RECENSIONE SWITCH 5 min

Disco Elysium The Final Cut | Recensione Switch

Una delle cose migliori che vi capiteranno in questo 2021

Disco Elysium è arrivato sul mercato come una vincita alla lotteria, un invito a cena quando il frigo è desolatamente vuoto o una scatola di cartone con dentro un cucciolo: una delle sorprese più liete e inattese dell’ultimo lustro, capace di catturare milioni di giocatori prima su PC e poi su console, con la Final Cut che io stesso ho recensito circa sei mesi fa su queste pagine.

Disco Elysium The Final Cut

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
12 Ottobre 2021
Sviluppatore:
ZA/UM
Distributore:

Ora, il tanto sospirato matrimonio con la piattaforma che meglio sembra prestarsi alle modalità di fruizione del capolavoro ZA/UM, Nintendo Switch, è finito sotto la nostra lente di ingrandimento, e ci ha dato la scusa (“lo faccio per lavoro”) per tornare per la terza volta su uno dei giochi che più ha segnato l’ultimo biennio videoludico.

Non dovete far altro che continuare a leggere per sapere com’è venuto questo port. Promettiamo solennemente di essere meno descrittivi (ma anche meno geniali, ahinoi) dei testi di Disco Elysium.

Apologia estone

Disco Elysium è quello che succede quando menti geniali, che non hanno paura di uscire dalla loro comfort zone ed avventurarsi in campi per loro inesplorati, si siedono ad un tavolo e fanno riunioni fiume a base di brainstorming, sigarette, alcool e snack di dubbio gusto.

É un gioco che non doveva nemmeno esistere, e che del gioco, nel termine più classico e comunemente accettato dal mercato odierno, ha molto poco: si legge enormemente di più di quanto non si agisca, si prendono decisioni in base alle situazioni e non alla propria abilità manuale, si provano soluzioni che in altri videogiochi non ci sogneremmo nemmeno di attuare (come sfidare un gigante tutto muscoli nei panni di un ideale candidato al ruolo di peggiore impiegato del catasto di sempre).

Questo rimarrà uno dei momenti più alti del nostro 2021 videoludico

Potrete essere un rifiuto di essere umano, dando sfogo agli istinti più bassi, tanto da scatenare reazioni inorridite da parte del vostro partner, o un detective modello, per quanto possa esserlo uno che si sveglia mezzo nudo in una camera d’albergo senza la minima idea né di come ci sia arrivato né del motivo per cui sia lì.

La rigiocabilità del titolo è notevole, nonostante il finale vero e proprio sia solamente uno, sebbene con vari distinguo: il viaggio, il destino di alcuni dei personaggi di contorno e il rapporto che si intesserà con gli altri possono invece variare sensibilmente, lasciando una libertà incredibile e aggiungendo nuove sfumature di significato alla locuzione “giocare di ruolo”.

Eppure non ci sono mostri da combattere né equipaggiamenti da acquistare, non ci sono debolezze elementali e mosse speciali (anche se quel calcio volante all’energumeno di cui sopra…): Disco Elysium The Final Cut è investigazione, è capire i propri interlocutori e trovare la chiave giusta per scucirgli un’informazione, una chiave, un oggetto che sblocchi il prosieguo delle indagini.

Al tramonto della nostra terza (ma non ultima, potete starne certi) run, ci permettiamo anche un altro consiglio, che forse si rivelerà indigesto ai giocatori meno pazienti: non cercate aiuto in rete qualora la vostra indagine sembri arenata.

La personalizzazione del personaggio è anche estetica

Trovare da soli il bandolo della matassa è una delle più grandi soddisfazioni del medium videoludico, e ancor di più per un titolo che fonda il suo gameplay sull’osservazione e la deduzione come quello di ZA/UM.

Lo schermo di Switch come una finestra su Martinaise

Già sei mesi fa, nonostante la grande soddisfazione di veder approdare la Final Cut con successo sulle macchine Sony, auspicavamo di poter mettere le mani quanto prima tanto sulla conversione per Nintendo Switch quanto su una versione fisica del gioco, che potessimo esporre sulla mensola, indecisi se affiancarla alle opere di Hemingway o di Lovecraft o alla nostra collezione rossa di custodie per Switch.

Sì, perché tale è la qualità dell’intreccio, dei personaggi, del livello di scrittura che Disco Elysium sfonda le pareti tra generi, partendo videogioco ma gocciolando presto nella letteratura, finendo col produrre una macchia di condensa anche dal lato televisivo/cinematografico, grazie all’utilizzo di artifizi narrativi ormai tipici delle serie tv più diffuse.

Peccato non ci sia una gentil pulzella ad assistere a questa scena...

Se su console era lecito porsi un dubbio riguardo al bacino di utenza, vista l’attitudine generalmente meno riflessiva di chi impugna un controller, per sua stessa natura Switch si presta benissimo alle visual novel, o comunque ai prodotti in cui le fasi di lettura siano pari se non superiori a quelle di azione pura.

Saranno le dimensioni affini a quelle di un buon libro, sarà la maggiore vicinanza tra lo schermo ed il viso, sarà la totale immersione garantita da un paio di auricolari e da una stanza buia, ma Disco Elysium The Final Cut, nonostante mancanze derivate dalle minori potenzialità tecniche della nuova macchina ospite, ha saputo rapirci come fosse la prima volta, quando invece eravamo alla terza run e potevamo vantare una conoscenza già abbastanza approfondita del dinamico duo di investigatori e di tutto il cast che ruota intorno a loro.

L’attenzione ai dettagli può fare la differenza

L’interfaccia è stata ridisegnata quasi da zero per l’occasione, dimostrando un’attenzione alla nuova piattaforma ospite che tantissimi altri gruppi di sviluppatori, assai più affermati e con ben altri mezzi a disposizione rispetto al collettivo estone, in passato non hanno avuto.

