Hitman HD Enhanced Collection Recensione | Il passato di 47

La saga Hitman sta vivendo a pieno ritmo questa nuova fase della sua vita: dopo che il divorzio tra IO Interactive e Square Enix aveva fatto temere per le sorti della proprietà intellettuale, l’Agente 47 è riuscito a rimanere accasato presso gli studi della software house danese, che ha trovato in Warner Bros. il partner per il recente Hitman 2 e, nei giorni scorsi, per il lancio sul mercato di un ritorno al passato: Hitman HD Enhanced Collection.

Mentre, insomma, l’esperienza della prima stagione episodica di Hitman guarda al futuro con la seconda stagione che abbiamo debitamente recensito, IO non si dimentica di guardare al passato, proponendo un nuovo cofanetto che include due episodi classici: Hitman: Blood MoneyHitman: Absolution, rivisitati con un aspetto grafico migliorato. Ne vale la pena? Vediamolo nella nostra recensione.

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I soldi sporchi di sangue dell’Agente 47

La prima domanda da porsi per questa disamina è: come sono invecchiati questi due giochi? Sono effettivamente passati un po’ di anni da quel 2006 che diede i natali a Hitman: Blood Money, ancora oggi uno degli episodi più apprezzati dai fan del pelatissimo killer prezzolato per il suo essere riuscito a rendere pieno merito alle meccaniche sandbox divenute marchio di fabbrica della saga.

Più di tutti i suoi predecessori, Blood Money riusciva a far immergere il giocatore in scenari che offrivano un’infinità di possibilità combinando le interazioni possibili e la presenza di figure civili: da spacciarsi per il paziente di una clinica a mescolarsi a una parata, passando per il visitatore di una rinomata cantina e, perché no, per un raffinato spettatore dell’Opera di Parigi. Va da sé che, ancora oggi, il level design di Blood Money sappia tirare fuori dai fan alcuni dei piani più brillanti della saga, che anche a fronte degli oramai tredici anni trascorsi non mancheranno di strapparvi qualche sorriso di fiera soddisfazione.

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Le meccaniche di Hitman, ormai, le conosciamo: l’Agente 47 è chiamato a completare dei contratti che prevedono l’uccisione di uno o più bersagli (niente paura, sono generalmente persone spregevoli) e più simile la loro morte sarà a un mero incidente, meglio sarà. Agire senza lasciare traccia è difficile senza elaborare accuratamente un piano e proprio qui risiede il punto di forza delle produzioni di IO e, in questo caso specifico, di Blood Money.

Non bisogna comunque negare una cosa: Hitman: Blood Money è un gioco di due generazioni fa e lo si sente. L’acutezza del level design si affianca a un’intelligenza artificiale non proprio al passo, a meccaniche di shooting non precisissime in caso di allerta e a una fisica a tratti esilarante. Nonostante le tantissime interazioni possibili, vale anche la pena sottolineare che i livelli sandbox non sono comparabili, nelle proporzioni, a quelli delle recenti uscite di Hitman, quindi tenetene conto se avete giocato HitmanHitman 2 e vi aspettate scenari di quelle dimensioni da Blood Money.

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In sostanza, insomma, questa uscita della serie di IO Interactive rimane tutt’oggi godibile da chi non vede l’ora di mettere insieme le idee per architettare i suoi piani in alcune missioni che sono rimaste nell’immaginario dei fan per la loro ricchezza – accettando i dovuti e citati compromessi legati ai tredici anni trascorsi dall’uscita originale.

L’assoluzione (e l’apertura) di Hitman

Discorso a parte, invece, per Hitman: Absolution, identificato dai puristi della serie come quello un po’ più ibrido e meno vicino alle meccaniche che ne hanno fatto la fortuna – almeno per quanto riguarda la campagna. Arrivato nel 2012, una generazione fa, il titolo puntava fortemente sul comparto narrativo e sull’impatto cinematografico, al punto che in nome delle vicende il numero dei contratti non corrispondeva al numero delle missioni.

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Significa, in buona sostanza, che ci sono alcune sequenze in cui non c’è nessun obiettivo da uccidere, ma in cui semplicemente si devono sfruttare le meccaniche stealth per eludere i nemici presenti nell’area. Non è tutto, perché in caso non si brillasse particolarmente nell’improvvisarsi emuli di Solid Snake, il gioco contava anche su un sistema di Istinto: si trattava di una barra che andava a esaurirsi (e ricaricarsi in base alla difficoltà scelta tra le cinque possibili) e che, come il Dead Eye in Red Dead Redemption 2, consentiva tra le altre cose di agganciare i nemici e freddarli in sequenza senza possibilità di errore. Una meccanica sicuramente di rottura, se pensiamo alla filosofia di Hitman di uccidere solo e unicamente il proprio bersaglio senza lasciare traccia.

