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Life is Strange True Colors ci serve per riprenderci dopo il lockdown | Recensione

Il futuro del franchise è in ottime mani.

Certe cose accadono nel momento in cui devono accadere, a volte più per caso che necessità. Se Animal Crossing: New Horizons ci faceva scappare su un’isola lontana durante il lockdown, Life is Strange True Colors arriva nel momento in cui la nostra empatia è stata distrutta dalla reclusione forzata. Tutti, in questi mesi, ci siamo chiesti, almeno una volta, quale fosse il limite tra l’occuparsi e il preoccuparsi degli altri a discapito della nostra sopravvivenza.

Life is Strange: True Colors

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, STADIA, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
avventura
Data di uscita:
10 Settembre 2021
Sviluppatore:
Deck Nine
Distributore:
Koch Media

Quand’è che l’essere empatici diventa un difetto, trasformandoci in un ricettacolo di emozioni appartenenti a tutte le persone che ci circondano, delle quali ci occupiamo sacrificando le nostre? Con il rischio di iniziare a pensare che, forse, ogni tanto è meglio occuparsi prima, o addirittura solo, di sé stessi a discapito degli altri?

Di questo parla Life is Strange True Colors e di questo si preoccupa Alex Chen, la ventunenne protagonista della storia di Deck Nine.

Lo studio che ha ereditato il testimone di Dontnod, al comando del franchise di Life is Strange, si ritrova con una bella gatta da pelare. Perché se Life is Strange Before the Storm fu apprezzato, per quanto riguarda Life is Strange 2 c’è stata una battuta di arresto. Nonostante le opinioni entusiaste della stampa – tra cui la mia dato che ritengo il secondo capitolo il migliore della serie (spoiler: finora) – il pubblico non ha gradito la tumultuosa storia dei fratelli Diaz. Un po’ per i temi maturi, troppo a giudizio della community, e un po’ per la cadenza episodica troppo dilatata che in un anno e mezzo ha fatto scemare l’interesse dei fan.

 

Tocca a Life is Strange True Colors riprendere i fan per mano, metterli nei panni di Alex e raccontare una storia che sia in grado di riaccendere la fiamma della passione. Ma se lavorare ad un (bellissimo) prequel come Before the Storm facilità alcune cose perché porta in dote personaggi, un mondo e alcune linee guida già impostate, in questo caso è tutto nuovo e quindi potenzialmente più difficile.

E diamine quanto è bello.

Una nuova vita.

Life is Strange True Colors: The Phantom Empathy

In inglese, mostrare i propri true colors è un modo di dire che significa, banalmente, mostrare sé stessi per come si è veramente. Al di là della scelta cromatica utilizzata per mostrare le diverse emozioni, Life is Strange True Colors gioca su questa definizione per imbastire la tematica principale del racconto.

Alex Chen è una ragazza che, con suo fratello Gabe, ha dovuto vivere la sfiancante vita delle case famiglia. Con genitori vessati da problemi e scelte poco felici, Alex ha vissuto in diverse famiglie prima di decidere di smetterla, tornando finalmente in contatto con il suo fratellone che non vede da otto anni. Fratellone che quale vive ad Haven Springs, una cittadina montana del Colorado fatta di una piccola comunità di poche persone, ma molto legate tra loro.

Steph è il mio personaggio preferito. Se conoscete le mie passioni, giocando scoprirete perché.

Così comincia l’ennesima vita di Alex, ventunenne che già dal primo istante imparerete ad amare e con cui entrerete facilmente in sintonia. Grazie all’impiego del performance capture per la prima volta, e conseguente recitazione di attori e doppiatori in stato di grazia, Alex e tutti gli altri personaggi di Life is Strange True Colors risultano fin da subito umani, si muovono, reagiscono e fanno espressioni in maniera del tutto naturale.

A causa dei paletti dell’engine, negli episodi precedenti del franchise era impossibile utilizzare il linguaggio del corpo da parte dei personaggi, che erano fortemente limitati in quanto ad espressività. In Life is Strange True Colors finalmente c’è largo uso di smorfie, sguardi, ammiccamenti e gesti, che permettono di entrare in totale… empatia (!) con protagonisti e comprimari della storia.