 

Discorso simile per le dimensioni del testo, una delle poche critiche che era possibile muovere alla Final Cut nelle sue precedenti incarnazioni, cui si è posto rimedio in maniera che la lettura non venisse penalizzata dalle ridotte dimensioni dello schermo di Switch (e di Switch Lite ancora di più) in modalità portatile: piccole accortezze come queste dimostrano l’impegno e l’attenzione per i dettagli del team di sviluppo, che non è quindi solamente graziato dal talento.

A ulteriore dimostrazione della mole di lavoro che c’è dietro a questa versione Switch, che non a caso arriva sul mercato a ben sei mesi da quelle per le console Sony, troviamo il fatto che al team estone non piaccia il termine “port” che pure noi stessi abbiamo utilizzato: la riscrittura di certe routine, il lavoro sugli shader e sui modelli poligonali, le modifiche agli scenari di gioco per accertarsi che anche l’utenza della console ibrida Nintendo potesse godere di una Martinaise più vicina possibile tanto alla visione originale dei suoi creatori quanto a quella vista nelle altre versioni del prodotto – tutto è stato curato con dovizia.

Questo non vuol dire, ovviamente, che tutto sia perfetto: la nostra prova ha evidenziato tempi di caricamento mediamente più lunghi di quelli delle versioni PC e PS4 (da noi precedentemente testate), soprattutto in corrispondenza del caricamento di nuove mappe, rallentamenti mai davvero troppo gravi ma diffusi, tanto nelle scene più affollate quanto durante i check con i dadi di certe abilità, che sembrano infastidire il motore di gioco oltre il lecito.

Eppure, c’è speranza: il team ci ha confermato di essere a conoscenza di entrambe le problematiche e di essere già al lavoro per risolverle, aggiungendo che lavorerà con continuità a patch migliorative per le performance generali del gioco nelle settimane a venire.

Equipaggiare le giuste abilità può aprirvi nuovi dialoghi

Ma, per essere chiari, siamo ben lontani da situazioni incresciose come quelle riscontrare recentemente col port di Darksiders III, giusto per fare un esempio: i microscatti e i rallentamenti che si insinuano durante l’esperienza di gioco di Disco Elysium The Final Cut su Switch sono un piccolo fastidio, complice anche la natura lenta e riflessiva del prodotto, che mette molto alla prova la materia grigia e assai raramente i polpastrelli.

Una menzione particolare, visto che la versione fisica del gioco non arriverà prima del 2022 inoltrato, alle modestissime dimensioni del download su Switch, addirittura inferiore a 7 GB complessivi: sebbene queste siano destinate a crescere con l’aggiunta delle patch, il risultato rimane nondimeno notevole, di livello quasi pari all’ottimizzazione dei port first party di Nintendo da Wii U.

Ecco a voi le quattro statistiche principali in tutto il loro splendore

Per quanto concerne il colpo d’occhio generale, soprattutto fruendo del gioco in modalità portatile (la vera, grande novità rispetto alle altre piattaforme), il risultato finale è gradevole: le dimensioni dello schermo e la straordinaria direzione artistica aiutano a celare qua e là gli inevitabili compromessi che l’hardware ospite impone, e sebbene ombre ed effettistica risultino visibilmente diminuite, la nostra run non ha minimamente risentito del passaggio a Switch.

Anzi, come immaginavamo, la possibilità di perdersi nei meandri della mente di Monsieur Du Bois sotto le coperte, in metropolitana o in pausa pranzo ha accresciuto notevolmente il livello di coinvolgimento e di immedesimazione nel personaggio e nel mondo di gioco.

Chiosa finale per l’audio e lo splendido doppiaggio portato in dote da questa Final Cut: su Switch non abbiamo notato alcun tipo di taglio né un livello di compressione fastidioso, riuscendo a godere della sublime scelta delle voci, delle eccellenti prove recitative e dell’onirica colonna sonora come non mai.

Se volete spolpare Disco Elysium su Nintendo Switch, potete farlo anche nella comodità di Switch Lite, ora proposta a un prezzo davvero ridotto su Amazon.

Disco Elysium The Final Cut

Piattaforme: switch
Sebbene non rappresenti il porting migliore che abbiamo visto su Switch, la versione per la console ibrida Nintendo di Disco Elysium The Final Cut non può che soddisfare sotto diversi punti di vista, rendendosi quindi indispensabile per tutti gli amanti di un certo tipo di giochi di ruolo, ovvero quelli in cui si legge e si riflette parecchio e si utilizzano i riflessi col contagocce. Un'interfaccia grafica rimaneggiata, un font dalle dimensioni più generose e un lavoro certosino sulle texture e sugli effetti di illuminazione assicurano non solo la godibilità delle molte linee di dialogo anche in modalità portatile, ma anche uno stacco meno netto di quanto si potrebbe pensare rispetto alle versioni per PC e per le console Sony. Alla resa dei conti, allora, non ci spingeremmo ad affermare che questa sia l'edizione definitiva del gioco (prerogativa che appartiene ancora a quella PC), ma di certo è quella più versatile nonché l'unica che consenta di perdersi per le strade ed i sentieri meno battuti di Martinaise liberi da vincoli spazio/temporali di sorta. E se malauguratamente non l'aveste ancora giocato, fatelo. Certi capolavori meritano il pubblico più vasto possibile.

Pro

  • Uno dei migliori giochi di ruolo degli ultimi anni
  • Grande attenzione al port per Switch
  • Downgrade grafico trascurabile
  • La portabilità è la "morte sua", come direbbe qualcuno a Roma

Contro

  • Tempi di caricamento piuttosto lunghi e rallentamenti qua e là