Kojima: la complessità è quello che ti rimane dentro, di ciò a cui giochi

L'autore di Death Stranding spiega perché il gioco non somiglia ad altre produzioni videoludiche: perché la complessità è quello che si insinua nell'anima del pubblico

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A cura di Stefania Tahva Sperandio - 4 Novembre 2019 - 13:41

Venerdì mattina abbiamo pubblicato sulle nostre pagine la ricca video recensione di Death Stranding, in cui vi abbiamo spiegato che il nuovo videogioco di Hideo Kojima non è per niente “un Metal Gear con un postino al posto di Snake“, ma che tenti un approccio completamente diverso all’esperienza del videogioco, che coinvolgerà tantissimo alcuni, in tutta la sua stravaganza, ma allo stesso tempo non farà risuonare le corde di chi si aspettava un gioco action o qualcosa di simile a questo o quell’altro. Potete leggere la nostra lunga disamina completa, corredata anche dalla parte video, a questo indirizzo.

Nel corso del tour in giro per l’Europa per la presentazione del gioco, è stato proprio il game designer ad approfondire il tema della complessità e delle particolari scelte di approccio che ha questo gioco, spiegando i motivi dietro la sua visione creativa:

Credo che la semplicità sia una cosa positiva, ma si consuma molto rapidamente. È proprio come il cibo: ogni cosa facile da digerire, entra ed esce. Non rimane all’interno del tuo corpo. Ma una cosa particolare, che non è facile da digerire subito, allora rimane nel tuo corpo. Non capisci cos’hai.

Kojima: la complessità è quello che ti rimane dentro, di ciò a cui giochi

Da appassionato di cinema, il game director ha fatto un esempio legato al grande schermo, per rendere meglio l’idea:

Se un film ti rimane dentro, lo guardi e lo riguardi, o ne parli con i tuoi amici, vi chiedete insieme ‘ma che cosa voleva dire questa cosa?’.O magari ti prendi il tempo di riguardarlo ancora, di ripensarci ancora su. E poi, piano piano, riesci a ricostruire cosa voleva trasmetterti, inizia a essere un corpo vero e proprio, il tuo sangue e la tua carne. Rimane nei tuoi fluidi corporei, senza entrare e uscire subito. Io volevo creare una cosa di questo tipo.

Secondo Kojima, è fondamentale che le opere mediali siano di stimolo al loro pubblico, perché sono gli stimoli, gli interrogativi, i ragionamenti, che portano a crescere e confrontarsi con sé stessi e gli altri:

Penso che la stimolazione sia fondamentale per crescere, perché ti fa scoprire delle cose che non sapevi – ed è per quello che cresci. Con qualsiasi cosa tu sappia già, o qualsiasi cosa che sia facile da mangiare, non si cresce. Il tuo cervello non cresce, non sarà un’esperienza. Per questo a volte voglio che le persone mangino qualcosa che non è facile da digerire. E voglio anche fare in modo che quelle cose da mangiare siano deliziose.

Vi ricordiamo che Death Stranding è atteso su PS4 per il prossimo 8 novembre. Il gioco arriverà anche su PC, con la pubblicazione da parte di 505 Games, nel corso dell’estate 2020.

Fonte: DSOG




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