A volte bisognerà decidere se 'liberare' le persone delle proprie emozioni, oppure no.

La stessa empatia che Alex vive come una maledizione, perché il suo potere è quello di percepire le emozioni ed i veri sentimenti di chi la circonda. Quando qualcuno prova una forte rabbia, delusione, rammarico o paura, Alex vede un’aura colorata intorno a questa persona, e concentrandosi può ascoltare i pensieri di quell’individuo e, qualora lo volesse, provare quella stessa emozione e vedere il mondo allo stesso modo.

Abbracciare la forte rabbia di una persona fa ribollire il sangue anche a lei, mentre assorbire l’angoscia di qualcuno le fa perdere la fiducia in tutto, la fa sentire sconfitta. Questi contraccolpi della sua capacità hanno reso Alex una ragazza schiva, diffidente verso gli altri ma non per questo meno pronta a pungere con battute taglienti e commenti graffianti quando se la sente.

Nel prologo della storia vediamo infatti Alex a colloquio con la psicologa della casa famiglia, già conscia dei suoi poteri e con degli episodi pericolosi alle spalle causati da essi, decidere di andare ad Haven Springs. Una personalità tratteggiata in maniera fantastica, un personaggio a tutto tondo che viene approfondito anche dal diario personale e dai messaggi che si scambia con le persone che la circondano.

Haven Springs, Colorado.

Haven Springs, una città dietro casa

Questo è il grande merito di True Colors, condiviso con tutti i personaggi con cui Alex interagisce, che serve a sostenere una sceneggiatura priva di stonature di ogni tipo.

Alla fine del primo atto assistiamo al tragico destino di Gabe, morto a causa di una frana causata dall’esplosione programmata di una miniera di proprietà della multinazionale Typhon. Un incidente che ha delle connotazioni poco chiare, e che in breve tempo porterà Alex ed i suoi amici, la comunità di Haven Springs dilaniata dal lutto del benvoluto Gabe, ad indagare sulla vicenda.

Diane è un personaggio ambiguo fin da subito, e dovrete indagare su di lei.

Mentre il mistero legato alla Typhon, che capitolo dopo capitolo si rivela sempre più una multinazionale con degli scheletri nell’armadio, Alex inizia ad interagire con gli abitanti di Haven Springs, ambientandosi nella piccola cittadina. Una vera e propria terapia d’urto per una ragazza come lei che, a causa del suo potere, non ha mai avuto dei rapporti completamente sereni con le altre persone.

Nel corso dei capitoli si possono conoscere tante storie secondarie rispetto a quella principale. La coppia di ragazzi in cui entrambi fanno fatica a dichiararsi, la ragazza incerta sul suo percorso di allenamento che non vuole sentirsi giudicata, il destino di una piccola gelateria in mano ad una coppia sposata che ha idee diverse sul futuro della fallimentare attività commerciale, e tante altre.

Amerete il terzo capitolo.

Si può interagire con queste persone, ascoltando i loro pensieri e percependone i sentimenti, così da aiutarli a risolvere i loro problemi. Anche quando i dialoghi dei personaggi sono solo uno sfondo, di contorno rispetto a quelli con cui si può interagire, non sono mai buttati là. Life is Strange True Colors lavora egregiamente per dare solidità a tutto il contesto narrativo di Haven Springs e di chi lo abita, con personaggi che commentano gli eventi come dei normali cittadini che dicono la loro su ciò che sta succedendo.

Tutto è estremamente credibile grazie ad una scrittura che non si perde mai in banalizzazioni o stereotipi, come capitava a volte in passato. Di pari passo la regia delle scene, con le inquadrature ampie e i campi lunghi degli ambienti a cui la serie ci ha abituato, e dettagli che raccontano il mondo intorno ad Alex senza scadere nell’esposizione didascalica.

Vi ricorda per caso un'altra inquadratura di un altro episodio?

“Solo un’altra scena e poi stacco”

Life is Strange True Colors riesce a creare un crescendo senza mai cali di ritmo, dove i momenti morti sono solamente quelli che il giocatore si prende per esplorare.

