Google Stadia, i punti interrogativi (e le potenzialità) della piattaforma di streaming

Dopo l'annuncio, diamo uno sguardo a cosa ci convince e cosa no, e soprattutto alle possibilità reali di Google Stadia in Italia

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 20 Marzo 2019 - 16:27

Google Stadia è realtà, o meglio lo sarà nel corso del 2019, e finalmente abbiamo qualche dettaglio in più da sgranocchiare grazie al reveal della GDC. Ieri vi abbiamo parlato dei particolari arrivati da San Francisco sotto forma di recap, senza considerazioni a caldo che lasciano il tempo che trovano, mentre oggi, con un po’ di ore di riflessione alle spalle, possiamo dirvi la nostra al riguardo: sollevare, cioè, i punti interrogativi che ci sono rimasti addosso dopo la presentazione della piattaforma ed evidenziarne le potenzialità, sia al lancio che future, da un punto di vista sia tecnologico che puramente ludico – quello che ci interessa davvero, in fin dei conti.

Svisceriamo, allora, i dubbi e le sicurezze dell’annuncio di Stadia.

I punti interrogativi

Nel suo keynote gaming dalla Game Developers Conference, Google ha volutamente tenuto il focus sulla piattaforma e sulla sua offerta in termini di sviluppo della stessa. La conferenza è stata quindi rivolta principalmente agli sviluppatori, e vista la sede scelta non poteva essere altrimenti; si è trattato insomma di uno showcase delle potenzialità di Stadia, con i pochi dettagli necessari sviscerati lato consumer con un rimando alla prossima estate per saperne di più, ad esempio, su quanto dovremo spendere per poterci permettere un biglietto per la festa della compagnia di Mountain View. Ciò non ci impedisce, chiaramente, di porci delle domande e chiederci se quanto sia trapelato sin qui sia sufficiente per delineare un quadro, che sia entusiastico o negativo, della dimostrazione della piattaforma di streaming.

Prima di tutto, parliamo del prezzo. Sarebbe preciso dire, in questa fase di incertezza, di modello di business che verrà adottato da Google Stadia. Sì perché, ad ora, non sappiamo se avremo accesso ad un abbonamento all-inclusive o su più tier, cosa molto probabile visto che in tale ambito si sta seguendo molto il caso di successo di Netflix, oppure potremo acquistare i giochi su una base individuale e scaricarli sul nostro PC, che a quel punto dovrà essere abbastanza performante da poterselo permettere.

Quanto costerà un eventuale abbonamento? Dando uno sguardo ai principali servizi della concorrenza, pur con sfumature diverse, abbiamo Xbox Game Pass che parte dai 9,99 euro al mese; EA Access dai 3,99 euro al mese; Origin Access con due tier, e quello Premier da 14,99 euro al mese; PlayStation Now da 14,99 euro al mese. Andiamo con le precisazioni: Xbox Game Pass non è una piattaforma di streaming, sebbene sia l’unica ad avere i titoli first-party disponibili dal day one come intende fare Google; EA Access al livello più basso garantisce l’accesso a prove di nuovi giochi e ad un “Vault” di produzioni datate, mentre Origin Access Premier garantisce l’ingresso ai titoli prodotti da Electronic Arts fin dal day one ma non in streaming e solo su PC, ed è molto limitato quando si parla di studi e publisher third party; PlayStation Now, infine, è il solo servizio in streaming del lotto ma ha grandi limitazioni per quanto riguarda la generazione corrente, pur coprendo sia first che third party, ma presentandosi principalmente come una proposta volta a sopperire alla mancanza di retrocompatibilità nativa su PS4.

xbox game pass

In quest’ottica, al netto delle considerazioni sulla libreria che faremo tra poche righe, Google Stadia potrebbe essere il primo servizio di streaming a coprire, su una pletora di dispositivi, titoli sia first-party (quelli che usciranno dal suo studio di sviluppo) che third-party fin dal giorno del lancio. E se così fosse, e non abbiamo garanzie in tal senso, il prezzo giusto che ci sentiremmo di sborsare potrebbe essere 30 euro circa al mese.

Naturalmente, come accennavamo prima, potrebbero esserci diverse fasce di sottoscrizione, ognuna delle quali con un diverso tipo di offerta; non ci aspettiamo qualcosa in stile Netflix per la qualità della connessione, non avrebbe molto senso parlando di videogiochi, ma è lecito attendersi una libreria personalizzata in base a quanto vorremo spendere: è ipotizzabile, ad esempio, un abbonamento gold per avere titoli come Doom Eternal disponibili fin dal day one nella nostra libreria, e un altro, chiamiamolo silver, che ci consentirebbe di mettere le mani su classici e titoli più datati sempre a nostra disposizione.

