God Wars: The Complete Legend

Recensione
A cura di SirFran Snee - 26 Agosto 2018 - 0:00

I sacrifici che l’uomo ha fatto agli dèi sono cominciati millenni or sono, ma cosa succede quando questi ultimi sono infuriati e risulta difficile placare le loro anime? Questo e molto altro è quello che avviene nelle nipponiche terre di Hyuga, Izumo e nella nazione di Fuji, ossia il palcoscenico su cui vengono rappresentate le gesta dei nostri eroi in God Wars: The Complete Legend, la nuova edizione di quanto avevamo visto nel giugno 2017, direttamente forgiato nelle fornaci di NIS America e Kadokawa Games. Non si parla di uno stravolgimento dell’avventura o di un sequel: si tratta di “sole” 100 ore aggiuntive all’avventura che avevamo giocato su PS4 e Vita, ora però in una nuova edizione con lo sbarco in casa Nintendo sulla sua ultima creazione, la portabile Switch.
God Wars: The Complete Legend
Dunque cosa ci attende in questo titolo nuovo, ma non nuovissimo? Si tratta di un JRPG che disvela sotto i nostri occhi la storia della Leggenda di Yomi, oltre alla storia complete e già narrate God Wars: Future Past con tutti i DLC, oltre a meccaniche di gioco in parte aggiornate. Un titolo le cui forme narrative e grafiche sono tipiche del genere e dai personaggi rappresentati in perfetto stile manga, i quali attraversano le terre giapponesi alla ricerca della verità circa il sacrificio di cui Kaguya è stata vittima 13 anni prima, per volere della madre, al fine di placare l’ira degli dèi, considerata la causa scatenante dei disastri naturali che hanno colpito quelle terre. In questa sorta di versione tutta al femminile del mito di Abramo e Isacco, grazie a compagni di viaggio come il fedele amico di infanzia Kintaro, i Myriad Gods, Kuma e Hanasaka oltre a diversi personaggi ancora, la principessa si metterà in cammino, tra una tappa e l’altra, ciascuna segnata da incontri, battaglie e tanti dialoghi che riveleranno la storia passo dopo passo. Una piccola curiosità è data proprio dalla presenza di alcune divinità non solo tratte in modo puntuale dallo shintoismo, ma anche da prodotti cultuali contemporanei, come Okami, il manga e anime Naruto e One Piece, oltre che Martin Mystère e altri elementi ancora, a dimostrazione della forte influenza e attualità che la religione nipponica sta avendo sulle produzioni del momento.
Fortemente basato sul folkloristico Kojiki, ossia la cronistoria dei feudi giapponesi tra mito e realtà, la narrativa continua a rimanere basica e tradizionale, come nel precedente God Wars: Future Past, annoiando forse un po’ di più per via della lunghezza dall’effetto soporifero dei dialoghi. Non sono da meno le spiegazioni di Kintaro nella prima parte del gioco, quando ci vengono fornite delucidazioni sul gameplay; per quanto queste ultime siano utili, risultano davvero lunghe e perpetrate per diverse battaglie, rendendo il gioco un po’ più lento di come dovrebbe essere.
God Wars: The Complete Legend
Concentrandosi allora proprio sulle meccaniche di gioco, queste proseguono la tradizione di titoli come Final Fantasy Tactics o il recente Mario + Rabbids Kingdom Battle, dove in battaglia ci si sposta su un quadrante formato da quadrati colorati più piccoli e si combatte a turni. Una tattica già abbondantemente rodata, condita da un’efficiente intelligenza artificiale nemica, che usa a suo vantaggio dislivelli e peculiarità del terreno, oltre a selezionare i bersagli più pericolosi della nostra armata. Si tratta di strategie già viste nel precedente capitolo, dove le fila nemiche fanno di maghi ed elementi potenti i loro obiettivi prediletti. In generale, anche sotto questo punto di vista puramente tecnico, non vediamo nulla di stravolgente e originale, ma si tratta comunque di una trama intessuta in modo tale da tenere abbastanza alti l’interesse e l’attenzione dei giocatori. La