Google Stadia è una nuova console, non il Netflix dei videogiochi

E la cosa non ci fa troppo piacere.

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 7 Giugno 2019 - 8:01

Abbiamo seguito, come voi e con voi, il primo Stadia Connect, un appuntamento che ha ricordato molto da vicino – per rapidità ed esecuzione – i Nintendo Direct nati nell’era di Satoru Iwata. Google Stadia aveva parecchi interrogativi da sciogliere e possibilmente non solo non lo ha fatto, ma ne ha aggiunti degli altri che speriamo vengano discussi da qui al lancio del prossimo novembre.

Il grosso problema di questo secondo “reveal”, più che un fraintendimento diremmo finalmente un’ammissione di scopi e intenti, è che Google si è proposta non come fornitrice di servizi ma come platform owner, di fatto senza la piattaforma intesa in senso tradizionale. In uno speciale dello scorso marzo ne parlavamo come un servizio che avrebbe sì potuto permettere l’acquisto di contenuti à la carte ma anche goduto di un piano di abbonamento corposissimo, arrivando ad ipotizzare persino un costo di 30 euro circa nel caso di un supporto massiccio di sviluppatori e publisher third party.

Quando si parla di “rivoluzione” del cloud gaming si intende non soltanto la macchina che ti viene noleggiata dal produttore di turno ma pure i servizi annessi, ovvero i videogiochi, e del resto è per questo che fin dall’annuncio di Stadia gli appassionati hanno visto nell’offerta di Mountain View un – espressione abusata – nuovo Netflix; d’altra parte è quella la strada che percorrerà Microsoft. E presentarsi con una “semplice” console quando manca un anno alla fine della generazione e con una libreria di titoli che a parte qualche eccezione (l’esclusiva di Tequila Works Gylt, Baldur’s Gate III, DOOM Eternal) sarà già vecchia per quando Stadia uscirà, sembra un’occasione sprecata; ben altro senso avrebbe avuto vendere una piattaforma già sbloccata stile Xbox Game Pass e PlayStation Now ad un canone mensile.

Google Stadia è una nuova console, non il Netflix dei videogiochi

Stadia Pro

Il gigante delle ricerche online, lo abbiamo scoperto ieri, punta invece a vendere i prodotti che saranno disponibili sul proprio store e fruibili in streaming, mentre ha evidentemente, e sorprendentemente, poco interesse nelle sottoscrizioni. Nelle righe in basso vi spiegheremo come mai questa considerazione ma, intanto, seguendo questa direzione è inutile aspettarsi prezzi inferiori in virtù del fatto che i prodotti acquistati non saranno né fisici né digitali, visto che in un’intervista concessa a The Verge Google ha già chiarito di non vedere alcuna differenza tra questi e lo streaming dei suddetti.

Stadia Pro è dunque la grande delusione di questo reveal, opposto al piano Base che darà solo il permesso di entrare nello store, dal momento che si pensava avrebbe dato accesso (oltre al 4K, e ci sta), all’intero portfolio o comunque ad una sua parte consistente, e non sarà disponibile in formato standalone al pronti via della piattaforma ma sarà un pezzo del puzzle della Founder’s Edition di cui discuteremo tra poco.

La sottoscrizione garantirà uno sconto sugli acquisti nello stesso e questo sottolinea ulteriormente come l’ambizione della Grande G sia puntare alla vendita e non alla fornitura di servizi, al pari di un regolarissimo platform owner in stile Sony e Microsoft. Difatti, potremmo vedere in Stadia un anticipo di quel futuro pronosticato ogni tanto all’inizio di una generazione, quando si parla di PlayStation e Xbox in futuro “relegate” a semplici app e prive del loro corpo di console; un futuro che forse si sarebbe potuto affrontare in maniera più graduale (lo step della libreria di giochi accessibile con un abbonamento) e più chiara da subito.

google stadia

Se dai primi leak si poteva pensare che Google avesse seguito la strada di Origin Access, con molteplici tier e offerte diverse, ha invece fatto di peggio andando dietro a PlayStation Plus e Games With Gold, con i 9,99 euro dell’abbonamento mensile che perlomeno al lancio vengono visti come il biglietto d’ingresso della piattaforma (come per PSN e Xbox Live lato multiplayer, per così dire) e una selezione di titoli gratuiti come la Instant Game Collection. Come per PS Plus e GWG, una volta chiuso l’abbonamento non si ha più accesso ai giochi che copre.