Oltre a seguire le storie dei cittadini di cui sopra ci sono tanti dettagli da scoprire e piccole attività secondarie da intraprendere, così come gli iconici “momenti zen” in cui Alex riflette sulla sua condizione e le inquadrature vanno in loop, con una traccia della colonna sonora importante in quel momento.

Non solo emozioni negative, per fortuna.

Il terzo capitolo, ad esempio, nasconde una sorpresa, legata alla creazione di un gioco di ruolo dal vivo con alcuni degli abitanti di Haven Springs, che allontanerà per sempre la classica, stantia critica sul fatto che quelli come Life is Strange “non sono videogiochi perché non si gioca mai”.

Grazie alla maggiore attenzione per la grafica, la cura estetica in generale, e l’intenzione di non rompere mai la fiducia del giocatore, quella di Deck Nine è un’avventura con cui si entra in empatia facilmente. E in un videogioco dove l’empatia è il motore della narrazione, e del gameplay, è tutto.

Non mancano le scelte importanti, che influiranno su tutta la storia.

Quando Alex si ritrova in quelle che lei chiama “nova”, ovvero gli episodi in cui le persone intorno a lei si illuminano più di altre perché il sentimento che provano è fortissimo, le soluzioni visive usate per rappresentare questo tipo di stati d’animo sono meravigliose. Alex vede il mondo con la stessa percezione che hanno le persone avvolte dalla nova, il quale si altera in maniera reale, tra momenti di stranezza che ricordano a tratti il new weird di Control, l’inquietudine di una scena horror o la tensione di un thriller.

E le riflessioni dei personaggi coinvolti sono profonde, i dubbi che si pongono sulla natura dei propri sentimenti sempre legittimi e mai fuori posto. Vi ritroverete di fronte a rivelazioni potenti, a volte scioccanti, rispetto alle quali dovrete prendere (nei panni di Alex) una scelta irreversibile che vi costringerà ad investire diversi minuti di riflessione. A tutti noi è capitato di dover gestire un forte momento di tristezza o di rabbia con la scelta di reprimerlo, oppure farlo nostro per capirne la natura e risolverlo, diventando persone migliori.

In Life is Strange: True Colors si gioca tanto. Letteralmente.

Life is Strange True Colors utilizza a piene mani il più grande strumento della narrativa del fantastico e del surreale, ovvero la capacità di raccontare tematiche vere ed attuali utilizzando il filtro della finzione. Le nova in cui è coinvolta Alex non sono altro che le cose che accadono dentro di noi, ogni giorno. E i dubbi della protagonista sono gli stessi che viviamo quando ci approcciamo a questi eventi.

Raccontare questo, per un videogioco uscito mentre una pandemia globale ha costretto il mondo intero a rinchiudersi nei propri confini geografici ed umani, è un compito ingrato. Ma Life is Strange True Colors lo porta a termine in maniera eccelsa.

Versione testata: PlayStation 4

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9,5

Life is Strange: True Colors

Piattaforme: pc, ps4, ps5, stadia, switch, xone, xsx
Life is Strange True Colors è un racconto scritto, diretto e interpretato in maniera grandiosa. Una narrazione calda, piena di sfaccettature e riflessioni interessanti, che siano accennate o portanti, con una sceneggiatura solida e un crescendo di emozioni fino al gran finale. Cinque capitoli da giocare tutto d’un fiato, ma che danno al giocatore la possibilità di prendersi del tempo per scoprire i personaggi ed i segreti di Haven Springs. Un mondo credibile e umano che, oltre ad essere una bellissima avventura videoludica, è anche un inaspettato specchio in cui guardare noi stessi, e come definiamo il nostro concetto di “empatia”. L’eredità di Life is Strange è al sicuro con Deck Nine, perché la storia di Alex Chen è di gran lunga la migliore del franchise e ci fa ben sperare per il futuro.

Pro

  • Personaggi memorabili perché credibili, ben scritti ed interpretati
  • Sei finali (più varianti), interamente plasmati dalle scelte del giocatore
  • Il potere di Alex è uno strumento narrativo imponente
  • Soluzioni visive a tratti portentose

Contro

  • Scelte obbligate in un paio di occasioni poco importanti
9,5