DiRT Rally 2.0 Provato

L'esperienza simulativa del Rally secondo Codemasters passa al livello successivo con DiRT Rally 2.0

By |06/02/2019|Categories: Anteprima, In Evidenza|Tags: , |

Arcade e simulazione sono due anime praticamente inconciliabili dell’universo del racing videoludico.
Il Rally, soprattutto, ha sempre mostrato questi due approcci: da una parte quello spettacolare alla Ken Block che in termini “Codemasters” ha dato origine alla serie DiRT, mentre dall’altra quello più hardcore incarnato dal titolo DiRT Rally. Dalla loro unione è nato DiRT 4, un titolo afflitto da troppi vizi di forma, necessari per congiungere le due serie che viaggiavano su binari paralleli. Nella fine dell’anno scorso è stato così annunciato DiRT Rally 2.0. Una diretta testimonianza che le cose devono rimanere separate e per dare il meglio, ovvero ciò che la gente cerca, è opportuno concentrarsi su un solo aspetto e svilupparlo come si deve.

dirt rally 2.0

La fisica è tutto in DiRT Rally

Con l’aiuto di piloti professionisti, alcuni dei quali hanno militato anche tra le file eSport e tra cui figura anche l’attuale campione mondiale in carica della categoria, i ragazzi del team di sviluppo hanno scommesso tutto sul perfezionamento del modello di guida, a partire dalla gestione dei pesi fino ad arrivare al rapporto tra gomme e fondo stradale. In nessun gioco, infatti, al di fuori di questo particolare sottogenere del racing, c’è un legame così stretto tra gli ultimi due, soprattutto considerate le variabili che metro dopo metro evolvono continuamente la fisica del veicolo.
In DiRT Rally 2.0 si aggiungono poi tanti nuovi contenuti, tracciati, ma soprattutto veicoli, inclusi nel gioco “vanilla” recuperati integralmente dalla storia della disciplina. Passiamo dagli arrembanti motori turbo anni ‘60 fino agli anni 2000, attraverso generazioni che hanno visto bolidi come l’Audi Quattro, Lancia Delta S4, Mitsubishi Lancer e Subaru Impreza a profusione, per chiudere con i mostri moderni, come la VW Polo GTI R5.

Rispetto al primo titolo, si è optato per un modello di release più classico. Codemasters ha difatti abbandonato l’Early Access, che faceva gioco un tempo, per la natura sperimentale del progetto. Stavolta il gioco ha una data d’uscita così come la maggior parte dei contenuti, DLC esclusi, direttamente al lancio. Non significa però che il gioco abbia richiesto un lavoro di testing ridotto, rispetto al passato, perché con la community più affiatata, così come con i piloti professionisti che citavamo prima, il lavoro si è svolto dietro le quinte, in maniera più massiccia e spedita.

DiRT Rally 2.0 Provato

Di più non significa più difficile

Nell’oretta a disposizione per la prova di Dirt Rally 2.0 ci siamo dati a una panoramica di modalità, tracciati e veicoli molto rapida ma indicativa. Rispetto al passato DiRT 4 si notano fin dalle primissime battute due elementi: un sistema di guida più giusto (non per forza più complesso significa più complicato da gestire), e un’attenzione ai dettagli dei tracciati degna di tal nome.
Il sistema di guida, arricchito dei suddetti accorgimenti alla fisica, un nuovo motore per la gestione degli attriti, e dell’evoluzione del terreno nel corso della gara, si mostra sempre più fedele all’esperienza visiva che offre. Mi spiego.

DiRT Rally 2.0 Provato

Nel momento in cui c’è un cambio di terreno, una pozza, oppure si affrontano delle visibili asperità del terreno, il gioco reagisce sempre di più come ci si aspetterebbe nella realtà, riducendo quel filtro meccanico che il giocatore deve applicare per far accadere in-game quello che vuole e che altrimenti non si verificherebbe a fronte delle normali condizioni. Si vede bene con la trazione posteriore, dove ogni minima variabile può scomporre facilmente l’auto, e abbiamo potuto saggiarlo proprio in virtù del setup messoci a disposizione, con postazioni al PAD opportunamente evitate, a maggior ragione considerato il poco tempo con il gioco.
Abbiamo anche scoperto un inedito sistema di gestione delle gomme, a scelta fra tre mescole semplicisticamente definite: morbida, media e dura. Ciascuna ha una resa e una durata inversamente proporzionali fra di loro. Purtroppo, abbiamo potuto provare quella morbida e quella media, ma crediamo che la differenza si possa sentire proprio nelle gare di campionato più lunghe.

DiRT Rally 2.0 Porsche

Il fattore X

Ultima, ma non ultima per importanza, è la categoria Rally Cross,  o Rally X, presente in DiRT Rally 2.0 con piena licenza del campionato ufficiale. Una disciplina molto interessante e difficile da padroneggiare, vista l’alta frenesia delle corse. Si tratta proprio di un altro modo di giocare che metterà alla prova anche tutti coloro che credono di conoscere il Rally come le loro tasche. La bontà del sistema di guida, infatti, dà giustizia alla disciplina ben al di là di quanto fatto da molte serie arcade che ne incarnavano la parte più spettacolare, dimenticando i tecnicismi di cui questo sport vive. Licenza significa poi tracciati e veicoli completamente a disposizione del giocatore, così come regole ufficiali, per un’immersione che in termini di simulazione è sempre ben accetta. Sul fronte tecnico il miglioramento segue di pari passo l’evoluzione contenutistica del titolo, pur non avendo determinati parametri particolari da vantare.

DiRT Rally 2.0 è il passo avanti che ci si aspettava dalla serie simulativa di Codemasters. Senza i compromessi del quarto capitolo ci si è potuti concentrare su ciò che davvero conta, sia per il miglioramento oggettivo del gioco, sia per impreziosire l’esperienza del giocatore. A livello di fisica il lavoro c’è e si sente, e trasforma il sistema di guida in uno più complesso, ma più giusto: tendente a una fedeltà sempre maggiore con la controparte reale. Il Rally Cross è, secondo noi, l’aspetto  che fa il balzo in avanti più significativo, regalando a un primo sguardo molte più sfaccettature dei tecnicismi richiesti dal modello di guida. Ovviamente per un giudizio definitivo dovremo affidarci alla recensione, in arrivo in prossimità dell’uscita, prevista su PS4, PC e Xbox One il 16 aprile.