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God of War e il dio in esilio – Ep 2 | Kratos prima di Atreus

Il 2010 è stato l’anno dell’action su settima generazione. Tra tandem involontari (Bayonetta e Darksiders), cloni viscerali (Dante’s Inferno) ed epopee Rockstar (Red Dead Redemption), i possessori di PlayStation tuttavia lo ricorderanno soprattutto perché vi sono usciti ben due God of War: God of War III a marzo e God of War: Ghost of Sparta a novembre. Dopo l’esordio con la psicologia di Kratos, in questa seconda puntata de Il dio in esilio indaghiamo proprio Ghost of Sparta, approfittando sia dei 15 anni del capostipite della saga e del nuovo capitolo in arrivo nel 2021 (forse anche su PlayStation 5).

Kratos e la sua umanità mancata

God of War Ghost of Sparta giunse su PlayStation Portable nel 2010, venendo poi convertito per PS3 l’anno successivo nella God of War Origins Collection (uscita da noi con il ben più banale titolo God of War Collection Volume II). Dopo Chains of Olympus, la decisione dei Ready at Dawn (recentemente acquisiti da Facebook) fu di rimanere sul portatile. Pure se questo dava loro l’opportunità di spremere una console ben conosciuta, da un punto di vista narrativo la partenza era per forza di cose molto svantaggiata.

Il brand aveva raggiunto e consolidato la sua dimensione epica con God of War III; difficilmente un simile traguardo avrebbe potuto essere bissato, soprattutto su una console ormai oltre il tramonto. Ready at Dawn rifiutò completamente questa prospettiva, e sotto la direzione di Dana Jan decise di puntare sull’esatto opposto. Far emergere, nei limiti del possibile, il tormento e l’impotenza di Kratos nel far fronte alle sue colpe.

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Non è quindi un caso che alla sceneggiatura di God of War Ghost of Sparta ci fosse nientemeno che Cory Barlog. Egli, dopo aver diretto God of War II, è tornato sotto ai riflettori per aver reinventato il brand con God of War su PlayStation 4. Tuttavia, anche in Ghost of Sparta il suo tocco “famigliare” è sottile ma volendo riconoscibile.

Il momento in cui Kratos si ritrova ad affrontare il fantasma del se stesso bambino è una sequenza il cui impatto emotivo è stato spesso sottovalutato. Più che con i pugni il fantasma lo tartassa rinfacciandogli la sua impotenza e immobilismo quando suo fratello fu rapito. Il fatto che lo spartano non reagisca ai colpi ma si limiti solo a lanciarlo via è già di suo simbolico, ma allo stesso tempo va ad approfondire quanto egli si odi e cerchi quasi di “correggere il passato”. E non a caso, il “combattere il se stesso del passato” è qualcosa che è stato poi riproposto (in maniera più indiretta) anche nel God of War del 2018.

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God of War Ghost of Sparta, ovvero dallo scartafaccio al pixel

Il viaggio di Kratos prima ad Atlantide e poi nel Regno della Morte per recuperare il fratello è solo la scusante per mostrare il tormento interiore del Fantasma di Sparta, nonché per metterlo davanti a tutti i suoi peggiori incubi. In sé è abbastanza deducibile che Ghost of Sparta fosse in sviluppo parallelamente a God of War III, tanto che in quest’ultimo vennero inseriti dei piccoli accenni a tema. Ad esempio Poseidone aveva un dialogo raro in cui diceva che “avrebbe vendicato Atlantide”: tutte cose che divennero comprensibili solo dopo il lancio di Ghost of Sparta.

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Quel che forse è meno noto a livello popolare è come God of War Ghost of Sparta sia stato costruito rielaborando materiali scartati dagli episodi “maggiori”, addirittura dall’esordio. Atlantide ad esempio avrebbe dovuto essere inclusa in God of War II, mentre l’approfondimento tanto sulla madre quanto sul fratello di Kratos risalivano al primo God of War del 2005.

