10 curiosità su SEGA Dreamcast (6 di 10)
Il GD-ROM: la scelta anti-pirateria che non bastò
Quando SEGA decise di utilizzare il formato proprietario GD-ROM, lo fece con un obiettivo preciso: proteggere il software e contenere i costi rispetto ai DVD. Il supporto poteva contenere circa 1 GB di dati, più di un CD tradizionale ma meno di un DVD, e sembrava il compromesso ideale. Il problema è che la tecnologia non vive nel vuoto. Nel 2000, Sony lanciava PlayStation 2, trasformando il lettore DVD in un cavallo di Troia domestico: non solo videogiochi, ma film, multimedialità, futuro. Dreamcast rimaneva ancorata a un formato chiuso mentre il mercato iniziava a desiderare un dispositivo ibrido. Paradossalmente, il GD-ROM non riuscì nemmeno a fermare davvero la pirateria: bastò scoprire che la console poteva leggere i MIL-CD per aprire la porta a copie non ufficiali senza modifiche hardware. Così SEGA si ritrovò stretta tra una scelta tecnologica che non offriva un vantaggio percepito e una vulnerabilità che minava le vendite software. È uno di quei casi in cui l’innovazione tecnica non si traduce in valore commerciale. E nel mercato console, se perdi quella battaglia, il conto arriva in fretta.