In Absolution si susseguono così missioni come quella che vi chiede di eliminare un gangster in piena China Town e quella che vi chiede di riuscire ad uscire da una biblioteca in disuso sorvegliata mentre la polizia, per motivi che non anticipiamo, vi sta braccando. La doppia anima del gioco rimane, ovviamente, invariata anche in questa riedizione, nei suoi pregi e nei suoi difetti: chi ha amato la possibilità di un approccio action e le fasi puramente stealth ne sarà ben felice, chi voleva più contratti significativi e aveva storto il naso sei anni fa lo farà sicuramente ancora.

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Sono rimasti al loro posto, purtroppo, anche i piccoli bug e i difetti della produzione originale: nel corso della run per la nostra recensione abbiamo visto NPC sovrapporsi camminando sulla testa di altri nei luoghi affollati, ma anche oggetti chiave della missione svolazzare per aria e qualche personaggio importante bloccarsi nel suo giro di routine, creandoci non pochi grattacapi per eliminarlo.

Rimane, comunque, la vastità del titolo, che proponeva a suo tempo alcune delle meccaniche che HitmanHitman 2 hanno poi fatto loro: c’era, ad esempio, un sistema a punti che premiava il giocatore in base alle sue azioni con equipaggiamenti extra, oltre a delle Sfide da completare raggiungendo obiettivi particolari. Gli scenari, inoltre, erano (e sono) costituiti da aree concatenate, spesso lineari nelle fasi di stealth imposto, ciascuna con un proprio punteggio.

Rimangono invariate, comunque, tutte le altre meccaniche: 47 può travestirsi, usare la sua corda di pianoforte per strozzare il nemico, nascondere i corpi, creare diversivi, avvelenare cibo e bevande. La personalità di Hitman rimane nonostante una struttura che tentava, nel 2012, di aprire la saga anche agli appassionati dei giochi dai ritmi più serrati e le reazioni, ancora oggi, saranno esattamente le stesse.

Cosa cambia in Hitman HD Enhanced Collection

Abbiamo visto cosa è rimasto uguale rispetto alle due uscite originali dei giochi, che potremmo tradurre in quasi tutto. Prendiamo invece ora in analisi cosa effettivamente è cambiato, con questa HD Enhanced Collection.

L’accento è posto, ovviamente, sul comparto grafico: mettendo i giochi fianco a fianco, c’è sicuramente un miglioramento nella nitidezza dell’immagine, complici le texture migliorate, le nuove luci e la risoluzione che arriva fino a 4K. Attenzione, però, perché sebbene di 4K si parli, vogliamo sottolineare che in qualsiasi momento vi accorgerete che ci troviamo di fronte a due produzioni che non sono nate con questa risoluzione in mente. Vedere Hitman Blood MoneyHitman Absolution più nitidi, meno slavati e senza quei poligoni un po’ seghettati di un tempo non toglie che parliamo di un gioco del 2006 e di un gioco del 2012. Ci troviamo di fronte a una rimasterizzazione in piena regola, non a lavori simili a quelli che, di recente, avete visto ad esempio con protagonisti Spyro Reignited TrilogyCrash Bandicoot N. Sane Trilogy, dove il comparto estetico è stato completamente rielaborato per essere al passo con i tempi.

Il lavoro più egregio è sicuramente quello svolto in sede di frame rate, che mira ai 60 fps e li raggiunge comodamente, fornendo un’esperienza scorrevole anche negli scenari più affollati e con gli effetti più elaborati sperimentati da Absolution.

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Proprio Absolution è, tra i due, quello che riesce a beneficiare di più del passo in avanti dell’estetica: arrivando da una generazione fa e non due, il gioco riesce ad avere un aspetto che non sfigura eccessivamente, soprattutto con l’uso sapiente fatto dagli sviluppatori di luci, ombre e agenti climatici, capaci di creare atmosfere che danno all’occhio la tanto agognata sua parte. Non accade altrettanto con il più anziano Blood Money, ovviamente, che non può che rimanere nei modelli, nelle strutture, nei dettagli un videogioco arrivato originariamente ai tempi di PlayStation 2 e che non può fare granché per nasconderlo.