L’argomento che, non trattandosi di un evento consumer, non è stato minimamente toccato alla GDC 2019 è la libreria di Google Stadia e la sua consistenza. Sebbene ci siano stati alcuni sviluppatori su quel palco, come Tequila Works, id Software e Ubisoft, ad oggi sappiamo soltanto che Assassin’s Creed Odyssey sarà fin dal giorno del lancio sulla piattaforma e idem per DOOM Eternal, che dovrebbe uscire tra fine 2019 e inizio 2020. Ad ora, dunque, non sappiamo quale sarà la lineup di lancio di questo servizio, e come avete visto le considerazioni su un qualunque tipo di pricing sono estremamente limitate da questo fattore.

doom eternal

In ogni caso, dal nostro punto di vista, si tratta di una componente fondamentale nel giudizio che forniremo in merito alla piattaforma e che determinerà il livello di successo che potrà avere; non nei singoli elementi, sia chiaro, ma nella misura in cui al debutto ci potrà dire altro sulle ambizioni reali di Google con il suo servizio. Avere un day one fatto perlopiù di indie, ad esempio, ci dirà che il supporto third party è arrivato principalmente dalla scena indipendente e da una manciata di big come Ubisoft e id; avere un day one invece popolato da tripla-A, alcuni dei quali disponibili fin dal loro lancio, ci dirà che le cose sono state realmente fatte in grande e si potrà pensare a questa piattaforma come un serio rimpiazzo della propria console (con il prezzo cui accennavamo prima di 30 euro al mese o giù di lì). Sebbene sia lecito aspettarsi una fase di rodaggio, dipenderà evidentemente tutto da queste sfaccettature di non poco conto.

Sempre guardando alle dinamiche del software, sarà interessante capire il ruolo di Google Stadia Games and Entertainment. Lo studio interno, ci è stato detto, si occuperà di spiegare le funzionalità della piattaforma ai partner ma anche di realizzare, per la prima volta nella storia di Google, i suoi titoli ad alto budget che vi usciranno in esclusiva. Se da un punto di vista qualitativo non abbiamo troppi dubbi, tenendo presente che il team è stato affidato a Jade Raymond (una verso cui Ubisoft sarà eternamente grata per la nascita di Assassin’s Creed, tra le altre cose) e che dispone di fondi quasi incalcolabili, non possiamo fare a meno di porci alcune domande: a che punto è lo studio con la composizione del proprio organico? A che punto è lo studio con lo sviluppo della sua prima IP? Quanto tempo ci vorrà per vedere all’opera questa IP, e quanto bisognerà aspettare prima di vederla girare sui nostri Stadia? L’obiettivo è renderlo un contenitore di diverse unità ognuna impegnata su un proprio titolo, o da quegli uffici uscirà un solo gioco alla volta? Così fosse, potrebbe essere abbastanza poco rispetto alla potenza di fuoco dei nuovi Xbox Game Studios, ampliati appositamente per supportare il pass e xCloud, e alla tradizionale offerta first-party fortissima di Sony e Nintendo. Insomma, esattamente il genere di interrogativi cui ci aspettiamo di ricevere risposte, come ha spiegato Phil Harrison, quest’estate – che sia E3 o un evento a parte – insieme ad una data di lancio precisa.

L’ultima domanda è probabilmente la più grande: ci possiamo fidare di Google? Le risposte sono molteplici, e solo una di queste è sicura: se parliamo di pura tecnologia, poche compagnie al mondo hanno le disponibilità della Grande G. L’asticella è stata messa davvero, davvero molto in alto ma se c’è qualcuno che avrebbe potuto farlo senza grossi patemi d’animo quel qualcuno è proprio il gigante delle ricerche online. Se invece pensiamo ad un discorso di affidabilità in generale, qualche dubbio è lecito che venga: questa è l’azienda che ha lanciato Google Plus, a conti fatti una copia senza personalità di Facebook, giusto per provare ad addentrarsi nel mondo dei social network e l’ha chiuso in un batter d’occhio; è l’azienda che per anni ha presentato Google Glass come il futuro, salvo disinnamorarsi del progetto e dell’AR prima ancora che venisse immesso sul mercato un modello consumer.

Google non è nuova a “pet project” e sperimentazioni che vengono testate anche con una certa fanfara, quindi, e in questa fase la dichiarazione di Phil Harrison sulla possibilità che Stadia faccia la fine di Google Plus, affidata a Kotaku, è la sola rassicurazione che abbiamo in tal senso: si tratta di un progetto che coinvolge molteplici unità della società, YouTube compreso, e che l’ha  vista impegnata con molteplici partner per contratti che immaginiamo siano milionari, per cui il respiro che ha è molto più ampio rispetto ad un Glass od un Plus. Bruciare tutto in un paio di anni significherebbe scottarsi e pesantemente, non solo in termini di immagine nei confronti della clientela ma pure con quanti la stanno accompagnando in questo nuovo viaggio.

phil harrison google stadia

Le potenzialità

Se finora abbiamo vestito i panni di quelli che mettono in dubbio, ora ci poniamo dall’altra parte della barricata, provando a capire quali siano le potenzialità e le cose migliori messe sul piatto da Google Stadia.

