Recensione 13 min

FIFA 21 | Video Recensione – Quando il calcio è un gioco

Un passo indietro e uno avanti per la serie sportiva di Electronic Arts, con un FIFA 21 più arcade dello scorso anno ma anche più completo e rifinito

La ritualità dei videogiochi di calcio ci porta oggi, insolitamente tardi ma puntuali, a parlare della versione completa di FIFA 21, dopo una lunga lista di approfondimenti che abbiamo condotto su un codice preliminare del titolo. Da quella demo, abbiamo scoperto, le cose sono cambiate e non poco, frutto evidentemente di un lavoro di tuning elaborato presso gli uffici di EA Sports in base al feedback ricevuto e agli scopi di design stabiliti.

FIFA 21

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Sviluppatore:
EA Sports
Distributore:
Electronic Arts

Quel che è certo è che il nuovo capitolo ha riaffermato la natura di gioco della serie a scapito dell’indole simulativa che sembrava voler essere alimentata, se non integralmente quantomeno di più, in FIFA 20, in quel turbinio di cambiamenti fatti e disfatti che si succedono di anno in anno e i fan di vecchia data ben conoscono.

Il risultato, simile a quello dei Call of Duty più recenti, è un prodotto dall’impianto ludico strutturato e lussureggiante, che riesce a soddisfare ampiamente quell’ambizione di restare con gli utenti per tutta la durata di una stagione sportiva, ma che – specie se “somministrato” dopo PES, Season Update o no – finisce spesso e volentieri con lo scollarsi dal calcio reale, guardato con una certa distanza quando c’è da simularne le meccaniche e interpretato a senso unico come intrattenimento, in ogni senso, veloce.

 

FIFA, o Need for Speed?

FIFA 21 è un FIFA all’ennesima potenza sotto tutti i punti di vista. Questo comporta delle buone notizie così come delle brutte notizie, con le prime che spingono sul divertimento che stare sempre di corsa su un campo da calcio può proporre, grazie a continui capovolgimenti di fronte e reti a profusione, e le seconde che ci restituiscono un quadro sempre meno aderente allo sport che ci ha fatto avvicinare al franchise in tempi non sospetti.

Il ritmo più veloce rispetto a FIFA 20, oltre che tangibilmente se confrontato alla concorrenza, comporta un ritorno massiccio dell’effetto flipper, per cui il giocatore si ritrova praticamente senza soluzione di continuità ad essere sempre in attacco o in una difesa disperata. Questo è un gioco di duelli, in cui, mancando totalmente un filtro del centrocampo e ritrovandosi continuamente a produrre o subire contropiedi, l’esito di un’azione da gol viene determinato più da un uno contro uno che da uno sforzo corale.

Il pubblico sugli spalti gremiti ci fa capire subito che, ahinoi, si tratta di un videogioco.

Gli strumenti tattici naturali non mancherebbero in teoria per arginare situazioni del genere, che, da vecchi appassionati del calcio e del franchise, abbiamo immediatamente applicato, come un centrocampista difensivo davanti alla difesa per darle copertura; in un caso simile, abbiamo sì avuto una squadra più equilibrata e forse persino più preparata ad affrontare la marea in arrivo della squadra avversaria, ma gli attaccanti arrivano comunque subito dentro l’area e riproducono quei duelli uno contro uno in cui tutto può succedere – e spesso succede un gol perché è molto difficile arginare gli attaccanti e, cosa abbastanza ironica, lo è persino per l’intelligenza artificiale quando abbiamo noi il coltello dalla parte del manico.

