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PES 2021 Season Update | Video Recensione – Lo stesso, ottimo gioco dello scorso anno

PES salta ma al contempo non salta una stagione: il curioso caso della serie Konami, aspettando la next-gen.

Nel giorno del lancio di eFootball PES 2021 Season Update, abbiamo ritenuto di dovervi parlare, e farlo rapidamente, di cosa fosse davvero il nuovo capitolo della serie di Konami e cosa avreste dovuto aspettarvi dal gioco per effettuare, eventualmente, un acquisto quanto più consapevole possibile.

eFootball PES 2021

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Sviluppatore:
Konami
Distributore:
Halifax

Questo perché, complice l’inusuale decisione del publisher giapponese di saltare e al contempo non saltare la stagione che sta per iniziare, è stato poco chiaro fin dal primo istante in che consistesse il famigerato “Season Update”, e abbiamo preferito – anziché rincorrere una recensione con voto che poco vi avrebbe detto della qualità complessiva del titolo – informarvi e fornirvi un primo giudizio in merito a quello che sarebbe stato contenuto ad un livello perlomeno superficiale.

Abbiamo analizzato in prima battuta la portata dei cambiamenti apportati su PES 2021 rispetto alla base di PES 2020 e discusso di come l’etichetta nipponica abbia gestito la complicata transazione alla nuova iterazione, fatta di un gameplay mutato soltanto per alcune sfumature che richiedevano diversi giorni per essere certificate e assimilate appieno nonché di un update promesso ma fornito abbastanza inspiegabilmente a singhiozzo.

 

Ora che abbiamo una visione d’insieme, possiamo procedere con il rito della recensione con voto, che terrà inevitabilmente conto del lavoro confuso condotto fin qui da Konami ma anche, e pure in questo va ricercata la nostra volontà di trattenere la valutazione finale il più possibile, delle ottime fondamenta gettate nell’ultimo paio di anni dopo una rincorsa alla concorrenza durata per ben due generazioni, che sarebbe ingiusto ritenere vanificate da un singolo passo falso.

La situazione del Season Update

Come vi abbiamo raccontato nel nostro articolo introduttivo a PES 2021, il Season Update è la promessa di un aggiornamento, più che un aggiornamento vero e proprio volto a portare la serie al passo coi tempi e cioè con la stagione che è appena iniziata. Abbiamo buona parte dei kit aggiornati alla nuova stagione, con la rinuncia a Milan e Inter che adesso hanno divise e nomi fittizi, mentre le rose non sono state ancora toccate e risultano le stesse di quella passata.

La situazione è stata riconosciuta da Konami come problematica, e gran parte di questo problema è da identificare nel COVID-19 che ha allungato la stagione 2019/2020 e anticipato la 2020/2021. Mentre comprendiamo tutte le difficoltà del caso, legate allo stesso coronavirus che in fondo ha spinto il publisher a non realizzare un gioco ex novo per quest’anno, ci spieghiamo a fatica la necessità di lanciare un aggiornamento di fatto monco anziché aspettare qualche altra settimana per arrivare pronti all’appuntamento.

Fortunatamente, abbiamo appreso proprio in queste ore, la label giapponese si è resa conto che chiedere di aspettare fino al 22 ottobre per il primo Data Pack che avrebbe completato l’aggiornamento sarebbe stato scorretto oltre che insensato, ed è per questo che è stato avviato il lancio di una serie di update delle rose con cadenza settimanale, con pubblicazione prevista ogni giovedì. Ufficialmente, la pubblicazione è relativa soltanto alla controparte online ma basta effettuare l’aggiornamento manuale dalle impostazioni, escludendo le nazionali, per vedere i cambiamenti anche nelle modalità offline come amichevoli e Master League.

Tranquilli: il look di CR7 è aggiornato all'ultimissimo taglio.

Sono circostanze eccezionali, evidentemente, di cui non possiamo non tenere conto nel formulazione un giudizio completo su eFootball PES 2021 Season Update, se non altro perché per un prodotto così tanto incompleto stanno comunque venendo chiesti soldi da una settimana, pur meno rispetto ad una release tradizionale, e questa poco digeribile frammentarietà dell’aggiornamento sperpera perfino quel minimo di tesoretto accumulato grazie alla trasparenza di definirlo a tutti gli effetti non un gioco nuovo ma un semplice update stagionale – ammissione non da tutti.

