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Pro
- Survival-crafting profondo, ben ritmato e ricco di dettagli tratti dai romanzi.
- Endgame nell'Alto Deserto denso di contenuti e sfide di squadra.
- Sviluppatori reattivi nel correggere i problemi post lancio.
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Contro
- Varietà dei nemici piuttosto scarsa nelle prime ore.
- Endgame quasi impraticabile senza una gilda organizzata e attiva.
- Episodi di rubber banding ancora presenti e difficili da diagnosticare.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Informazioni sul prodotto
Dune: Awakening è uno di quei giochi che, dopo qualche ora, ti costringe a capire davvero quanto tempo sei disposto a concedergli. Perché il nuovo progetto di Funcom non ha alcuna intenzione di essere semplicemente un survival ambientato nell'universo di Frank Herbert. Quella è soltanto la porta d'ingresso. Superata la fase iniziale, Arrakis cambia pelle e davanti al giocatore si apre un'esperienza molto più grande, strutturata e, soprattutto, esigente.
È un aspetto che ho apprezzato, ma che allo stesso tempo rappresenta il principale motivo per cui non riesco a considerare Dune: Awakening un prodotto universalmente accessibile. Il gioco non cerca di venire incontro a chi vuole accenderlo per qualche ora nel fine settimana. Al contrario, pretende attenzione, costanza e, arrivati a un certo punto, anche una comunità con cui condividere gran parte dell'esperienza.
La cosa interessante è che tutto questo arriva dopo una prima parte sorprendentemente lineare e quasi rassicurante. Il progetto racconta una versione alternativa dell'universo di Dune, nella quale Lady Jessica ha dato alla luce la figlia richiesta dalla Sorellanza, Paul Atreides non è mai nato e il conflitto tra le grandi Case per il controllo della Spezia continua a consumare Arrakis. È una premessa che permette a Funcom di muoversi con una certa libertà senza tradire l'immaginario originale.
Ed è proprio l'Arrakis che si respira, più ancora delle singole meccaniche, a rappresentare uno dei punti di forza dell'esperienza. Il gioco ha un rispetto quasi maniacale per il materiale di partenza, ma non cade nella tentazione di trasformare ogni riferimento in una semplice strizzata d'occhio al fan di turno.
Arrakis prima di tutto
Nelle prime ore Dune: Awakening funziona soprattutto come survival-crafting. Si raccolgono materiali, si costruiscono strumenti, si amplia la propria base e si attraversano nuove porzioni del pianeta seguendo il filo della storia. Nulla che non abbiamo già visto altrove, sia chiaro, ma il punto non è l'originalità della formula: è il modo in cui Funcom riesce a inserirla all'interno di un mondo che ha regole proprie.
La gestione dell'acqua è l'esempio più evidente. All'inizio può sembrare quasi un'incombenza, una di quelle meccaniche che rischiano di trasformarsi rapidamente in una tassa da pagare per poter continuare a giocare. Poi arrivano nuovi strumenti, nuove possibilità e una maggiore conoscenza dell'ambiente, e improvvisamente quella stessa necessità diventa parte integrante del viaggio.
Arrakis non è un semplice sfondo. È qualcosa che ti mette continuamente pressione. Basta esporsi troppo, fare rumore nel momento sbagliato o attraversare una zona controllata dalle forze nemiche per ricordarsi che questo è un pianeta che non ha alcuna intenzione di essere ospitale.
I vermi delle sabbie, le pattuglie imperiali e i predoni contribuiscono a creare quella sensazione di precarietà che un'ambientazione del genere dovrebbe necessariamente trasmettere.
È anche per questo che il crafting non mi è sembrato mai completamente scollegato dal resto. Le attività che si affrontano durante la campagna hanno quasi sempre una ragione concreta: servono materiali, equipaggiamento, informazioni o semplicemente la possibilità di continuare a spingersi oltre. Non è il classico survival nel quale raccogliere risorse diventa un lavoro a tempo pieno.
La progressione delle prime dieci-dodici ore è probabilmente una delle cose meglio riuscite. Il gioco accompagna il giocatore attraverso accampamenti, relitti, stazioni sperimentali e postazioni commerciali senza trasformare ogni passaggio in una lista della spesa infinita.
La costruzione delle basi è un altro discorso. Qui Dune: Awakening mostra una profondità che potrebbe sorprendere chi si avvicina al gioco aspettandosi soltanto una componente accessoria. Ci sono moltissime possibilità di personalizzazione e, soprattutto, un sistema che permette di costruire strutture tutt'altro che banali.
Il rovescio della medaglia è che questa abbondanza può diventare macchinosa. Cambiare zona significa anche fare i conti con la necessità di riorganizzare la propria presenza sul pianeta, e il rapporto tra costruzione, risorse e progressione non è sempre elegantissimo. È un sistema che funziona, ma che pretende un certo investimento mentale da parte del giocatore.
La mappatura di Arrakis segue una filosofia simile. Scalare i rilievi e lanciare sonde per scoprire punti d'interesse non è esattamente il tipo di attività che ricorderete per tutta la vita, ma contribuisce alla sensazione di trovarsi realmente su un pianeta sconosciuto. Una volta ottenuto l'ornitottero, naturalmente, tutto diventa più semplice e anche l'esplorazione acquista un'altra dimensione.
