Judgment – Gli occhi della mente

A kamurocho senza Kazuma Kiryu

Anteprima
A cura di DottorKillex - 6 Giugno 2019 - 15:30

Ci mancava, Kamurocho: i suoi vicoli poco illuminati, ma forieri di scazzottate impreviste e missioni secondarie, i suoi mille ristoranti, i Club Sega, le ragazze dentro i cui occhi perdersi…nonostante siano passati solo pochi mesi dalla nostra ultima visita, non vedevamo già l’ora di tornarci. Judgment, spin-off della serie Yakuza, ce ne offre la possibilità, sebbene non nei panni di Kazuma Kiryu: il Ryu Ga Gotoku Studio avrà fatto centro ancora una volta o l’assenza del personaggio feticcio si farà sentire? Noi siamo alle prese con la versione finale del titolo da qualche giorno, e queste sono le nostre prime impressioni, all’alba della decina di ore di gioco.

Il detective Yagami

L’avvocato è un mestiere ingrato

In tre anni tutto può cambiare: nel 2015, in una Tokyo sempre indaffarata, Takayuki Yagami è una promessa del foro, l’unico avvocato che, a 32 anni, è riuscito a far scagionare un accusato di omicidio, dopo una trafila incredibile di sentenze di condanna emanate nella prefettura di Tokyo. La celebrità arriva inattesa e quasi immeritata, visto che Yagami non ha agito da solo ma si è avvalso dell’aiuto dei colleghi dello studio Genda, una delle firme più prestigiose del panorama avvocatizio giapponese.

Le lodi sperticate della stampa, però, si tramutano con irragionevole rapidità in critiche assai aspre quando, a poche settimane dal rilascio, il cliente fatto assolvere da Yagami uccide la fidanzata a coltellate, per poi dar fuoco al suo appartamento.
Lo stigma del difensore di assassini si attacca per sempre alla figura del giovane avvocato, il quale, perseguitato dai giudizi perbenisti dell’opinione pubblica, decide di fare un passo indietro e lasciare la carriera. Nel 2018, anno in cui sono ambientate le vicende di Judgment, Yagami si è riciclato come detective privato, e dirige una piccola agenzia non distante dal New Serena, il bar storico della saga di Yakuza (che è anche il primo posto dove ci siamo diretti appena avuta la libertà di girare per Kamurocho).

Tutti nell’ambiente avvocatizio conoscono il talento e la misura nei giudizi di Yagami, ma lui di tornare indietro e indossare nuovamente la toga proprio non ne vuole sapere. In conflitto con se stesso, il protagonista di Judgment sembra quasi autoinfliggersi una lunga punizione, faticando ad arrivare a fine mese e potendo contare solamente sull’aiuto dell’inseparabile Kaito, un ex yakuza, e sulla stima imperitura del suo ex datore di lavoro, nonché padre putativo, Genda. Una serie di efferati omicidi, però, irrompe quasi per caso nella vita del nostro, scombinandola ed esponendolo ad un gran numero di rischi non preventivati…

Meno botte, più investigazione

Da quello che abbiamo potuto vedere finora, dopo esserci lasciati alle spalle i primi due capitoli della storia principale, Judgment ha molto in comune con la saga madre, ma anche elementi sufficientemente differenti per potersi ritagliare una sua dignità e una nicchia specifica di appassionati, che, oltre ai fan delle avventure di Kazuma Kiryu, potrebbe includere coloro che amano i giochi come Phoenix Wright e altre avventure investigative. Questo perchè il nuovo titolo del Ryu Ga Gotoku Studio alterna fasi consuete, in cui riempire di botte malcapitati sgherri, ad altre che rappresentano invece una novità totale per i suoi prodotti: si spazia dalle fasi di investigazione, con un cursore a schermo da posizionare sulle tracce e gli indizi, ai pedinamenti, che, per quanto abbiamo visto finora, risultano, però, il tallone d’Achille della produzione.
Insomma, il focus si sposta in maniera significativa sulla raccolta di indizi e su una sorta di simulazione di detective vera e propria, con fasi dialogiche in cui riassumere ed analizzare gli indizi fin lì raccolti, interrogatori di testimoni chiave e ricerca di contraddizioni nelle deposizioni dei teste. Non mancano fasi in cui scandagliare zone di Kamurocho con l’aiuto di un drone, inseguimenti a rotta di collo, minigiochi legati allo scassinamento e all’apertura di porte con un cavo flessibile (?!?) e, di conseguenza, se c’è un appunto che proprio non si può fare a Judgment è che manchi la varietà, critica che i detrattori più feroci hanno spesso rivolto alla serie Yakuza.

Per quanto giocato finora, non tutti i tasselli del puzzle possono contare sulla medesima qualità, com’era forse inevitabile che fosse, ma quando tutto gira per il verso giusto, le avventure di Yagami riescono ad essere divertenti e stimolanti almeno quanto quelle della serie da cui prendono in prestito l’ambientazione. Perchè poi, al netto di qualche difetto di gioventù, le costanti di entrambi i brand sono rappresentate da personaggi scritti divinamente e caratterizzati ancora meglio dal cast di attori (anche Hamura, il personaggio sostituito all’ultimo per le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’attore Pierre Taki), un’ambientazione che è una delle più iconiche e carismatiche della storia videoludica e una quantità soverchiante di contenuti opzionali.
Solo le prossime settimane, almeno fino alla fine del mese, quando potrete leggere la recensione sulle nostre pagine, potranno dirci di più sulla bontà del plot e sulla qualità complessiva della campagna, ma i presupposti per un titolo di spessore ci sono tutti.

Splendore

Quanto visto fin qui ha deliziato i nostri occhi: giocato su PS4 Pro, Judgment risulta il titolo più bello da vedere tra quelli realizzati dallo sviluppatore giapponese in quasi quindici anni di attività, giusto un gradino sopra il già ottimo Yakuza 6.
Questo perchè il team di sviluppo sta evidentemente prendendo confidenza con il Dragon Engine, affinando texture, modelli poligonali, abbellendo il sistema di illuminazione ed aggiungendo ulteriori espressioni alla mimica facciale dei suoi personaggi. Un tale livello di dettaglio aiuta non poco a calarsi nel mondo di gioco, e favorisce un’esperienza che sa di vero e proprio turismo virtuale in tantissimi frangenti: un palliativo per quanti non abbiano ancora visitato Tokyo e Kabuki-cho.
I miglioramenti, peraltro, li abbiamo notati anche per quanto concerne la user interface e la presentazione generale, con menu molto più attraenti, un taglio più moderno dei dialoghi e tempi di caricamento decisamente ridotti rispetto al recente passato.

+ Maggiore varietà rispetto agli Yakuza
+ Cast molto valido
+ Esteticamente di prim'ordine

Non siamo ancora convinti al cento per cento della bontà di tutte le novità proposte, ed aspettiamo di vedere quante altre il gioco ce ne proporrà e dove andranno a parare i temi legati alla storia principale, ma le nostre prime ore in compagnia di Judgment ci hanno rassicurato sul fatto che il Ryu Ga Gotoku Studio sia capace di dar vita a titoli stimolanti e divertenti anche quando di mezzo non c’è Kazuma Kiryu.

Fortunatamente, abbiamo ancora due settimane per perderci tra le strade di Kamurocho per poi dirvi se, e in che misura, vale la pena vestire i problematici panni di Takayuki Yagami.

Rimanete in attesa per a nostra recensione.




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