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Horace | Recensione – Un miracolo di elettronica, ma un cuore umano ha

Cosa succede quando prendi un platform duro e puro e ci sommi una forte componente story-driven tra il serio e il faceto? Succede Horace

A volte ci prendiamo troppo sul serio. Horace invece no. Horace non lo fa. O, per meglio dire, il platform game di Paul Helman e Sean Scaplehorn opta per la curiosa via tra il serio e il faceto, ed è proprio alla luce di questa scelta che riesce ad emergere come qualcosa di davvero unico e peculiare — seppur non scevro di difetti.

Horace

Piattaforma:
PC, SWITCH
Genere:
platform
Data di uscita:
21 Ottobre 2020
Sviluppatore:
Paul Helman, Sean Scaplehorn
Distributore:
505 Games

A un anno dalla sua uscita su PC (lo potete trovare su Steam), il gioco è pronto a sbarcare anche su Nintendo Switch, pubblicato da 505 Games. Abbiamo così vestito i panni dell’eponimo robottino Horace, proiettandoci con lui in un mondo che rimbalza senza troppi paletti tra la gag e la riflessione. Come sarà il viaggio del nostro eroe di latta e metallo sulle lande della console ibrida di casa Nintendo?

Sarà anche metallico, ma è pur sempre un cuore

A far attraccare la nostra curiosità presso il porto di Horace è stato un aspetto affascinante: il fatto che il gioco si ponga sì come un platform, ma con una forte componente story-driven che non nasconde fin dall’inizio. Così, una volta avviata la partita, vi ritrovate a tu per tu con sequenze filmate che durano anche diversi minuti realizzate in una deliziosa pixel art.

A raccontarvi cosa stia accadendo e cosa i personaggi stiano dicendo è proprio Horace, doppiato in inglese con una inquietante voce robotica (e vorrei ben vedere, ndr) monocorde, identica a quella della lettura automatica sui computer. Già questo è un elemento curioso, perché Horace punta a raccontare una storia con alcuni momenti emozionanti, riuscendoci di tanto in tanto, attraverso una voce che, volutamente, non esprime alcune emozione.

Horace ama i videogiochi – e li ama moltissimo

Una volta introdotti alla nostra nuova identità e alla famiglia che ha deciso di adottarci come maggiordomo, scopriremo via via le peculiarità di ciascun abitante della nostra nuova casa, fino a quando un evento importante non costringerà Horace ad affrontare un mondo del tutto diverso da quello che ricordava — lontano da chi lo aveva accolto tra le sue mura come un membro vero e proprio della famiglia.

È da qui che gli autori fanno snodare un viaggio che poteva rischiare di cadere nella ridondanza: un robot tra gli umani che potrebbe essere più umano di loro? Niente che non si sia già visto nei canoni del genere. Ecco, allora, che Horace vira per le sfumature da parodia che sottolineano quanto algido sia il povero protagonista, suo malgrado, quando ammette di non capire il perché di alcuni momenti e reazioni ovvi.

Le sue battute sono scritte in modo intelligente e riescono a strappare più di un sorriso, anche se il gioco, anche in virtù delle tante sequenze filmate che intervallano quelle di gameplay, risulta abbastanza verboso nel suo insieme. Un peccato, considerando che una gestione migliore dei ritmi avrebbe reso l’esperienza più scorrevole e dato maggior armonia anche ai tempi con cui vengono mostrate su schermo le stramberie e l’innocenza del buon Horace.

La quantità di battute e riferimenti alla cultura videoludica (e non solo) è fuori scala

Il nostro eroe per caso non è solo il protagonista di una storia gradevole ma che poteva essere più asciutta, ma è anche al centro di un gioco che diventa un vero e proprio contenitore di cultura pop. Non vogliamo anticiparvi troppo, ma troverete in questo titolo rimandi continui ai videogiochi dell’era a 8-bit e di quella a 16-bit, tra partite ai classici della serie Final Fantasy e mini-giochi che richiamano nientemeno che il venerando Pong.

Il risultato è quello di un’opera messa insieme da chi conosce estremamente bene il medium e il suo pubblico, pensata per chi conosce estremamente bene il medium e il suo pubblico. Sappiate quindi che, ad accompagnare le avventure di Horace, troverete chicche e feels di ogni genere, che forse vi faranno sentire più anziani, ma anche e senza dubbio alcuno in ottima compagnia.

Giocare a Horace: platform, a modo suo

Per quanto riguarda il gameplayHorace si propone come un platform in due dimensioni che strizza l’occhio ai metroidvania. Gli scenari sono suddivisi per stanze e vi diamo subito una buona notizia (almeno per chi ha paura dei picchi di difficoltà): non si può morire. Non fino ad arrivare a un game over, almeno.

Le fasi platform sono distribuite per stanze

Il nostro protagonista si imbatterà in ostacoli di ogni genere, che vanno da uno strapiombo a un fossato d’acqua che lo manderebbe in cortocircuito, passando per onde di corrente elettrica da evitare o per nemici che caracolleranno minacciosi (per quanto “minaccioso” possa essere qualcosa nel mondo di Horace) verso di lui. Se qualcosa dovesse andare storto, verrete semplicemente respawnati all’inizio della stanza.

Se temete che la cosa possa rendere troppo semplice la sfida, dormite pure sonni tranquilli: gli sviluppatori hanno proposto delle sequenze che si dimenticano di cosa sia la clemenza e sarete ben felici di ripartire poco più indietro, quando mancherete di aggrapparvi a una catena sospesa, finendo in acqua, per la decima volta di fila.