L’aggiornamento non si limita, comunque, al roster e alla componente estetica, ma interviene pure leggermente sul funzionamento del gioco, più o meno come avrebbe potuto fare con una patch. Passando altre ore sul gioco, possiamo confermare che il ritmo è stato lievemente abbassato e adesso il passo è più lento rispetto a PES 2020, riportando il gameplay più vicino a quello di PES 2019 che non all’ultima iterazione che tanto successo aveva riscosso. Questo cambiamento, che richiede del tempo per venire effettivamente notato, allontana un pelo in più la serie da FIFA, che era stato indubbiamente inseguito con quell’aumento della velocità delle azioni, e riporta il calcio reale ancora di più al centro della scena.

Il miglior bomber in circolazione, Robert Lewandowski.

Mentre il gameplay e l’attraversamento del campo sono tuttora fluidi e non si è dunque tornati alle moviole degli anni passati, PES 2021 spinge a prendersi meno rischi, specie a palla scoperta, da ultimo uomo e in campo aperto, e soprattutto soltanto con calciatori nelle cui capacità si abbia fiducia, e incentiva a distribuire la palla tra i diversi componenti di ciascun reparto; per un simile tipo di giocabilità diventa fondamentale ricorrere a scambi rapidi tra terzini e difensori o centrocampisti centrali, possibilmente con triangolazioni veloci, in modo da mandarli sempre nello spazio e avere una soluzione in più con un uomo smarcato pronto a dare il là all’azione offensiva.

Abbassando, sebbene lievemente, il ritmo, Konami vuole anche attribuire, di contro, una maggiore importanza ai calciatori davvero forti – con i quali, non è un caso, la modifica si nota di meno. Giocando l’Europeo con l’Italia, abbiamo ad esempio notato l’imprescindibilità di gente come Verratti (un roboante 87) e Insigne, di fatto i soli in grado di prendersi la responsabilità di puntare e saltare l’uomo nella nostra rosa; farlo con gli altri, sia a passo regolare che, peggio ancora, con il complesso sistema di finte, generalmente vuol dire perdere palla ed esporsi, come vedremo, alle letali ripartenze degli avversari.

Un altro aspetto che è venuto alla nostra attenzione dopo aver trascorso delle ore in più sul gioco è il cambio repentino dell’inerzia nel corso della partita: rispetto a PES 2020, è come se il match adesso aspettasse una nostra mossa per “stapparsi”: non appena faremo un tiro o un’azione pericolosa, vedremo l’IA avversaria accendersi e riversarsi con veemenza – ancora maggiore nel caso segnassimo – nella nostra area di rigore per provare a ribattere. È una meccanica molto simile al tanto “amato” momentum di FIFA, che non abbiamo colto nella nostra esperienza sul precedente episodio, anch’esso tanto bravo a leggere le varie fasi di un incontro.

Con Ronaldo probabilmente non vi accorgerete del rallentamento...

Da un punto di vista regolamentare, il gioco non ha letto le modifiche che sono state apportate in risposta alla pandemia, come l’aumento delle sostituzioni (che rimane regolabile soltanto nel multiplayer), mentre online le prestazioni del netcode sono molto soddisfacenti esattamente come lo scorso anno, non un dato scontato da rivelare in questo caso come sapranno i fan di vecchia data; la sola perplessità che abbiamo è legata alla presenza già a macchia di leopardo dei giocatori nei server su PS4, organizzati ancora con il sistema non troppo elastico delle stanze, segno che almeno nella prima settimana l’adozione del prodotto potrebbe non essere stata eccezionale.

Quello che rende unico PES, nel bene…

Con PES 2020, ha avuto fine un inseguimento durato due generazioni, in cui Konami aveva perso per un decennio la bussola dopo i fasti della prima e della seconda PlayStation, e si era ritrovata ad annaspare – è ormai storia – nei confronti di una Electronic Arts che invece aveva investito risorse a fiumi pur di primeggiare nella contesa. La speranza è che, adesso che il traguardo di costituire un’alternativa concreta e credibile è stato acquisito, non ci si adagi sugli allori e che questo rinvio a settembre (2021) sia stata soltanto una considerazione di damage control in tempo di COVID-19 e transizione generazionale.