La cosa è testimoniata da una serie di filmati bonus sbloccabili proprio in quel gioco. In questi brevi spezzoni di trama, mai andati oltre l’artwork, venivano infatti spiegati retroscena che sarebbero stati determinanti nella trilogia definitasi negli anni successivi.

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Uno dei più importanti riguardava appunto l’incontro di Kratos con sua madre. Tale sequenza venne di fatto riesumata e inserita in God of War Ghost of Sparta. La fedeltà fu tale che fu letteralmente ricalcata dagli artwork, e significò anche un grosso rischio: le rivelazioni che Kratos riceve in quel frangente avrebbero potuto contraddire il resto della saga. Canonicamente infatti, Kratos le viene a sapere solo nel finale del secondo capitolo. Tutto ciò fu evitato facendo in modo che la madre non rivelasse chiaramente il nome del padre di Kratos quando lo sussurra al suo orecchio.

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God of War Ghost of Sparta: un po’ di ingegneria inversa non guasta

Per quanto concerne il fratello Deimos, anche in questo caso si parla di un materiale scartato. Vi è stata però una più insistita riscrittura, in modo da giustificare sia il latente astio per gli Olimpici da parte di Kratos che la particolare forma del suo tatuaggio. Curioso (ma non troppo) che il fratello di Kratos porti il nome di uno di quelli che nella mitologia greca sono i figli di Ares, ovvero Phobos e Deimos (cioè “paura” e “terrore”). Ancora a rimarcare la natura del Fantasma di Sparta come “figlio indiretto” di Ares è poi il nome del suo costume alternativo nero con tatuaggio rosso: Kratos del Terrore.

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Uno dei maggiori cambiamenti per Deimos fu il traslarlo da un generico “Ade”, cioè l’Oltretomba, al Regno della Morte. Venne tuttavia mantenuto l’astio dell’uomo nei confronti del fratello, naturalmente sommatosi a quello che quest’ultimo già prova di se stesso.

Solo nel finale i due accantoneranno le loro divergenze e combatteranno insieme. Ai tempi chiaramente non lo poteva sapere né il pubblico né lo stesso Barlog, ma volendo questo combattimento di coppia è stato sorprendentemente profetico di quello che nel 2018 sarebbe poi divenuto il sodalizio familiare tra Kratos e Atreus, persino nelle azioni che è possibile far compiere a Deimos e per la volontà di Kratos di sacrificarsi per lui.

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God of War: la figlia nel labirinto

Le similitudini tra passato e presente di God of War non si fermano certo qui. Lo sviluppo parallelo di God of War Ghost of Sparta e God of War III ha portato a ulteriori contaminazioni: la più evidente è il personaggio di Pandora. Malgrado il poco tempo che trascorre con lei, Kratos instaura con questa creatura-bambina un rapporto praticamente genitoriale. Tanto che, anche più di Deimos, Pandora è il personaggio con cui si può interagire di più.

Non solo Kratos deve prendersi cura di lei fuori dai combattimenti, ma le interazioni che è possibile avere con lei (come l’aiutarla a salire sulle sporgenze) e il suo ruolo attivo nella risoluzione degli enigmi, oggi sono davvero fin troppo simili a tutti quei gesti di collaborazione tra Kratos e Atreus cui i giocatori si sono affezionati nel 2018.

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Parlando brevemente del controverso rapporto tra Kratos e gli dèi dell’Olimpo, God of War Ghost of Sparta riprende la figura del becchino come incarnazione di Zeus. Si tratta probabilmente di una “ufficializzazione” di quanto detto nella novelization del primo capitolo, scritta da Matthew Stover e Robert E. Vardeman e uscita nel 2005 (in Italia arrivata nel 2010 in poche copie, oggi è disponibile la novelization del gioco del 2018 scritta da J.M. Barlog).

