Fates 8 Stories Recensione a cavallo tra RPG e serious game

Quando il gioco si fa serio

By |02/03/2019|Categories: Recensione|Tags: |

Un RPG tutto italiano è arrivato da poco su Steam, dalle chiare ispirazioni ai franchise che hanno fatto la storia dei videogiochi, come Final Fantasy, The legend of Zelda e Pokémon. I ragazzi del team Horizon Psytech presentano Fates 8 Stories, un gioco che incrocia in modo naturale il genere RPG con le più recenti teorie di serious gaming, tanto complesse, quanto interessanti da applicare e osservare in un videogioco. Questa piccola ma frizzante realtà di giovani studiosi di psicologia ha realizzato un’avventura apparentemente simile a molte altre in stile RPG, ma introducendo elementi originali alla trama che portano una ventata di aria fresca, seppur non troppo consistente.

Fa8es

Un tipico RPG…o forse no?

La storia comincia abbastanza a rilento, senza un vero motore propulsore: si apre il sipario con un sogno del protagonista, Niko, chiamato a salvare la sorellastra, Lena, caduta in pericolo in una grotta. Indaffarato in questa missione, si imbatte nella fata Ybir che sostiene di star parlando all’inconscio del nostro eroe. Una volta risvegliato, il ragazzo si dirige alla vicina miniera per raccogliere degli artefatti e finalmente portare a casa del cibo. Ma i mercanti hanno alzato i loro prezzi e solo i preziosi tesori di un tempio nascosto potranno davvero riempire le tasche e le pance brontolanti dei due fratelli. Cosa succederà a Niko sulla strada verso l’Anello delle Mille Anime? Due caratteri tanto diversi, quanto in grado di compensarsi a vicenda, Niko e Lena mostrano sin dai primi dialoghi la distanza fra loro: due facce di una stessa medaglia, perlopiù composta dalla dicotomia pessimismo-ottimismo, in un’eterna lotta a cui solo l’amore fraterno riesce a porre tregua.

Sia la trama, che i comandi di gioco sono parecchio semplici, con pochissimi pulsanti da premere per compiere azioni. Altrettante sono le impostazioni, semplici da personalizzare, ma questa semplicità non si fa sinonimo di banalità. Rimanendo sul versante tecnico, la colonna sonora conta parecchie tracce musicali, tutte originali e decisamente orecchiabili, mentre la grafica riporta in vigore le texture tipiche dei videogiochi in 2D degli anni Novanta, con fondali piatti e icone dei personaggi in formato davvero minuscolo. L’effetto sarà quello di avere per le mani di nuovo un Game Boy Color, tornare a circa vent’anni fa e spostarci senza troppa varietà nei movimenti, così come saranno limitate anche le azioni da compiere in battaglia. Qui contiamo una scelta abbastanza ridotta, fra attacchi fisici, magici e Leggenda, ossia i poteri speciali che avremo acquisito man mano e legati a miti e tradizioni.

Buona la tecnica, ancora meglio il game design

Interessanti le schermate di dialogo, dal font pulito che mostra in colori diversi le informazioni che dobbiamo tenere a mente, come i nomi dei personaggi che incontriamo per la prima volta, le quest da affrontare e i dettagli che ci serviranno per proseguire nel cammino. Noteremo anche un certo contrasto tra l’interfaccia grafica del menu di gioco, concepito nello stile RPGMaker, e la resa grafica piuttosto pulita e ben curata dei fondali, non privi di dettagli che rendono più godibile all’occhio le ambientazioni. Non male anche la fluidità di gioco, dove non sono stati riscontrati bug, rallentamenti o altri problemi tecnici di sistema. Le pecche principali di questo titolo però risiedono sia nel game design che in alcuni snodi utili ai fini dell’avanzamento di percorso, come la lettura della mappa, non chiara e a scomparsa veloce sullo schermo. A livello di storia, purtroppo l’azione fatica a partire, non c’è un vero evento iniziale che faccia scatenare l’azione intera del gioco, nessun picco di adrenalina o di tensione: sembra davvero di avere per le mani un episodio di Pokémon, ma senza quei toni ridondanti e pomposi a cui la saga dei mostriciattoli tascabili ci ha abituati. In F8S manca la risposta alla domanda che ci pone chiaramente all’inizio di ogni nuova partita: “perché sono qui? Cosa sono chiamato a fare?”

In realtà, la risposta a tal quesito non arriva dalla storia di per sé, ma dalle logiche sottese alla creazione di questo gioco: non è prevista una trama da seguire strettamente, configurandosi appartenente al genere open world, dove si potranno incontrare gli altri 7 personaggi, scegliendo quale fato destinare loro. Essi potranno farci compagnia, essere abbandonati o addirittura uccisi. Si tratta di un aspetto piuttosto originale, quantomeno non comune nei titoli in cui ci imbattiamo solitamente. Fates – 8 Stories è stato creato in modo da allenare e promuovere le qualità e abilità dei giocatori, tra cui pensiero critico, abilità logica ed empatia. Un vero e proprio esperimento psicologico insomma, che ci aiuta a migliorare le nostre prestazioni partendo da un “banale” RPG.

+ colonna sonora toccante e con numerose tracce originali
+ dialoghi interessanti e vivaci
+ tuffo nel passato grazie alla grafica "old school"
- difficoltà nel trovare un motore propulsore dell'azione all'inizio della storia
- gameplay troppo basico e poco stimolante

6.5

Sebbene i contenuti possano apparire anacronistici, portando con sé i conseguenti difetti fisiologici, Fates – 8 Stories parla a ognuno di noi in maniera diversa, a seconda della sensibilità e delle scelte che faremo in partita. Un titolo divertente e senza troppe pretese, con parecchie strizzate d’occhio ai grandi miti del passato, permettendoci di rivivere simbolicamente i ricordi di un tempo lontano.