10 curiosità su SEGA Dreamcast (5 di 10)
Shenmue: il sogno troppo grande
Quando Shenmue arrivò sugli scaffali, il termine “open world” non aveva ancora il peso che avrebbe acquisito negli anni successivi. Eppure il gioco di Yu Suzuki metteva in scena una quotidianità interattiva fatta di orari realistici, NPC con routine proprie, lavori part-time, attese, silenzi. Non era solo una storia di vendetta: era un esperimento sociale. Shenmue costò cifre enormi e non rientrò dell’investimento, ma piantò semi che sarebbero germogliati altrove. La libertà strutturata, l’attenzione maniacale al dettaglio urbano, la fusione tra cinema e interattività: elementi che oggi associamo alla maturità del medium. Dreamcast ospitò un’opera che forse non poteva permettersi economicamente, ma che culturalmente la rese immortale. A volte il mercato non premia l’ambizione. Ma la storia sì.