Il titolo presenta delle impennate evidenti nel livello di difficoltà, con alcune sequenze che sfociano nel trial-and-error, complice anche una telecamera praticamente fissa — potete muoverla appena verso l’alto o verso il basso — che a volte vi fa saltare, letteralmente, nel vuoto nella speranza di atterrare sul morbido. O su qualsiasi cosa non vi fulmini.

Pronti a imprecare un po'?

Nonostante un level design che alterna genialità e qualche sbilanciamento, il gameplay è rifinito e intelligente. Via via che procederete si estenderà con nuove possibilità, una delle quali è il vero cuore pulsante delle fasi platform di Horace. Il nostro protagonista, infatti, sarà dotato di un paio di “scarpe magnetiche” che gli consentiranno di arrampicarsi sulle pareti e sul soffitto semplicemente camminandoci contro. Questo significa che ogni stanza può essere ribaltata in quattro direzioni diverse, per trovare la via giusta per proseguire.

Se quella del pavimento è bloccata dalle scariche elettriche potete arrampicarvi sulla parete vicina e passare dal soffitto, consci che le scarpe di Horace saranno letteralmente attratte, per l’atterraggio, dalla superficie più vicina.

Proprio questo elemento è però anche un difetto, perché vi capiterà non di rado che Horace atterri dove non volevate, per via della “collosità” delle sue scarpe, finendo con il punirvi solo per il fatto di esservi avvicinati un po’ troppo al soffitto e rovinando magari un percorso nella stanza che avevate cominciato da un po’.

Ad aggiungere profondità ci sono altre meccaniche, come la presenza di oggetti protettivi che richiamano Aku Aku di Crash Bandicoot (funzionano allo stesso modo) o la possibilità di sollevare alcuni oggetti preposti e scagliarli dove preferite.

Siamo a testa in giù: già.

Nel complesso, giocare si rivela stimolante, anche se il level design delle fasi platform non riesce ad essere abbastanza vario da tenervi sul pezzo per le circa quindici ore necessarie a terminare la campagna (ma possono essere di più, per i completisti, visti i collezionabili). Le sfide proposte sono nella stragrande maggioranza dei casi intelligenti e oculate, anche se la precisione dei controlli su Switch è migliorabile.

Giocando in modalità portatile con i Joy-Con, infatti, vi raccomandiamo di affidarvi a una coppia dove il sinistro abbia il tradizionale d-pad, per evitare quel passetto di troppo che potrebbe farvi imprecare in modo non elegante.

Allo stesso modo, avrete qualche difficoltà a gestire l’altezza dei salti (il discorso si collega nuovamente alle scarpe magnetiche), rendendovi conto che in alcuni passaggi la difficoltà per andare oltre non sarà nel capire come fare, ma nel convincere i controlli a fare in modo un po’ più preciso quello di cui avete bisogno. Meglio, la situazione, con il controller Pro e in modalità TV — anche se il fascino della direzione artistica di Horace sul piccolo schermo di Switch è impagabile.

 

Horace, artisticamente parlando

Dove Horace rimane assolutamente inappuntabile, così come nella sua personalità davvero unica, è nella direzione artistica. Il lavoro di pixel art svolto dagli sviluppatori è delizioso e permette alla regia di sbizzarrirsi con inquadrature diverse per le cut-scene, compresi i primi piani dove quei pixel diventano enormi.

Ciò nonostante, i modelli dei personaggi sono originali e, cosa non scontata, sono estremamente espressivi – il che fa il paio con il fatto che Horace abbia invece la voce robotica di cui sopra, contraddetta da sguardi e sorrisi che di tanto in tanto tradiscono umanità.

In alcuni livelli sono anche presenti dei boss che dovete trovare il modo di sconfiggere

Menzione da fare anche per la colonna sonora: buona parte delle atmosfere di tanto in tanto tragicomiche a cui Horace vi sottopone sono tali perché accompagnate da brani, spesso in versione 16-bit, che vi faranno ridere di gusto.

Immaginate magari una stanza in cui dovete barcamenarvi tra gravità, pavimento, soffitto, nemici, piattaforme a scomparsa e scariche elettriche, mentre ad affiancarvi impazza In the hall of the Mountain King di Edvard Grieg. O, più semplicemente, giocate Horace – perché succederà davvero.

Se volete godervi Horace su Nintendo Switch, potete portare a casa la console a un prezzo speciale su Amazon.

7,9

Horace

Piattaforme: pc, switch
Horace è un videogioco pensato per chi i videogiochi li conosce bene: buona parte del suo valore risiede nei continui rimandi e negli ammiccamenti tra il serio e il faceto alla cultura del medium, ai suoi classici e all'universo del retrogaming. A questo, si lega un platform intelligente ma che dura troppo sia per quanto concesso dalla narrativa, di tanto in tanto tiepida, sia per quanto ammesso dalla varietà del level design, con stanze che proporranno in alcuni casi sfide molto simili tra loro. Il risultato finale, complici meccaniche interessanti come la possibilità di ribaltare le stanze camminando sulle pareti e un prezzo estremamente accessibile, è quello di un videogioco assolutamente da provare per gli amanti dei bei tempi a 16-bit, a patto che non si lascino frustrare da controlli che su Switch non sono sempre precisissimi.

Pro

  • Artisticamente stupendo
  • Platform duro e puro, ma con alcune novità intelligenti
  • Colonna sonora perfetta

Contro

  • Level design che, vista la longevità, incappa nella ripetitività
  • Controlli su Switch tutt'altro che precisi
  • Non sempre riesce a tenere incollati con la narrativa
7,9