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Immagine di Equilinox Recensione | Nature vive

Recensione

Equilinox Recensione | Nature vive

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 02/12/2018 alle 10:04
Quando acquisti tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare una commissione di affiliazione. Scopri di più
  • Pro
    • Un tranquillante naturale
    • Non ossessiona il giocatore con obiettivi stringenti
    • Ha un suo ciclo interno che si sovrappone alle azioni del giocatore
    • Un manifesto ecologista 2.0
  • Contro
    • Qualche pecca nella gestione delle interfacce
    • Un paio di animali in più non avrebbero fatto male

Il Verdetto di SpazioGames

8.5
Equilinox è una delle più piacevoli sorprese di questo 2018 che va chiudendosi e porta un po’ di aria fresca in un genere, quello dei gestionali, fermo su schemi ludici da cui fatica a distaccarsi. L'ambientazione "green" ha infatti permesso all'impianto di gioco di poggiare su due pilastri differenti, dove il giocatore è l'architetto solo di uno di questi sostegni, mentre l'altro segue le regole interne del gioco, in una costante evoluzione naturale che plasma i biomi in modo del tutto autonomo. Equilinox non ha paura di sperimentare, magari anche peccando di ingenuità, ma è l'ennesima conferma che le vere sorprese si nascondono al di fuori dei circuiti commerciali, oramai sclerotizzati attorno a ricerche di mercato e sondaggi che limitano la libertà creativa del medium.

L’anno è agli sgoccioli e come sempre è tempo di premi. Fra improbabili Game of the Year e le immancabili polemiche sui vincitori per ogni singola categoria, se ci fosse una riconoscenza per il “2018 Most relaxing game” tutta la giuria voterebbe compatta indicando il nome di Equilinox. L’opera creata da ThinMatrix – all’anagrafe Karl Wimble – è il perfetto mix tra un god game ed un gestionale, dove al posto delle città, degli ospedali – tanto in voga in questi ultimi dodici mesi – o dei parchi a tema, ci si ritrova ad essere gli architetti virtuali di un ecosistema fatto di pixel. In un panorama videoludico teso verso la frenesia e la bulimia di contenuti, Equilinox decide di non partecipare a questa insensata gara e conduce il giocatore in una natura virtuale placida e distesa, un giardino zen popolato da piante e animali dove anche la semplice contemplazione assume un valore.

Equilinox

Ex nihilo

Senza scomodare pesanti metafore bibliche, in principio Equilinox è informe e deserto e all’avvio della partita il giocatore viene posto davanti ad un arido scenario, privo di ogni forma vivente, vegetale o animale. La scintilla è rappresentata dalla posa un minuscolo seme, una banale azione da cui scaturirà in futuro un complesso bioma. Questa lunga evoluzione non avviene in un battito di ciglio e la strada che porta alla colonizzazione di tutta la mappa di gioco è ricca di bivi imprevisti. Un comodo tutorial, mascherato da obiettivi inizialmente banali, introduce le meccaniche di gioco di base, spiega le interfacce e soprattutto il ruolo rivestito da chi sta dall’altra parte dello schermo, nei panni di un invisibile demiurgo a cui è lasciato il compito di seguire quasi liberamente il proprio istinto creativo.

Sin dal suo avvio Equilinox presenta però alcune ingenuità che tradiscono la sua essenza homemade: ad esempio è impossibile avere aperti allo stesso tempo due menù, soluzione che sarebbe stata comoda per tener sempre sotto mano le istruzioni basilari e allo stesso tempo eseguire le azioni richieste, o individuare immediatamente – magari tramite apposito pannello – quel singolo animale con cui vorremmo interagire e che è disperso chissà dove nell’ecosistema. Più che veri difetti sono solo fastidiosi nei con cui ci si scontra nelle prime ore di gioco, ma che finiscono nel cassetto dei ricordi una volta che si è presa la giusta confidenza con le dinamiche del titolo.

Equilinox

Il corso della Storia

In Equilinox si fondono due anime differenti: da un lato è un comune gestionale, con una lunga sequela di mansioni da completare per far proliferare e mantenere in equilibrio l’habitat, ma dall’altro ha un suo corso interno su cui il giocatore può sì intervenire, ma mai piegare completamente al suo volere. Non esiste una pausa tattica per rallentare il flusso naturale degli eventi: per vedere fino a che punto Equilinox fosse in grado di autoregolarsi, ho lasciato che lo scorrere dei giorni avvenisse senza alcun mio intervento e, di ritorno da una meritata cena, ho osservato con piacere i cambiamenti che sono intercorsi automaticamente nell’ambiente che io avevo momentaneamente abbandonato.

A meno di gravi epidemie o scelte drammaticamente errate – come generare senza alcun ritegno una specie animale senza curarsi dell’ecosistema attorno – la vegetazione continuerà ad espandersi secondo una sua logica, adattandosi a ciò che la circonda e proliferando nelle zone più adatte. Medesimo discorso anche per la fauna, che si estenderà alla ricerca della migliore area in cui vivere, in un ciclo di vita e di morte indipendente dai click del giocatore sul mouse. Questo flusso viene inoltre alla volte alterato da spontanee mutazioni genetiche, che daranno vita a nuove varianti, come alberi più resistenti o pecore dal vello nero.