Un’intelligenza artificiale che si è ritrovata potenziata grazie all’applicazione, opzionale, della modalità Competitiva, in cui può replicare il comportamento dei migliori pro player di FIFA; a questo livello, la vediamo spesso eseguire finte e tenere un ritmo asfissiante, nel quale non appena abbassi la tensione o ti distrai per un attimo ti ritrovi il bomber rivale a tu per tu con il portiere con esiti scontati. In particolare su Ultimate (ora anche in Carriera) o Estrema, l’equivalente di FUT, ogni tiro è letteralmente un gol, punizioni comprese, e questo ci ha ricordato molto da vicino il ritorno della difficoltà Leggenda ai vecchi fasti, dopo anni di progressivo calo del livello di sfida.

Il ritorno della vera Leggenda?

Con un ritmo più elevato, ovviamente, i calciatori veloci fanno la differenza ancora di più, e non a caso FUT è già pieno di squadre costruite intorno a Osimhen, Correa, Muriel, quando sono basate sul campionato italiano. Su questo aspetto, è come se fosse venuto giù un muro, sempre più fragile negli ultimi anni, che teneva separata FIFA Ultimate Team dalle altre modalità, e adesso l’intero gameplay pare orientato alla freneticità delle partite a base di carte; prima o poi doveva succedere, visto il successo di quella modalità, ma non possiamo negare che ci ha lasciati un po’ straniti vedere molteplici incontri della Carriera finire 4 a 3 se non peggio.

Il fatto che le stelle risultino così imprendibili è dovuto probabilmente all’ampliamento del gap tra i calciatori fortissimi e tutti gli altri, snellendo di fatto moltissimo la fascia medio-alta che tradizionalmente funge da serbatoio per le Carriere meno ambiziose e i primi tempi su Ultimate Team. I singoli valori, come la velocità ad esempio, hanno un impatto ancora maggiore adesso che la Serie A (non è la sola: siamo rimasti colpiti da casi di rating abbastanza al risparmio persino in Premier League, ma la massima divisione nostrana ha di certo ricevuto un trattamento pessimo) ha un gruppetto sparuto di 80-85+ ed è piena di insospettabili under 80 che con i loro parametri fanno una fatica immane per star dietro ai migliori del mondo nelle loro aree di competenza.

FIFA 21 Match Day Live 0-0 NAP - PIE, 1° T

Ne consegue che ora è perfino più facile segnare scendendo dalle fasce, sia perché l’IA fatica a leggere questo movimento e aggredisce in notevole ritardo (anche prendendone il controllo diretto tocca stare attenti: l’arbitro ha sempre il cartellino giallo in mano), sia per le difficoltà dei portieri, che prendono un numero spropositato di gol sul loro palo. È stato di fatto ampliato, di nuovo, il numero di zone del campo dalle quali è possibile segnare, e questo, una volta letto, è il principale colpevole per le partite che finiscono in goleada senza neanche troppi sforzi.

In questo quadro, le novità tecniche di FIFA 21 che avevamo parzialmente elogiato nelle nostre anteprime finiscono con l’essere poco usate. Ce n’è una che consente di indicare la direzione con precisione chirurgica al giocatore che dovrà ricevere palla, ma vi abbiamo fatto ricorso raramente perché siamo già dipendenti dalle triangolazioni e quindi portiamo sempre l’uomo, che la riceverà o meno alla fine, un passo avanti; ci sono le nuove finte orizzontali che costituiscono un’alternativa credibile ai trick più elaborati e meno realistici, ma prevedono praticamente di fermarsi e provare a saltare l’avversario (spesso in porzioni di campo sensibili), e con il ritmo forsennato del gioco è chiaro che faticheranno ad innestarsi nelle abitudini di utenti che vedono premiata molto di più la sventagliata sulla fascia e la corsa a perdifiato fino al primo palo.

Attenti a quei tre (e soprattutto a Eriksen, sarà una rarità vederlo in campo).