Ma perché parliamo di PES 2020 come un capitolo seminale, e la base perfetta su cui costruire il futuro del franchise? Con il suo ultimo titolo completo, lo sviluppatore asiatico è riuscito a mettere in piedi il mix giusto di simulazione e divertimento, quando per anni si è buttato ciecamente sul primo polo senza trovare la quadra giusta per avere un’aderenza abbastanza convincente con la realtà; riuscendo finalmente a farlo, ha proposto la sua visione diametralmente opposta di calcio, equivalente al modo di giocare della Serie A italiana laddove, altrove, si replica lo champagne tipico della Premier League.

I calci piazzati possono essere una buona occasione per provare a sbloccarla.

PES è ora l’unico titolo di calcio che riconosce l’esistenza di partite brutte, di pareggi 0 a 0, di vittorie sofferte e sfangate a suon di 1 a 0, cose di tutti i giorni per gli appassionati di calcio che il solo rivederle in un videogioco scalda il cuore – proprio perché tanto vicine a quella passione e tanto distante dall’obbligo a “divertirsi” trasmesso dal concorrente diretto, che sì diverte ma a volte, basti pensare alle storture di FUT, porta a forzature fin troppo marcate.

Una peculiarità del gioco, quello dello scorso anno così come il Season Update, è la capacità di riconoscere le diverse fasi dell’incontro: una partita qui non è il continuo flipper tra un’area di rigore e l’altra, interrotto soltanto da una rete o da un tiro calciato fuori e ripreso battendo a centrocampo o con la rimessa dal fondo, ma vive di momenti tutti ben identificabili e che fanno comprensibilmente parte dello sport; una fase di studio, un passaggio per riprendere fiato, il dominio del possesso palla da parte di una squadra e la difesa bassa dell’altra, l’assedio finale di un team che deve disperatamente recuperare, e così via.

In un flusso unico qual è il FIFA degli ultimi anni, spesso e volentieri queste sfumature si perdono, e la struttura attuale di PES è davvero brava nel coglierle, riconoscendo al contempo la capacità dei giocatori di vivere i singoli momenti e trarne vantaggio nel migliore dei modi, ad esempio sfruttando le sostituzioni per inserire elementi che potrebbero davvero cambiare la maniera in cui la propria squadra attacca o difende e non soltanto per sostituire un bolide spompato con un altro fresco.

Verratti è uno che di responsabilità ne sa qualcosa.

Con un impianto ludico simile, sono tantissime le variazioni sul tema e le occasioni di gioco in cui capita di imbattersi in una stessa partita. Da difensori non vi troverete soltanto a fronteggiare le frecce che si immetteranno sulle fasce e rientreranno, ma dovrete essere bravi a porre fine ad azioni di contropiede, attacchi avversari in campo aperto letali e le imbucate centrali che sono molto frequenti specialmente giocando con un centrocampo a tre o un regista poco fisico.

È speciale la sensazione che su PES 2020 e PES 2021 abbiamo provato sentendo la responsabilità, da registi, di giocare bene la prima palla per innescare la nostra offensiva, perché consapevoli che un passaggio sbagliato potrebbe dare da un momento all’altro il là ad un contropiede da cui sarebbe difficile rialzarsi senza le ossa rotte; quella sensazione che ti fa pensare “ok, magari la giro corta e mi predispongo per ricevere di nuovo palla in una posizione più ampia e comoda anziché rischiare”. Soltanto porsi il problema di come far partire l’azione, girare palla lentamente nel tentativo di scorgere movimenti dei nostri o degli avversari prima di trovare il varco giusto, senza dover necessariamente ogni volta forzare la mano, è qualcosa che in una sola parola potremmo definire “diverso”.

Una buona disposizione in campo aiuta molto, ma è ovvio che ci siano altri strumenti per uscirne senza subire gol e anche questo, splendidamente, richiede una lettura intelligente dell’azione e della partita: potreste fare un fallo tattico se il cronometro non fosse troppo punitivo, ad esempio, e in tal senso è deliziosa l’animazione dell’utilissima trattenuta, che vi permette di aggrapparvi ad un avversario che stia dando il là ad una ripartenza con la vostra difesa scoperta – e guadagnarvi un bel cartellino giallo.

Uno scorcio dello stadio dello Zenit, a San Pietroburgo.

