boston Red Sox (dovuto a varie regole infrante) ha contribuito a rendere le acque più torbide.

In tutto questo mare agitato da notizie di certo non piacevoli, il titolo di San Diego Studio si propone come una salvifica ancora di salvezza.

Cosa si può fare con il nuovo MLB The Show 20?

Partiamo subito col dire che, per forza di cose, MLB The Show 20 non è il capitolo della serie dal quale aspettarsi novità epocali. Per gli scossoni più importanti bisognerà aspettare probabilmente l’anno prossimo, con l’arrivo della nuova generazione. Il gioco approderà anche su altre piattaforme, mettendo fine all’era di esclusiva Sony.

Detto questo, quali sono le possibilità offerte quest’anno? Arrivata alla sua quindicesima iterazione, la serie di San Diego Studio si scopre sempre più matura, anche dal punto di vista delle modalità di gioco. È possibile, dunque, creare o partecipare a leghe online personalizzabili e più o meno particolareggiate. Questa opzione è ancora un po’ acerba, e deve per forza di cose maturare nei prossimi anni.

Sorprende in positivo, poi, la presenza delle Minor League (Triple-A e Double-A), con l’annesso corollario di squadre e giocatori reali. La presenza di un numero maggiore di team impatta notevolmente anche su due delle opzioni single-player più note, ovvero Franchise e Road to the Show.

La prima, nello specifico, non offre numerosi cambiamenti degni di nota. Purtroppo non è ancora possibile creare uno stadio ex novo (caso che sta diventando più unico che raro nei titoli dedicati agli sport americani). È stata inserita, invece, la regola del “three-batter minimum” (secondo la quale un lanciatore deve affrontare tre battitori o chiudere l’inning prima di poter essere sostituito). Come di consueto, è possibile delegare alla IA una varietà di opzioni e routine, cosa particolarmente apprezzabile in stagioni molto lunghe come quelle proposte dal baseball.

Le altre modalità di gioco

L’opzione Diamond Dinasty inserisce la sottomodalità Showdown, che lancia al giocatore una serie di sfide da affrontare con una squadra creata su misura. Per il resto, la modalità in questione si conferma una sorta di alter ego del Fifa Ultimate Team della serie Fifa. C’è di buono, però, che a differenza di altri titoli sportivi è possibile raggiungere livelli discreti con un quantitativo sensato di grinding – e volendo anche senza spendere soldi. Le carte ottenute aprendo i vari pacchetti possono essere rivendute per ottenere più Stub (la valuta del gioco), e ammonticchiare nel medio periodo buone cifre.

Road to the Show consente nuovamente di creare il proprio alter ego da portare alla vittoria. In questa edizione si segnalano nuovi elementi di contorno, come ad esempio i perk legati ad alcuni aspetti della personalità del giocatore. Questi elementi possono essere sbloccati scegliendo particolari opzioni durante i vari dialoghi che verranno proposti. È possibile poi farsi degli amici, o se si vuole alleati, così come imbastire vere e proprie battaglie verbali con altri avversari. In generale, anche qui la sostanza non cambia rispetto agli scorsi anni, soprattutto in elementi di contorno come le cutscene.

Ritorna anche la modalità March to October, introdotta lo scorso anno, e ancora piuttosto fresca e avvincente. Invece di competere in tutti i 162 match di una stagione regolare, questa opzione consente di vivere solo determinati momenti di alcune partite, con esperienze sempre diverse. Talvolta si impersona un solo giocatore, altre volte si è chiamati a ribaltare un risultato negativo. Più obiettivi si raggiungono, e più si ottiene momentum. Questo elemento permette di ottenere maggiori vittorie simulate dalla CPU. Anche quest’anno, l’esperienza offerta da questa modalità appare molto snella, veloce e soprattutto varia, per una proposta che sarà probabilmente apprezzata dai meno avvezzi a questo sport.

Perfetto-perfetto è meglio di perfetto

Veniamo all’analisi del gameplay. Anche da questo punto di vista, MLB The Show 20 sceglie la strada della continuità, seguendo il solco tracciato lo scorso anno. Ci riferiamo soprattutto al lavoro svolto sulla difesa, che appare ancora più reattiva e capace di capire cosa sta succedendo sul campo. È stata introdotta una migliore gestione dei movimenti iniziali degli outfielder. Questa dinamica, da un lato, rende più avvicinabili palle velenose e veloci, e dall’altro dà un po’ di pepe a situazioni che negli anni passati erano spesso automatiche.

Le dinamiche difensive beneficiano di alcune delle oltre 700 nuove animazioni aggiunte quest’anno. Animazioni che, in alcuni rari casi, appaiono ancora un po’ slegate tra di loro, ma nonostante ciò molto belle da guardare. Anche i lanciatori hanno fatto tesoro del lavoro fatto sui movimenti, specialmente durante i lanci. Quest’anno, a proposito di pitcher, è possibile pure usare giocatori ibridi, e quindi impiegabili in altre parti del campo.