Lo stesso dicasi per l’IA ora capace di cogliere con più precisione i singoli momenti della partita: adesso soggiorna finché può sulla linea del fuorigioco per non incappare nella bandierina alzata, ma la noterete primariamente su un tipo di calciatore che finirete con l’usare nella vostra Carriera contro la CPU (per fare un nome, un Ibrahimovic sì forte ma, sulla soglia dei 40 anni, ormai lento e poco indicato a certi modi di giocare) e non nelle altre modalità più longeve, e soprattutto sono poche le situazioni in cui si potrebbe veder posto l’accento su una finezza del genere. Non ci è pervenuta questa caratteristica invece per quanto riguarda la fase difensiva, vittima com’è di un perenne contropiede.

Ciò non cambia che ci siano stati alcuni ritocchi al gameplay non legati all’introduzione di questa o quella funzionalità, alcuni positivi, altri semplicemente ai quali abituarsi. I passaggi ora vedono il caricamento contare di più, e ci è capitato spesso di spedirne fuori quando su FIFA 20 potevi caricare al massimo per assicurarti che arrivassero dove volevi davvero.

Le palle alte e i cambi di gioco parrebbero invece disinnescati della loro pericolosità, probabilmente nel tentativo di evitare troppi capovolgimenti, tant’è vero che anziché alzare la sfera spesso e volentieri conviene optare per il passaggio forte.

In un processo che va avanti già dallo scorso anno, sono stati depotenziati ancora i tiri di precisione, che una volta equivalevano a rete certa – adesso succede di spedirli fuori, alti o sui legni con maggiore frequenza, e la cosa ci ha sorpresi più di una volta quando eravamo già pronti ad esultare – e lo stesso può dirsi della solita fuga verso l’esterno con conseguente appoggio al centro per il tap-in a porta sguarnita: funziona ancora e ci si ricorre abbastanza tranquillamente, ma è stata introdotta un’animazione di scivolata per cui l’attaccante centrale non riesce a raggiungere la palla e buttarla dentro, dinamica che era pressoché scontata finora.

L'americano McKennie è stato (ovviamente) ritratto a dovere.

Sotto il profilo della presentazione abbiamo evidentemente un capitolo di transizione, che si sta riservando il meglio per l’upgrade next-gen (gratuito, è bene precisarlo) e per le prossime iterazioni. Alcune sfumature sono state curate meglio, come l’aggiunta dell’inno della Serie A all’ingresso delle squadre o un design più elegante dell’interfaccia in molte circostanze, così come vi farà piacere sapere che Pierluigi Pardo non chiede più quanto manchi all’inviato a bordo campo e abbia persino delle nuove linee di dialoghi con “lo studio” e Stefano Nava.

Permangono invece problemi storici, alcuni dei quali riguardano la rappresentazione dei volti dei calciatori, specie in Italia, in gran parte dei casi rimasti ad anni e anni fa (vedasi Insigne e Callejon) o, come nel caso del capitano del Milan (squadra partner, cosa ancora più imbarazzante a questo punto) Romagnoli, affidati semplicemente a fattezze generiche.

Lo avevamo anticipato e lo confermiamo qui, il trattamento del nostro campionato è peggiorato ulteriormente, con le licenze di Crotone, La Spezia, Juventus e Roma che non sono state acquisite (per cui sono rimpiazzate da loghi e divise fittizi) e la stessa sorte è toccata alla Nazionale, mentre la Serie B che è stata completamente stralciata ad eccezione di una manciata di squadre (Lecce, Empoli, Spal, Chievo Verona) finite in Resto del Mondo.

Nel solco di Football Manager

È quando si parla delle modalità e dei contenuti che FIFA 21 spicca il volo, mostrando i muscoli nei confronti di una concorrenza che, da questo punto di vista, ha sempre mostrato una debolezza strutturale importante. Se questa definizione è valsa sempre nelle ultime interazioni, quest’anno fa un ulteriore passo in avanti, espandendo e rifinendo tutto quello che ha storicamente messo sul piatto in termini di offerta ludica.