Mentre rimane in entrambi i casi il doppiaggio in italiano, abbiamo anche rilevato che, per ovvi motivi, Hitman Absolution è monco della modalità online che consentiva di creare contratti e condividerli in Rete con altri giocatori: si trattò, all’epoca, dell’apripista di ciò che avremmo visto in Hitman e che, essendo una feature ora attiva in Hitman 2, non avrebbe avuto ragion d’essere in questo ritorno dal passato di Absolution.

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Ciò che sicuramente un esperto della saga che ha già vissuto sia Blood Money che Absolution deve considerare, è che non c’è nessun tipo di nuovo contenuto. I due giochi sono esattamente come li ricordate, con la piccola eccezione del ritocchino grafico e di qualche rimaneggiamento ai controlli.

Un killer prezzolato

Risulta quasi curioso che IO Interactive abbia deciso di unire in questo cofanetto due anime così diverse del suo franchise più famoso: se da un lato Blood Money disseterà gli amanti dei giochi che chiedono di ingegnarsi e non di darsi all’azione, dall’altro Absolution strizzerà ben volentieri l’occhio ai più spericolati. Il rischio, ovviamente, è che in entrambi i casi metà del pubblico finisca con il non gradire tutto ciò che viene proposto – perché è un po’ troppo Hitman nel primo caso, perché è un po’ troppo poco Hitman nel secondo.

A prescindere dai gusti e dalle inclinazioni del singolo utente per il genere stealth e le fasi sandbox, ciò che emerge è un lavoro di rimasterizzazione che non si può definire pigro, ma che non rivoluziona in alcun modo le due produzioni. Lo sottolineiamo perché il titolo è proposto al costo di listino di 59,99€, che potrebbe spaventare alcuni consumatori. Oltretutto, non è possibile acquistare singolarmente le versioni HD dei due titoli (a meno che non puntiate a quella precedentemente uscita di Blood Money, su PS3), il che, ricollegandosi al paragrafo precedente, significa che, che vi piacciano entrambi o no, dovrete portarli a casa insieme.

Sicuramente Hitman HD Enhanced Collection ha da offrire una buona mole di contenuti: servono rispettivamente qualcosa in meno e qualcosa in più di quindici ore per divorarsi Blood Money Absolution, a riprova che la carne al fuoco non manca. Ciò nonostante, il fatto che recenti remake effettivamente rinfrescati e non solo rispolverati siano stati lanciati sul mercato a un prezzo più generoso va tenuto in considerazione – sia in sede di potenziale acquisto, sia per noi in sede di valutazione.

- Il level design di alcune missioni di Hitman Blood Money è ancora godibile
- Due giochi di qualità proposti in un unico cofanetto
- Miglioramento grafico...
- Hitman Absolution è invecchiato abbastanza bene
- La struttura di Absolution potrebbe ancora far storcere il naso ai puristi della serie
- Absolution si è portato dietro tutti i piccoli bug dell'originale
- ... ma nessuna rivoluzione
- Prezzo eccessivo per una rimasterizzazione

7.0

Hitman HD Enhanced Collection ha in sé le due anime della serie Hitman: il più anziano Blood Money è ancora oggi un paradigma di ciò che la saga vuole incarnare, delle sue meccaniche sandbox valorizzate da livelli impegnativi che sanno come farsi ricordare. Gli anni passati dalla sua uscita originale si fanno sicuramente sentire, in virtù di una certa legnosità di fondo e di una generica povertà nei dettagli a cui non siamo più abituati, ma le meccaniche sono sempre e immancabilmente capaci di intrigare.

Vecchio di una generazione, Absolution mantiene la sua personalità a metà tra l’esperienza classica di Hitman e quella di un action stealth che trascina il giocatore in una vicenda cinematografica e volutamente più narrativa che in passato, ma anche meno “unica” e afflitta da invariati e saltuari bug che vanno dal tragicomico all’irritante, a seconda dei casi.

Messe insieme, queste due facce della stessa medaglia offrono al giocatore dei validi prodotti da giocare, ma che ci sentiamo di consigliare soprattutto a chi vuole recuperare queste vecchie uscite. Chi ci ha già giocato a suo tempo, non troverà invece all’interno della riedizione sufficienti novità – limitate ai soli aspetti grafici, frame rate compreso – da giustificare l’acquisto a prezzo pieno.