Prima del 2010 il becchino e il padre degli dèi erano correlati solo in questo libro, per quanto fosse un legame solo lasciato intendere. Il tutto non fa che instillare a livello di contesto una ulteriore giustificazione della rabbia distruttiva di Kratos nei confronti degli Olimpici. Qui viene infatti spiegato che, pure dopo averlo accolto (per insistenza di Atena) sull’Olimpo come dio della guerra, gli dèi non abbiano avuto lungimiranza. Anzi hanno continuato a giocare con il suo passato nascondendogli tutto quello che, a loro giudizio, non era necessario (se non pericoloso) sapesse. Una palese sottovalutazione del fatto che Kratos stesso, in quanto umano, avrebbe comunque cercato delle risposte.

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Titani con nomi di isole

Sebbene quindi God of War Ghost of Sparta possa essere in tutti i sensi classificato come un capitolo “di raccordo”, non mancano i riferimenti culturali alla realtà, come del resto è da sempre marchio di fabbrica della scrittura di Cory Barlog.

I più numerosi riguardano chiaramente la misteriosa Atlantide: nel corso dei secoli le teorie sul suo conto sono state tante. C’era chi la immaginava come una sorta di “isola itinerante” nel Mediterraneo, fino ad arrivare ad identificarla con l’isola di Santorini, in antichità nota come Thera. Non a caso, Thera è il nome della Titanessa da cui Kratos ottiene (o meglio strappa) il potere di infuocare le Spade di Atena. Ed è il motivo per cui in Atlantis L’Impero Perduto (Trousdale e Wise 2001) il personaggio di Vinny ha proprio Santorini come cognome.

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Tornando a riferimenti leggermente più riconoscibili, le ambientazioni stesse su cui scorre il (breve) viaggio di God of War Ghost of Sparta sono tutti luoghi geograficamente autentici. La loro topografia è comunque stata un po’ “alterata” per farla combaciare con gli spostamenti di Kratos. C’è infatti sia la città di Candia a Creta, di cui viene accennato anche il nome originale Heraclea (Herakleion), per poi passare ad Aroania.

Questo è un monte effettivamente presente nel Peloponneso ma che, geograficamente parlando, è decisamente lontano da Creta. Più “accettabile” è il fatto che Kratos arrivi a Sparta (e poi si avventuri nella regione della Laconia) durante il combattimento aereo con Erinni, figlia di quella che sarà l’autentico antagonista della vicenda, il dio della morte Tànato.

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In questo senso è un’altra “licenza poetica” che le Erinni siano rappresentate come una sola entità, quando invece erano appunto tre sorelle di nome Tisifone, Megera e Aletto. In tale veste (e volendo anche contraddicendo i precedenti episodi della saga) sono state appunto recuperate in God of War Ascension, dando loro la denominazione latina di Furie.

Infine, il fatto che il portone di ingresso dei templi dedicati agli Olimpici ripeta una frase sull’interiorità (Poseidone dice “conosci te stesso”, Ares “Affronta te stesso”) è una citazione all’iscrizione autentica che era scritta al tempio di Apollo a Delfi, il celeberrimo Oracolo di Delfi, che appunto recitava “Conosci te stesso” (γνῶθι σαυτόν, gnōthi sautón).

In conclusione

Malgrado sia stato “oscurato” dall’immane carica epica del terzo capitolo, God of War Ghost of Sparta rimane l’avventura di Kratos più emotiva ed “equilibrata” della cosiddetta “era greca” del franchise. Rinunciando ad inseguire un’epica che su PSP non avrebbero mai potuto raggiungere, i Ready at Dawn aiutati dalla sceneggiatura di Cory Barlog realizzarono una storia che ha avuto capacità quasi “profetiche” su quella che sarebbe divenuta la mentalità di Kratos una volta emigrato a settentrione.

E, in questo senso, è molto consolante che il gioco si sia salvato dall’obsolescenza grazie al suo essere tra i primi titoli inclusi nel PlayStation Now. Chissà che questo, a dieci anni dal debutto, non gli frutti una seconda giovinezza.

Se volete capire come il Fantasma di Sparta sia riuscito nell’impresa di distruggere l’Olimpo, God of War III è stato rimasterizzato per PlayStation 4!