La modalità Carriera è il terreno su cui più di ogni altro si nota un’espansione, probabilmente, e finalmente, libera dalla preoccupazione di andare a sbattere contro i competitor orientati in esclusiva al gestionale. Prima di tutto, la Carriera di quest’anno si sbottona e si prende qualche libertà in più rispetto alle precedenti versioni, fornendo alcune possibilità che le tolgono quella seriosità di fondo di cui ha sempre, forse erroneamente, goduto e concedendosi di più all’aspetto fantacalcistico.

Quale sceicco ha acquistato il vostro club?

Stavolta si può aggiungere una squadra qualunque ad una lega qualunque (ad esempio, prendendo la Spal e portandola ne La Liga al posto del Barcellona), cambiare il nome dello stadio nel caso in cui non ce ne fosse uno originale, e soprattutto simulare un cambio di proprietà, prendendo una squadra e decretando un aumento dei fondi, decidendo nel dettaglio di quanto ricapitalizzare da 10 a 500 milioni. Una manciata di provvedimenti che, di norma, ti aspetteresti di più dal re della personalizzazione calcistica, PES, insieme all’integrazione di molti tutorial stile videogiochi giapponesi che tengono per mano i nuovi utenti.

Le novità non sono però soltanto di cornice, ma prevedono l’integrazione di alcuni parametri e cambiamenti che ampliano il numero di impegni dell’allenatore nel gioco. Il nuovo parametro della Lucidità, segnalato da un diamante in tre colori variabili sui singoli e da una ruota per l’intera squadra, è determinato dal delicato equilibrio tra sforzo in allenamento e numero di partite giocate, e ha un impatto che si nota specialmente nella fase iniziale della stagione, dove vedi errori davanti alla porta che nel gameplay regolare non si verificano.

La tipica schermata degli allenamenti.

In principio, è importante fare allenamenti manuali, dal momento che simulandoli si ottiene praticamente sempre un risultato negativo; poi anche simulandoli – già solo giocando in campionato o coppa – la Lucidità si incammina su livelli ottimali. Chiaramente, è qualcosa che è più orientato alla simulazione: i calciatori forti rimangono forti e difficilmente questi li metti fuori per così tanto da farli calare in questo fondamentale.

Soprattutto, se questa nuova dimensione vi spaventa (e comprensibilmente lo fa, visto che punta a rendere “obbligatori” quegli allenamenti che negli anni precedenti un po’ tutti vedevano come una distrazione superflua e abbandonavano rapidamente), lasciare così com’è il piano di allenamenti non si hanno problemi lungo la stagione, se non, ripetiamo, all’inizio quando le partite nelle gambe sono poche.

La gestione della rosa è stata resa più complicata, con i calciatori che adesso si accorgono quando giocano fuori ruolo e te lo dicono, a volte lamentandosi, altre volte mostrando disponibilità per il bene del club; per il singolo, la posizione in cui viene schierato permette di avere un boost teorico sulle sue valutazioni, che aumenta a seconda di quanto bene sia messo in campo rispetto alle sue caratteristiche di partenza. Stavolta, i calciatori colgono anche il minutaggio e non solo quando partono titolari prima di lamentarsi.

Nelle trattative, l’IA mostra più propensione alla varietà, acquistando calciatori diversi a seconda della partita, ed è proattiva quando si tratta di imbastire scambi per acquistare le nostre stelle. Un aspetto che ci ha colpito in particolare è che diversi calciatori in cui ci siamo imbattuti hanno dato il loro benestare a ridursi l’ingaggio a seconda delle condizioni, come ad esempio l’ingaggio presso una squadra meno quotata e l’età.

I calciatori al loro ruolo naturale renderanno molto di più.