Di questa collezione non sappiamo né di quanti elementi disporrà, né se e quando ruoteranno. Sappiamo solo che partirà con Destiny 2, un gioco proporrà una versione gratuita proprio nel corso dell’autunno, la finestra di lancio del servizio; è vero che su Stadia ci sarà un pacchetto che comprenderà tutte le espansioni e anche la nuova Shadowkeeper, ma sempre di un gioco “gratuito” stiamo parlando e come proposta solitaria non possiamo certo definirla avvincente.

Peraltro il discorso sul 4K, al solito, è ancora tutto da verificare: il requisito è di 35Mbps e dunque andrà fatta un’ulteriore cernita tra quelli interessati al servizio e quanti potranno permettersi una connessione del genere che ad oggi si presenta come fiore all’occhiello di Stadia Pro (la variante Base avrà un cap a 1080p ma si potrà scendere fino ai 720p in base alla qualità della connessione).

google stadia

La Founder’s Edition

Gizmodo ha espresso un parere negativo non solo per il resto del mondo ma anche, e forse soprattutto, per gli Stati Uniti, dove solo una casa su quattro è dotata ad oggi di una simile tecnologia; chi vi scrive era e resta positivo al riguardo, sia per la situazione attuale che per il futuro, dal momento che per certe evoluzioni serve sempre un traino e un nome di grande richiamo qual è quello di Google non potrà che portare avanzamenti laddove ne serviranno.

Ribadiamo per l’Italia i dati che avevamo raccolto a marzo: “complessivamente”, dicevamo, “di 16.8 milioni di linee a banda larga e ultralarga attive in Italia a giugno 2018, 2.42 milioni potevano superare il muro del 100 Mbps in download; circa 4 milioni andavano tra 30 e 100 Mbps; quasi 5.7 milioni tra 10 e 30 Mbps; circa 4.,7 milioni sotto i 10 Mbps. L’obiettivo governativo, al 2015, è arrivare nel 2020 con una copertura da 100Mbps a salire per l’85% della popolazione, e di 30Mbps al 100%”.

La Founder’s Edition è poi un modo abbastanza prevedibile ma non per questo meno deludente di monetizzare sull’hype che inevitabilmente circola fin da subito e continuerà a farlo fino al lancio di novembre, e cercare di arrivare primi nel segmento del cloud gaming (sempre senza tenere in considerazione PlayStation Now).

Nella sostanza ci verranno dati – per carità, ad un prezzo competitivo: individualmente costerebbero 79,99 e 69,99 euro l’uno – una Chromecast Ultra che diventerà inutile quando l’anno prossimo avremo accesso a Stadia pure dai browser Chrome su un qualunque PC, e un controller Stadia anch’esso superfluo visto che sarà compatibile un qualsiasi controller USB.

doom eternal

Insomma, chi acquista la Founder’s Edition prenota di fatto un accesso anticipato – perché solo con questa edizione si può entrare in Stadia a novembre, Stadia Pro sarà disponibile più avanti e il tier Base verrà lanciato anch’esso “nel 2020” per cui forse persino più in là, e nient’altro, ritrovandosi con oggetti facilmente rimpiazzabili nel giro di un anno quando ci sarà l’uscita completa e la gamma di dispositivi compatibili sarà ampliata.

Ad oggi, l’unico plus è dunque rappresentato dal fatto che puoi avere accesso ad una macchina in grado di far girare al meglio delle loro possibilità alcuni dei giochi recenti e in qualche caso i più recenti in assoluto visto che potranno arrivare ai rispettivi day one. Non è una cosa da poco, ma forse è un tantino fuori tempo massimo nel 2019.

