Life is Strange 2, il primo episodio “Roads” è un buon inizio

By |27/09/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Alla Gamescom 2018 chiesi agli autori di Life is Strange se ci fosse stato un momento in cui, dopo la fine della prima serie, avessero pensato di dover fare un sequel. Mi risposero che, semplicemente, una mattina si misero a buttar giù idee, a raccogliere quelle già espresse, e nella “stanza dei bottoni” si resero conto che Life is Strange 2 poteva essere realtà.

È questo tipo di creatività così eclettica, spontanea, e frutto di condivisione e collaborazione, che ha fatto sì che i Dontnod potessero emergere in questi ultimi anni, essere apprezzati su larga scala da critica e pubblico.

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Life is Strange 2 arriva con un tempismo oltremodo grottesco, se vogliamo, perché la chiusura di Telltale Games rende lo studio francofono uno degli ultimi baluardi delle avventure interattive, gli interactive drama, o qualsiasi sia il modo in cui preferiate apostrofare questo tipo di produzioni videoludiche.

La serie si porta anche dietro un fardello molto importante perché, dopo la riuscitissima parentesi di Before the Storm, ora Life is Strange torna a casa, e quel “2” alla fine del titolo genera non poche aspettative.

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Alla fine del quinto capitolo di Life is Strange i Dontnod avevano dimostrato quanto si potesse sperimentare con il percorso che porta alle scelte ma che, alla fine dei conti, la narrazione deve avere una conclusione, un finale che deve essere scritto per forza a priori da qualcuno che la visione d’insieme per farlo. Possiamo dire che in questo caso è stato più importante il viaggio che la destinazione, un viaggio che ha saputo emozionare, raccontando cose che raramente il medium videogioco ha trattato, o almeno con quella delicatezza e intelligenza.

Lecito domandarsi se Life is Strange 2 riuscirà a mantenere le stesse aspettative, ad evolvere il “gameplay delle scelte” ma, soprattutto, a restituire una narrativa altrettanto convincente e densa. Il primo episodio, Roads, è una risposta positiva, un ottimo inizio che a fronte di molte novità piacevole lascia il fianco scoperto a poche perplessità, da tenere comunque nel cassetto e verificare alla fine della serie.

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A Tribe Called West

Life is Strange 2 è un road trip, un viaggio di formazione e di scoperta con protagonisti Daniel e Sean Diaz, fratelli rispettivamente minore e maggiore. Un viaggio non dettato dalla volontà di fare una vacanza, ma dalla necessità di fuggire da un tragico incidente che, per una serie di fatalità e malintesi, causerà la morte di loro padre dopo pochi istanti dall’inizio dell’avventura.

Ma prima della tragedia, Sean è intento a preparare tutto il necessario per passare la serata di Halloween in compagnia degli amici e di quella che, nelle sue speranze, potrà essere anche la sua fidanzata.

Così, Sean e la sua migliore amica parlano di cosa faranno durante la serata, mentre lei aiuterà il protagonista a scegliere le frasi giuste per convince la bella Jenn a cadere tra le sue braccia.

Sono questi i momenti in cui i Dontnod fanno i Dontnod e dimostrano di aver fatto esperienza, confezionando dialoghi e regia di gran lunga superiori al Life is Strange originale. Tutto è meno stereotipato e forzato, e le linee di dialogo sono molto più realistiche e plausibili che in passato, come il bellissimo dialogo tra i due ragazzi sul loro futuro, sull’incertezza della loro amicizia per via delle strade che si separeranno inevitabilmente dopo il diploma.

Ma anche i viaggi mentali che Sean si fa sul quando dovrà presentare la sua ragazza a suo padre, mentre di fatto non le ha ancora chiesto di uscire insieme neanche una volta. I piccoli gesti, i dettagli, le particolarità che passano dal protagonista che di tanto in tanto canticchia la canzone che suona allo stereo in quel momento, quella cura per la messa in scena che non solo i Dontnod non hanno perso, ma che hanno sviluppato ulteriormente in vie del tutto nuove.

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Una delle novità di questa serie, già anticipate in Captain Spirit, è la necessità di scegliere delle risposte in un margine di tempo ma senza che l’azione di gioco si fermi, elemento assente dalla prima serie che i Dontnod recuperano proprio dai compianti Telltale Games. In questi stessi momenti iniziali dell’episodio siamo chiamati a girovagare per la casa, con la possibilità di sperimentare alcune di queste fantomatiche scelte e conseguenze annesse. Ad esempio, essendo sinceri con il padre di Sean riguardo la possibilità che nella serata di Halloween potrebbero girare alcolici e stupefacenti riceveremo una quantità maggiore di soldi rispetto a quanti ne prederemmo scegliendo la menzogna, proprio perché il genitore premierà la sincerità. Soldi che, peraltro, sono molto importanti come vedremo a breve.