Una volta in attacco non mancano le soddisfazioni: la possibilità di rientrare e provare il tiro a giro con Insigne, ad esempio, o vederlo rinunciare per scambiare ancora una volta con il terzino o il regista, è particolare, perché tentare e ritentare e ritentare finché non si segna semplicemente non funziona: proprio come nel calcio reale, l’uomo forte della squadra è bene chiamarlo in causa quando si sa di poter affondare il colpo, complice una barra della resistenza che si prosciuga in maniera alquanto punitiva proprio per regolare questa dinamica, e distinguere come dicevamo poche righe fa i singoli momenti della partita.

Una meccanica su cui sono stati fatti passi da gigante nell’ultima manciata di anni è il corpo a corpo: qui tenere palla senza ricorrere a finte o proiettarsi necessariamente in avanti si può, perché il calciatore in automatico, vedendosi attaccato, pone davanti il proprio fisico e resiste fintanto che può, dando il tempo al giocatore di decidere cosa dovrebbe fare, se tentare l’affondo o cambiare direzione e servire qualche compagno ben posizionato.

Una veduta dalla curva dell'Allianz Stadium di Torino.

È una meccanica che fa il paio perfettamente con un gameplay pensato per far eseguire tanti compiti senza ricorrere a tasti aggiuntivi: il corpo a corpo, le finte, il tentativo di saltare l’uomo avvengono tutti seamless, nel flusso del gioco, ed è una semplificazione significativa, dal momento che il titolo invita a concentrarsi su altri aspetti come la gestione della manovra anziché focalizzarsi sulla forsennata ricerca del dribbling. Non è un caso che, dopo anni di sovrastrutture, persino FIFA 21 abbia provato ad avvicinarsi, pur alla sua maniera (e cioè premendo un tasto in più in possesso palla), a questa filosofia.

… e nel male

L’elogio del calcio secondo PES che abbiamo fatto finora, naturalmente, non può non tenere in considerazione quanto di meno buono ci sia in PES 2021, e a ben vedere più o meno lo stesso che ai tempi non funzionava nell’edizione 2020. Spiace vedere che buona parte di questi problemi sia da far risalire a difficoltà storiche della serie e che, mentre si concentrava comprensibilmente sul cuore del gameplay per portarlo all’altezza degli standard dell’IP, Konami non sia riuscita a ripulire la sua formula quel tanto che sarebbe bastato – già quest’anno – per perfezionarla.

Sui cartellini gli arbitri sono senza pietà (e spesso sbagliano).

Una problematica che abbiamo già affrontato nell’articolo introduttivo al Season Update è relativa al comportamento dell’arbitro. I fischietti interrompono l’azione continuamente, intervenendo non appena intravedono una scivolata che abbia preso palla o meno, anche in zone di campo particolarmente sensibili come l’area di rigore; rispetto a PES 2020 è stata migliorata la gestione dei cartellini, che li vede ora agire in maniera più ponderata, ma la lettura delle collisioni è ancora scadente e va assolutamente ritoccata se non con aggiornamenti nelle prossime settimane, almeno nella versione next-gen del prossimo anno.

Altre imperfezioni ormai ataviche riguardano le palle alte: i calci d’angolo sono praticamente stati inutili nella nostra esperienza di due anni su questo pacchetto ludico, visto che non abbiamo segnato neanche una rete una, e i cross, a meno che non siano bassi sul primo palo, hanno anch’essi un’efficacia irrisoria; lo stesso dicasi dei cambi di gioco con palla alta o delle imbeccate a scavalcare la difesa, molto, molto difficili a realizzarsi mentre negli anni precedenti eravamo più soliti ricorrervi.

Un altro difetto che rileviamo da tempo è l’attivazione dell’IA sulle palle “sospese” in mezzo al campo, che nessuno va a raccogliere, o quando passiamo palla ad un compagno che non capisce immediatamente che l’assistenza è rivolta a lui e non si mette in moto per raccoglierla (generando situazioni abbastanza surreali in cui la sfera le passa a pochi centimetri dai piedi ma scatta l’animazione che ci si aspetterebbe da un calciatore non in grado di stendersi per salvarla da un fallo laterale). Indecisioni del genere, che portano a forzare la selezione di un giocatore anziché un altro, ci hanno fatto subire diverse reti in occasioni di contropiedi.

Uno che di dribbling ne sa qualcosa: Neymar Jr.

In fase offensiva, i problemi più grossi che abbiamo riscontrato sono due. Al netto di un sistema di passaggi che rimane ancora brillante, vediamo come il caricamento maggiore del passaggio spesso non viene identificato come tentativo di servire un compagno più lontano, lo stesso dicasi dei passaggi filtranti, e questo ci ha portato ad un numero di ottime occasioni sprecate perché il calciatore selezionato quale destinatario del passaggio non corrispondeva alle nostre intenzioni.