A proposito dell’età, ci era stato promesso un allentamento del deterioramento dei giocatori mano a mano che si incamminano sul viale del tramonto: se è vero che alcuni top player tendono a rimanere tali pure più in là con gli anni, è altrettanto un fatto che già a metà stagione avevamo le telecronache piene di “rumor” sull’imminente ritiro di gente che nella realtà a ritirarsi non ci pensa nemmeno e la squadra che pullulava di malus (Maggio nel Benevento è sceso di cinque punti, per fare un esempio); di contro, la dinamica dei bonus favorisce l’acquisizione di giovani talenti, che vedono i loro rating aumentare in maniera aggressiva fin dalle prime battute della stagione.

Tant’è vero che, col nuovo sistema di crescita, è possibile plasmare i migliori giovani della propria società, selezionandoli e portandoli in prima squadra, secondo la propria visione: un centrocampista è possibile renderlo un centrocampista muscolare o bravo coi piedi pescando da cinque piani diversi che coprono bene o male tutte le fattispecie di ciascun ruolo, assecondandone le caratteristiche naturali o le nostre esigenze tecniche.

Forse la sola sbavatura nel flusso di informazioni che arrivano tradizionalmente nel feed delle notizie, annessa la possibilità di disabilitare le offerte delle nazionali, è la presenza di troppi dialoghi a scarsa distanza l’uno dall’altro con i calciatori, che spesso chiedono la stessa cosa più e più volte in pochi giorni, e senza neanche chissà che ragione: col Benevento, ad esempio, eravamo a metà classifica in linea con le richieste della società e in tanti si esponevano per il morale per qualche ragione basso del gruppo.

Preparatevi a rispondere spesso ad osservazioni simili.

Dove fa però un passo avanti la Carriera è l’aspetto manageriale, espandendo le modalità simulative con una rapida, tipica di FIFA, e una completa che ricalca pedissequamente quanto avviene per tradizione in Football Manager. Il comportamento della simulazione, sia completa che rapida, è inaspettatamente equilibrato, risolvendo una problematica trascinata per decenni dalla serie che procurava di continuo infortuni e cartellini a profusione; i risultati sono quasi sempre realistici e su schermo le pedine si muovono in maniera alquanto affine con lo stile di gioco ricercato, portando palla o muovendosi in contropiede a seconda del modulo e degli interpreti.

Al di là dell’aspetto concettuale, è particolarmente impressionante l’esecuzione: quando accade qualcosa di particolare nella partita, un prompt ci chiede se vogliamo intervenire direttamente per provare a risolverla noi stessi; allo stesso modo, in qualunque momento decidiamo se scendere in campo e possiamo farlo istantaneamente, con un caricamento velocissimo anche su console come quelle current-gen che non dispongono di SSD, e una volta scesi in campo possiamo ritornare in panchina tutte le volte che vogliamo. È possibile anche optare in qualunque frangente del match per la simulazione rapida, sebbene il consiglio sia sempre farlo a risultato acquisito.

La schermata della simulazione completa.

Il pannello che ci viene presentato è simile pressoché in tutto e per tutto a quello della serie di Sports Interactive: abbiamo schermate con le valutazioni dei calciatori come “faro”, affiancate dalla consueta telecronaca di Pardo e i suoi del campo, tramite le quali abbiamo la chance di capire come se la stiano cavando e quali cambiare al volo. Ugualmente, possiamo determinare il piano di gioco, con ognuno di essi associato ad un modulo diverso, per modificare l’approccio alla partita dei nostri. La sensazione, insomma, è che non manchi proprio niente; forse giusto a livello funzionale ci sarebbe piaciuto cambiare la velocità della simulazione, ma ci è stato detto che questo avrebbe causato problemi con la gestione della fisica al ritorno nella partita “manuale”.

Gli assi nella manica

Una presentazione completa come non mai a livello di modalità e contenuti passa anche per Volta e FIFA Ultimate Team, la prima cambiando decisamente passo rispetto all’esordio, la seconda mantenendo l’impianto inaugurato la scorsa stagione. Sembra passata una vita da quando in single-player su FUT si aveva a disposizione soltanto una serie di tornei dalla difficoltà infima o l’online per racimolare qualche soldo: adesso, sulla modalità a base di carte di EA Sports, sono tantissime le opportunità per fare crediti e altrettanti i layer aggiuntivi con stagioni, Squad Rivals e Squad Battles.

