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Exit the Gungeon, spara e fuggi – Recensione

Exit the Gungeon incanala lo stesso livello di sfida e di rigiocabilità del capostipite. Quanto basta per renderlo uno spin-off da consigliare a chiunque abbia amato il predecessore e non solo.

A distanza di circa quattro anni dall’uscita del capostipite Enter the Gungeon, Dodge Roll cerca di mantenere la stessa scia di entusiasmo e gratificazione ottenuta dal precedente lavoro con uno spin-off realizzato originariamente per una nicchia come Apple Arcade e, dall’annuncio a sorpresa tramite Nintendo Indie World, finalmente disponibile per PC e Nintendo Switch. Dopo numerose ore alle prese con le nuove sfide di Exit the Gungeon possiamo già tranquillamente anticipare di essere rimasti soddisfatti – ma andiamo con ordine.

Fuga dall’inferno

Exit the Gungeon

Piattaforma:
PC, SWITCH
Genere:
piattaforme, roguelike, sparatutto
Data di uscita:
17 Marzo 2020
Sviluppatore:
Dodge Roll,Devolver Digital
Distributore:
Dodge Roll

Narrativamente parlando, Exit the Gungeon è un seguito diretto del capostipite con alcune sostanziali differenze sul lato delle meccaniche di gioco. I nostri irruenti e impavidi eroi sono riusciti a raggiungere il cuore del Gungeon all’interno della fortezza sotterranea, cambiando il tempo stesso grazie a una misteriosa pistola. Le conseguenze di tali azioni, però, non tardano a manifestarsi, rendendo l’intero luogo una bomba a orologeria colma di nuovi nemici da sconfiggere per poter fuggire il prima possibile. Anche in questo caso, non abbiamo una trama stratificata, ma l’ennesimo e curioso pretesto che, se in passato aveva fatto calare i giocatori all’interno di questo luogo estremamente pericoloso, adesso con altrettanta determinazione ci obbliga a risalirne senza risparmiare proiettili.

Il folle culto delle armi pervade anche l’anima di Exit the Gungeon e non ci vorrà molto per ritrovarci circondati da nemici delle più disparate forme da sterminare grazie a un ricco, e per certi versi strambo, armamentario che ben riflette lo spirito scanzonato del brand. La risalita avviene tramite degli ascensori che cambiano parzialmente a seconda del personaggio utilizzato, alternati da alcune aree delimitate che ben strizzano l’occhio alle sale di The Binding of Isaac. Considerando la scelta saggia degli sviluppatori di mantenere una struttura procedurale, il rischio legato a un’eventuale ripetitività viene accantonato nella maggior parte dei casi.

Rimane attivo anche il permadeath e considerando una difficoltà crescente, livello dopo livello, ci vorranno alcune ore e numerosi “game over” per raggiungere l’uscita del Gungeon anche solo con un personaggio, soprattutto se alle prime armi con il genere. Nonostante lo stile tanto frenetico quanto scanzonato e irriverente, il livello di sfida è abbastanza alto fin dai primi minuti e rischia di creare in diverse situazioni malumore e frustrazione improvvisa.

Le armi sono un alleato prezioso

Il gameplay effettivo di Exit the Gungeon amalgama sapientemente il genere roguelike con meccaniche da shooter platform bidimensionale che spezzano solo in parte la tradizione con il predecessore. La pistola del protagonista di turno viene “benedetta” a inizio partita e ciò comporta una mutazione randomica della stessa nel tempo; ci ritroviamo così ad alternare improvvisamente dalle più classiche bocche da fuoco come pistole, fucili e lanciagranate, con armi ben più esagerate come chitarre che sparano note musicali estremamente letali, raggi laser, lancia banane e non solo. Tutte comunque divertenti da utilizzare, tranne per i rari cannoni che necessitano di colpi caricati per alcuni secondi a favore di un danno maggiore, ma che solo in parte giustificano situazioni dove si è scoperti sotto il fuoco incessante di più nemici da ogni direzione.

Da premiare anche le boss fight, impegnative e ben variegate, oltre a essere sempre casuali, non fosse per alcuni frangenti estremamente impegnativi che confermano quanto sopracitato sul fattore frustrazione. In soccorso all’esigua barra della vita ci pensano alcuni oggetti sparsi per i livelli utili ad esempio a migliorare la resistenza, oppure la cadenza di fuoco; tutti comunque essenziali per avere maggiori chance di fuga. I comandi risultano semplici e intuitivi anche in questo capitolo, e si sottolinea l’importanza vitale dei tasti adibiti al salto e alla schivata per aver una breve finestra di invulnerabilità in risposta alla pioggia di proiettili nemica.

Exit the Gungeon presenta alcuni personaggi, tra vecchie e nuove conoscenze, con i quali interagire durante i livelli, con negozi dedicati per sbloccare nuove armi e potenziamenti, e alcuni eroi da liberare e selezionare per una nuova avventura; tutti elementi che nel loro piccolo danno vigore al fattore rigiocabilità.

Tecnicamente il nuovo lavoro di Dodge Roll soddisfa ogni aspettativa sai per stabilità generale sia per resa grafica, merito di una pixel art ben implementata e comunque ricca di elementi. Unico neo qualche sporadico calo di frame durante gli scontri più numerosi e con tanti proiettili su schermo; niente comunque di problematico e l’intera prova tramite Nintendo Switch Lite è avvenuta senza compromessi. Da segnalare, infine, un buon lavoro svolto anche sotto l’aspetto audio, con un campionamento di musiche e suoni ben variegato per accompagnare gli stage e arricchire l’esperienza nel suo complesso.

+ Gameplay tanto divertente quanto impegnativo
+ Numerose armi da poter utilizzare
+ Ottima rigiocabilità
+ Buon utilizzo della pixel art
– Spesso frustrante durante gli scontri più frenetici
– Perde un po’ di fascino rispetto al predecessore

8.0

Exit the Gungeon è un valido progetto in grado di regalare un buon quantitativo di ore tra sessioni frenetiche e impegnative per un prezzo estremamente competitivo. Nonostante rischi di sembrare troppo derivativo, è un titolo da consigliare sia ai più temerari sia ai neofiti, a patto di dover sopportare un po’ di frustrazione nelle sessioni più hardcore. Cercare di fuggire dal Gungeon è un’esperienza che non si può non provare almeno una volta nella propria vita da videogiocatore.