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Lone Ruin | Recensione – Discesa agli inferi in salsa neon

Il roguelike di Cuddle Monster Games punta più sulle classifiche che sulla profondità, e questo non è necessariamente un male. Ma alla fine della fiera cosa resta al di là di leaderboard e punteggi?

Avete presente quell’amico/a che concepisce il videogiocare come azione mirata unicamente allo svago e al relax? Di solito si guarda bene dallo spendere energie in titoli che richiedono una spiccata prontezza di riflessi, non ne vuole sapere di investire tempo nel perfezionamento di una manualità adatta all’occasione e mal digerisce l’idea di morire tante, tantissime volte. Beh, io ne ho uno che è esattamente così, e sono certo che odierebbe Lone Ruin.

Lone Ruin

Piattaforma:
PC, SWITCH
Genere:
roguelike
Data di uscita:
12 Gennaio 2023
Sviluppatore:
Cuddle Monster Games
Distributore:
Super Rare Originals

In effetti il nuovo titolo firmato Cuddle Monster Games non è da consigliare a chi ha sempre evitato i roguelike o gli shooter in cui morire non è tanto un’opzione, quanto una conditio sine qua non. Se in Hell is Other Demons, esordio della software house svedese (composta da un solo developer, l’instancabile Hannes Rahm) la formula proposta era quella di un platform shooter 2D, in Lone Ruin le carte in tavola cambiano, seppur senza sconvolgimenti radicali e con una proposta abbastanza limitata.

Com’è giusto che sia, in questo roguelike si soffre, si rischia di perdere la pazienza, ci si trova sopraffatti da piogge di proiettili (magici) nel giro di qualche secondo, ma soprattutto ci si diverte. Se avete già dato un’occhiata a Lone Ruin e la sua estetica al neon vi affascina, se il genere proposto è il vostro pane quotidiano, o se siete semplicemente curiosi, non vi resta che continuare a leggere e scoprire se la discesa nei meandri della rovina solitaria potrebbe fare al caso vostro.

È pericoloso andare da soli

Il menu principale ci presenta subito le due (uniche) modalità disponibili, ovvero standard e sopravvivenza, entrambe affrontabili selezionando un livello di difficoltà a scelta tra facile, medio e difficile; insomma, tutto molto prêt-à-jouer. Si tratta di due modi di intendere il gioco diversi ma non troppo, con il secondo privo di alcune gradevoli sfumature strategiche riscontrabili nella campagna e più adatto a partite mordi e fuggi, in poche parole un’enorme arena in cui sopravvivere il più possibile totalizzando un punteggio da capogiro.

Una volta scelta la prima delle due modalità incontreremo l’unico NPC del gioco, il quale ci pregherà di fare attenzione, avvisandoci di quanto sia «pericoloso andare da soli» (e come dargli torto?), per poi invitarci a scegliere una tra le otto magie disponibili all’inizio di ogni partita (in modalità sopravvivenza ne troverete solo tre), alcune delle quali dotate di un upgrade gratuito che, di run in run, verrà applicato casualmente a un terzo dell’arsenale selezionabile in partenza.

Prima di optare per una magia e tuffarci nell’azione potremo provarle tutte e decidere quale fa al caso nostro. Scegliere una delle schegge si tradurrà in una cadenza di fuoco rapida a scapito della potenza (con un tempo di ricarica abbastanza breve) oppure in una tempesta di colpi che rallenterà i nostri movimenti quando utilizzata, mentre affidarsi a incantesimi più efficaci vorrà dire sottostare a cooldown più lunghi. Per gli amanti del corpo a corpo sono disponibili anche un boomerang e una falce, i quali purtroppo non possono competere con le magie in quanto a efficacia e adattabilità agli scontri.

Altre soluzioni, quali i proiettili o la catena di fulmini, costituiscono un buon compromesso tra danno inflitto, tempo di ricarica e facilità d’uso, e probabilmente sarà a loro che vi affiderete nelle vostre incursioni iniziali. Comunque vada, alla fine di ogni ondata avrete sempre la possibilità di potenziare e ampliare il vostro arsenale scegliendo tra numerosi upgrade che andranno a migliorarne i parametri, e vi consentiranno anche di dotare le magie di nuove funzioni, come l’attacco posteriore, la ricerca automatica dei nemici, e molto altro. Va da sé che la vostra migliore amica sarà sempre una e una soltanto: l’immancabile schivata.

Lone Ruin si fregia di una certa ambizione strategica, inevitabile da tenere in considerazione nel corso di ogni run. Una volta completata una sezione del dungeon, infatti, ci troveremo davanti a un bivio (Hades vi dice niente?), che ci obbligherà a scegliere tra recuperare la salute o migliorare l’arsenale, spendere sudati crediti nel negozio o ottenere una nuova arma, sbloccare utili benedizioni (fino a un massimo di cinque) o tuffarci in uno scontro per accumulare una valanga di monete – e magari qualche moltiplicatore, per aumentare le nostre entrate.