sfida si fa abbastanza interessante nei momenti di battaglia, così come dovremo spremerci un po’ le meningi quando dovremo scegliere le combinazioni ottimali di equipaggiamenti e schieramenti sulla scacchiera in campo, ma questa attenzione (che non raggiunge mai davvero la tensione vera e propria) viene mitigata fin troppo nei lunghi momenti di dialogo. Proprio la prolissità della narrazione è uno dei segni distintivi di questo gioco, che non stentano a mostrare segni di cedimento nemmeno nella versione aggiornata. Infine il comparto di opzioni è abbastanza variegato e facile da impostare, ma senza dettagli particolari o inediti, ribadendo il posizionamento “nella media” del titolo. Rispetto al titolo precedente, e in ogni caso alle aspettative che ci possiamo fare in merito a una console di ultima generazione, vi sono diverse sbavature tecniche, ma tutto sommato passabili. La grafica nelle scene di dialogo è ancora leggermente sfumata, mentre notiamo cubi e linee poco sagomate e rifinite, tratti poco raffinati che si notano meno nella modalità TV, la quale aiuta anche a visualizzare meglio i numerosi elementi nel menu e nella descrizione di status e valori dei nostri personaggi.
God Wars: The Complete LegendGod Wars: The Complete Legend
Una pecca è l’assenza di controlli touch, così come quella dei sottotitoli nei dialoghi durante le scene animate, presenti invece nelle scene non giocabili in riquadri raffinati ed elaborati o nelle conversazioni riportate in stile manga, con frasi ed esclamazioni in perfetto stile fumettistico. Il frame-rate non mostra particolari problematiche, dove il movimento è ben supportato sia in versione portatile che TV, nonostante alcuni elementi, in particolare il movimento dell’acqua nelle scene di battaglia, non siano al massimo della naturalezza nella resa su schermo. Inoltre la costruzione della grafica pecca della mancanza di ambientazioni in interni, riportando solo le immagini dei personaggi che stanno dialogando, mentre la telecamera mostra l’esterno dell’ambiente in cui si trovano. Inoltre gli scenari sono molto ridotti, resi con una progettazione “a cubotti” in un ambiente abbastanza limitato per quanto riguarda le scene di battaglia, oppure con una semplice schermata in stile cartoon per ambienti come il negozio o altri momenti della storia. Un lavoro che poteva distinguersi davvero da Future Past, ma così non è: alcuni errori e sporcature passate tornano invariate in questa versione. Come recita il proverbio popolare, “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.

+ tattica di combattimento a scacchiera, già vincente e apprezzata in precedenza
+ narrazione più completa rispetto al titolo precedente


– dialoghi decisamente troppo prolissi
– inestetismi grafici e mancanze creative notevoli
– scarsa creatività narrativa, musicale e nelle ambientazioni
– modalità touch screen assente


7.5

In conclusione, abbiamo a che fare con un pezzo di storia della cultura giapponese edito sotto forma di JRPG interessante e sobrio. Se i ritardi e le posticipazioni del primo titolo sono stati parecchi, il tempo perduto in passato è stato sicuramente recuperato lanciando dopo un solo anno questa edizione, ma si sa, il rischio che la gatta frettolosa partorisca gattini ciechi è reale e in parte vero anche per questa versione. Qualche mancanza nello sfruttamento della tecnologia su Switch, poche variazioni ed elementi già noti rendono questo titolo non esattamente originale. Guardando però l’altro lato della medaglia, capiremo però che questi aspetti lo rendono facilmente avvicinabile da parte di una fascia abbastanza ampia di giocatori. Il nostro portafoglio potrà subire tranquillamente il sacrificio di qualche banconota ben spesa per questo titolo, soprattutto per gli amanti del genere.




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