Interessante anche la gestione delle classi. Si parte scegliendo tra diverse specializzazioni, dal Mentat al soldato, passando per planetologo, Bene Gesserit e maestro d'armi, ma il sistema non costringe a rimanere imprigionati nella scelta iniziale. Attraverso le missioni secondarie si possono sbloccare altri alberi delle abilità e costruire un personaggio ibrido.
È una soluzione che ho trovato particolarmente sensata, perché lascia spazio alla sperimentazione senza trasformare la creazione del personaggio in una decisione irreversibile. Avrei però voluto che le origini del protagonista avessero un peso maggiore sul mondo di gioco: al momento incidono soprattutto sulle conversazioni e su alcune linee di dialogo, quando avrebbero potuto diventare uno strumento narrativo molto più interessante.
Quando si imbraccia un'arma
Il combattimento è probabilmente l'elemento che più chiaramente mostra la natura ibrida di Dune: Awakening. Da una parte ci sono le armi da fuoco, immediate e abbastanza intuitive; dall'altra il corpo a corpo, che richiede invece di comprendere il funzionamento degli scudi Holtzman e di alternare correttamente attacchi veloci e pesanti.
La distinzione ha senso nell'economia dell'universo e, cosa più importante, produce situazioni nelle quali non basta semplicemente premere il pulsante dell'attacco fino a quando qualcosa non muore. I colpi rapidi possono mettere in difficoltà l'avversario, mentre quelli più lenti diventano fondamentali per superare la protezione dello scudo.
Non è un sistema perfetto e soprattutto non è sostenuto da una varietà di nemici sufficiente. Nelle prime dieci ore ci si ritrova spesso ad affrontare variazioni degli stessi archetipi, e alla lunga la sensazione di ripetizione arriva inevitabilmente.
Dove il gioco riesce invece a sorprendere sono i veicoli. La moto per la sabbia cambia immediatamente il modo di attraversare Arrakis e gli ornitotteri rappresentano un autentico salto di qualità. Ce ne sono diverse varianti, pensate per ricognizione, combattimento e trasporto, e il loro ruolo diventa sempre più importante man mano che ci si avvicina alle attività avanzate.
E poi c'è Shai-Hulud. Il momento in cui il verme delle sabbie emerge dalla superficie, dopo aver percepito il giocatore, continua a essere uno degli spettacoli più riusciti dell'intera esperienza. È uno di quei momenti nei quali audio, atmosfera e gameplay lavorano finalmente nella stessa direzione.
Su PlayStation 5, anche la tecnica fa la differenza
Sul fronte tecnico, Dune: Awakening arriva su PlayStation 5 con due modalità grafiche ben distinte. La modalità Performance punta ai 60fps sulla console base sfruttando la generazione di fotogrammi, mentre su PlayStation 5 Pro i 60fps vengono raggiunti senza ricorrere a questa tecnologia.
La modalità Qualità, invece, si ferma a 30fps su entrambe le piattaforme. In tutti i casi l'immagine viene portata a 4K tramite upscaling, sia in Performance sia in Qualità.
Ma la vera novità della versione console non è necessariamente quella che si misura in pixel o fotogrammi. Dune: Awakening nasce come survival multiplayer, un genere che spesso tende a respingere il neofita con sistemi stratificati, interfacce poco amichevoli e una libertà che rischia di trasformarsi rapidamente in smarrimento.
Funcom ha scelto una strada diversa: non rendere il gioco meno difficile, ma renderlo più facile da imparare. La progressione, i sistemi tutoriali e soprattutto la componente narrativa accompagnano gradualmente il giocatore, evitando di gettarlo senza paracadute dentro una sandbox enorme.
Questo approccio diventa ancora più interessante con la modalità per giocatore singolo, una delle aggiunte più significative della versione PlayStation 5. Non si tratta semplicemente di scollegare il gioco dagli altri utenti: Funcom ha dovuto ripensare diversi elementi affinché avessero senso anche senza una comunità attorno.
Un esempio emblematico è il Landsraad: dove nel multiplayer le Case Atreides e Harkonnen competono per ottenere il controllo e influenzare le regole del server, nel single player la competizione viene simulata attraverso avversari controllati dal gioco. L'obiettivo è quindi conservare la struttura e il peso delle attività dell'endgame, senza ridurle a una versione impoverita dell'esperienza online.
A questo si aggiunge un sistema piuttosto ampio di personalizzazione della difficoltà: è possibile modificare la velocità di raccolta delle risorse, intervenire su diversi parametri dell'esperienza e persino disattivare i vermi delle sabbie. Una libertà che, soprattutto per chi non ha mai amato i survival, può trasformare Arrakis in un terreno di apprendimento molto meno ostile. E per chi vuole condividere l'esperienza con gli amici esiste la possibilità di applicare queste impostazioni anche ai server privati.
È probabilmente questo il punto più interessante della versione PlayStation 5: Dune: Awakening non cerca di snaturare la propria anima survival, ma prova a togliere alcune delle barriere che storicamente hanno tenuto lontani molti giocatori dal genere.
Il risultato è un'esperienza che può essere affrontata secondo ritmi differenti, dal giocatore che vuole immergersi completamente nelle dinamiche online a quello che preferisce vivere la propria avventura su Arrakis in solitaria.