Non hai troppe ragioni per fare il salto specie 1) perché l’attrattiva maggiore almeno per quanto ci riguarda era rappresentata dalla possibilità di una sottoscrizione che includesse, per dire, Ghost Recon Breakpoint e DOOM Eternal dal day one, 2) perché siamo alla fine di una generazione, gran parte dei giochi facilmente li possiedi già/possiedi già una console o un PC abbastanza performante da farti tirare avanti quest’altro anno o due.

Per cui anche da questa prospettiva l’impressione è che Stadia come piattaforma potrebbe avere senso quando ci sarà da fare un salto generazionale e da risparmiare quindi su del nuovo hardware che come PS5 e Xbox Scarlett costerà i soliti 4-500 euro, giacché quella potenza di calcola ci verrà pagata da Stadia (si spera senza ricarichi di sorta). Non alla fine di un ciclo dove le piattaforme regolari e maggiormente performanti sono assai o relativamente accessibili.

Google Stadia è una nuova console, non il Netflix dei videogiochi

Altrove che si fa?

La questione dei dispositivi supportati è inoltre ancora fumosa. Per il lancio servirà necessariamente il pacchetto Founder’s Edition come dicevamo, perché al suo interno ci sarà di fatto l’unico dispositivo dato per compatibile e cioè la Chromecast Ultra, dopodiché si passerà a Google Chrome e agli smartphone/tablet della linea Pixel nel 2020.

L’obiettivo è arrivare su quanti più device possibili, persino iOS, ma in questo momento abbiamo una situazione inaspettatamente frammentata e complicata sotto il profilo della fruizione, cervellotica almeno ai livelli del piano di abbonamento, quando il competitor principale, Project xCloud, arriverà – pur soltanto con una prova pubblica quest’anno e dunque con un po’ di ritardo – da subito su tutti gli smartphone e tablet Android, curiosamente, oltre che sulle console e sui PC.

Guardandoci in giro, Xbox Game Pass e PlayStation Now offrono molto di più a prezzi uguali e simili rispettivamente, sebbene il primo richieda un hardware dedicato dal momento che funziona per ora solo in download su Xbox One e nel prossimo futuro su PC (sarà poi collegato in qualche modo a xCloud, che ne avrà a disposizione il catalogo) e il secondo sia limitato a 720p su PC e PS4.

playstation now streaming

Il Pass di Microsoft dà diritto ad un catalogo ampissimo e con i first-party dal day one, ma non può contare sui big come DOOM Eternal al lancio e difficilmente lo farà mai visto che i publisher sono attratti dalle piattaforme su cui possono vendere più che su modelli di business “coraggiosi”, come dimostrato dalla presentazione di poche ore fa di Stadia, del resto.

PlayStation Now ha invece limitazioni non solo tecnologiche ma anche di scelta, visto che gran parte della libreria è costituita da prodotti di passate generazioni in virtù della sua nascita quasi come copertura per l’assenza di retrocompatibilità su PS4; Sony avrà perciò bisogno di tempo per rimettersi in carreggiata, per paradosso se pensiamo che è stata la prima big a credere nello streaming già dai primi anni del decennio, ma chissà che non avrebbe aspettato prima di alzare il telefono e chiamare Microsoft se avesse visto cosa Google aveva realmente in mano.

Come potete vedere, all’entusiasmo del primo reveal alla GDC 2019 di marzo ha fatto seguito una certa perplessità nei confronti delle modalità di lancio e vendita dei contenuti scelto per Google Stadia. Siamo inguaribili smanettoni e difficilmente rinunceremo al nostro Founder’s Pack, perché in fondo la speranza che ne esca qualcosa di buono rimane e la curiosità nei confronti del cloud gaming è immutata, ma non possiamo negare che avessimo ben altre prospettive in mente.

Davamo per scontato la possibilità di acquistare individualmente i singoli titoli ma immaginavamo anche un piano d’abbonamento che avrebbe garantito, magari su più tier, l’accesso ad una parte della libreria o alla sua interezza; invece, Google ha scelto la strada di Xbox e PlayStation, non di Nintendo perché gioca su un piano estremamente muscolare al contrario della casa di Kyoto, anziché quella di Netflix. E questo avviene, curiosamente, quando Microsoft e Sony si stanno spostando proprio su quest’ultimo modello.




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