Le novità proseguono con l’inserimento del parametro “Perfect-Perfect”, legato alle battute. Si tratta di uno strumento di attacco fondamentale, che va a valorizzare maggiormente le skill di veri e propri maestri della specialità, come Aaron Judge degli Yankees o Ronald Acuña Jr. dei Braves (di quest’ultimo, gustatevi gli highlights della stagione passata, tanto per capire di cosa stiamo parlando). Colpire con il giusto tempismo, ora, dà una maggior probabilità di realizzare un home run o recapitare alla difesa una palla avvelenata in terza base. Le novità riguardano anche i pitcher. Grazie a un rinnovamento dell’interfaccia PCI, è possibile capire che tipo di lancio ci si può aspettare, cercando così di avere la meglio sul proprio avversario.

In generale, la sensazione è che sul versante del gameplay il lavoro maggiore sia stato quello di evidenziare ancora di più le caratteristiche di ogni singolo giocatore. Tutto ciò porta a partite un po’ più imprevedibili, e spesso piacevolmente combattute anche ai livelli di difficoltà più bassi.

Altre considerazioni sparse sul gameplay

In MLB The Show 20 vengono riproposte alcune dinamiche già viste e apprezzate negli anni precedenti. È possibile, ad esempio, riprendere i propri salvataggi delle edizioni passate nelle modalità Franchise e Road to the Show, in modo da poter continuare la propria dinastia.

Ancora, il tutorial di gioco consente di approcciare i tanti sistemi di controllo proposti sia in fase difensiva che offensiva. Per quanto ci riguarda, preferiamo ancora le soluzioni maggiormente classiche, soprattutto nella fase di lancio. Per i movimenti tra le basi le opzioni sono le consuete (compresa la possibilità di delegare tutto alla IA, opzione da non scartare se si è alle prime armi). A questo proposito, vale la pena segnalare l’introduzione di nuovi indicatori per le prese delle palle al volo, e segnalatori grafici per i lanci tra interni, esterni e catcher.

Heidi, Mark, Dan e gli altri

Dal punto di vista tecnico, MLB The Show 20 si dimostra ancora una volta un titolo molto solido. Partendo dal comparto audio, vale la pena spendere qualche parola sul commento tecnico. Anche quest’anno San Diego Studio si è affidato alla squadra composta da Dan Plesac, Mark Derosa e Matt Vasgersian, con Heidi Watney a intervenire da bordo campo. In termini generali, il confronto regge con NBA 2K20, che rimane il termine di riferimento per le telecronache di titoli sportivi (pur con qualche segno di cedimento).

È un peccato, però, che la ripetitività tenda a presentarsi molto presto. Capiamo, però, che giocando moltissime partite – con molte situazioni spesso simili tra di loro – il ripetersi delle stesse frasi sia un pericolo evidente. Sono impeccabili i rumori ambientali, specie quelli legati all’impatto tra pallina e mazza. L’atmosfera di attesa nello stadio, con le tre basi occupate, per un lancio che potrebbe dare la vittoria con un home run, è riprodotta in maniera francamente ottima.

Anche dal punto di vista grafico, siamo difronte a una rappresentazione particolarmente valida. Detto delle 700 nuove animazioni, che impreziosiscono un po’ ogni aspetto di gioco, spicca la riproduzione fedele degli atleti più importanti. L’esecuzione generale è sempre molto fluida e con un frame rate che ci è parso piuttosto costante. Forse qualcosa di più si poteva fare sulla rappresentazione di alcune capigliature. La stessa Heidi Watney nella realtà ha una chioma bionda un filo migliore di quella riprodotta nel gioco. Si tratta, in ogni caso, di un dettaglio su cui si può soprassedere, e su cui comunque cadono anche altri titoli sportivi.

La cosa che ci preme sottolineare è il lavoro svolto sulla presentazione, che può fregiarsi di nuovi stacchi di telecamera dal sapore particolarmente televisivo. Questo lavoro di regia consente di apprezzare le differenze tra i vari stadi o la diversa visibilità offerta da ogni impianto quando si è chiamati in battuta. Le inquadrature consentono di vivere appieno l’atmosfera della partita, grazie anche a un pubblico piuttosto partecipe. Vedere le persone fiondarsi verso una palla destinata in tribuna, o esultare dopo una propria vittoria, è sempre un bello spettacolo.

+ L’introduzione delle Minor League è sicuramente gradita
+ Ritocchi intelligenti a diverse modalità di gioco
+ Interventi mirati sul gameplay
– Nel complesso, nessuna novità rivoluzionaria
– Quando potremo creare stadi personalizzati?

8.6

MLB The Show 20 si conferma il solito, grande titolo di baseball. Le aggiunte di quest’anno vanno a toccare diversi aspetti, dalle modalità di gioco alle dinamiche di gameplay, passando per la presentazione televisiva. Si tratta di ritocchi, più che di veri e propri sconvolgimenti, e in fin dei conti era difficile aspettarsi il contrario, visto che ci troviamo alla fine della generazione videoludica e all’inizio di una nuova era per la saga, destinata a un futuro da multipiattaforma.

Il discorso, dunque, pare semplice: se volete assolutamente vivere in prima persona la nuova stagione di baseball, il titolo San Diego Studio è senza dubbio la scelta obbligata. Se l’idea di spendere per un titolo senza dubbio ottimo ma non rivoluzionario vi convince poco, meglio riprovare l’anno prossimo.