Uno degli aspetti più interessanti è che Google non ha posto alcuna limitazione, né a se stessa, né agli sviluppatori: la piattaforma consentirà, in base alla propria connessione, di giocare ad un massimo di 4K e 60fps, con la volontà di arrivare in futuro persino a 8K e 120fps. Non ci sono cap artificiosi come per PlayStation Now, o per come sarà, almeno a quanto sentiamo, su Project xCloud: fin dove si potrà arrivare, là si arriverà, e quando ci sarà da fare uno step tecnologico in avanti ci penserà Google, senza mettere le mani nelle tasche dei giocatori (almeno in teoria).

La piattaforma è capace di sprigionare 10.7 teraflop, praticamente quanto Xbox One X e PS4 Pro messe insieme, e in tal senso è in grado di anticipare un po’ quelli che saranno i numeri delle console di prossima generazione firmate Microsoft e Sony; è basata su un sistema operativo Linux e su librerie grafiche Vulkan, per cui gli sviluppatori non potranno portare i loro titoli direttamente sul servizio di streaming senza passare per un minimo di lavoro di adattamento, come invece accadrà con xCloud, o se lo vorranno di lavoro nativo sui data center di Google, ma avranno praticamente carta bianca e saranno liberi dai limiti tradizionali di una console.

google stadia

Inoltre, la piattaforma è dotata di strumenti (per gli sviluppatori un intero frame work che consentirà in pochi secondi di applicare e scegliere una direzione artistica sul proprio titolo) e funzionalità esclusive, tra cui una che ci ha colpito in modo particolare: State Share consentirà di “immortalare” un momento del nostro gameplay ed inviarlo tramite un link ad un nostro amico, che così potrà iniziare a giocare, a patto di essere abbonato o possedere il gioco, proprio da quel frangente. Cliccando semplicemente su un link, come se fosse un video che vogliamo mostrargli o un file che vogliamo scarichi.

L’altro aspetto che ci ha intrigato è la fondazione di Google Stadia Games and Entertaiment. Prima di tutto, il nome: avete notato la presenza di quell’”entertainment” all’interno della denominazione? Sembrerebbe proprio che Google stia pensando alla realizzazione di contenuti d’intrattenimento per la sua piattaforma, come potrebbero essere serie TV o film. Inoltre, si tratta di uno studio che, per quanto ci siano ancora degli interrogativi e delle matasse da sbrogliare, opererà pressoché senza alcun limite creativo, potendo attingere al portafogli gonfissimo di Google; potenzialmente, abbiamo per le mani un altro team tripla-A con una persona dal palmares impressionante quale Jade Raymond, e siamo sinceramente eccitati dal fatto che potremo giocare un altro titolo, di un altro player, così almeno sulla carta quotato. Probabilmente è persino meglio di un’acquisizione.

La scena dello sviluppo godrà di numerosi benefici dal fatto che un altro player stia facendo il proprio ingresso nel mondo dei videogiochi: più sviluppatori avranno infatti più possibilità di mettersi in mostra grazie ad un’altra piattaforma, e una che ha delle peculiarità così marcate rispetto a quelle che sono già in circolazione.

Google Stadia punta sì agli appassionati di videogiochi, ma anche a quelli che hanno questa passione “dormiente” perché non stanno dietro alle innovazioni tecnologiche che si susseguono velocissime o non vogliono investire in una console regolare, e soprattutto a quei famosi due miliardi di gamer che possono diventare tali nel momento in cui ci sia qualcuno in grado di intercettarli e coltivarne il coinvolgimento. Questo ampliamento dell’audience fa soltanto bene all’industria, così come lo ha fatto e lo fa Fortnite: più siamo, più giochiamo e più investiamo nell’hobby, più quest’ultimo e chi lo foraggia con contenuti e piattaforme è chiamato a rispondere alla richiesta (assumendo, fondando studi, realizzando giochi, potenziando le infrastrutture, e via discorrendo).

playstation now streaming

E l’Italia?