Allo stesso modo, il dribbling va velocizzato e semplificato, in linea con il concetto di gioco seamless che abbiamo lodato prima: così com’è, funziona discretamente con gli altri giocatori umani online e offline, contro l’intelligenza artificiale è invece praticamente inutile utilizzarlo. Mentre lo pensi e lo fai ti tolgono subito la palla, o semplicemente non abboccano mai alla direzione in cui fingiamo di andare, che sarebbe pure più naturale, dal momento che pare abbiano già sempre la lettura ideale del nostro movimento.

Un ultimo appunto è rivolto, infine, al pacchetto delle modalità per il gioco single-player, un pacchetto storicamente forte di Winning Eleven e Pro Evolution Soccer ma sul quale, è evidente, serve intervenire con decisione per applicare una svecchiata e una semplificazione di meccanismi che non ci hanno mai troppo convinto dalla loro implementazione iniziale.

La schermata delle trattative.

Non ci dilungheremo troppo, dal momento che le modalità sono rimaste le stesse di PES 2020, ma in particolare la Master League e myClub avrebbero bisogno di uno snellimento sensibile per trovare l’efficacia di cui avrebbero bisogno e convincere gli utenti a rimanere nel loop per più tempo.

Due aspetti in particolare lasciano abbastanza spiazzati: le trattative nel campionato Master fanno una fatica enorme nel trasmettere i punti davvero importanti perché un calciatore si trasferisca nella nostra squadra, nonostante sia dedicato a tale proposito una finestrina a parte, e il risultato è che acquistare un calciatore si rivela un’impresa titanica da anni anche con il migliore dei budget; probabilmente basterebbe dare dei riferimenti in più, come un collaboratore che ti dia una mano a capire nel concreto le esigenze della controparte, e alleggerire le schermate e le dinamiche che portano ad un’acquisizione.

Da qui controllerete la formazione in myClub.

MyClub, ancora oggi, ci risulta estremamente e inutilmente contorto, tra agenti e osservatori che costituiscono un ostacolo eccessivo tra il giocatore e il calciatore dei suoi desideri che vorrebbe aggiungere alla propria squadra. Una stortura dovuta, abbiamo sempre immaginato, alla volontà di cogliere l’idea della concorrenza di una modalità card-based e proporla in una maniera che fosse il meno possibile ad essa accostabile; il risultato è gradevole per certi versi, la dinamica in sé è la stessa di FUT e funziona pure qui, ma pasticciato per tanti altri che richiederebbero una revisione sostanziale.

La modalità, gliene va dato atto, è meno finalizzata alla monetizzazione rispetto a FIFA Ultimate Team ma già poche ore dopo l’uscita ufficiale e l’apertura dei server abbiamo incontrato solo squadre con decine di campioni del passato e del presente mentre noi stavamo appena iniziando.

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7,5

eFootball PES 2021

Piattaforme: pc, ps4, xone
eFootball PES 2021 Season Update è un prodotto particolare, come non ci capitava di trattarne da anni – se ci è mai successo. Viene venduto, saggiamente con tutti gli avvisi del caso e un prezzo contenuto, come un aggiornamento stagionale, ma prima di un mese questo update non sarà completo e fruibile nel modo in cui avrebbe dovuto venire proposto da subito per ritenersi tale. Allo stesso tempo, mantiene l'amabile base del prodotto originale su cui si poggia, ovvero PES 2020, limando solo marginalmente il miglior capitolo della serie Konami in decenni, ancora oggi godibilissimo al netto di alcune sfumature che ci auguriamo di vedere corretto nel prossimo episodio, il primo next-gen. Il voto che vedete è un risultato di queste due anime che convivono nel medesimo prodotto, scontrandosi inevitabilmente nella prima metà della stagione e arrivando ad una coesistenza non meno controversa ma più armoniosa mano a mano che l'annata andrà avanti.

Pro

  • Lo stesso, ottimo gioco dello scorso anno
  • Alcuni cambiamenti, pur marginali, si sentono
  • Prezzo onesto e allettante per i nuovi arrivati

Contro

  • Un aggiornamento incompleto
  • Rimangono problemi storici della serie
7,5