Equilinox

L’invisibile mano

Un’esperienza limitata alla sola passività confina Equilinox nello stretto recinto rappresentato dalle poche varianti messe inizialmente a disposizione ed è per uscire da questa barriera che si passa alla parte attiva. Disposti in due menù comodi da navigare sono presenti i corrispettivi elenchi di specie animali e vegetali, la cui gran parte, ad inizio partita, è però bloccata. La sfida è quindi quella di arrivare a creare un complesso ecosistema in cui coesistono boschi e praterie, montagne e deserti e dove le leggi della natura regolano una piramide alimentare bilanciata.

Lo sviluppo della flora e della fauna è perseguibile attraverso più sistemi: nelle fasi iniziali sono soprattutto gli obiettivi a dare accesso alle nuove specie, come pecore, galline, querce e fiori, ma per superare questo step iniziale occorre intervenire manualmente sul processo evolutivo. Ogni animale e pianta possiede una propria scheda, in cui è riassunto l’habitat ideale, quale compagnia preferisce, dove cresce meglio o di che cosa si nutre. La parte più importante è però l’albero in cui sono indicate le linee del progresso.

Equilinox

Le direttrici sono piuttosto fantasiose – perché da una pecora dovrebbe derivare un facocero? – ma tralasciando queste libertà poetiche ciò che emerge è una fine ragnatela in cui tutti i punti sono perfettamente connessi, in una crescente simbiosi sempre più intricata. Ad esempio, per ricercare un tulipano a partire da una normale erbaccia, occorre avere nei paraggi almeno due tipologie specifiche di alberi e una variante cromatica particolare, requisiti minimi a loro volta da sviluppare risalendo a ritroso in una profonda successione di eventi.

Ancora una volta i comandi del giocatore hanno un’invasività limitata e, pur selezionando un particolare genoma di una pianta della quale spargere i semi nell’ambiente, non è detto che l’esito sperato coincida con il risultato ottenuto e con le regole interne del gioco. Per fare un paragone, in un qualsiasi city builder si decide manualmente quali aree edificare, dove piazzare la scuola e quante caserme avere, ma questo determinismo è del tutto escluso in Equilinox e lo scenario cambierà continuamente forma dando vita ad aree differenti a prescindere dal volere dell’utente.

Equilinox

Note dolci

L’incertezza è la variabile principale nel titolo di ThinMatrix, ma il fato non pende mai verso il disastro: la difficoltà è praticamente assente e il ritmo è molto lento, ma proprio questo incedere compassato trasmette l’idea di essere una parte integrante dell’ecosistema di gioco, non un essere superiore slegato dalle regole. Il senso di sfida viene comunque salvaguardato dall’elenco di specie da sbloccare – non bilanciatissimo e in cui qualche specie animale in più poteva essere inserita – e dai requisiti necessari sempre più elevati. Proprio la presenza di questa risorsa – che cresce in base alla flora e alla fauna – stride con l’impianto del gioco e introduce un lato economico che forza la mano verso certe direttrici.

EquilinoxLa mancanza di un game over e di obiettivi imprescindibili salvaguardia comunque la libertà di approccio e dà modo sia ai completisti di raggiungere tutte le tappe nel minor tempo possibile, sia di godere di ore di puro relax a chi vuole semplicemente contemplare questo incantevole zoo senza recinti. Nella sua estrema semplicità, Equilinox riesce infatti a colpire dal punto di vista artistico grazie al suo forte minimalismo e alla grafica low-poly: nel dettaglio, piante e animali non sono altro che dei grezzi poligoni ma, proprio come in un vero ecosistema, è nell’insieme e nell’equilibrio delle parti che risiede la vera bellezza. Una nota di merito infine anche all’accompagnamento musicale, una colonna sonora dalle note lievi e distensive, compagna perfetta e cura contro la frenesia creata da Jamal Green (qui il link per Bandcamp nel caso siate curiosi).

+ Un tranquillante naturale

+ Non ossessiona il giocatore con obiettivi stringenti

+ Ha un suo ciclo interno che si sovrappone alle azioni del giocatore

+ Un manifesto ecologista 2.0

- Qualche pecca nella gestione delle interfacce

- Un paio di animali in più non avrebbero fatto male

8.5

Equilinox è una delle più piacevoli sorprese di questo 2018 che va chiudendosi e porta un po’ di aria fresca in un genere, quello dei gestionali, fermo su schemi ludici da cui fatica a distaccarsi. L’ambientazione “green” ha infatti permesso all’impianto di gioco di poggiare su due pilastri differenti, dove il giocatore è l’architetto solo di uno di questi sostegni, mentre l’altro segue le regole interne del gioco, in una costante evoluzione naturale che plasma i biomi in modo del tutto autonomo. Equilinox non ha paura di sperimentare, magari anche peccando di ingenuità, ma è l’ennesima conferma che le vere sorprese si nascondono al di fuori dei circuiti commerciali, oramai sclerotizzati attorno a ricerche di mercato e sondaggi che limitano la libertà creativa del medium.

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