Fondamentalmente, la modalità è uguale a quella di FIFA 20 ed era stata una svolta che avevamo apprezzato, con in aggiunta la declinazione cooperativa che, per la prima volta, apre la possibilità di giocare l’intero pacchetto ludico insieme ad un amico. Questa è soltanto una delle ragioni per cui, quando ne abbiamo discusso per la prima volta, ne abbiamo parlato come il FUT più social di sempre: quest’anno è stata infatti inaugurata la fattispecie degli eventi community, ai quali è possibile partecipare completando cinque compiti che variano a tempo (due settimane la prima); ad ora, le task prevedono tanta co-op per spingere la novità, ma speriamo ci sia più varietà andando avanti, anche per quegli utenti che preferiscono continuare a giocare da soli.

D10S ci mette una mano anche dagli spalti.

Il fatto che FIFA Ultimate Team abbia tenuta inalterata la struttura dello scorso anno include il ritorno del concetto di stagione e una sorta di battle pass, con trenta tier da sbloccare nel giro di un mese a suon di punti esperienza. Le ricompense, che si possono ottenere compiendo decine di azioni dalle elementari alle più complesse, ci sembra abbiano prevalentemente un mordente maggiore stavolta, dando ad esempio bonus in crediti per un tot partite o pacchetti con carte sparse come i contratti (che infatti non abbiamo mai avuto la necessità di acquistare in questa fase) – anche se affidandosi un po’ troppo ai semplici prestiti.

Le Squad Battles rimangono il modo migliore per guadagnare in fretta (anche perdendo cambia poco, se non minimamente per il grado nella tipologia di match) e in questo senso il grinding attraverso i suoi livello è favorito dalla rimozione degli oggetti legati al fisico e agli allenamenti, che ha reso la progressione molto più fluida. Forse corriamo troppo, ma probabilmente il prossimo step auspicabile per avere un FUT più naturale potrebbe essere l’addio anche ai contratti.

Per un elemento che va, uno viene aggiunto: lo stadio è una piccola grande novità i cui oggetti di personalizzazione sono reperibili come ricompense ma anche nei pacchetti e sul mercato, attraverso i quali si può assemblare un’arena che rifletta al massimo i propri gusti con seggiolini di varie colorazioni, inni, striscioni, cori dei tifosi, e altro ancora. Non è una dinamica trasformativa ma, banalmente, lo stadio “componibile” creato da EA Sports è molto gradevole e moderno e, come nuova casa a cui poter aggiungere sempre del nostro, non ci dispiace affatto.

La Volta buona (ok, dovevamo dirla per forza).

Se Ultimate Team ha scelto la linea della continuità, Volta ha ricevuto un rimpasto deciso orientato a migliorare la prestazione abbastanza tiepida della passata stagione, e da questo rimpasto ne è uscito come la modalità più sorprendente dell’intera offerta videoludica. Nonostante abbia una “storia” che dura di meno rispetto alla scorsa annata, ha una disposizione dei contenuti più intrigante e soddisfacente in termini di unlock, mentre come gameplay è più asciutto e ha continui ribaltamenti del risultato: ci piace molto di più in questa nuova versione.

In Volta, più che le finte, che in alcuni casi possono smarcarti e mandarti in porta (più le normali che quelle veloci, novità poco efficace specie online), sono il tempismo dei passaggi e la visione a regalare gol. 5v5 o al più 4v4 sono i nostri formati preferiti, a 3 con portieri volanti è invece un po’ troppo casuale, ma in definitiva con le porte piccole è importante dosare la forza, laddove con le grandi mirare – qui, in controtendenza col resto del gioco, il tiro di precisione domina e non tutti l’hanno capito nel multiplayer, a quanto abbiamo visto -, ed è una micro-differenza apprezzabile che ci si aspetterebbe più da un gioco completo che da una singola modalità.