Scegliere la soluzione giusta vorrà dire tenere a mente il quantitativo di cuori rimasti, l’eventuale necessità di potenziare gli incantesimi in nostro possesso o il bisogno di sbloccarne di nuovi (per un massimo di quattro), la somma a nostra disposizione per gli acquisti essenziali e così via.

I bivi, così come le ricompense, si sbloccheranno solo alla fine di ogni piano – obbligandovi a rivedere la vostra strategia in base all’esito dell’ultima battaglia – e sapranno tenervi sul filo del rasoio spingendovi a optare per soluzioni inaspettate. In fondo, gran parte del bello di Lone Ruin sta proprio in questo effetto sorpresa e nella necessità di sapersi adattare a ogni tipo di evenienza.

La protagonista di Lone Ruin non ha nome, e non potrete dargliene uno.

Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate

Ma come si presenta Lone Ruin? A dir la verità piuttosto bene, seppur con qualche pecca. La palette cromatica spazia da neri più o meno profondi a molteplici sfumature di grigio e viola, ed è gradevolmente arricchita da sprazzi di tonalità gialle, rosa e azzurro chiaro (tutte rigorosamente neon), che ben si prestano ad accompagnare esplosioni, magie e attacchi nemici, nonché a ravvivare un’atmosfera tendenzialmente molto scura (forse troppo?), che tale rimane dall’inizio alla fine del titolo.

Se le ambientazioni tenebrose ben si addicono al setting narrativo (poco più che abbozzato), l’impiego del viola come colore dominante rischia di confondere facilmente. I proiettili nemici sono neri e viola, i punti di respawn degli avversari idem, gran parte delle creature è anch’essa dello stesso colore, così come viola è la nube che i mostri lasciano sul campo di battaglia una volta sconfitti. Non sorprendetevi se, soprattutto all’inizio, doveste percepire una certa frustrazione dovuta al non aver identificato il proiettile che vi ha irrimediabilmente ucciso. Nulla di grave, per carità, ma una maggiore differenziazione della palette non avrebbe certo guastato.

Una volta allenato l’occhio, arriverà il momento di allenare le dita. Lone Ruin nasce infatti come twin-stick shooter, ciò vuol dire che con uno stick analogico muoverete la protagonista, e con l’altra il puntatore dell’arma equipaggiata. In linea di massima il roguelike di Cuddle Monster Games richiede una buona dose di precisione e, almeno in versione Nintendo Switch (lo trovate a un ottimo prezzo su Amazon e si presta benissimo a ospitare un titolo del genere), non è possibile modificare la sensibilità della mira. Ciò implica che dovrete abituarvi a usufruire del sistema di puntamento così com’è. Personalmente, lo avrei preferito leggermente meno sensibile date le dimensione ridotte di gran parte dei nemici.

La modalità facile è quella da cui vi consigliamo di partire, almeno per familiarizzare con il ritmo di gioco, le diverse tipologie di avversari e le varie sfumature dell’arsenale disponibile. Optando subito per il livello di difficoltà medio o difficile avrete davvero poco tempo per capire cosa sta succedendo, e in un attimo vi ritroverete sopraffatti dai nemici senza aver familiarizzato con il sistema di controllo, andando incontro a un inevitabile game over.

Le armi disponibili all'inizio sono otto. Potrete provarle tutte, ma sceglierne solo una.

Le impostazioni di default assegnano le quattro magie ai dorsali in senso antiorario (su Nintendo Switch avremo quindi il primo slot assegnato al tasto ZR, il secondo a R, il terzo a L e il quarto a ZL), ma il gioco dà la possibilità di impostare una mappatura dei comandi personalizzata.

Onestamente, anche per il modo in cui l’arsenale è disposto a schermo (da sinistra verso destra), il consiglio che possiamo darvi è quello di scegliere da subito un ordine dei tasti inverso (da ZL a ZR, per intenderci) in modo da seguire più facilmente l’ordine degli slot. Vi tornerà utile per non sbagliarvi nei momenti cruciali.

Piccoli problemi di cuori

In base alla difficoltà scelta, la protagonista inizierà la partita con otto, cinque o trecuori. Ricordatevi che recuperare la vita non è cosa semplice, soprattutto in modalità difficile. Incorrere in run molto fortunate non sarà così frequente, e trovare un bivio con della salute come ricompensa potrebbe capitarvi dopo svariate ondate, a volte troppe per riuscire a sopravvivere.

Lone Ruin offre però una buona varietà di abilità passive, alcune delle quali dedicate proprio alla gestione della salute. Si passa da potenziamenti permanenti grazie ai quali aumentare il quantitativo massimo di punti vita a pozioni che permettono di ottenere preziosi cuori restando immobili durante la battaglia, compito tutt’altro che semplice e decisamente rischioso.

Le cinque benedizioni equipaggiabili possono essere acquistate o riscattate alla fine di uno stage, e costituiscono l’aspetto più interessante della velleità strategica che arricchisce Lone Ruin. Ogni sei livelli giocati si sbloccherà una boss fight, ed essersi dotati di un amuleto per tornare in vita (seppur con un ridotto quantitativo di cuori) a scapito del terzo o quarto miglioramento per le armi si rivelerà una scelta saggia soprattutto a partire dalla seconda ambientazione.