Per quanto riguarda il lancio di Google Stadia, la promessa è di portarlo nelle case dei giocatori negli Stati Uniti, in Canada e “in gran parte dell’Europa”, una locuzione che ci fa abbastanza sorridere, nel 2019 e simultaneamente. Vi starete tutti chiedendo: e l’Italia? Per PlayStation Now, l’altro servizio di streaming attualmente in circolazione, abbiamo dovuto aspettare anni e la situazione si è sbloccata soltanto una manciata di settimane fa. Ci toccherà una sorte simile, sempre per i soliti limiti infrastrutturali? La risposta presumibilmente è nei numeri.

PlayStation Now, un benchmark importante se vogliamo, renderizza a 720p con un requisito in termini di connessione di 5Mbps. Project xCloud, è dichiarazione di pochi giorni fa del responsabile del cloud gaming di Microsoft, andrà a 1080p chiedendoci un “esborso” di 9-10Mbps teorici (dato non finale). Project Stream, l’antenato di Stadia che è stato testato ad ottobre dello scorso anno negli Stati Uniti, chiedeva 25Mbps per far girare Assassin’s Creed Odyssey a 1080p. Google Stadia promette 4K a 30Mbps circa, e il gigante di Mountain View arriva persino a spiegare che se siamo in grado di far girare un video in 4K su YouTube, possiamo farcela tranquillamente anche per il gaming a quella risoluzione.

I dati diffusi dall’Agcom a metà 2018 parlano di una media di 15,10Mbps a livello di connettività nel Belpaese. Nel mondo, siamo 43esimi dietro la Croazia, che evidentemente non ci ha superato soltanto nel calcio. Al primo posto c’è Singapore con una media di 60,39Mbps. Chiaramente, si parla di una media ed è ovvio che in tanti tra di voi non si riconoscano in questi numeri (noi stessi scriviamo da una scintillante 200 Mbps appena installataci): complessivamente di 16.8 milioni di linee a banda larga e ultralarga attive in Italia a giugno 2018, 2.42 milioni potevano superare il muro del 100 Mbps in download; circa 4 milioni andavano tra 30 e 100 Mbps; quasi 5.7 milioni tra 10 e 30 Mbps; circa 4.,7 milioni sotto i 10 Mbps. L’obiettivo governativo, al 2015, è arrivare nel 2020 con una copertura da 100Mbps a salire per l’85% della popolazione, e di 30Mbps al 100%.

Google Stadia, i punti interrogativi (e le potenzialità) della piattaforma di streaming

Dal primo test di Digital Foundry effettuato alla GDC 2019, arrivano indicazioni abbastanza importanti per il nostro paese: Google ha fatto eseguire test su 200Mbps e 15Mbps, il caso ideale e lo scenario peggiore come sono stati definiti, e in quest’ultima configurazione – che a giudicare dalla media dovrebbe essere quello più comune  in Italia – lo streaming cala in termini di risoluzione a 720p e gira a 60 fotogrammi al secondo laddove supportati. Una situazione insomma simile a quella di PlayStation Now in questo frangente, con artefatti riscontrati su pannelli più grandi e con giochi più fluidi, e una resa migliore su schermi più piccoli come quelli di smartphone, tablet e laptop. I numeri sulla latenza sono abbastanza confortanti, anche se vanno sempre verificati pad alla mano e individualmente sui singoli prodotti: parliamo di 0-40 millisecondi in più rispetto a Xbox One X (in base al miglior caso o il peggior scenario, ricordiamo) e di 33-54 a 200Mbps e 55-76 a 15Mbps rispetto al PC su Assassin’s Creed Odyssey. Curiosamente, quest’ultimo non è stato esibito in 4K alla GDC ma ancora a 1080p e soprattutto a 30fps come nell’originale Project Stream, segno che c’è ancora del lavoro da fare.

Quindi, ci saremo pure noi al day one? Tutto sembrerebbe indicare  che, sì, potremo essere nel tier 1 all’uscita di Google Stadia, non venendo relegati, una volta tanto, in una fascia secondaria per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche. Resterà da vedere la qualità della nostra interazione col servizio e come reagirà, al netto dei picchi di rete che possono essere riscontrati da relativamente pochi fortunati lungo lo stivale, quella media da 15Mbps.

Abbiamo provato a darvi conto dei pro e dei contro, delle perplessità e delle potenzialità di Google Stadia, studiando l’annuncio e i primissimi riscontri di quanti hanno testato la piattaforma in questa fase sì embrionale ma anche prossima al lancio. Lo streaming ci viene presentato dai platform holder già in gioco come una soluzione complementare alle console ma chi come Google non dispone di una console in senso stretto avrà tutto l’interesse a superare questo concetto. Il quadro sarà quindi completo nel corso dell’estate e sarà allora che, con prezzo e offerta alla mano, potremo sbilanciarci in maniera netta e definitiva circa la qualità di questa “rivoluzione” proposta dalla casa di Mountain View.




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