Il mitico Kakà.

Alcune dinamiche che non funzionavano l’anno scorso sono state sistemate: il tackle è adesso molto efficace sia sullo stretto che andando in scivolata, mentre la parata – problematica all’esordio – è stata di gran lunga migliorata, con i giocatori che finalmente occupano bene la porta e respingono con puntualità ai tiri quando possibile. In aggiunta, la difficoltà è stata regolata per offrire un livello di sfida stimolante ma equilibrato, cosa che spesso su FIFA 20 non si avvertiva, e sono sparite punizioni insensate come quelle che ti richiedevano di ripetere un intero torneo per una partita persa.

Solo su un punto la modalità risulta un pochino pasticciata, ovvero la visibilità: con tutti i calciatori vestiti in modo differente, gli indicatori di base che non fanno un grande lavoro nel mostrare i nostri e i loro, e last but not least l’assenza del radar, non è facile capire cosa stia succedendo sullo schermo; una situazione mitigata solo in parte dalla possibilità di aggiungere un cerchio ai piedi dei calciatori per identificarli meglio.

Il Debutto, la modalità “storia” (definizione abbastanza impropria, come vedremo), dura stavolta poco più di due ore, ospita stelle come Kakà e Henry, ed è strutturato in quattro partite più un torneo da sei partite, prima delle quali è possibile scaldarsi e completare degli allenamenti opzionali che elargiscono premi bonus orientati – come tutti gli unlock, ora più intriganti e in aggiornamento continuo con marchi quali Adidas e capi delle squadre più note, vedi il Liverpool – alla personalizzazione estetica del proprio avatar.

Volta gode di cinque nuovi stadi, oltre ai ritorni dallo scorso anno.

Questa riduzione delle dimensioni della storia è volta (pun intended) a non focalizzare l’esperienza su un singolo contenuto ma ad aprirla a tutte le tipologie di partita: il reclutamento di nuovi calciatori non è bloccato alla sola storia, e funziona sia offline che online; allo stesso modo, le ricompense sbloccate in Rose Volta – le divisioni di Volta – e le Battaglie Speciali, che introducono un mini-battle pass stile FUT con diverse milestone che elargiscono ricompense premium come Mbappé in rosa attraverso sfide con team in stile boss di fine livello, vanno avanti con la stessa squadra e lo stesso personaggio customizzato che avremo creato in origine.

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8.2

FIFA 21

Piattaforme: pc, ps4, xone
FIFA 21 è un ritorno all'impostazione più arcade della serie, una che punta tutto sulla velocità frenetica dell'azione e sul divertimento istantaneo, e si mette alle spalle quel barlume di simulazione che ci era parso avesse provato a ricercare nello scorso capitolo. Tenendo presenti le sue prerogative, l'obiettivo è centrato, sebbene questo aumento del ritmo comporti l'esposizione ad alcune imperfezioni e comportamenti innaturali quando si guarda al FIFA gioco di calcio e non al FIFA gioco e basta. In quanto videogioco sic et simpliciter, è il più completo e rifinito sotto il profilo delle modalità e delle funzionalità, un'evoluzione decisa che consegna nelle mani dell'utenza un prodotto con le carte, letteralmente, in regola per durare per tutta questa tribolata stagione calcistica. Quello che perde in fedeltà lo guadagna in corposità, un campo su cui il franchise di EA non ha rivali.

Pro

  • Gameplay veloce e probante...
  • La nuova Carriera ha infranto il muro della simulazione
  • Volta è molto migliorato rispetto allo scorso anno

Contro

  • ... ma ha già abbandonato gli accenni simulativi di FIFA 20
  • Graficamente è rimasto in pratica lo stesso
8.2