Purtroppo l’avventura giunge al termine dopo soli venti stage e tre boss fight, troppo poco anche per i fan più accaniti di classifiche e punteggi. Se il titolo diverte e intrattiene nelle fasi iniziali, durante le quali sarete impegnati ad adattare la mappatura dei comandi al vostro stile e testare sul campo gli effetti degli incantesimi e delle numerose benedizioni, un certo senso di ripetitività non tarderà a manifestarsi. Per farla breve, è tutto troppo poco.

D’altronde Lone Ruin non è Akane, l’adrenalinico hack ‘n’ slash di Ludic Studios che grazie a un gameplay rifinitissimo, un ritmo serrato e una serie di obiettivi con i quali sbloccare armi e upgrade permanenti può permettersi di proporre una sola arena senza annoiare mai. L’ultima fatica di Cuddle Monster Games non può pretendere di campare di rendita con tre ambientazioni (passi la prima, ma la seconda e la terza sono praticamente identiche) e un survival mode davvero poco incisivo.

Trovarsi a un bivio non è mai cosa semplice, nella vita come in Lone Ruin.

Peccato, perché nel reveal trailer che trovate in apertura era ben visibile una mappa molto più estesa di quella disponibile nella versione finale e anche qualche avversario decisamente interessante in quanto a design e dimensioni, che purtroppo non è sopravvissuto ai tagli improntati in fase di sviluppo. Nonostante le pecche, Lone Ruin diverte, ma lo fa in modo pigro, commettendo il peccato di affidarsi troppo a un look convincente e a un gameplay gradevole, entrambi sostenuti da una proposta troppo scarna.

È davvero tutto qui?

Purtroppo sì. Per quanto innegabilmente gustoso da giocare, il titolo sembra più una demo che un prodotto completo. Gli avversari sono solo una manciata, e vengono ripetuti dal primo all’ultimo stage: a cambiare sarà soltanto la loro quantità a schermo. Stesso discorso per gli attacchi: corpo a corpo, attacco a distanza, attacco esplosivo, bullet hell sporadici e poco, pochissimo altro. Le boss fight sono anche coinvolgenti (non a modalità facile), ma ripetitive e prive di guizzi sia per il design dei nemici che per i loro pattern di combattimento.

Complice una trama quasi del tutto assente, ciò che non permette a Lone Ruin di spiccare è la totale mancanza del senso di progressione. La sensazione di trovarsi davanti a una sfida duratura che obblighi davvero il giocatore ad affinare le sue abilità e strategie per giungere alla fine di un lungo percorso non c’è, perché il percorso nella rovina solitaria (che a chi scrive è sembrata più che altro un’originale rappresentazione dell’inferno) è brevissimo e poco incisivo.

Uno dei tre (sigh) boss che affronterete in Lone Ruin.

Ahimè, è necessario fare qualche appunto anche sul versante tecnico. Esteticamente il gioco ha carattere e si difende piuttosto bene, complice un gradevole connubio tra ambienti 3D e pixel art. Eppure, abilitando tutte le opzioni video facoltative, ovvero ombre, luci di contorno, SSAO, color grading e numero di danni visibile, su Nintendo Switch il gioco subisce dei cali di frame rate evidenti e onestamente poco giustificabili, probabile sintomo di una scarsa ottimizzazione.

Al netto dei difetti, però, a Lone Ruin non si può negare il merito di saper divertire. L’offerta ludica e la profondità sono ciò che sono, ma non dubitiamo che il titolo potrebbe sostare più del previsto nelle console dei giocatori cresciuti a pane e classifiche. In fin dei conti, dopo il buon Hell is Other Demons, possiamo dire che Cuddle Monster Games (o meglio, Hannes Rahm) ce l’ha fatta di nuovo.

Attenzione, però: al prossimo appuntamento sarà necessaria una marcia in più e una maggiore attenzione alla solidità e profondità della proposta.

Versione recensita: Nintendo Switch

6,9

Lone Ruin

Piattaforme: pc, switch
Lone Ruin è un roguelike gradevole e divertente, ma poco ambizioso e minato da una quantità esigua di contenuti. Se da un lato è vero che si tratta di un titolo indie creato da un solo developer, dall'altro lo è anche il fatto che, in sede di reveal, il titolo sembrava promettere ben più di quanto non abbia mantenuto al lancio, soprattutto in merito a profondità e longevità. Al netto dei difetti elencati e di qualche incertezza cromatica di troppo, il prodotto firmato Cuddle Monster Games resta comunque godibile, a patto di tenere in considerazione tutti i suoi limiti.

Pro

  • Diverte e intrattiene...
  • Buona varietà di armi e potenziamenti
  • Stile riconoscibile e originale...
  • Sfumature strategiche interessanti

Contro

  • ... ma dura davvero troppo poco
  • Scarsa varietà di ambienti e nemici
  • ... ma la palette cromatica andava calibrata meglio
  • Rigiocabilità basata esclusivamente sul punteggio
6,9