Le cigolanti certezze di Nathan Drake e Uncharted

Le avventure di Nathan Drake hanno in comune alcuni dettagli piuttosto curiosi...

Il dettaglio
A cura di Mastelli Speed - 12 Aprile 2019 - 4:37

Pensi ad Uncharted e ti viene in mente ovviamente Nathan, scenari esotici, sparatorie di vario tipo e tesori sempre più segreti e complicati da trovare. Dopo questo, rimane tutta una serie di dettagli e particolari che forse non sono così importanti, ma che in qualche modo riescono a farsi ricordare, e a dare al gioco un sapore particolare, anche ad anni di distanza. In questa puntata de Il Dettaglio, la rubrica che racconta dei piccoli particolari nascosti all’interno dei grandi giochi, parlerò proprio di alcuni aspetti tanto secondari quanto ricorrenti dell’opera Naughty Dog.

uncharted 1

Naughty Dog non vende giochi, ma solide realtà

I giocatori di Uncharted sanno che i capitoli della saga di Nathan Drake sono costituiti da granitiche certezze. Certezze che, in qualche modo, sono presenti anche in The Last of Us, titolo di cui ho già parlato in un’edizione di questa rubrica di qualche tempo fa (e chissà che non lo siano anche nel prossimo capitolo delle avventure di Ellie).

A cosa mi riferisco? Pensate a una qualsiasi scena di un qualsiasi Uncharted, anche del più recente The Lost Legacy, perché no. Pensate a una sequenza in cui è necessario fare un salto particolarmente lungo o scalare una qualche parete. Le prime cose che a me vengono in mente sono: tubi che iniziano a cigolare e si rompono e spuntoni di pietra che si sbriciolano. Ci sono sempre, e tutto sommato è anche giusto che ci siano, visto che spesso l’azione si svolge in luoghi sperduti e che non sempre resistono benissimo alla prova del tempo. Come in questa scena di Uncharted 4.

uncharted 2

Tra ciuffi svolazzanti, scale bloccate e tubi rotti

Ma ci sono anche altre solide certezze nel mondo di Uncharted. Del tipo, le magiche scale piazzate in cima a un’altura, che per qualche motivo possono essere estese totalmente solo se un personaggio sale a sbloccarle. E qui, di norma, parte la classica animazione dove Nathan fa salire il suo alleato di turno che, gentilmente, torna il favore porgendoci la scala.

Ancora, l’altra solida certezza dei giochi di Uncharted (e, di nuovo, anche di The Last of Us) sono le porte, i portoni, i cancelli che non si aprono, o che si aprono a metà. In questi frangenti, le animazioni classiche vedono prima Nathan e il suo alleato alzare l’ostacolo. Poi l’alleato sfrutta lo spazio creatosi per andare dall’altra parte, mentre Nathan si sforza di sostenere da solo la porta.

uncharted 3

E poi ovviamente l’altra certezza è Elena. Devo confessare che a partire dal secondo capitolo in poi, uno dei fattori che mi spingeva a giocare Uncharted era capire perché Nathan e la giornalista fossero arrabbiati, e soprattutto in che modo si sarebbero riappacificati. E ogni Uncharted, almeno da questo punto di vista, mi ha soddisfatto, proponendo anche delle scene sia molto romantiche che molto simpatiche. Come in Uncharted 2, dove prima Elena è solo “il modello dell’anno scorso” (questa la scena), e infine è protagonista di uno degli epiloghi che mi pare essere uno dei più piacevoli della scorsa generazione videoludica (questo).

Tra le solide certezze di Uncharted c’è anche la capigliatura di Chloe. Devo ancora capire, in effetti, come la bella esploratrice sia in grado di andare in giro con un ciuffo che le svolazza tra gli occhi senza uscire completamente pazza. Proprio i suoi capelli, che in Uncharted: The Lost Legacy diventano via via sempre più disordinati e rimangono attaccati al collo per il sudore, costituiscono uno dei dettagli grafici più interessanti da ammirare durante le cutscene.

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“No no no no no” è un intercalare, “sì” è un’affermazione

E poi arriviamo finalmente a Nathan, l’uomo capace di schivare i proiettili a colpi di fortuna. Il nostro ci ha regalato diversi momenti spassosi durante i vari Uncharted, ma il dettaglio che mi viene subito in mente pensando a lui non è l’ennesima, improbabile spedizione verso gli angoli sperduti del mondo a caccia di qualche reliquia. Il primo dettaglio è di tipo sonoro, ed è sintetizzato da una sola espressione: no.

Si tratta di un’espressione utilizzata tante, tantissime volte dal personaggio durante i capitoli della serie (come dimostra quest’ottimo video). In effetti, Nathan non ha neanche tutti i torti nel farlo, visto che spesso si trova a camminare o scalare strutture che cedono all’improvviso e rischiano di trascinarlo nel baratro. È carino notare che nei flashback di Uncharted 4 il giovane Nathan fosse già avvezzo a usare il buon vecchio “no no no no no” come esclamazione.

uncharted 5

L’altra espressione più utilizzata da Nathan è sicuramente “Oh crap”. Cercando su Youtube è (ovviamente) spuntata fuori una compilation esaustiva da oltre sette minuti in cui Nathan si esprime in questo modo. È curioso considerare che anche Cassie, la figlia di Nathan ed Elena, utilizzi la stessa espressione del padre, in una divertente scenetta alla fine di Uncharted 4. Anche da questi dettagli è possibile considerare conclusa la parabola di Nathan, non più ladro di tesori nascosti ma padre che insegna alla figlia a parlare come si deve (o meglio, a parlare come lui).

Sono tanti i dettagli insoliti legati ad Uncharted. Dettagli magari non così importanti ma che, a una certa distanza dall’uscita della saga Naughty Dog, si lasciano ricordare con una certa ironia. Cosa ne pensate? Vi viene in mente qualche altro elemento che caratterizzava le avventure di Nathan, Sully, Elena e tutti gli altri?




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