Dopo aver fatto i preparativi per la serata è tempo di andare ma, come detto poc’anzi, la tragedia scombussolerà completamente i piani dei due ragazzi, e contemporaneamente verremo a scoprire delle capacità sovrannaturali del piccolo Daniel che, impaurito, proietterà via con un urlo tutto ciò che lo circonda (ricordate il primissimo teaser trailer?).

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Così, il 28 ottobre del 2016 inizia la fuga di Sean e Daniel. I due si ritroveranno a girovagare nei boschi con la necessità di sopravvivere giorno dopo giorno. In questo frangente scopriamo anche la dinamica di gioco che riguarda i due fratelli, in particolari gli insegnamenti che Sean impartirà a Daniel in maniera diretta o indiretta.

Durante la camminata i due si imbatteranno in una macchina con il finestrino abbassato ed una barretta di cioccolato a portata di mano, e starà a Sean (alias il giocatore) scegliere se soddisfare il suo fratellino affamato e quindi legittimare il furto, oppure lasciare la barretta dove sta ma insegnando al piccolo Daniel che non è accettabile rubare. Ma non è solo in maniera così diretta che il comportamento di Daniel verrà influenzato, ma anche mostrandogli la mappa della foresta, spiegandogli come leggere i segnali dei sentieri e così via, tutte azioni che plasmeranno mano a mano i futuri comportamenti del fratellino, così come la consapevolezza del mondo intorno a sé.

Altro esempio: spiegando a Daniel che alcune bacche possono essere mangiate lui lo farà automaticamente nei paraggi, trovandosi meno affamato in seguito.

Successivamente, inoltre, capiterà l’occasione di spiegare a Daniel che i soldi non vanno sperperati, e che le poche finanze in possesso dei due fratelli in fuga dovrebbero essere investite in cibo ed acqua invece che nei giochi. Lo zaino diventa un elemento importante di gioco, perché stavolta l’inventario è più ampio e, oltre agli oggetti di scelta rapida, ci sono anche tutta una serie di cose che i due raccoglieranno durante l’avventura, compreso il fondamentale portafogli. Lo stesso zaino è protagonista della dinamica dei collezionabili, visto che nel corso dei capitoli potremmo trovare adesivi e portachiavi con i quali abbellirlo. In Life is Strange 2, quindi, si “gioca” anche di più, andando a limare uno degli aspetti più spigolosi della produzione precedente.

Siamo costretti, giustamente, ad evitare gli spoiler per quanto riguarda la trama, perciò le considerazioni in termini di narrazione saranno per forza di cosa generiche. Life is Strange 2 mette in scena delle tematiche molto interessanti, di gran lunga diverse dal passato, molto più profonde e ben trattate (con tanto di strizzata d’occhio al madornale problema dell’accettazione dell’etnia messicana negli USA).

In questo primo episodio è molto convincente la crescita di Sean e Daniel, coadiuvata dalla citata dinamica comportamentale tra i due che restituisce al giocatore l’idea di essere ancora più preponderante nelle scelte. I fratelli sono due lupi, una simbologia usata a livello grafico e narrativo nel corso del gioco, che camminano insieme e fianco a fianco cresceranno, l’uno proteggendo l’altro.

A questo proposito, sempre senza voler anticipare nulla, l’impressione è che anche in Life is Strange 2 conterà ancora una volta più il viaggio che la destinazione. Personalmente, non l’ho trovato un elemento fastidioso perché ciò che succede è talmente piacevole da rendere poco importante la volontà di prediligere il “cosa” al “come”. Ma se vi aspettate la complessità di Detroit: Become Human, insomma, è bene specificare che i Dontnod non hanno stravolto il loro modo di raccontare una storia attraverso il videogioco.

Animazioni, estetica, regia e comparto tecnico migliorati notevolmente
Si “gioca” di più che in passato
Sean e Daniel, e la loro storia, sono convincenti
Le scelte sembrerebbero premiare il “viaggio” più che la “destinazione”, siete avvertiti
Ritmo dell’episodio non sempre accattivante
Alcuni risvolti della trama prevedibili

7.9

Roads è l’inizio speranzoso che ci aspettavamo da Life is Strange 2. Tecnicamente il gioco ha fatto passi da gigante, anche da quanto visto in Captain Spirit. Maggiore fluidità, maggior dettaglio poligonale, animazioni più morbide e realistiche, il tutto a sorreggere un impianto narrativo che ha decisamente cambiato marcia per tematiche e regia. I ragazzi di Dontnod sono tornati in gran forma e, ad esclusione del voler verificare l’efficacia delle famose scelte in futuro, e di alcuni momenti non troppo brillanti in termini di ritmo in questo primo episodio, siamo fiduciosi per la seconda puntata.